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| Sorgenti invase dal pubblico a Nemoli per lo spettacolo “la terra dell’acqua |
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6/08/2008 |
| Ha riscosso enorme successo lo spettacolo “la terra dell’acqua : il segreto del Lago”. Le sorgenti del lago Sirino di Nemoli sono state letteralmente invase da un pubblico numeroso e interessato.
Il testo scritto e diretto da Ulderico Pesce è stato messo in scena da Ulderico Pesce, Lara Chiellino, Eleonora Santoro, Antonella Iallorenzi, Annalisa Alagia e Anna Caricati,Domenico Fittipaldi,Marianna Ferraro e Margherita Renne, Musicisti Stefano De Meo, Stefano La gatta, Paola Pascale, Giovanni Catenacci, Mario Calandriello, Giuseppe D’Amico, Cantante Rosamaria Tempone, Ballerina Eugenia Ucchino.
Lo spettacolo è stato l’evento conclusivo del progetto di Culture in Loco dell’area Lagonegrese, progetto attuato dall’ATI “La Terra dell’acqua” composta da: Società Cooperativa Apice (coordinatrice del progetto) ,Associazione Amici della Musica del Lagonegrese ,Centro Mediterraneo delle Arti, Il Micromondo ,Gruppo di Azione Locale A.L.L.BA.
In mezzo alla natura e fra i corsi d’acqua è stata racconta la storia di “un casale sgarrupato sulle sorgenti del Lago Sirino, ricco d'acqua, dove vivono una moglie (Mamma Arsura) e un marito (Iacovuccio) che non possono avere figli. Ma è tale il desiderio di averne uno che Mamma Arsura dice continuamente "Oh Dio e partoress' quaccosa a lu munno ca non me ne importerrìa se fosse goccia d'acqua o frasca e farfaraccia".
E così, dopo nove mesi, partorisce una goccia d'acqua. Mamma Arsura invece di lasciarla libera, a disposizione di tutti, la chiude dentro una damigiana, la tiene solo per lei, e la vende a chi le da più soldi. Il padre Iacovuccio, pastore, un po' per amore della figlia, un po' perché da quando la goccia è imprigionata nella damigiana l'umanità, gli animali,le piante e la natura tutta hanno perso l'acqua e solo chi la paga a Mamma Arsura la può avere, la libera dalla damigiana.
Appena liberata, la figlia goccia, trasformatasi in giovinetta, va ad alimentare di nuovo sorgenti, fiumi, laghi e tutta la natura che era sprofondata nella morte, risorge. Ma appena Mamma Arsura vede la goccia figlia che alimenta le sorgenti del lago la riacciuffa e la rinchiude di nuovo nella damigiana. Chiamata poi una maga prefica per capire come mai la figlia si trasformi in giovinetta, la maga, le dice che è naturale perché l'acqua è vita ed è di tutti. Nello stesso tempo le predice che se la figlia goccia vedrà i raggi del sole rimarrà incinta e la perderà per sempre pertanto consiglia di nasconderla sotto terra lontana dal sole. La maga dice anche che la devono far mangiare perché ha fame e che le devono dare capretto arrostito.
E allora Mamma Arsura la nasconde in una grotta sotto terra e le porta quotidianamente il capretto arrostito ma senza ossicini altrimenti li potrebbe utilizzare per scavare e tornare in superficie. La figlia goccia è disperata e nella solitudine della grotta piange e le lacrime si raccolgono ed escono come sorgenti andando ad alimentare il lago che, in questo modo, da millenni canta la pena dell'acqua fatta schiava.
Ma ecco che una sera, Mamma Arsura, involontariamente lascia un osso bello lungo nel capretto arrostito e la giovane goccia lo utilizza per scavare e farsi un varco. Scava che ti scava una mattina esce in superficie tra le verne e comincia a ballare felice sulle acque del lago, le sorgenti di nuovosi alimentano, il lago secco si riempie, i pesci risaltano nell'acqua, l'erba rispunta, i pastori riportano le vacche assetate, la gente corre a bere e a fare provviste d'acqua. All'alba arrivano i raggi del sole, la accarezzano e la ingravidano. La goccia con il calore del sole diventa vapore e sale in cielo.
Mamma Arsura la cerca per ricatturarla ma non la trova e si tormenta per il bene prezioso che ha perso e che oramai è di tutti. Ogni volta che piove la figlia goccia scende dal cielo e va a salutare il padre Iacovuccio, ritorna nelle sorgenti e nel lago poi ridiventa di nuovo vapore e risale in cielo.
Dopo nove mesi partorisce nove gocce d'acqua e con le figlie scende dal cielo in forma di neve, di pioggia e di grandine per poi risalire ancora in cielo in un viaggio eterno essenziale per la vita della natura e degli esseri viventi.
Mamma Arsura passerà molti anni ad aggredire uomini e natura che le hanno sottratto l'acqua, vivrà nella disperazione totale perché non è più padrona del bene più prezioso fino a che un giorno, le nove nipoti, durante un temporale, mentre la nonna se ne sta lungo le sorgenti del lago disseminate di bagnarole dove cerca di ricatturare la figlia, trasformatesi in grandine pesante come pietra, non la vanno ad ammazzare per sempre”.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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