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| Petrolio? Regione: un successo. Sindacati :delusione. PdL: flop |
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18/07/2008 |
| Cosa ha prodotto il petrolio in Val d’Agri in termini di occupazione e sviluppo? E sull’ambiente? Sono interrogativi che aleggiano da sempre sulle trivelle in Val d’Agri. Tra proiezioni, ipotesi, accuse e smentite spuntano (finalmente) dati ufficiali: impegnati 262 milioni di euro per contributi, infrastrutture e servizi, creati 800 posti di lavoro, monitorata la qualità dell’aria che non presenterebbe particolari problemi di impatto.
FONDI Sono i risultati più significativ i del programma operativo Val d’Agri (il cui report è stato presentato ieri a Potenza), uno strumento, approvato dal Consiglio regionale il 27 maggio del 2003, che costituisce un supporto allo sviluppo territoriale dove sono in corso attività petrolifere. In totale il piano può contare su 350 milioni di euro, il 75% dei quali sono già stati impegnati in interventi.
LAVORO Sul fronte occupazionale, il Po Val d’Ag ri ha creato tra i 680 e gli 800 nuovi addetti, frutto, tra l’altro, del finanziamento di 105 nuove imprese giovanili. Il sistema economico complessivo della Val d'Agri, invece, ha perso circa 480 occupati al di fuori dei meccanismi del piano (soprattutto per effetti migratori e per chiusura di imprese). Ecco perché - è spiegato nel report - il programma ha svolto soprattutto una funzione anticiclica, «contrastando il netto declino occupazionale che si sarebbe verificato nel comprensorio in assenza di interventi».
AMBIENTE Un ultimo capitolo riguarda il monitoraggio ambientale. La situazione, secondo l’indagine, è rassicurante: i risultati analizzati dimostrano, in particolare, che il fiume Agri durante il percorso verso la diga peggiora nel tratto a valle dell'area industriale di Viggiano, «ma l’elevata capacità di autodepurazione delle acque - si legge nel dossier - permettono un recupero qualitativo che pone il fiume in condizioni comprese tra sufficiente e buono». TUMORI Le evidenze riscontrate in alcune postazioni potrebbero essere attribuibili a piccole contaminazioni accidentali e limitate nello spazio e nel tempo. Quanto all’incidenza dei tumori, dall’analisi - condotta dall’Osservatorio epidemiologico regionale - emerge che ci sono nella zona valori minori rispetto ad altre zone della regione. REPORT Commentando i dati del report, il governatore Vito De Filippo ha sottolineato che il modello della gestione delle risorse petrolifere costruito dalla Regione, in un contesto di totale assenza di esperienze precedenti nel Paese, «mostra oggi i segni positivi della sua capacità innovativa. In nessuna parte del mondo - ha precisato - la gestione del petrolio produce miracoli, come abbiamo avuto modo di verificare direttamente. In Arabia Saudita, per esempio, dove si estraggono circa 10 milioni di barili al giorno, non c’è crescita del «pil», ma aumenta solo la ricchezza delle famiglie proprietarie di quelle concessioni. In Alaska - conclude il governatore - si offrono mille dollari per ogni persona che trasferisce la sua residenza in quel Paese».
LE CRITICHE I sindacati non si dicono particolarmente soddisfatti dei risultati del report. «Il percorso che ha portato, nel 2003, all’approvazione del Piano operativo è stato condiviso per le azioni e le modalità, ma negli anni successivi non ci sono state riunioni per controllarne gli effetti e l’operatività». I segretari Pepe (Cgil), Falotico (Cisl) e Delicio (Uil) ritengono che «ciò che è stato speso non è equivalente alla resa, in particolare per l'occupazione». Sulla stessa linea i parlamentare del Pdl sen. Latronico e on. Taddei: «Se è questo il modello amministrativo unico al mondo, come affermato dal presidente De Filippo, c'è veramente da preoccuparsi per il futuro della nostra regione. De Filippo continua a non voler prendere atto del fallimento della cosiddetta politica di sviluppo messa in essere dalla sua giunta e da quelle precedenti ».
Massimo Brancati
La Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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