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| Intervista a Fabio Morici, scrittore e attore dalle mille risorse |
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4/02/2024 | Garbo, gradevolezza nell’ascoltarlo e grande professionalità sono le parole che subito mi balzano in mente pensando a Fabio Morici.
Variegate e molteplici le sue abilità: dalla sua attività di autore e sceneggiatore, a quella di scrittore di romanzi e saggi, al suo essere anche attore e infine, presentatore del Lucania Film Festival, che da anni conduce al fianco di Rocco Calandriello, direttore del festival.
Nell’intervista che segue, Fabio Morici ci racconta la sua storia nel mondo dell’arte e dello spettacolo.
Fabio Morici, sceneggiatore, scrittore e attore. Quando e come nasce il suo percorso artistico?
Ci sono diversi inizi, secondo me. Il primo quando da adolescente, con la telecamera di un mio amico e le tecnologie rudimentali a disposizione allora, giravamo dei corti per gioco. Scrivevo e recitavo senza alcuna consapevolezza. Ma evidentemente, con già una vocazione. Poi c'è l'inizio in cui ho studiato recitazione seriamente. L'inizio in cui lavoravo in teatro, tv, cinema come attore. Poi l'inizio, ormai trentenne, in cui ho fatto il corso di sceneggiatura alla Rai, e ho scoperto un nuovo percorso. E così via... E oggi sono prevalentemente un autore, scrivo per diversi media, cinema, tv, libri... Insegno scrittura al Centro Sperimentale di Cinematografia. E continuo, quando si crea la giusta occasione anche a fare l'attore. Perché questi due mestieri si sono sempre parlati, sostenuti, arricchiti a vicenda.
Come riesce a coordinare la verità dei suoi mestieri e talenti?
Alla base di tutto c'è sempre stata la volontà di essere un elemento attivo nella narrazione del mondo. Come specie, praticamente da quando esistiamo ci raccontiamo. Il narrare fa parte del nostro essere. La verità, nel mio caso, è data dunque dalla chiarezza dell'obiettivo, o della missione, se vogliamo essere romantici. Fin da piccolo amavo fruire storie, i film, le serie tv mi hanno cresciuto. E a un certo punto questo amore era così viscerale che, in quelle storie volevo entrarci dentro. E l'ho fatto, dapprima entrandoci fisicamente, come attore appunto. E poi iniziando a crearne di nuove. Faccio questi mestieri perché fondamentalmente amo raccontare storie tanto quando ascoltarle. E questo mi ha dato la bussola per trovare l'autenticità.
Il suo ultimo libro "Appena il tempo di andar via – Final Cut" edito da Fabiano&Castaldo, la vede attualmente impegnato in una attività di promozione. Quale argomento affronta nel suo romanzo?
Nel romanzo cerco di esplorare il confine tra vita e morte, di capire se e come ci debba condizionare questa consapevolezza che tutto finisce. Il protagonista scopre il modo in cui morirà: come cambia la sua vita? È giusto che cambi? Non è forse una cosa che già sappiamo tutti, in fondo? Questo tema così forte e antico è però messo dentro una narrazione avvincente e divertente, come piace a me. In un viaggio tra Milano e Marsiglia, tra il vecchio e il nuovo millennio, tra il sogno e l'incubo, tra la vita e la morte, i destini di 6 personaggi si legano profondamente. E mentre i punti fermi attorno ai quali il protagonista aveva costruito la sua vita si sgretolano, la riflessione che ne consegue è: ma esistono davvero i punti fermi? Perché a me sembra proprio di no. Non c'è niente di fermo, mai. Nemmeno la morte.
Lei è stato sceneggiatore e attore nell'opera prima di Claudia Gerini, “Tapirulàn”, dove l'attrice, oltre che protagonista è per la prima volta anche regista. Ci parla di questa esperienza?
È stata un'esperienza molto importante per me, un passo decisivo per definire ancora meglio il mio percorso, e farmi capire quello che sono e che voglio essere, come professionista. Per la prima volta, i miei due mestieri. che avevano viaggiato su binari paralleli, si sono incontrati: è stato il primo film in cui ero sia sceneggiatore che attore. Essere dentro un progetto dalla scintilla iniziale fino all'ultimo giorno di set, partecipare a ogni passaggio del processo creativo, è stato altamente formativo ed emozionante. Poi, come autore, mi piace molto creare dei personaggi femminili: mi permette di esplorare il mondo da un altro punto di vista - quello delle donne - dal quale mi sono sentito attratto e con il quale, come uomo, ho sempre sentito affinità. È stato un viaggio molto bello, e farlo accanto a Claudia Gerini lo ha reso ancora più bello.
Progetti futuri?
Nell'ultimo anno, con declinazioni diverse, sono entrato come autore nel mondo dei documentari. Un nuovo approdo che mi sta piacendo molto. Non voglio entrare nei dettagli, ma c'è un documentario importante che stiamo girando in questo periodo, un altro che invece é finito e che inizierà a breve il suo percorso promozionale, e un terzo che invece è ancora in fase progettuale. Tre prodotti completamente diversi, ma il genere docu mio sta aprendo nuovi scenari.
Roberta La Guardia
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