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Il Prefetto di Potenza Campanaro celebra l’Unità Nazionale

16/03/2026

Martedì 17 marzo prossimo, nel 165° Anniversario dell’Unità d’Italia, si svolgerà a Potenza la celebrazione ufficiale della “Giornata dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. Per l’occasione, il Prefetto di Potenza Michele Campanaro, che deporrà una corona d’alloro in corrispondenza della lapide commemorativa sul Palazzo del Consiglio Comunale, in Piazza Giacomo Matteotti, ha diffuso il seguente messaggio:

“”Ricorre domani il centosessantacinquesimo della proclamazione dell’Unità d’Italia, data che il nostro Paese ha voluto ricordare con legge del 23 novembre 2012, n. 222 istitutiva della “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l’identità nazionale, attraverso il ricordo e la memoria civica.
Nell'Italia che festeggia i suoi 165 anni di Unità, c’è incertezza e forse anche paura, solo che si pensi al sempre più complesso quadro di crisi internazionale, con l’ultima guerra mediorientale ed ai risvolti che essa sta creando. Quella che celebriamo è, dunque, una ricorrenza carica di inquietudini. Ma, nonostante tutto, non dobbiamo arrenderci alla sfiducia, sostenuti dalla determinazione che lo scenario che abbiamo davanti può essere affrontato più efficacemente con la coesione sociale e nazionale; quella coesione che, nei momenti difficili, noi italiani abbiamo sempre dimostrato di saper ritrovare.
Vedo, infatti, accresciuto tra gli italiani il bisogno di riaffermazione di quel che siamo, una grande Nazione e un moderno Stato europeo. Il bisogno di recuperare l'orgoglio nazionale, come reazione a stati d'animo di disagio, di incertezza ed anche di sgomento.
In un periodo così difficile a livello mondiale, forse il più complicato dal secondo dopoguerra, quella di oggi è l'occasione per riflettere e sentire, da italiani, più forte il patrimonio storico dell'Italia, fatto di uomini di pensiero, poeti, letterati, filosofi, economisti, mossi da un grande amore per la nostra Patria. Questi uomini, animati da un profondo senso etico, da alti ideali e principi, diventarono uomini d’azione e uomini di Stato dando luogo ad un movimento che si poneva chiari obiettivi: libertà, unità, indipendenza della Patria, dell’Italia. Si nutrì della consapevolezza delle radici profonde della nostra storia, della nostra civiltà. Non a caso quel movimento fu chiamato Risorgimento.
L’inno di Mameli è diventato l’inno della Nazione italiana in quanto inno del risveglio di un popolo, scritto a soli vent’anni da un giovane poeta genovese di nome Goffredo, studente e fervente patriota. Sull’onda di una passione per la poesia, aveva scritto e pubblicato un inno per il riscatto di Roma dal governo papale.
Era il 10 settembre 1847 quando Goffredo Mameli scrisse il brano che tutti conosciamo come “Fratelli d’Italia” e lo intitolò “Il Canto degli Italiani”, inviando il testo dell’inno a Torino per farlo musicare dal suo amico e compositore genovese Michele Novaro. Il nostro “Fratelli d'Italia”, “Il Canto degli Italiani”, è diventato il simbolo del Risorgimento italiano. Dopo i moti del 1848 fu suonato e cantato dalle bande musicali e dai soldati in partenza per la guerra di Lombardia. Quel testo scritto di getto, spontaneo, appassionato e composto da un giovanissimo combattente per la libertà, era senz’altro il più adatto a simboleggiare la giovane Italia rivoluzionaria. Sono gli anni del Risorgimento, il periodo in cui sotto la guida di personaggi come Garibaldi, Mazzini, Cavour, l’Italia comincia la lotta che la porterà alla sua definitiva unificazione, appunto il 17 marzo 1861.
Goffredo Mameli è un giovanissimo poeta e combattente, un eroe romantico, che partecipa entusiasticamente alle battaglie di quegli anni. Nel gennaio del 1849, dopo la fuga di Pio IX, a Roma si formò una Giunta Provvisoria di Governo, aprendosi così una stagione straordinaria di lotta e di emancipazione civile. Il 9 febbraio 1849, fu proclamata la Repubblica Romana che praticava il suffragio universale, promulgando leggi di grande valore sociale e preparando una Costituzione fortemente innovativa.
Mentre Giuseppe Mazzini, il pericoloso sovversivo ricercato dalle polizie di mezza Europa, governava al Quirinale e Giuseppe Garibaldi comandava un esercito di volontari, per difendere Roma dall’attacco straniero, arrivò da tutta Italia e dalle principali capitali europee una moltitudine di ragazzi e ragazze, tra cui il giovane Goffredo Mameli. E' di Goffredo Mameli il telegramma “Venite, Roma, Repubblica!” con cui si invitava Mazzini a raggiungere la Repubblica Romana.
Il giovane Mameli si prodigò nella difesa della Repubblica Romana assalita dai francesi, partecipando ai principali fatti d’armi. Nei combattimenti fuori Porta di San Pancrazio del 3 giugno 1849, Mameli, allora aiutante di campo di Garibaldi, fu ferito alla gamba sinistra. La ferita sembrava leggera, ma subentrò un’infezione che aggravò progressivamente l’infermità del malato. In breve, le condizioni di Goffredo Mameli peggiorarono e, per evitare la cancrena, gli fu amputata la gamba. Lo stesso Giuseppe Mazzini - l’uomo più ricercato dalle polizie di mezza Europa - non fuggì da una Roma assediata e riconquistata dai francesi. Per molti giorni, all’ospedale dei Pellegrini, vegliò Goffredo Mameli che, a 22 anni non ancora compiuti, stava morendo, recitando versi in delirio.
Nel 1946, con la nascita della Repubblica Italiana, si decise che "provvisoriamente" la musica del giovane eroe genovese poteva essere adottata come inno Nazionale, sino ai giorni nostri, quando con la legge n. 181 del 4 dicembre 2017, dal titolo “Riconoscimento del «Canto degli italiani» di Goffredo Mameli quale inno Nazionale della Repubblica”, l’inno di Mameli viene riconosciuto dallo Stato Italiano come inno Nazionale. Il primo comma dell’art.1 recita: «1. La Repubblica riconosce il testo del «Canto degli italiani» di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale proprio inno Nazionale».
Come più volte sottolineato dal nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, vi è una evidente continuità e un nesso ideale che lega il Risorgimento alla Resistenza, alla Repubblica, ai valori sanciti nella nostra Carta Costituzionale. Ecco che diventa importante celebrare la data del 17 marzo 1861, in particolare qui a Potenza, una delle ventisette Città italiane benemerite del Risorgimento nazionale, medaglia d’oro concessa l’11 dicembre 1898 nel cinquantesimo anniversario dei fatti del 1848, con questa motivazione: «In ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nel glorioso episodio del 18 agosto 1860. Lo stesso giorno dello sbarco di Garibaldi in Calabria, Potenza fu la prima città del Mezzogiorno a insorgere contro il governo borbonico».
Con questi pensieri rivolti al passato, celebriamo i 165 anni dell’Unità d’Italia, proiettandoci con fiducia al futuro. I grandi del Risorgimento non fecero sogni di conquista. Essi sognarono l’unità e la libertà d’Italia e l’indipendenza di tutti i popoli. Continuiamo oggi a guardare lontano, con lo stesso animo, come hanno fatto gli uomini del nostro Risorgimento.
Evviva il 17 marzo 1861, evviva l’Italia!“”



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