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| Senisese: fermata dell'autobus con pusher |
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2/08/2008 |
| Dallo spinello alla siringa. Mercato della droga nel cuore geografico e sociale dell’area sud, dove le sostanze erano destinate agli studenti delle scuole, in moltissimi casi minorenni, in alcuni addirittura sotto i 14 anni. Tra Senisese e Val d’Agri un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Senise, guidati dal coordinamento del Capitano Biagio Simonetti, ha portato ad una serie di arresti per un’attività organizzata nello spaccio di droga. I militari hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari emesse dal gip del Tribunale di Lagonegro, Lucia Iodice, su richiesta del pm, Francesca Fittipaldi.
I giovani arrestati sono Gennaro Palermo (con precedenti per spaccio) Francesco Asprella (poco meno che ventenne, forse il coordinatore delle attività illecite), entrambi di Senise e ora in carcere; e Nicola Di Virgilio (34 anni), di Sant’Arcangelo, agli arresti domiciliari. Altri due giovani (uno di Senise e uno di Sant’Arcangelo) sono stati arrestati in flagranza di reato. Un gruppo di spacciatori tutt’altro che improvvisato, come ha fatto rilevare l’attività di indagine che è durata un anno. La droga partiva da Senise, in un lavoro organizzato mediante veri e propri turni giornalieri: di mattina si spacciava nei pressi delle scuole e davanti le fermate degli autobus; di sera negli ambienti frequentati dai più giovani, locali e ville comunali. Un’attività organizzata anche nelle modalità di fornitura delle sostanze. Di solito erano gli studenti a rivolgersi agli spacciatori; meno spesso accadeva il vero e proprio adescamento da parte di questi ultimi. A Senise l’appuntamento con la droga era soprattutto nei pressi delle fermate degli autobus, dove si radunano i numerosi studenti in partenza per i paesi limitrofi. Una volta avvicinati, gli spacciatori portavano gli “acquirenti” in luoghi conosciuti e nascosti, non molto distanti dal punto di incontro. E lì avveniva lo scambio. Tutto ripreso, tutto registrato mediante intercettazioni telefoniche e ambientali. Gli uomini di Simonetti hanno sequestrato 600 dosi tra hashish ed eroina, di quest’ultima sostanza le dosi sono ben 500. Un quantitativo immenso se si pensa al bacino di utenza di un’area relativamente circoscritta. Un fenomeno che, da come si apprende, non può essere considerato ancora arrivato ad un punto di non ritorno, ma che rivela risvolti sociali sicuramente da non sottovalutare. Ma molti aspetti della vicenda farebbero pensare che i giovani arrestati rappresentino solo l’ultimo anello operativo di una catena che può condurre a pesci più grossi nel panorama della criminalità organizzata locale. E per questo le indagini proseguono e le ultime operazioni fanno parte di una ben più vasta attività antidroga che dal territorio di competenza della Compagnia di Senise si estendono nei comuni e nelle regioni limitrofi.
LA PRESIDE:"NON CI SIAMO ACCORTI DI NULLA"
Si parte di solito con l’hashish, la prima canna spesso capita di fumarsela tra gli 11 e i 14 anni. Le droghe più pesanti arrivano dopo, l’eroina anche a partire dai 16 anni. Questo lo scenario. E se ragazzi poco più che adolescenti devono acquistare la droga per la quale, come nel caso dell’eroina, soltanto per una singola dose si arriva a spendere tra i 30 e i 50 euro, dove li prendono i soldi? Si fa gruppo, si fa la colletta o ci si riunisce in vere e proprie cooperative di consumo dove i soldi vengono divisi proprio come accade per una cena in pizzeria. “All’inizio dell’anno scolastico molti genitori si sono lamentati perché i loro figli spendevano molti soldi al bar dentro la scuola. E’ stato uno dei motivi per cui ho deciso di cambiare le regole della ricreazione”. A dirlo è il dirigente scolastico dell’Isis “Sinisgalli” di Senise, Maria Ciancio. Lo racconta dopo lo sconcerto per aver appreso della notizia degli arresti e degli spacci tra gli studenti. Magari il riferimento ai soldi non c’entra nulla con l’acquisto di droga. Magari, però, è il contrario. “Da quando sono arrivata a Senise- spiega il dirigente- ho deciso di disciplinare alcune abitudini secondo me sbagliate. Prima di tutto non è stato più possibile fare ricreazione all’esterno dell’edificio, perché nonostante le recinzioni avevo timore che qualche estraneo entrasse in contatto con i ragazzi. Anche all’interno abbiamo rafforzato la vigilanza. Ma, a dire la verità, non abbiamo mai notato nulla di grave e non avrei mai pensato che ci potesse essere una realtà del genere”.
“Penso che sia utile- conclude- creare un clima di collaborazione anche attraverso opere di volontariato, per vigilare meglio su situazioni così gravi come questa”.
MpVerg
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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