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| Frana di Senise: le incompiute |
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23/07/2008 |
| Nelle stanze del Comune di Senise non esiste un archivio dedicato alle opere realizzate in seguito alla frana del 1986. E, come spiegano dallo stesso Comune, è difficile anche reperirlo in Regione. Nessuna documentazione che attesti l’avvenuto collaudo dei lavori. Eppure, al di là dell’indiscussa tragicità, l’imponenza della frana di Senise si manifesta anche nell’entità dei fondi stanziati e nelle opere previste. Solo per il consolidamento, per esempio, furono stanziati inizialmente circa 26 miliardi di lire. Sei miliardi per la ricostruzione. Una parte degli interventi ha riguardato la messa in sicurezza della collina franata, con la realizzazione di muri di sostegno su pali con tiranti collocati all’interno del terreno per consentire una maggiore stabilità alla struttura. La seconda parte riguardava sia le abitazioni danneggiate dalla frana sia la realizzazione di pozzi drenanti e la messa in sicurezza di fronti di scavo apparentemente in pericolo. La funzione dei pozzi è quella di svuotare le falde acquifere presenti e scaricare l’acqua nel fiume Serrapotamo. Le opere di consolidamento effettuate dopo il 1986 rappresentano, però, un intervento “incompiuto” , come è stato definito dal professore Vincenzo Cotecchia, in occasione di un convegno tecnico tenutosi a Senise in occasione del ventennale della frana appena due anni fa e dedicato proprio allo smottamento. “Quello dei pozzi drenanti- spiegava- è un sistema che ha sicuramente fatto vedere i suoi effetti all’inizio. Ma il tempo è sfavorevole perché non c’è stata una grande manutenzione”. Zero manutenzione che equivale ad un’efficienza relativa poiché tutti i pozzi sono tra loro comunicanti e se anche se ne ottura uno soltanto, in quelli precedenti si inizia a raccogliere l’acqua e le falde intorno si ricaricano. E solo da pochi mesi, con interventi promossi nell’ambito della legge 226 sulla difesa dal rischio idrogeologico, una parte di questi pozzi è stata controllata e ripulita.
Mariapaola Vergallito |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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