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| Aliano: oltre 25mila presenze per la XVI edizione de “La Luna e i Calanchi” |
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24/08/2026 | Oltre 25mila presenze, strutture ricettive e aree di accoglienza a pieno regime, migliaia di persone arrivate da tutta Italia e dall’estero. Ma il bilancio della sedicesima edizione de “La Luna e i Calanchi”, la Festa della Paesologia ideata e diretta da Franco Arminio, va oltre i numeri. Dal debutto del 19 agosto fino all’alba del 23 agosto, Aliano non è stato semplicemente lo scenario di un festival: si è fatto comunità, casa a cielo aperto, luogo di incontro e condivisione. Cinque giorni durante i quali il borgo lucano legato alla memoria di Carlo Levi ha accolto artisti, poeti, musicisti, viandanti e visitatori, trasformando strade, piazze e calanchi nei luoghi di un grande rito collettivo. Un’esperienza che ha mostrato come i piccoli paesi delle aree interne possano tornare a essere luoghi vivi, capaci di produrre cultura, relazioni e nuove forme di comunità. A tracciare il bilancio dell’edizione 2026 è il sindaco di Aliano, Luigi De Lorenzo. “Abbiamo superato le 25mila presenze complessive in questi cinque giorni. Vedere una marea umana arrivare fin qui da ogni parte d’Italia e d’Europa, riempire le aree camper, attraversare il paese, camminare in silenzio all’alba e cantare insieme fino a notte fonda è stata la risposta più potente allo spopolamento e all’isolamento delle nostre aree interne”. Un risultato che, sottolinea il sindaco, non può essere letto soltanto attraverso il dato delle presenze. “La Luna e i Calanchi non è un festival da consumare, ma un’esperienza da vivere. Ad Aliano, l’antico luogo del confino e dell’esilio di Carlo Levi è diventato ancora una volta il centro di una comunità universale. Residenti, viandanti e grandi artisti hanno condiviso gli stessi luoghi, lo stesso pane, la stessa polvere e la stessa poesia. Per alcuni giorni sono cadute le distanze tra chi abita qui tutto l’anno e chi è arrivato da lontano: è nata una comunità temporanea, ma profondamente autentica”. Oltre 25mila le presenze complessive registrate tra l’anteprima e le quattro giornate nel borgo, con un flusso di visitatori pari a molte volte la popolazione residente di Aliano. Campeggi, aree camper e spazi predisposti per l’accoglienza hanno raggiunto la piena occupazione, così come le strutture ricettive del territorio circostante. Una partecipazione che ha prodotto ricadute significative anche sull’economia locale, coinvolgendo ristorazione, commercio, artigianato e produzioni del territorio. Un risultato particolarmente importante per un piccolo comune delle aree interne, dove un grande evento culturale diventa anche occasione concreta di economia, promozione territoriale e costruzione di nuove relazioni. È proprio questo, per l’Amministrazione comunale, uno dei significati più profondi de “La Luna e i Calanchi”: dimostrare che le aree interne non devono essere raccontate esclusivamente attraverso lo spopolamento e l’abbandono. Per cinque giorni Aliano ha ribaltato questa narrazione. Il paese si è riempito di persone, incontri, musica, poesia, cammini e conversazioni. Gli spazi pubblici sono tornati a essere luoghi di relazione e il paesaggio dei calanchi è diventato parte integrante di un’esperienza culturale condivisa. “In un tempo segnato dalla solitudine e dalla perdita dei legami – prosegue De Lorenzo – qui abbiamo visto accadere qualcosa di prezioso: migliaia di sconosciuti hanno imparato ad abitare insieme un paese. Questa è forse la più grande eredità che ci lascia l’edizione 2026. La risposta alla fragilità dei piccoli borghi non può essere soltanto economica o infrastrutturale: deve essere anche umana. Per cinque giorni Aliano ha mostrato che un’altra idea di comunità è possibile”. La storia di Aliano resta indissolubilmente legata a Carlo Levi, che qui visse il confino e che scelse poi di tornare per sempre, chiedendo di essere sepolto nel cimitero del paese. Una memoria che oggi dialoga con la vocazione culturale contemporanea del borgo e con l’esperienza della Festa della Paesologia. “La Luna e i Calanchi” rinnova così, anno dopo anno, un modo diverso di guardare ai margini: non periferie da compatire, ma luoghi dai quali osservare il mondo e immaginare nuove possibilità. Con la chiusura della sedicesima edizione resta dunque il dato straordinario delle oltre 25mila presenze, ma soprattutto rimangono le relazioni costruite e l’immagine di un piccolo paese capace, per cinque giorni, di diventare grande senza perdere la propria identità. “Il grazie più grande – conclude De Lorenzo – va a Franco Arminio, agli artisti, a chi ha lavorato all’organizzazione e alla sicurezza, ai volontari, alle attività economiche e soprattutto ai cittadini di Aliano, che ancora una volta hanno aperto le loro porte. E grazie alle migliaia di persone che hanno scelto di raggiungerci. Il festival finisce, ma ciò che abbiamo costruito insieme resta. Contro la solitudine dei piccoli borghi, Aliano ha risposto facendo comunità”. |
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