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I morti in auto al Sud valgono meno rispetto al Nord

14/08/2008



Morire al sud vale meno che farlo al nord: lo denuncia Giuseppe Barbarossa, presidente dell’associazione familiari vittime delle strade « L’aurora» del Salento.
«Per le Compagnie di assicurazione - spiega Barbarossa - la vita di un cittadino del Salento vale meno di quella di un italiano del Nord. Per non parlare dei tempi lunghissimi. Nella nostra associazione c’è chi attende un risarcimento da tre anni. Risarcimenti per vite spezzate in strada,come quella di Mauro, morto in un incidente stradale una sera di luglio di quattro anni fa. Giuseppe Barbarossa era suo padre, e per ricordarlo ha costituito l’associazione «L’aurora» , costituitasi un paio di anni fa a Copertino. Negli ultimi tempi, al fianco dei padri, sono scese in campo anche le cosiddette «mamme-coraggio», vestite di nero, che vanno in giro per le scuole a parlare con i ragazzi del valore della vita, a non stravolgerla ma ad amarla.

Secondo Barbarossa, se sulle strade del Salento si continua a morire come su un campo di battaglia, la colpa è anche dovuta alla scarsa presenza delle forze dell’ordine. «E’ risaputo - dice - che chiunque si trovi alla guida di un’auto o di una moto è in possesso di un potenziale proiettile. Occorre, dunque, che venga tenuto a bada, soprattutto durante i weekend, quando certi giovani credono di essere soli al mondo e ritengono di poter fare ciò che vogliono».

LA DISCRIMINAZIONE
Ma, oltre al dolore di non avere più un figlio, un fratello o un con congiunto, i familiari delle vittime della strada sono costretti, in seguito, ad affrontare uno stressante iter burocratico per ottenere il risarcimento del danno.
«Quando si giunge nella fase della liquidazione dei danni morali - spiega - le assicurazioni antepongono numerosi paletti, che rivangano continuamente il dolore dei familiari. Tant’è che ad un certo punto ho scelto di non incontrare più gli emissari dell’assicurazione. Verifiche e controlli che non finiscono più. Avvocati e “strizzacervelli” ti convocano in uno studio legale, valutano il danno morale sottoponendoti ad una serie di domande riconducibili al tuo stato di salute, alle abitudini, al rapporto con il resto dei familiari e con gli altri. Roba da impazzire, tanto che una volta mi alzai nauseato e andai via sbattendo la porta. Solo se ci fosse stata la possibilità di riavere mio figlio avrei fatto qualunque cosa ».

GLI AUTISTI-KILLER
«Non bisogna nascondersi più dietro ad un dito: le stragi sono causate da veri e propri assalti- killer. Le auto sono mezzi comodissimi, siamo noi i pazzi che le tiriamo al massimo dove non dovremmo, col rischio di uccidere noi stessi e gli altri». Luigi Petrachi, di Melendugno, nella maledetta notte del 16 settembre del 2001, ha perso il figlio Dino in un pauroso scontro frontale sulla Lecce-Vernole; da allora, ogni volta che la strada si porta via un giovane, rivive il suo dramma personale. Dino morì a mezzanotte, mentre era diretto a casa. Sull’altra corsia una Panda, tentando probabilmente un sorpasso azzardato (come riportano le cronache di quel triste settembre) investì in pieno la Uno bianca: davanti era seduto il figlio di Luigi, come passeggero.

«Corrono come dannati - spiega con un fil di voce - senza pensare alle conseguenze del loro comportamento; a te rimane un bruciore nello stomaco, ogni santo giorno. Io ero una persona felice fino al 16 settembre del 2001: oggi mi prendo in giro, faccio finta di vivere, soprattutto per amore di mia figlia. Ma non mi cambierebbe nulla se la mia vita dovesse finire ora». La tragedia di sabato notte, sulla Galatone-Santa Maria al Bagno, nella quale hanno perso la vita sette giovani, è stato un altro colpo nello stomaco. «Domenica mi sentivo impazzire dalla rabbia - dice - sono rimasto steso sul divano tutto il giorno: è successo vicino a Galatone, ma è come fosse accaduto qui, a casa mia. Vivo da sette anni in un fuoco che mi brucia dentro. Proprio non riesco a capire perché un ragazzino inesperto, che alla guida di un’automobile ha la responsabilità non solo della sua vita ma anche di quella degli altri, debba snobbare la segnaletica. Posso capire un piccolo sforamento, ma come gli è passato in mente di correre a 160 chilometri all’ora? Non prendiamoci in giro, allora; i pazzi siamo noi, non la Provincia o la Regione o qualsiasi altro ente che ha in gestione le strade».

www.lagazzettadelmezzogiorno.it



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