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| De Magistris andrà via |
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15/07/2008 |
| Luigi de Magistris lascia la Procura di Catanzaro e appende al chiodo la toga di pubblico ministero. La decisione assunta dal Csm lo scorso 18 gennaio entro trenta giorni diventerà esecutiva. La Corte di Cassazione, ieri mattina, ha emesso il suo verdetto. I giudici delle Sezioni unite civili della Suprema Corte hanno, infatti, dichiarato inammissibile il ricorso del magistrato, perché proposto oltre i termini previsti dalla normativa in materia. Tra una settimana si potrebbe già conoscere la nuova sede, cui il magistrato sarà destinato dalla III commissione del Consiglio superiore della magistratura tra quelle che quanto prima sarà chiamato ad indicare, insieme all'incarico per il quale ha i titoli, cioè che potrebbe ottenere se partecipasse ad un normale concorso, rigorosamente con un ruolo da giudicante. Ma senza stellette al merito. Perché, incassate la sanzione della censura e la pena accessoria del trasferimento dalla sede e dalle funzioni disposta dalla sezione disciplinare del Csm, al termine di un procedimento avviato lo scorso anno su input dell'allora guardasigilli Clemente Mastella, Luigi de Magistris potrebbe vedersi anche negare il riconoscimento del grado di consigliere d'appello con aumento di stipendio al seguito che gli anni di servizio maturati gli permetterebbero di conseguire. Il Consiglio giudiziario di Catanzaro, all'unanimità, ha già espresso parere negativo sulla promozione che dovrà essere decisa, sempre nella prossima settimana, dalla IV commissione del Csm. Come epilogo di una vicenda che, al momento, ha visto il magistrato di origini partenopee soccombere sotto il peso di ben sei capi di imputazione che parlano di violazione dei suoi doveri e delle norme di procedura nella conduzione di alcune delle sue più importanti inchieste, Why Not, Poseidone e Toghe Lucane. Nel bel mezzo di una stagione di veleni che, tuttavia, potrebbe non essere ancora finita. Perché Luigi de Magistris di restare a guardare non sembra avere alcuna intenzione. E se nel corso degli ultimi mesi ha trascorso le sue giornate a raccogliere le prove di quanto si stava verificando ai suoi danni, per farle di volta in volta confluire nel voluminoso fascicolo in mano ai colleghi della Procura di Salerno, è nei prossimi che si impegnerà a pieno ritmo per ricostruire la sua verità e ottenere così la revisione del procedimento disciplinare avviato dal Csm e conclusosi con la decisione di trasferirlo dalla sua attuale sede e dalle funzioni. Salvo optare per una strada ancora più breve, con un ricorso da proporre alla Corte di giustizia europea che non lo costringerebbe, come nel primo caso, ad attendere la conclusione delle indagini avviate dalla Procura campana, che, intanto, ne ha già chiesto il proscioglimento nell'ambito di uno dei procedimenti avviati nei suoi confronti. Luigi de Magistris, infatti, potrebbe impugnare subito la decisione del Csm tentando di dimostrarne l'illegittimità. E anticipando, così, la presa di possesso del nuovo incarico, che potrebbe avvenire già nel mese di settembre. Ma che non gli impedirebbe di restare con gli occhi rivolti alla Calabria. E a quelle inchieste avviate per svelare il ruolo dei poteri occulti nell'inquinamento della pubblica amministrazione. Che dopo avergli fatto guadagnare la ribalta per il coraggio che lo aveva portato a scrutare tra le mura di palazzi apparentemente inviolabili, lo ha adesso costretto ad una brusca frenata in quasi perfetta solitudine. Senza levata di scudi. Senza manifestazioni di piazza. Senza la solidarietà di quelle associazioni che solo fino a qualche mese fa urlavano dietro a cartelli con su scritto “E adesso trasferiteci tutti”. Una reazione corale, che sembra appartenere ad un passato lontano. Nel presente resta solo un numero, il 19279/08. Il numero della sentenza con la quale le Sezioni unite civili della Cassazione hanno, in sostanza, confermato il provvedimento di trasferimento di sede e di funzioni. “perché alla data di presentazione del ricorso del pm - spiega la Suprema Corte - risultava decorso, dalla comunicazione della sentenza, effettuata il 20 febbraio 2008 al difensore e il 28 febbraio 2008 all'incolpato, il termine di 30 giorni stabilito per l'impugnazione dall'articolo 585 primo comma, lettera b) del codice di procedura penale”. Stesso discorso per il ricorso del ministero della Giustizia, proposto il 2 marzo per mano di Luigi Scotti, ovvero “oltre il termine di 30 giorni dall'avviso di deposito della sentenza e nella cancelleria della Corte di Cassazione, anzichè nella segreteria della sezione disciplinare, alla quale competevano la ricezione dell'impugnazione, la verifica del soggetto che l'aveva proposta e del giorno in cui l'aveva ricevuto e le comunicazioni alle altre parti”. Ricorso con il quale il Ministero chiedeva che il magistrato fosse condannato per tutti i presunti illeciti che gli erano stati inizialmente contestati, relativi alla trasmissione alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Salerno di un procedimento penale del quale gli era stata revocata la coassegnazione, all'emissione di tre decreti di perquisizione locale, alla mancata richiesta di convalida di un provvedimento di fermo, all'omissione dell'iscrizione di alcuni indagati nel registro notizie di reato, alla condotta tenuta nei confronti di altri magistrati, all'omessa cautela per prevenire la diffusione di notizie attinenti a procedimenti in corso e ai rapporti da lui mantenuti con i mezzi di comunicazione. Accuse sostenute lo scorso 1 luglio in aula dal pg Antonio Martone e contestate con foga, ma inutilmente, dalla difesa di Luigi de Magistris, rappresentata dal professore Gilberto Lozzi, che aveva insistito nell'accoglimento del ricorso di ben 112 pagine messo giù nero su bianco contro quelle ipotesi di reato rispetto alle quali, in pratica, la Cassazione non si è proprio pronunciata. E che il magistrato tenterà di combattere ancora e in ogni sede.
Stefania Papaleo
Il Quotidiano della Basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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