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'D’argilla e neve', una raccolta poetica senza spazio né tempo di Maria Pina Ciancio

27/08/2023

Presentata la silloge “D’argilla e neve” di Maria Pina Ciancio, pubblicata dalla casa Editrice Landolfi, nella collana Perle, con una intensa nota introduttiva dello scrittore Andrea Di Consoli. Il libro si chiude con “Cinque poesie in dialetto lucano”, terra dell’identità e dell’appartenenza. Una raccolta poetica senza spazio né tempo. Una ricerca spasmodica di amori e sentimenti. Versi sussurrati, come il conversare delle mamme lucane, ma pieni di vita, forza, sottolineati da una rabbia antica, baciati da quel sole che da sempre dona la vita, ma pur capace di inaridire campi e cuori. Tanti ricordi. Brividi intensi percorrono la schiena. Nenie delicate da cantare e ricantare a fraterni amici o a donne e uomini segnati dallo scorrere eterno delle stagioni. Il libro come una rosa: pagine forti, delicate, ma insidiate da spine. La stella polare che la guida è una preghiera intima, silenziosa, recitata con occhi innocenti. Un cammino “tra selve selvagge”, dalle zolle dure, che la porta a visitare sofferenze e speranze dalle radici lontane. Ogni anima le è cara, i luoghi visitati si trasformano in ”vicinato”, una casa senza porta, affacciata su ciottoli dove scorrono speranze, sogni, dignità, vite e sentimenti “Impronte controvento che si strozzarono nella Gora”. Luoghi dove ci si perde e ci si ritrova. Solo il colore dei capelli ricorda lo scorrere del tempo, dove le mani si incrociano come gli sguardi. Una terra a volte matrigna, ma tra le dita i grani di un rosario e la fede e la speranza nel cuore. Giovani “Senza corpo e parola”. “Una corsa a perdifiato sulle strade polverose”, mano nella mano con la vita, che pretende “sudore e sacrifici oltre la terra dei padri”, ma avara di premi e di certezze. Viaggi infiniti. Partenze e arrivi su “autobus azzurri” che tanto ricordano il colore del mare intenso, il profumo della salsedine. Stranieri ovunque, ma terre che man mano diventano casa. Negli occhi chiusi, abbandonati come il corpo su una poltrona, si affaccia sempre e ovunque il primo sguardo, il primo sorriso, la prima carezza nella casa dove si è nati, “sotto pioggia e grandine, sole e vento”, nel dormiveglia rinasce parola, mentre è presa da una mano amata che l’aiuta a ritrovare la casa. Vorrebbe, come tutti, ascoltare da vicino parole capaci di segnare animo e volti, costretta ad “abbandonarsi ai silenzi”, con la voglia di sfidare senza paura quell’emozione che porta lacrime calde tra i solchi del tempo, scaturite da un mare di ricordi, “una ruga incompresa nel fondo degli occhi”, mentre la terra continua a franare sotto i passi spaccando in due paesi e volti di sorelle e fratelli di carne e di sangue, che continuano a cercarsi ”tra il fogliame e la neve” e il giallo-verde intenso delle ginestre. Un viaggio tra silenzi, voci e speranze, dove l’acqua e il fuoco s’incontrano. In alcuni momenti il mal di testa l’assale, strappato solo dalla mamma con acqua e sale, stringendola forte al cuore. La poetessa alla fine parla e pensa in lucano, coccolata “Supa i cunucchi cum na vota/ senza pinsieri/ addu j eru cicata e nisciunu muria”. Poi, per il lettore, il viaggio sembra chiuso, ma il pollice continua a segnare l’ultima pagina, sguardo e mente diventano tutt’uno, l’occhio fissa la parete che diventa l’infinito, mentre ancora una volta ripercorre la strada tra l’argilla e la neve. Grazie a Maria Pina, ci si è guardati nel cuore, sfogliando pagine di reliquie di umanità e di vita, tra storie ritrovate e sentimenti appesi alla luce fioca della memoria. Ma il tempo è senza tempo, e una moltitudine di genti, seppur lontane, all’apparenza perse, scopre nel Sud la sua forza, le sue radici. E in “D’argilla e neve”, come il figliuol prodigo, ci si ritrova, “e nisciune è cchiu’ cicate”.

Maria Pina Ciancio, D’argilla e neve, prefazione di Andrea Di Consoli, Ladolfi Editore, giugno 2023
Vincenzo Diego



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