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| Apt, la denuncia dei precari |
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20/07/2008 |
| A innescare la miccia è stato il capogruppo di An in consiglio provinciale, Gianni Rosa che ha tirato fuori la storia della long list che l’Azienda di promozione turistica sta predisponendo per avvalersi di professionalità - come ha tenuto a precisare nella sua replica il presidente dell’Apt, Giampiero Perri - che non si trovano nell’organico aziendale. Per la verità l’esponente di Alleanza nazionale, partendo dal “caso long list”, ha tenuto a sollevare il problema delle politiche clientelari che si generano in simili situazioni. Evidentemente Gianni Rosa ha toccato un nervo scoperto visto che, nonostante le spiegazioni di Perri, sono scesi in campo alcuni lavoratori che firmadosi come “gli ormai ex precari Apt”, hanno raccontato la loro storia. Lo scorso 11 luglio l’Apt Basilicata pubblica un bando per la formulazione di una long list di esperti ai quali affidare consulenze e collaborazioni varie. «Niente di nuovo - si legge nella nota - Si ripropone per l’ente un vecchio problema: come rinnovare, poiché scaduti, gli incarichi a pseudo esperti e consulenti che lautamente remunerati, negli ultimi due anni, hanno fatto della Basilicata una regione “da mettere in scena perché ancora inedita”». Pare, infatti, che prima della gestione commissariale dell’Apt, «la Basilicata la conoscessero in pochi anche a causa di una promozione basata non su forme innovative di marketing ma su provoloni e tarantelle. Ora, invece, si è passati da una Basilicata ignorata ai più, a una regione ricca di fascino, con attrattive varie (anzi ultimamente solo una, che incentra l’asse del turismo regionale sulle sole Pietrapertosa e Castelmezzano, grazie al “Volo dell’Angelo”), ma pur sempre da scoprire». E, mentre, la Basilicata sbarca su Second Life, «senza provoloni - tengono a precisare gli oramai ex precari -che lì son sciapiti, forse, di questo passo, fra qualche anno, questa regione si passerà a conoscerla per davvero, e probabilmente si smetterà anche di pagare profumatamente esperti in marketing e comunicazione, nostrani e d’oltralpe». E così, con ironia, prende il via il racconto di quella che viene definita «una storia lunga diversi anni, la nostra, all’interno di un ente, quale l’Apt Basilicata, che ci ha elegantemente accompagnati verso la porta». Una storia da denunciare «con rabbia, perché tutti sappiano e ci si possa almeno illudere che davvero a vincere sulla giustizia non sia sempre la politica, come qualcuno, in questa, storia ebbe a dirci». Un’accusa pesante che non si discosta troppo da quanto denunciato dal consigliere provinciale Gianni Rosa. Il racconto riprende: «eravamo in diversi, precari all’Apt. Col tempo qualcuno ha cambiato lavoro, chi nazione e, qualcun altro fortuna. Negli ultimi dieci anni o quasi, abbiamo svolto svariati compiti: realizzazione del calendario degli eventi, annuari delle strutture ricettive, predisposizione di piani e progetti nell’ambito delle aree prodotto e dei sistemi turistici locali, partecipazione a fiere e borse turistiche di rilievo, servizio di interpretariato, rapporti con gli operatori, e tanto, tanto altro ancora. Tutto in virtù delle situazioni, mai poche in verità, che di volta in volta bisognava affrontare. Persone “tuttofare” non perché prive di conoscenze specifiche ma laureati, specializzati, selezionati anche attraverso un apposito corso di formazione ad accesso per selezione pubblica indetto proprio dall’Apt». Apt che quando ha chiesto a questi lavoratori «di fare anche altro» ha avuto risposta affermativa perché tutto rientra in quella che oggi viene definita flessibilità, «e al mondo d’oggi, da precari, bisogna adeguarsi ». Lavoratori tuttofare retribuiti con «l’astronomica cifra di 500 euro al mese. Ma tant’era, e come si dice: “pochi, maledetti e subito”. Poi all’Apt è arrivato il commissario, «e le cose sembrano cambiare». Non a caso, anche se per breve tempo «vediamo lievitare il salario oltre i mille euro al mese» ma oltre il salario lievita «anche il numero dei lavoratori non di ruolo». E così questi uomini tuttofare in nome della flessibilità sii sono trovati da dovere fare i conti «con nuovi collaboratori e primi esperti di settore splendidamente stipendiati». Passano pochi mesi e, forse per fare quadrare i conti «il compenso di noi precari ritorna a 500 euro, mentre continua a salire il numero dei