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| Il ritorno letterario di Biagio Iacovelli con ''Il Serenissimo'' |
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13/09/2021 | Un libro sorprendente. Un racconto che si realizza tra una narrazione a tratti fantascientifica e innovativa e una caratterizzazione dei personaggi strettamente legata all’attualità e all’essenza stessa dell’umanità.
E’ ‘’Il Serenissimo- Ovvero, l’inatteso fascino della mediocrità’’ (Rogas edizioni), la seconda prova letteraria di Biagio Iacovelli, artista lucano, originario di Latronico, che abbiamo conosciuto come attore.
Ma che, negli anni, è cresciuto non solo anagraficamente (è ancora giovanissimo, classe 1992) ma lo ha fatto soprattutto avventurandosi con licenza contemplativa alla scoperta del mondo, delle cose, ponendosi domande e cercando le risposte.
Ma chi è ‘’Il Serenissimo’’? In realtà è un po’ come Godot: ogni lettore ha licenza di vedere in lui quello che vuole, quello che sente, in base alle proprie esperienze e alla propria sensibilità. Il romanzo cerca di svelarlo attraverso una serie di interviste a chi ha incrociato il Serenissimo nel corso della propria vita. Lo rappresenta già la copertina: lo sfondo è completamente nero ma, se osserviamo bene, si intravede un profilo.
Una matrioska di opinioni, di punti di vista; una stanza dentro un’altra stanza e dentro un’altra ancora, in cui, attraversatane una, si può fare anche il percorso inverso.
Il libro ha il contributo prezioso di Moni Ovadia, che ha scritto la prefazione e che Iacovelli aveva già conosciuto ai tempi de ‘La sindrome di Antonio’, il film che lo aveva visto protagonista qualche anno fa.
L’autore ‘’ci fa specchiare in uno specchio che ci deforma- scrive Ovadia- ma non perché sia uno specchio deformante ma perché ci restituisce la nostra deformità’’. E’ una inchiesta giornalistica, quella dell’autore, nell’immaginario Stato di Litaija, in un viaggio raccontato anche molto bene dalle illustrazioni di Eleonora Iacovelli.
Mariapaola Vergallito |
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