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| Pino Rovitto: 'il passato non è nostalgia, è slancio per il futuro' |
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27/11/2018 | Si chiama “Le parole scomparse. Dizionari innamorati senisari e lucani” ed è l’ultimo libro, in ordine di tempo, di Pino Rovitto, sociologo senisese, cresciuto professionalmente e umanamente nella scuola del professor Enzo Spaltro, senisese anche lui. Rovitto è uno dei vincitori della sesta edizione del premio letterario nazionale “Salva la tua lingua locale”, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà il 14 dicembre nella sala Promoteca del Campidoglio a Roma. Prima, però, Pino Rovitto tornerà in Basilicata perché sono previste due presentazioni del suo libro, una a San Giorgio Lucano e l’altra a Craco. Noi lo abbiamo raggiunto telefonicamente.
E’ stata una bella soddisfazione ricevere questo premio?
Sì, davvero una bella notizia. Sono contento perché si tratta di un premio ‘tecnico’, il presidente della commissione è un linguista . Insomma, mi ha fatto molto piacere.
Da quale esigenza è nato il suo ultimo libro?
Per rispondere a questa domanda cito Marco Aurelio: “Ombre labili, tutte le cose, e presto divengono leggendarie, poi l'oblio le seppellisce”. Ecco. La paura che tutto possa svanire e la necessità di non far svanire le parole e, quindi, la memoria, mi ha portato a scrivere questo libro. Il libro non è rivolto al passato, non si tratta di una operazione nostalgica. E’, al contrario, un modo per tenere in vita le parole e per guardare avanti. Poi molti sono anche ricordi d’infanzia, perché mio nonno materno era bravo a raccontare le storie, lui è stato un po’ il mio Omero.
Possiamo dire, dunque, che è stato suo nonno ad inculcarle per primo la passione per la ‘parola’?
Sì. C’è uno scrittore francese, Paul Claudel, che dice che ‘’la radice dell’Odissea è un albero d’olivo’’. Per me è stato mio nonno.
Mi piace molto il concetto dei ‘’dizionari innamorati senisari e lucani’’.
‘Innamorati’’ perché ho scelto le parole un po’ come si scelgono gli amici: li scegli e basta. Alcune parole sono state scelte così. Altre sono importanti per Senise, come ‘frana’ oppure ‘vergogna’. Quest’ultima è molto importante perché era ed è un meccanismo di funzionamento sociale.
Sulla copertina c’è il bel campanile della Chiesa Madre di Senise, cosa rappresenta?
E’ un disegno di un mio carissimo amico, Paolo Lista ed è la sua personale rappresentazione di quello scorcio di paese. Sono sue anche le foto all’interno.
Come si fa oggi a salvare le parole in un’epoca in cui se ne usano tante ma, spesso, sono svuotate dal loro significato? Il riferimento è soprattutto ai social network.
Faccio riferimento alla mitologia. Il Mito non ti dice ‘’questa è la verità’’, ti dice ‘’questo è quello che devi sapere’’. Allo stesso modo di parole se ne dicono tante ma dobbiamo imparare a capire che esse sono preziose. Plutarco diceva che la parole sono i semi della vita. Bisogna averne cura, come bisogna aver cura dei ricordi che ci permettono di andare avanti.
Mariapaola Vergallito
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