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Addio a Lorenzo Quilici, studiò la Basilicata antica e la Siritide

25/08/2026

Lo scorso 13 agosto ci ha lasciati Lorenzo Quilici, tra i più importanti studiosi italiani di topografia antica, archeologia del territorio e viabilità romana. Professore ordinario all’Università di Bologna, ha dedicato decenni allo studio delle città, delle strade e dei paesaggi dell’Italia antica, con particolare attenzione al mondo romano.

Ricercatore del Cnr dal 1969 al 1990, Quilici ha poi insegnato a Bologna, dove ha diretto l’Istituto di Archeologia e coordinato il dottorato in Topografia antica. La sua attività scientifica si è sviluppata attraverso scavi, ricognizioni e rilievi in numerose aree d’Italia, oltre che in Turchia e a Cipro.

Tra i temi centrali della sua ricerca la Via Appia, il cui tracciato e patrimonio archeologico sono stati studiati in profondità. Proprio il Parco Archeologico dell’Appia Antica lo ha ricordato sottolineando il valore dei suoi studi sulla Regina Viarum, ancora oggi fondamentali per la conoscenza dell’antica strada romana.

Quilici ha lavorato anche sul territorio della Basilicata, dedicandosi alla Valle del Sinni e ai siti di Siris-Heraclea, contribuendo alla ricostruzione della storia e dell'organizzazione degli antichi paesaggi lucani. «Si devono al topografo e archeologo Lorenzo Quilici – ricorda il giornalista, sociologo e scrittore lucano Antonio Bavusi – i rilievi sul campo condotti in quegli anni alla ricerca del porto e della città di Siris, nell’area verso il fiume Sinni, prima ancora dell’istituzione della Soprintendenza della Basilicata, affidata nel 1964 alla direzione di Dinu Adamesteanu».

Quilici, allora giovane studioso, esplorò il territorio della Siritide a piedi e in motocicletta, accompagnato dalla sorella minore, grazie a una borsa di studio della Fondazione Fulbright presso l’Accademia Americana di Roma. Un lavoro sul campo svolto in un territorio ancora in gran parte da conoscere e documentare dal punto di vista archeologico.

Particolarmente significativo è il rapporto che Quilici seppe instaurare con la popolazione locale. Nella prefazione al volume dedicato a Siris-Heraclea, l'archeologo ringraziò per nome e cognome pastori, bovari, agricoltori, guardie campestri e sacerdoti che lo avevano aiutato durante le sue ricerche.

Un approccio diretto al territorio e alle persone che ben rappresenta il metodo scientifico di Quilici, fondato sull'osservazione del paesaggio e sulla raccolta di ogni elemento utile alla ricostruzione della storia antica.

Tra le pubblicazioni legate alle sue ricerche in Basilicata figura anche la “Carta archeologica della valle del Sinni”, realizzata con Stefania Quilici Gigli, oltre ai contributi nell'Atlante Tematico di Topografia Antica, da lui fondato nel 1992.

Il lavoro di Quilici nella Siritide rimane così una testimonianza importante di una stagione pionieristica dell'archeologia lucana, quando la conoscenza del territorio passava soprattutto attraverso lunghe ricognizioni sul campo, il confronto con le comunità locali e la paziente lettura delle tracce lasciate dal passato.

Nel 1992 fondò, assieme a Stefania Quilici Gigli, l’Atlante tematico di Topografia antica, diventato un importante punto di riferimento per gli studiosi. La sua produzione comprende centinaia di pubblicazioni e numerosi studi dedicati a città, insediamenti, strade e territori dell’Italia antica.

Il suo metodo partiva da un principio fondamentale: leggere il territorio come un vero documento storico, mettendo in relazione monumenti, infrastrutture, ambiente e paesaggio.

Nel 2020 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli conferì l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Con Lorenzo Quilici scompare una figura di primo piano dell’archeologia italiana, capace di lasciare un'eredità scientifica che continua a essere punto di riferimento per la conoscenza del territorio antico.



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