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"Rifiuti nucleari tra i calanchi". (E spunta anche il nome di Senise)

19/07/2008



di Stefano Boccardi
La Gazzetta del Mezzogiorno

“Si, l’ho sentito anch’io che vogliono portarci le scorie nucleari proprio qui tra le montagne d’argilla. Proprio qui tra i calanchi. E’ da trent’anni che ci provano. Ma che non s’illudano. Noi lucani siamo pochi, ma quando serve sappiamo difenderci. Ve lo ricordate cosa accadde a Scanzano 5 anni fa? Accadrà lo stesso anche stavolta. Ne sono sicuro. Sarà come e anche peggio di Scanzano”.
Alle cinque del pomeriggio, mentre si affaccia da un muretto, Filippo D’Elia, 57 anni, sembra come uscito da un film. Filippo compare all’improvviso tra le macerie di Craco, una delle non poche città fantasma della Basilicata, dove, come fossero figli suoi, sta accudendo 5 maiali e 8 galline. “Ci vengo tutti i giorni dal paese nuovo-dice- L’aria è buona. Siamo in montagna. E poi qui ci sono nato e mi sento a casa”. E si, da qui- da questo scenario incredibile che già negli anni settanta fu scelto da Franco Ropsi come location per girare il suo “Cristo si è fermato ad Eboli”- le scorie radioattive sembrano ancora lontane anni luce. Eppure, cinque anni dopo la rivolta di Scanzano, La Basilicata è di nuovo nell’occhio del ciclone. Di nuovo, secondo indiscrezioni che di giorno in giorno si moltiplicano, tra i luoghi in cui il governo Berlusconi vorrebbe sistemare definitivamente i circa 90mila metri cubi di scorie radioattive delle centrali nucleari dimesse all’indomani del referendum del 1987. Si, indiscrezioni. Perché né dal Ministero dello Sviluppo Economico (quello diretto da Claudio Scajola), né dalla Regione Basilicata (il presidente Vito De Filippo è addirittura inavvicinabile sull’argomento) né dalla Sogin (la società incaricata di gestire lo stoccaggio e lo smaltimento delle scorie) sono in grado di confermare o smentire quella che, appunto, resta una indiscrezione. O meglio, con tutta probabilità, una notizia coperta dal segreto militare. Se così fosse, la Commissione di esperti nominata a febbraio dall’ex Ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani (ne fa parte anche un rappresentante della Regione Basilicata, ing. Massimo Scuderi), avrebbe individuato o sarebbe in procinto di individuare nell’area dei calanchi lucani il sito unico nazionale delle scorie radioattive. In pratica, ciò significherebbe che il governo- lo stesso governo che forse non a caso si accinge a pianificare un ritorno in grande stile del nucleare- ha deciso di rispolverare un’ipotesi vecchia di 31 anni. Un’ipotesi, annunciata proprio dalla Gazzetta il 31 agosto del 1977 dal Cnen (Centro nazionale energia nucleare) e che prevedeva la realizzazione di un sito di stoccaggio delle scorie radioattive “in un quadrilatero tra Rotondella, Tursi, Valsinni e Senise”, cioè a ridosso o, a pochi chilometri, dal centro ricerche dell’Enea a Trisaia di Rotondella. Sarà questa la scelta definitiva? Il governo procederà come 5 anni fa, con un decreto? Semmai in pieno agosto? “Sono solo indiscrezioni di stampa, non suffragate da alcuna notizia ufficiale”, dice alla Gazzetta Cosimo Latronico, senatore di Nova Siri, eletto nelle liste del PdL. Un po’ più preoccupato è invece il suo compaesano, pure lui senatore, Carlo Chiurazzi (Pd), che però aspetta “di conoscere le determinazioni del governo”.
E così, mentre a farsi sentire a gran voce è soprattutto il variegato fronte ambientalista , in Basilicata,per il momento, sembra prevalere un diffuso senso di prudenza. Prudenti seppur in allerta sono, ad esempio, i sindaci di Craco, Tursi e Scanzano (solo per citare quelli che abbiamo sentito). E prudente è anche il presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro, il quale, però, fa sapere a gran voce che “la Basilicata e la provincia di Matera in particolare non devono diventare la pattumiera d’Italia”.



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