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| Basilicata: partenza e arrivo di traffici illeciti di rifiuti? |
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21/07/2023 | Riguardo all’annosa questione dello smaltimento illecito dei rifiuti in Basilicata, tra le attività svolte dalla “Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse” spicca l’audizione della dottoressa Franca Macchia, sostituto procuratore della Repubblica presso la Pretura circondariale di Matera di venerdì 19 settembre 1997. In quella sede il magistrato mette al corrente la Commissione di un presunto traffico di rifiuti tossici secondo una direttrice Nord-Sud e precisamente dai centri di stoccaggio della Lombardia in Basilicata.
Afferma il procuratore: “ho avuto modo di occuparmi di un'indagine relativa ad un traffico di rifiuti speciali e tossico-nocivi...Lo stesso traffico seguiva la rotta nord-sud e partiva da centri di stoccaggio situati in Lombardia per arrivare in discariche della Basilicata. Questo smaltimento veniva effettuato apparentemente in forme legali, in quanto dalla documentazione si evinceva che la destinazione finale dei rifiuti era costituita da discariche autorizzate della Basilicata. Devo peraltro rilevare che dalle indagini è emerso che in quella stessa regione, dove non esiste una realtà industriale particolarmente attiva, vi sono ben due discariche di rifiuti tossico-nocivi, poste peraltro a distanza ravvicinata, che sarebbero luogo di destinazione finale di rifiuti di origine prevalentemente industriale, pur non esistendo - lo ripeto - un bacino di utenza locale interessato”. Le due discariche in questione, citate dal sostituto procuratore, dovrebbero essere la Tecnoparco Valbasento s.p.a di Pisticci Scalo e l’Itrec alla Trisaia di Rotondella che si trovano a circa un’ora di distanza l’una dall’altra.
Ora viene da chiedersi, come fa il magistrato in sede di Commissione, che necessità c’era di creare queste due discariche in una regione dove non esiste una realtà industriale particolarmente attiva? Come se non bastasse, ad ingarbugliare ancora di più la questione si aggiunge la successiva affermazione che la dott.ssa Macchia fa alla Commissione. Rispondendo ad una domanda del Presidente, il quale le chiedeva se queste due discariche erano regolarmente autorizzate, afferma: “Sì, si tratta di discariche regolarmente autorizzate. Dalle indagini è emerso però che la destinazione risultante dalla documentazione non corrispondeva alla realtà, nel senso che quei rifiuti, pur essendo partiti dalla Lombardia ed arrivati in Basilicata, non erano stati certamente smaltiti presso le discariche autorizzate, o almeno i gestori delle stesse negavano di averli ricevuti. In sostanza, da questo ha avuto origine un'indagine che poi si è ampliata e successivamente scissa in più campi investigativi, tra cui, per un verso, quello volto a verificare come si svolgesse il traffico, quali fossero i soggetti interessati e quale il destino effettivo dei rifiuti. Allo stato (si tratta di attività ancora in fase di indagine), non sono stati individuati i luoghi dello smaltimento abusivo che abbiamo ipotizzato; è certo comunque che si è persa la cognizione di quello che è stato lo smaltimento effettivo di questi rifiuti”. Quindi, stando a quanto affermato dal magistrato, le due discariche in questione servivano soltanto da copertura e i rifiuti venivano materialmente smaltiti altrove. A tal proposito, nel verbale della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti durante la XVI legislatura si legge che “il dottor Pace cercò anche di individuare i cosiddetti siroi (cavità scavate nella roccia in Basilicata risalenti al IV secolo a.C. ) che da un manuale dell’Enea risultavano impiegati per il deposito di scorie radioattive. Si rivolse sia al prof. Quilici dell’Università di Bologna il quale però gli disse che i siroi non erano più localizzabili, sia ad un professore rumeno, tale Amasteadu, che aveva condotto studi archeologici in Basilicata. Anche questo professore disse di non potere localizzare i siroi; aggiunse però che era stato pubblicato un testo, ormai introvabile, contenente le mappe dei siroi, testo che lui stesso aveva posseduto in passato, ma che gli era stato trafugato dopo avere ricevuto una strana visita da parte di iracheni che gli fecero numerose domande”. Stando a queste affermazioni, quindi, la questione dello smaltimento e il traffico illegale dei rifiuti in Basilicata assumerebbe le caratteristiche di un intrigo internazionale. In particolare, sempre da quanto si evince dai resoconti della Commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nel marzo 1995 un funzionario dell’Enea, tale ingegner Carlo Giglio, chiese alla polizia giudiziaria di essere ascoltato in merito ad una indagine sul traffico e la gestione delle scorie nucleari in Italia, che lasciavano intravedere il coinvolgimento dell’Enea. Queste le parole riportate nel resoconto della Commissione: “Parlò, poi, di una presunta attività clandestina dell’Enea finalizzata a fornire tecnologia e materiale nucleare all’Iraq (12.000 kg di uranio), delle reazioni del governo americano e dei servizi segreti israeliani. Riferì, ancora, in ordine allo smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti dall’Enel, sotto la supervisione dell’Enea, la cui destinazione sarebbe stata ignota”. Tutto questo stato di cose, darebbe peso e concretezza a quanto affermato dalla dottoressa Macchia quando sosteneva che “Da queste indagini emerge il fenomeno della partecipazione allo smaltimento abusivo da parte di molti soggetti. Infatti, stando alle stesse indagini, il traffico dei rifiuti si configura inequivocabilmente come un'attività criminale a carattere organizzato, che vede nella Basilicata il luogo terminale ideale, anche perché caratterizzato da una bassissima densità di popolazione e quindi scarsamente presidiato da quest'ultima”. Luogo terminale e, aggiungeremmo noi, anche di partenza per presunti traffici illeciti di carattere internazionale.
Nicola Alfano
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