consulenti e collaboratori giunti con il commissario e le loro astronomiche, quelle per davvero, retribuzioni e, dei tanti compiti, a noi precari di vecchio corso viene affidato solo quello, con tanto d’orario di servizio, dell’accoglienza e delle informazioni ai turisti». All’interno dell’Azienda di promozione turistica si comincia a parlare di «alte professionalità, marketing e nuova promozione del territorio basata su nuove tecnologie e comunicazione per le quali noi, commissario dixit, non eravamo “abbastanza formati”, né sembrava intendesse formarci, attraverso un piano di riqualificazione del personale, seppur precario, già esistente. Troppo spreco di tempo. Bisognava darsi da fare subito, con persone capaci per davvero, dai curricula (e chissà cos’altro) ben più consistenti dei nostri». Nel capoluogo viene anche inaugurato, nel frattempo, «un ufficio informazioni ai turisti» è così i “tuttofare” hanno cominciato a sperare magari «di entrare a far parte dell’Apt» non certo «di diventarne direttore generale». Ma, mentre «noi per scaramanzia soffocavamo ogni speranza, qualcuno lavorava alla rimodulazione delle competenze dell’Apt e per la sua incoronazione a “sire” del turismo regionale ». «Sire» che non solo vedeva accrescere la sua fama ma anche il «suo potere e quello (compensi compresi, da 5.000 euro mensili a salire, come narrano le delibere dell’ente) della sua corte». Una «corte» in cui non trovavano posto i precari storici per cui già si profilava «la messa alla porta. Ci avevano spostati su di un ramo che poi lentamente si era cominciato a segare. E quando la legge di riforma dell’ente è entrata in vigore, l’artefice ne è divenuto direttore generale, il suo codazzo riconfermato e premiato, e il ramo su cui stavamo, segato definitivamente ». L’Apt, per legge, «ha cessato di fornire informazioni ai turisti, e noi, per legge, abbiamo cessato di lavorare dopo tanti anni». E qui una serie di domande retoriche. «Di cosa ci lamentiamo ora? Di nulla, salvo, forse, di non riuscire, sempre per legge, a cessare di dover mangiare. La cosa più vergognosa? Tutto è avvenuto con l’avvallo della classe politica regionale, che per il buon lavoro svolto nella sua veste di commissario ha inteso onorare il patròn del turismo lucano nominandolo direttore generale, senza passare nemmeno per uno straccio di avviso pubblico». E qui rientra in ballo Gianni Rosa che nel suo attacco all’Apt tirava in ballo il segretario regionale del Pd, Gianni Lacorazza, che recentemente aveva affermato che le assunzioni negli enti pubblici dovevano essere improntate sulla trasparenza. E invece il racconto dei precari dell’Apt parla di «una classe politica che ha sempre saputo cosa stava succedendo, alla quale più volte ci siamo rivolti e che altrettante volte si è fatta negare, che ha pensato bene di prolungare la nostra agonia con contratti magicamente rinnovati in prossimità delle tornate elettorali e ha provveduto a precarizzare centinaia di giovani lucani e ora non sa come uscire da questa matassa fatta di rabbia e delusione di persone che con il loro voto hanno ben pensato di premiarli». Politici “premiati” a fronte di precari che oggi si domandano se per loro non sia il caso «di provare il “Volo dell’angelo, magari non assicurandoci al meglio, per vedere l’effetto che fa: e chissà se anche la nostra foto, col volto atterrito dall’ango - scia per il futuro, potrà fare da reclame per il buon utilizzo dei fondi comunitari in Basilicata ». E se qualcuno dovesse obiettare qualcosa a questa denuncia i precari hanno già la risposta pronta. Non a caso affermano: «già immaginiamo le osservazioni di qualche politico in carriera: “ma che vogliono, che pretendono” » e prevengono anche la risposta: «nulla, tranne di poter lavorare nella nostra regione come per essa abbiamo fatto anni. Speranza, non pretese: e se ci avete tolta quella di entrare, rimane pur sempre quella di veder uscire chi si ritiene, a torto o ragione, il padrone del vapore». Precari amareggiati ma con una speranza, quella «di non rimanere soli in questa battaglia e di poter rendere noti, quanto prima nomi, cognomi, fatti, misfatti e anteprime di ciò che accadrà, anche in vista del nuovo assetto che si darà all’Apt: nuova pianta organica e concorso futuro, che forse servirà solo a sistemare definitivamente non noi precari storici ma le espertissime new entry».
al.g.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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