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| Al via il 6^Festival Gregorio Strozzi a San Severino |
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16/08/2008 |
| Ritorna a San Severino Lucano con la sua sesta edizione il Festival “Gregorio Strozzi”. Ad aprire la settimana di manifestazioni culturali, domenica (17) il convegno “la figura di Gregorio Strozzi e la cultura napoletana del 1600”
Il seminario inizierà alle ore 10,00, nella sala consiliare del comune con i saluti del sindaco Francesco Fiore e del dirigente scolastico Vincenzo Ciminelli, aprirà la prima sessione di lavori presieduta da Cristina Miatello, la relazione di Sergio Balestracci “l’opera sacra di Gregorio Strozzi”, con presentazione dell’edizione moderna; seguirà quella di Gregorio Carraro “Mirifiche divagazioni intorno alla Elementorum Musicae Praxis, Napoli 1693” e di Valentina Conforto “Non troppo oscuro per brevità né fastidioso per lunghezza: della pratica vocale et strumentale di Scipione Cerreto, Napoli 1601”. I lavori pomeridiani inizieranno alle ore 15,00, presiede Sergio Balestracci relaziona Lisa Miele su “le arti a Napoli nella prima metà del 1600 e la bottega di Aniello Falcone”, Cristina Miatello su “Falsettisti, castrati a Napoli nel secolo XVII” e Angela Fiore su “Attività musicale delle istituzioni religiose nella Napoli del 1600”.
Un concerto concluderà la manifestazione.
NOTA BIOGRAFICA SU STROZZI
Gregorio Strozzi , Organista e compositore italiano, che nacque a San Severino Lucano intorno al 1615.
A Napoli, dove si era trasferito, perfezionò gli studi musicali con G.M. Sabino e prese gli ordini sacri.
Nel 1634 ottenne nella chiesa dell’Annunziata il posto di organista lasciato vacante dal Sabino per la nuova nomina a maestro di cappella, in tale posizione era ancora nel 1643, nonostante una promessa di promozione da organista ordinario a maestro di cappella o a I° organista. Noto pure come didatta di canto, appare designato coi titoli di abate, doctor in utroque jure e protonotario apostolico.
L’opera di maggiore interesse nell’ambito della produzione di Strozzi è “Capricci da sonare cembali et organi”, concepita nella tradizione della cosiddetta scuola “cembalo-organistica” napoletana. Stampata in partitura comprende 3 capricci veri e propri, 3 ricercate, 3 sonate, 4 toccate, 3 gagliardi, 1 madrigale diminuito, 8 correnti, 2 balletti, 1 ballo e 3 serie di var., vale a dire quasi tutti i generi di musica per tastiera del tempo. Accanto alla sua appartenenza alla scuola napoletana, sono presenti in Strozzi altri aspetti diversi: un gusto spiccato per cromatismi, arditezze armoniche e dissonanze che convive con un senso della scrittura dotta e severa; una certa inclinazione per l’originalità che si denota nell’impiego di figurazioni e abbellimenti insoliti ed estrose relazioni armoniche. Si può cogliere un nesso fra quest’opera e quella dei suoi predecessori quali Frescobaldi e Trabaci, individuabile , ad es. nei capricci (concepiti come susseguirsi di var. contrappuntistiche, secondo la forma Frescobaldiana), nelle ricerche che, con più temi trattati contemporaneamente, riportano a Trabaci. All’es. unito di entrambi si possono ricondurre le toccate, mentre le 3 sonate rivelano più spiccatamente l’influenza di Frescobaldi, appartenendo al genere della canzona – variazione con passaggi da una sezione all’altra in stile recitativo e toccatistico. Queste affinità con opere antecedenti giustificano molte perplessità che nascono dalla considerazione della tardiva data di pubblicazione (1687) e rendono inclini a considerare questi lavori composti nella prima metà del secolo e pubblicati con sensibile ritardo. Interessante è, infine, la dicitura “ Passa Y calla” (in spagnolo, “passa e taci”) posta all’inizio della Toccata de Passacagli che conduce l’opera e che può essere presa in considerazione per la dibattuta spiegazione del significato della parola “passacaglia.”
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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