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Milano: presentato "Breve storia del mio silenzio" di Giuseppe Lupo

17/11/2019

La nona "fatica", si fa per dire, di Giuseppe Lupo ,"Breve storia del mio silenzio", edito da Marsilio, è stata presentata pressso il Centrale Distrect - Milano Touring, da Isabella Bossi Fedrigotti, del Corriere della Sera.
Lupo, ormai, è atteso come una festa comandata, a scadenza fissa e come tale con tanta curiosità, per gustare il suo romanzo, sempre di vita vissuta in diretta o di se stesso, come in questa occasione. Chiamiamola una vera e propria biografia, perché l'opera non è altro che il lineare racconto della sua infanzia difficile ed il cammino verso Milano, città libera ed aperta, dove i sogni, le speranze, i desideri possono trovare il contorno necessario. Basta volerlo, anche se la metropoli potrebbe incutere timore, ma non paura, se nel tuo animo hai ben precise le mete da raggiungere.
Lupo, ragazzo di quattro anni, in attesa della nascita della "sorellina" , perde, senza capirne il perchè, la parola. Non parla più, ciò che desta non poche preoccupazioni in famiglia, tutta unita per escogitare i sistemi più strani per riportarlo alla normalità della vita, dalla quale si era estraniato in una solitudine non consona ad un bambino fino ad allora vivace come tutti i suoi compagni. Nel frattempo, diventa curioso dei numerosi libri che in casa, padre e madre maestri, tengono e che gli mettono sotto gli occhi per stuzzicarlo. Niente. A lui interessano le copertine, le illustrazioni, i giornali che il padre legge e i manifesti che prepara per le sue numerose manifestazioni culturali del Circolo di cui è fondatore e presidente. Parla, il padre, dei personaggi famosi dell'epoca ed ha in bocca sempre e solo Milano, città della cultura, dalle mille luci, dei libri dei grandi editori. dell'Illuminismo. Una città da vedere assolutamente e magari in cui vivere, studiare e realizzare i suoi sogni, uno in particolare: diventare scrittore, a tutti i costi. Superati gli anni difficili, la famiglia decide di trasferirsi a Milano per assecondare Giuseppe che già, nel lungo viaggio di una notte intera, fantastica, pianifica le strategie per entrare nel mondo che lui insegue e che gli rendono meno dura la lontananza da Atella. Come farà, lui che viene da un altro mondo, da una civiltà a luci spente ad incontrare il "nuovo", per costruire il suo futuro? Forte della convinzione che l'unico modo per riuscirci è affrontare di petto gli ostacoli, che per un ragazzo meridionale si ingigantiscono , si presenta direttamente agli editori che, ovviamente, lo snobbano, se ha i mente solo idee? La tenacia viene premiata quando Giuliano Gramigna gli dà un appuntamento al Corriere della Sera e gli promette di leggere qualcosa di scritto, si imbatte in Giulio Nascimbeni e tanti altri famosi giornalisti, che gli erano rimasti impressi in testa da quando il padre leggeva il Corriere della Sera in casa, come se fosse una bibbia. Tenace e felice perchè si rendeva conto che realmente Milano fosse la città dei sogni.
L'incontro con Cesare De Michelis, tralasciando i tanti altri, rappresentò, in un ceto senso, il suo punto di arrivo, il suo approdo sicuro:era l'editore "Marsilio", il suo editore, con cui avrebbe avuto rapporti di amicizia e familiarità, alla pari di quelli di lavoro.
Il libro non trascura la conoscenza della città, che era troppa grande per lui e che fece di Lambrate il suo quartiere preferito, da cui partire per la scoperta totale di luoghi famosi e già noti. Di Milano, cosa strana, adorava la pioggia, che gli riportava alla memoria quella di Atella, di cui la mamma gli raccomandava di ascoltare il ritmo delle gocce cadenti, simili alle lettere dei tabelloni della scuola. Per Lupo una giornata uggiosa era bella, quanto una passata sotto il sole di Metaponto o il tempio di Pitagora.
Cari amici, non vi posso raccontare tutto il libro, se no Giuseppe mi sgrida. Voglio solo dirvi che scoprirete un grande uomo di scrittura, un poeta dell'anima e dei sentimenti, che, alla fine, sembrano essere quelli di ognuno di noi o di quanti abbiano intrapreso lo stesso viaggio dal paesello di origine alla grande città, con una valigia piena di mille speranze e armati di tanto coraggio.

Giovanni Labanca



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