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‘Storia di amici del Bar Acquarulo’, libro sugli Stereo 8, in finale a ‘Incrociamo le penne’

14/03/2026

‘Storia di amici del Bar Acquarulo’, libro sulla band di Lagonegro ‘Stero 8’, scritto da Pietro Buldo, è in finale al concorso letterario Nazionale ‘Incrociamo le penne’.
Il libro racconta la storia della nota band ormai consolidata nel firmamento della musica non solo lucana.
L’Associazione L’Occhio di Horus APS, in occasione appunto della conclusione della Decima edizione del Concorso Letterario Nazionale Incrociamo le penne, di cui è
organizzatrice, sta pubblicando la raccolta dei testi che sono giunti in finale in
questa edizione del concorso. Essendo tra i finalisti, ‘Storia di amici del Bar Acquarulo’ è stato quindi inserito nella raccolta che sarà presentata pubblicamente durante la cerimonia di premiazione della Decima edizione, sabato 9 maggio 2026 con inizio alle ore 17,00 presso la Sala Giacomo Manzù della Biblioteca Comunale di Aprilia , in Largo Guglielmo Marconi, 1 – Aprilia(LT).

Il RACCONTO DI PIETRO BULDO

È un primo pomeriggio di settembre, il sole splende su Lagonegro ed illumina ancora il viale, un leggero alito di vento accarezza la pelle. Da lontano, arriva un Alfa 75, è Raffaele che giunge a tutta velocità, e con un rombo secco la fa sgommare all'ingresso del piazzale. Le ruote posteriori stridono contro l'asfalto, lasciando un velo di fumo e l'odore acre di gomma bruciata. L'auto si ferma di traverso, con un colpo deciso di freno a mano. Raffaele apre lo sportello con uno scatto, scende con passo sicuro, lo sguardo tagliente dietro gli occhiali da sole. Saluta Pietro, che invita a raggiungere gli altri al Bar Acquarulo. Un coupé azzurro spunta nel viale, elegante ma deciso, come chi sa di essere atteso.
I riflessi del sole danzano sulla carrozzeria lucida mentre l’auto avanza lenta. Dentro ci sono Mimmo e Angela, ci avevano avvisati che sarebbero passati dal bar. Dal sedile di guida, Mimmo fa un cenno con la testa, mentre Angela, al suo fianco, sorride dietro gli occhiali scuri. La radio accesa fa da colonna sonora all’ingresso, mentre il coupé accosta con precisione millimetrica. È tutto calcolato, tutto al loro stile. Mentre stiamo parcheggiando con cura le vetture, il silenzio del pomeriggio viene interrotto dal rombo profondo e inconfondibile di un sei cilindri in linea. È la BMW Z4 che arriva con decisione, i fari accesi e la capote abbassata, la spider regala attimi di emozioni sotto il sole. Alla guida c'è Gaetano, occhiali da sole e sorriso sornione, accanto a lui Mariangela, che saluta con la mano dal sedile passeggero. La Z4 si ferma accanto a noi con una leggera sgommata, e in un attimo ci ritroviamo tutti davanti al bar, sul viale. Uno sguardo complice, un cenno del capo e la decisione è presa all’unanimità: è il momento di un buon caffè. Ci accomodiamo ai tavolini sotto gli alberi, il fresco ci ripara dal sole caldo, ogni tanto un cenno di vento che fa respirare. Mentre le chiacchiere si intrecciano tra una risata e un aneddoto di troppo, seduti al tavolino, ecco che arriva Giovanni.Il suo passo è deciso, familiare, come quello di chi sa bene dove mettere i piedi e quando farsi sentire. Porta con sé un vassoio d’argento consumato dal tempo, ma ancora utile al suo ruolo. Con un sorriso sincero e un cenno del capo, ci dà attenzione e rispetto, senza mai strafare. Senza dire una parola di troppo, posa davanti a ciascuno di noi una tazzina di caffè fumante, accompagnata da un bicchiere di acqua fresca che appanna subito il vetro. Piccoli gesti, quelli giusti.
