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Il viaggio del Migrant Film Festival, dedicato ai migranti della storia

17/07/2017

Nell’epoca dell’innalzamento dei muri, tanto reali quanto mentali, l’Altro fa paura. “Non mi importa se affondi o nuoti; non mi interessa affatto”, cantava Bob Geldof nella sua provocatoria “Grande canzone dell’Indifferenza”; parole vive, che oggi bruciano come sale su una ferita aperta. Tutto ciò che è Altro da noi, che noi percepiamo come diverso da noi, automaticamente va allontanato, cancellato, eliminato; e, d’altronde, è quello che già facciamo nel nostro quotidiano (declinando ogni responsabilità), con la folle idea di “aiutarli a casa loro”. Eppure, prima di ogni pregiudizio, si potrebbe cercare di capire, di conoscere chi ci è di fronte, abbattendo ogni sorta di barricata.
Ed ecco il “Migrant Film Festival”, un vera e propria manifestazione – per di più cinematografica – dedicata al “migrante”: e non parliamo esclusivamente di quelli che, oggi, cercano stremati di intravedere e toccare le terre d’Europa, della Vita; parliamo di tutti i migranti della Storia: perché si sa, la storia dell’Uomo è fatta di trasmigrazione, di cammino libero. E il “Migrant Film Festival” ha come obiettivo proprio quello di far cadere ogni difesa per far conoscere le differenti culture, le policrome identità che vivono ed abitano questa grande terra comune, con un focus particolare sulle popolazioni africane (in maggioranza, Senegal e Burkina Faso) e sulle popolazioni dell’Est Europa; un’occasione di incontro che vuole essere riflessione sul concetto stesso di “migrante”: un concetto rimasto immutato per millenni, che continua a rimarcare un fenomeno che ancora oggi fa parte del nostro mondo e del nostro essere. Un momento di condivisione, di integrazione e di aggregazione, che non a caso vede tra i volontari i ragazzi del CAS "Borgo Saraceno" di Spinazzola e la “loro” testata multilingue "Terra Nostra". Ma il Festival è anche una festa d’Arte: il “Migrant Film Festival” si presenta come vincitore del Bando MigrArti 2017 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale Cinema ed è sostenuto dal Programma “Sensi Contemporanei”, oltre che dal Consiglio Regionale della Basilicata. Organizzato dal Centro di Documentazione “Michele Mancino” di Palazzo San Gervasio, in collaborazione con l’associazione di volontariato “A.I.P. Teranga” di Lecce, è un festival migrante dedicato ai migranti: per questa sua prima edizione, il festival parte da Palazzo San Gervasio (dal 15 al 19 luglio) per poi “trasmigrare” al Cinelab Giuseppe Bertolucci del Cineporto di Lecce (dal 24 al 28 luglio). “Tutti siamo migranti nel mondo, da quando il mondo esiste. – ha dichiarato Milena Kaneva, direttore artistico nonché ideatrice del Festival – Le popolazioni migrano e continueranno a migrare: questo fenomeno, oggi vissuto con grande paura, si dovrebbe vivere come un evento naturale; ma se noi ci fissiamo sulle conseguenze di questi flussi, senza cercare di capirne le cause (guerre, povertà, privazione di risorse naturali), continueremo ad essere soggiogati dalla paura. Importante è conoscere queste persone, conoscere e riconoscere il loro vissuto; conoscere che è conoscenza reciproca. Io stessa – continua sorridente Kaneva – sono stata una migrante, arrivando in Italia dalla Bulgaria: qui ho avuto un’accoglienza bellissima, calorosa, nonostante il mio cuore fosse spezzato a causa della lontananza dal mio Paese e dalla mia famiglia; ma l’Italia è diventato il mio Paese d’adozione e mi ha permesso di realizzare i sogni di libertà che avevo e di diventare cittadina del mondo. Questo festival, che da “migrante” ha tutta la volontà di migrare verso nuove città, vuole essere un’occasione di conoscenza delle altre culture; un’occasione per guardarsi negli occhi, per stringersi la mano e vedere che l’Altro non è pericoloso: se ci liberiamo dalla paura – ha concluso Milena Kaneva – possiamo realmente vivere insieme, in armonia. Ho creato una fondazione, la “Freedom for Fear”, ed ho girato il film “Libertà dalla paura”, ispirato al saggio del Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi: il “Migrant Film Festival” non è che il figlio di questa idea di pace”. La prima edizione di un festival che vuole e che deve crescere, in quanto punto di incontro, di conoscenza, di unione; e cominciare da Palazzo San Gervasio ha la sua importanza: da sempre dedito all’accoglienza dell’Altro – anche grazie allo spirito di tanta gente del posto, a partire dall’Osservatorio Migranti-Basilicata – è stato il centro di un’area della regione ogni anno crocevia di migliaia di braccianti stranieri arrivati per il mercato (sporco) della raccolta del pomodoro. Ma Palazzo San Gervasio – come ha detto il primo cittadino Michele Mastro, durante la serata di apertura – vuole diventare punto di riferimento sul fronte dell’accoglienza dei migranti (allontanando lo spettro del caporalato, che ha segnato il Vulture-alto Bradano in questi ultimi vent’anni), guardando all’Altro come una grande risorsa culturale e sociale e non come l’emergenza da fronteggiare alla meno peggio. Così, godiamoci il “Migrant Film Festival” e l’emozione che dà incontrare chi è diverso ma uguale a noi.
Marialaura Garripoli



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