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Nasce il Comitato Verità e Giustizia per Luca Orioli

9/09/2025

Il Comitato #VeritàeGiustiziaperLuca#, composto da cittadine e cittadini attenti affinché si garantisca
una Giustizia “GIUSTA” per tutti, si è riunito alla presenza dell’Associazione Libera, dell’avvocato
Antonio Fiumefreddo e di una rappresentanza degli studenti e degli universitari della provincia di
Matera, per affiancare e supportare mamma Olimpia Orioli, nella ricerca inarrestabile della verità su
quanto accaduto il 23 marzo del 1988.
Nella cittadina di Policoro due giovani, Luca Orioli e Marirosa Andreotta, vengono trovati senza vita
nel bagno della villetta dei genitori di lei. Sin da subito la versione ufficiale parlò di una tragica fatalità
domestica. “La porta del bagno era aperta”, dirà la mamma di lei che insieme al figlioletto rinvenne
i due corpi.
Inizia così l’odissea con ricostruzioni montate e smontate. Tante le ipotesi della morte che hanno
condizionato le aperture e le archiviazioni senza mai istruire un processo:
1. folgorazione dovuta ad un caldo-bagno, da perizia, risultato perfettamente funzionante;
2. elettrocuzione attribuita impropriamente ad una presa di corrente. I CC di Policoro
accerteranno il reato per la manomissione della sequenza delle foto scattate dal perito, e
successivamente montate, cambiando l’ordine degli scatti. L’iniziale presa “nastrata” (come
da verbale), quindi innocua, viene sostituita da quella “snastrata” dopo, dal perito, e
fotografata per rendere credibile l’elettrocuzione;
3. monossido di carbonio (dice il dottor Strada) dovuto ad una caldaia risultata poi perfettamente
funzionante (come documentato agli atti);
4. prima autopsia nel 1996 (perito d’ufficio prof. Umani Ronchi) causa omicidiaria, mai presa
in considerazione;
5. UACV (unità analisi crimine violento, ente non più attivo) monossido di carbonio. Perizia
smontata
6. elettrocuzione, questa volta attribuita ad un tubo di scarico del water, risultato in PVC, quindi
non conduttore di corrente;
7. seconda autopsia nel 2010. Monossido di carbonio. L’incarico viene affidato al perito dott.
Introna, dipendente del dottor Strada, che aveva nel ‘95 individuato come causa di morte il
monossido, poi sconfessato. Conflitto di interesse?
E’ fondamentale ricordare che lo stesso dottor Introna, in una trasmissione televisiva del 5 aprile del
2023 “Pomeriggio Norba”, smentisce il monossido come causa di morte: “quel quantitativo di
monossido non poteva far morire due persone”.
La riapertura di un caso, prevista quando vi siano “fatti nuovi o fatti non valutati”, come dice
l’avvocato Fiumefreddo, ha consentito la recente richiesta di avocazione presentata presso la Procura
di Potenza, gerarchicamente superiore a quella di Matera. Avocazione sollecitata per valutare fatti
accertati, e che non sono mai stati presi in considerazione o approfonditi dalla Procura materana.
Trentasette anni di brutture vissute e raccontate di ostinata negazione della verità e della giustizia.
Tante saranno le iniziative che metteremo in campo per continuare a mantenere alta l’attenzione sul
caso. Intendiamo costruire alleanze, educare alla memoria e alla solidarietà promuovendo azioni
pubbliche.
Il Comitato auspica con forza la riapertura del caso presso la Procura Generale di Potenza, cosicché
si dia finalmente un segnale chiaro e coraggioso, non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello
simbolico ed etico. Non si tratta soltanto di riaprire un fascicolo: è necessario restituire credibilità alle
Istituzioni, ravvivare la fiducia dei cittadini nella giustizia e mostrare che lo Stato sia capace di
rispondere con trasparenza e responsabilità.
La vicenda di Luca non è solo privata: è un impegno collettivo, un dovere civile, una battaglia di
verità e giustizia che riguarda TUTTI NOI.



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