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| Il contributo della Basilicata nella nascita del sistema di Protezione civile |
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7/05/2026 | La ricorrenza dei 50 anni dal terremoto del Friuli-Venezia Giulia (06 maggio 1976) segna un momento di passaggio fondamentale nella storia delle emergenze in Italia. Se l’evento friulano pose le basi per la gestione dei soccorsi, è nel 1980, in occasione del sisma dell’Irpinia-Basilicata, che il Paese ha strutturato un moderno sistema di Protezione Civile, che ha visto la presenza del Centro di Geomorfologia Integrata per l’Area del Mediterraneo (CGIAM) sorto qualche anno prima a Potenza. Nei fatti la Protezione Civile nasce in Basilicata nel 1981 superando l’approccio emergenziale attraverso un’architettura istituzionale e tecnica definita.
La genesi del Servizio Nazionale di Protezione Civile risiede nella sinergia operativa tra tre figure chiave attive nel cratere lucano: il sottosegretario di Stato, Giuseppe Zamberletti, il prefetto di Potenza, Renato Profili, e il sismologo Maurizio Leggeri. L’integrazione tra l’autorità politica di Zamberletti, la gestione amministrativa di Profili e il contributo tecnico di Leggeri ha permesso di definire una catena di comando solida e procedure basate sull’analisi scientifica del territorio.
Sotto il profilo storico, l’esperienza del terremoto del Friuli, che aveva visto l’intervento di volontari non ancora strutturati e organizzati, fornì lo spunto cruciale per creare una struttura statale consolidata, volta a coordinare competenze tecniche e poteri amministrativi. Tale visione trovò con il sisma dell’80 il terreno per la sua definitiva maturazione e configurazione. In questo contesto, Leggeri ha rappresentato un collegamento cruciale tra la conoscenza ingegneristica e la gestione politica, operando come consulente tecnico di riferimento per l’allora commissario straordinario per l’emergenza Zamberletti. Insieme intuirono che la ricostruzione non doveva limitarsi alla “riparazione”, ma configurarsi come un processo di messa in sicurezza integrato.
Tra i contributi chiave di questa collaborazione si annoverano alcune norme come l’Ordinanza 80 e la Legge 219/81, che hanno agito da precursori della disciplina vigente e hanno imposto per la prima volta criteri di sicurezza rigorosi sia per le nuove costruzioni sia per il patrimonio edilizio esistente, spostando il focus nazionale dalla gestione della catastrofe alla mitigazione del rischio.
Leggeri fu tra i primi a sostenere che ogni intervento di recupero dovesse includere il miglioramento sismico, introducendo tecniche innovative per rinforzare le murature antiche e i centri storici.
Il monitoraggio scientifico del territorio ha rappresentato il pilastro tecnico di questo nuovo paradigma. Leggeri comprese fin da subito che per ricostruire in sicurezza fosse indispensabile disporre di dati certi sulla risposta del suolo alle sollecitazioni. Per questa ragione, Leggeri, grazie al CGIAM, di cui è stato uno dei fondatori, e in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Geofisica, realizzò la prima rete sismometrica della Basilicata, dotando la Protezione Civile di uno strumento d’avanguardia per l’osservazione del sottosuolo in tempo reale.
Oggi, il Centro continua ad operare nello stesso solco tracciato da Maurizio Leggeri. |
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