Il sole filtra tra le foglie degli alberi sulla piazza, e per un attimo tutto sembra al suo posto, le auto parcheggiate come opere d’arte, le voci che si mescolano, e quel momento semplice, ma perfetto. All’improvviso, da lontano, si sente una melodia che si fa largo tra i rumori del pomeriggio. Non è un’auto, né una radio, è musica dal vivo, di quelle che ti fanno voltare la testa. Le chitarre accordate, una voce che prova qualche nota, qualche distorsione di troppo che fa sorridere. Ci giriamo tutti verso la piazza principale.«Giovanni, ma cos’è questa musica?» chiede Gaetano, alzando lo sguardo dalla tazzina. Come se avesse previsto la domanda, Giovanni sorride «Stanno facendo il soundcheck gli Stereo8. Suonano stasera alla festa del paese. Ragazzi giovani, ma molto bravi. Fateci un salto se vi va.»Dal retro del bancone prende alcune copie di un album dal titolo semplice, ma evocativo: “L’ORIGINE”. La copertina è colorata, con un design un po’ retrò ma accattivante. Li dispone con cura sul banco, vicino alle bustine di zucchero e ai bicchierini di vetro.«Loro fanno pop italiano, ma con un tocco moderno» interviene Maria Teresa, che fino a quel momento era rimasta in silenzio, con lo sguardo puntato verso la piazza. «Li conosco bene, continua, hanno una bella energia. Hanno iniziato su YouTube, poi sono passati ai live, ora girano parecchio. Su Spotify c’è tutto il disco, ma anche i video meritano.»Mariangela, incuriosita, prende un CD e sfoglia il booklet con attenzione, mentre il sole si abbassa lentamente sull’orizzonte, tingendo di arancio le carrozzerie parcheggiate. Un altro sorso di caffè, qualche accordo in lontananza, e la sensazione che la serata stia per prendere una piega interessante. Il sole ormai sta calando, e il cielo sopra il paese si tinge di un arancio dorato che sfuma lentamente nel blu. Le prime luci dei lampioni si accendono, una dopo l’altra, come stelle che prendono posto nella notte che arriva.Il bar comincia a riempirsi, arrivano volti conosciuti, motorini che sfrecciano via, saluti lanciati da una parte all’altra della strada. L’aria è piena di aspettative, di quelle buone, che non chiedono troppo: solo una serata semplice, fatta di musica, risate e compagnia. Maria Teresa ha acceso il telefono e ci fa sentire vari brani degli Stereo8. La voce del cantante è calda, autentica, e i testi parlano di vita quotidiana, di attese e di sogni lasciati a metà.«Questa è una delle mie preferite,» dice, sorridendo. «Loro scrivono le canzoni come si vive: con qualche inciampo, ma sempre a tempo.»Decidiamo di andare verso la piazza, il palco è già pronto, luci montate, tecnici che corrono avanti e indietro, i suoni che si sistemano pian piano. Sotto al palco, alcune sedie sono disposte in cerchio, ma la maggior parte della gente resta appoggiata ai muri, ai motorini, o semplicemente con le mani in tasca, aspettando. Giovanni ci raggiunge per un attimo con una birra in mano e ci dice: «Quando attaccano il primo pezzo, vedrete, vi prende. Non sono mica gli ultimi arrivati!»E infatti, quando le luci si abbassano, la voce del cantante rompe il silenzio con il primo accordo, ci troviamo tutti immobili, catturati. È iniziata la serata. E da qui, tutto può succedere. La piazza vibra, letteralmente, sotto i bassi del secondo pezzo degli Stereo8. È una canzone più energica, con un groove deciso e un ritornello che ormai cantano anche quelli che non li conoscevano fino a mezz’ora fa.
Mariangela balla senza vergogna, Maria Teresa si è spostata sotto il palco, quasi in trance, mentre Gaetano filma con il telefono fingendosi un regista. Noi altri ci scambiamo sguardi divertiti, in un equilibrio perfetto tra entusiasmo e quella tipica lentezza da fine estate. Ma poi "L’ORIGINE", il brano che dà il titolo all’album, un’esplosione di fari blu e bianchi che accompagnò quell’accordo. Un boato. Il pubblico era caldo, vivo, affamato di musica. Originale e ritmato, con un ritornello che entrava in testa al primo ascolto. I piedi della gente iniziarono a muoversi. Le teste ondeggiavano a tempo. I bambini ballavano tra le bolle di sapone. A metà concerto, la band aveva conquistato tutti;
La chitarra di Silvio disegnava assoli infuocati;
Il basso di Domenico pulsava come un cuore;
La batteria di Alberto era un motore potente e costante;
Le tastiere di Vincenzo modellavano onde di luci in tempesta;
E Antonello … Antonello dominava il palco con la sua voce e la sua presenza.
Tra un brano e l’altro, qualche parola sincera:
«Essere qui stasera è un sogno che si realizza. Non siete solo pubblico, SIETE LA NOSTRA ENERGIA!»
Un silenzio pieno, poi un applauso lunghissimo. Lì, in quel momento, non erano più una band, ma ARTISTI.
È una sera che resterà.



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