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| Il Vulture crocevia della riflessione storica e culturale nazionale |
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29/07/2025 | Si è conclusa domenica 27 luglio, a Rionero in Vulture, la prima edizione dell’Eminalis Festival – I Confini della Storia, lasciando dietro di sé l’eco di tre giornate dense di pensiero, emozione e partecipazione. La manifestazione ha segnato un punto di svolta nel panorama culturale del territorio, dimostrando che anche nei piccoli centri del Sud è possibile dar vita a esperienze di alto profilo scientifico, civile e umano. Il festival, ideato e promosso dall’ArcheoClub del Vulture e interamente dedicato alla figura dell’ingegnere Giuseppe Catenacci nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, ha intercettato un bisogno profondo di confronto, consapevolezza e narrazione collettiva. Studiosi di fama nazionale, giovani ricercatori, professionisti, studenti, amministratori locali, cittadini e curiosi si sono ritrovati in uno stesso spazio – quello fisico e simbolico di Palazzo Fortunato – per interrogare il passato e riflettere sul presente. Il programma si è articolato in una pluralità di linguaggi e formati: mostre, laboratori, presentazioni di libri, tavole rotonde, lectio magistralis, trekking urbani, performance artistiche e concerti. Ogni evento è stato accompagnato da una partecipazione viva, attenta, generosa, capace di creare un clima di scambio autentico tra pubblico e relatori. Particolarmente apprezzata è stata la mostra “Le carte di Catenacci”, allestita nelle Scuderie del Palazzo, che ha offerto al pubblico un viaggio immersivo nella vita e nel pensiero di un protagonista poco conosciuto ma straordinariamente rappresentativo del Novecento italiano. Le lettere, i disegni tecnici, le fotografie e i documenti esposti hanno restituito con forza la figura di un uomo integro, radicato nel suo tempo ma capace di guardare oltre. I momenti più alti del festival sono stati scanditi dalle voci autorevoli di Francesco Benigno, Elena Basile, Errico Cuozzo, Giovanni Vetritto e Trifone Gargano, che hanno offerto al pubblico riflessioni ampie, profonde, a tratti spiazzanti. Grande risonanza ha avuto anche la presentazione del volume “A schiena dritta. La corrispondenza dell’ingegnere Giuseppe Catenacci dal 1905 al 1975”, che ha rappresentato il cuore memoriale e politico della manifestazione. Particolarmente sentito il talk sulla questione meridionale, animato da una pluralità di voci generazionali e professionali, segno di un desiderio condiviso di ridefinire le categorie con cui si racconta il Mezzogiorno. Il coinvolgimento dei giovani ha trasformato il dibattito in un esercizio collettivo di cittadinanza critica. Infine, non sono mancati i momenti di leggerezza e bellezza: il Bibliomotocarro del maestro Antonio La Cava, che ha inaugurato il festival con i suoi libri e sorrisi, e il concerto finale della JASI Band, che ha salutato il pubblico con un repertorio originale e coinvolgente, tra jazz, bossa nova e cantautorato.
Il successo di questa prima edizione dell’Eminalis Festival è da attribuire a molteplici fattori: la qualità degli ospiti, l’equilibrio tra ricerca e divulgazione, il coinvolgimento della comunità, l’ospitalità calorosa di Rionero e il lavoro appassionato di volontari, collaboratori e associazioni.
«Abbiamo immaginato il festival come un luogo di pensiero condiviso, capace di restituire alla storia la sua funzione pubblica e generativa. In questi tre giorni, – afferma Antonio Cecere, Presidente dell’ArcheoClub del Vulture – la città di Rionero è diventata uno spazio di incontro, ascolto e consapevolezza. La risposta ricevuta ci conferma che c’è sete di cultura vera, libera, profonda. L’Eminalis non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di un percorso. Da domani ricominceremo a costruire, con lo stesso entusiasmo e la stessa cura. Perché la storia, come la comunità, è un atto continuo di responsabilità» |
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