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| PO Val d'Agri: gli umori dei sindaci e il paradosso di Marsiconuovo |
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19/07/2008 |
| Avrebbe dovuto migliorare la vivibilità ambientale, potenziare le infrastrutture, creare posti di lavoro e migliorare i servizi: queste erano le mission del Programma Operativo Val d’Agri. Gli amministratori locali, testimoni diretti della ricaduta concreta o dell’occasione mancata, sono chiamati ad esprimersi all’indomani della presentazione del dossier in Regione Basilicata. Il PO ha avuto il merito di portare in Val d’Agri una programmazione generale che ha evitato “i doppioni”, dicono alcuni sindaci, ma che nello stesso tempo ha lasciato poco spazio alla gestione diretta da parte delle amministrazioni rispetto alle reali esigenze dei diversi comuni. Perché sistemare un’arteria è cosa importante; ma se quell’arteria è un strada senza uscita l’investimento non c’è. E quando si tocca il tasto dell’occupazione la risposta è quasi unanime: ricadute impercettibili. “Il fatto che la programmazione sia stata calata dall’alto- spiega il sindaco di Corleto Perticara, Pietro Paolo Montano- ha reso possibile l’organizzazione di una rete tra comuni per evitare che venissero fatti investimenti fotocopia. L’aspetto negativo di questo approccio, però, è che le peculiarità e le esigenze individuali si conoscono dal di dentro. E allora forse una quota delle misure doveva essere affidata direttamente alla gestione comunale, che nei piccoli centri spesso non hanno neanche i soldi per aggiustare le strade dissestate. La ricaduta occupazionale è stata percepita solo nell’apertura dei cantieri, ma credo che, visto che il piano è diventato realmente operativo solo nel 2007, gli effetti si potranno vedere dopo la creazione delle opere”. Per il sindaco di San Chirico Raparo, Claudio Borneo “quando è stato presentato il PO il territorio viveva un periodo storico diverso. C’era meno disagio sociale, non c’era l’Euro e le necessità erano diverse. Ora che una fase del Programma finisce occore dare un senso ai beni che finora sono stati valorizzati aiutando i giovani a gestirli attraverso la formazione. I sindaci devono ora discutere per veicolare le somme dei nuovi riparti verso investimenti in grado di continuare a sostenere le aziende nascenti ma anche quelle che già ci sono”. Misure precise, per esigenze diverse: il PO sembra aver “peccato” anche nella poca snellezza burocratica per i progetti che avrebbero “stravolto” i riparti stabiliti, perché “nonostante la volontà della giunta De Filippo di velocizzare le procedure- conclude Borneo- abbiamo sofferto di ragnatele burocratiche che potrebbero essere superate se fosse previsto l’affidamento diretto ai comuni di una quota, anche per dare respiro ai bilanci comunali”. “Ricaduta occupazionale pari a zero- dice Domenico Vita, sindaco di Marsiconuovo- abbiamo abbellito un paese nel quale tra un po’ non vivrà nessuno, solo i cani randagi”. E nella terra del petrolio il Comune rischia il dissesto per colpa di una mancata autorizzazione per aprire i pozzi già realizzati. Paradossi della burocrazia. “Ci sono 3 pozzi per estrazioni- spiega il sindaco Vita- ubicati nel territorio del mio comune. Sono conclusi da tre anni ma sono nei fatti inutilizzati perché l’Eni non riesce ad avere dalla Regione le autorizzazioni per collegarli all’impianto di Viggiano”. Per un territorio dove la maggiorparte dei comuni del petrolio sente solo il cattivo odore, l’esigenza sarebbe almeno quella di poter utilizzare i fondi necessari alla sopravvivenza delle casse comunali. “A settembre rischiamo il dissesto- spiega il sindaco- per colpa dei debiti pregressi che pensavamo di poter tamponare con i fondi di questi pozzi già esistenti”.
“Rispetto alle aspettative- dice il sindaco di Sasso di Castalda Rocco Perrone- le ricadute sul territorio del Po sono state inferiori ed è un po’ colpa di tutti. Perché il Programma nella teoria è geniale perché punta a mettere in moto le risorse esistenti. Però la progettualità periferica sperimentata non ha portato i frutti sperati. Per l’occupazione credo che i risultati non dovevano arrivare nell’immediato ma il PO è servito a dare gli strumenti economici e logistici per far sì che la ricaduta occupazionale in futuro sia positiva. Forse occorreva assegnare maggiori risorse alla gestione dei servizi ed un maggiore coinvolgimento delle popolazioni locali”.
MpVerg
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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