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SVIMEZ: UIL Basilicata, ora servono continuità degli investimenti e nuova occupazione di qualità

22/06/2026

Il rapporto SVIMEZ sul PIL del Mezzogiorno conferma che il Sud può crescere più del resto del Paese quando dispone di strumenti adeguati di programmazione, investimenti pubblici e politiche di sviluppo mirate. È questa la valutazione della UIL Basilicata che, riprendendo le analisi contenute nel rapporto presentato il 18 giugno scorso, sottolinea come i risultati registrati negli ultimi anni dimostrino l'efficacia delle politiche di coesione e degli investimenti infrastrutturali nel ridurre i divari territoriali. Per il quarto anno consecutivo il PIL del Mezzogiorno cresce più di quello del Centro-Nord. Nel 2025 la crescita del Sud è stata dello 0,7%, superiore allo 0,5% registrato a livello nazionale. Un risultato che, secondo la UIL, smentisce definitivamente i luoghi comuni che descrivono il Mezzogiorno come un'area incapace di produrre sviluppo e occupazione. «Quando lo Stato investe e programma, il Sud produce crescita economica e nuova occupazione. I dati SVIMEZ dimostrano che i divari territoriali non sono un destino inevitabile e che le politiche di coesione possono rappresentare uno strumento concreto di sviluppo per l'intero Paese», afferma il segretario confederale della UIL, Santo Biondo. Tuttavia, dietro gli indicatori positivi della crescita economica permangono criticità strutturali che riguardano il mercato del lavoro, i salari e soprattutto le prospettive delle giovani generazioni. «Anche in Basilicata – sottolinea il segretario generale della UIL Basilicata, Vincenzo Tortorelli – continuiamo a registrare una contraddizione evidente: aumentano alcuni indicatori economici ma non si riesce ancora a costruire un mercato del lavoro capace di trattenere i giovani, valorizzare le competenze e offrire opportunità stabili e ben retribuite. È questa la vera emergenza sociale che dobbiamo affrontare». Secondo la UIL Basilicata, uno degli aspetti più significativi emersi dal rapporto riguarda proprio la composizione della crescita occupazionale. L'aumento degli occupati continua infatti ad essere sostenuto soprattutto dalle fasce di età più mature, mentre restano insufficienti le opportunità per i giovani che si affacciano al mercato del lavoro. «La fuga di giovani laureati e qualificati dal Mezzogiorno e dalla Basilicata, tra il 2019 e il 2026 la popolazione compresa tra i 18 e i 35 anni si è ridotta del 10,3%, un dato inferiore soltanto a quello della Calabria (-10,5%)– aggiunge Tortorelli – è la conseguenza diretta di un sistema che ancora non garantisce percorsi professionali adeguati. Senza un lavoro stabile, qualificato e ben retribuito sarà impossibile contrastare lo spopolamento e costruire prospettive di sviluppo durature». La UIL richiama inoltre l'attenzione sul tema salariale. I dati confermano che nel Mezzogiorno i lavoratori percepiscono retribuzioni significativamente inferiori rispetto al Nord. Per un lavoratore standard la differenza può raggiungere mediamente i 5 mila euro annui. «La crescita economica deve tradursi in benessere sociale. Per questo continuiamo a rivendicare più contrattazione, salari più alti, riduzione della precarietà e maggiore qualità del lavoro. Non basta creare occupazione, occorre creare buona occupazione», evidenzia Tortorelli. E allora il vero grande obiettivo dei prossimi anni deve essere uno: trasformare la Basilicata da terra di partenza a terra di ritorno. Particolare attenzione viene rivolta anche alla fase successiva alla conclusione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. L'approssimarsi della scadenza del 30 giugno 2026 impone, secondo la UIL, una riflessione sulla continuità delle politiche di investimento. «Il rischio – osserva Tortorelli – è che esaurita la spinta straordinaria del PNRR si determini un rallentamento degli investimenti pubblici e privati. Per questo chiediamo una verifica puntuale dei risultati raggiunti e una nuova stagione di programmazione che assicuri continuità alle opere e ai progetti avviati». Per la UIL Basilicata resta inoltre centrale il tema della coesione territoriale e della difesa dell'unità economica e sociale del Paese. «Lo sviluppo del Mezzogiorno non riguarda soltanto le regioni meridionali. È una questione nazionale che interessa la competitività dell'intero sistema economico italiano. Per questo continuiamo a ritenere incompatibile qualsiasi progetto che rischi di accentuare le disuguaglianze territoriali e di indebolire gli strumenti di solidarietà e coesione», conclude Tortorelli. Per il sindacato il rapporto SVIMEZ conferma che il Sud continua a rappresentare una delle principali leve di crescita del Paese. Ma per consolidare i risultati ottenuti occorre garantire continuità agli investimenti, rafforzare le infrastrutture, sostenere l'occupazione giovanile e aumentare i salari, trasformando la crescita economica in sviluppo sociale diffuso e duraturo.

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