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| Gli ambasciatori del ritmo popolare lucano |
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10/07/2018 | E’ passato circa mezzo secolo da quando l’etnomusicologo Ernesto Carpitella coniò l’espressione “Il paese dei cupa cupa” per indicare la Basilicata nei resoconti delle sue ricerche condotte costantemente a fianco di Ernesto De Martino e Franco Pinna.
A cinquant’anni di distanza, una capillare campagna di rilevamenti estesa ai principali paesi lucani ci offre la più aggiornata ricostruzione della musica tradizionale della Basilicata nella ricerca attenta e scrupolosa condotta da Pietro Cirillo, musicista, ricercatore e storico leader del gruppo Officine Popolari Lucane, che ha al suo attivo collaborazioni con i più grandi autori della world music italiana, da Antonio Infantino a Eugenio Bennato, passando per Mimmo Epifani e Mimmo Cavallaro.
Un successo dietro l’altro sta permettendo al gruppo di crescere e di diventare ambasciatore del ritmo popolare lucano, cui sarà tributato il prestigioso premio “Mia Martini” a Bagnara Calabra (RC) nel prossimo mese di ottobre.
La musica del compianto Antonio Infantino e quella di Pietro Cirillo, due facce della stessa medaglia, entrambi provenienti dallo stesso comune della collina materana che è epicentro dell’etno-folk, il prossimo 15 luglio, nella cornice meravigliosa di Sciacca (AG), per la prima volta si fonderanno in un nuovo progetto artistico che congiungerà le Officine Popolari Lucane ai Tamburi di Tricarico, giovani percussionisti che fanno del ritmo ancestrale la loro unica fede.
Una nuova ensemble capace di accrescere la valorizzare di un patrimonio musicale il cui potenziale risulta ancora parzialmente esplorato e conosciuto, che vedrà sul palco l’alternanza e la contemporaneità di esecuzione di tamburi, cupa-cupa, campanacci e di altri strumenti atipici che cadenzano antichi ritmi processionali, capaci di generare una vera e propria trance. Una proposta innovativa che fonde il suond di Cirillo e della sua band con la tradizione di questo gruppi di musicisti che eseguono suoni e melodie ataviche di una terra antichissima.
E’ con l’arte dei suoni che i Tamburi di Tricarico rendono le tracce di una Lucania che non riusciamo a ricordare, fatta di atmosfere difficili da afferrare, restituendo emozioni che non si sanno più assaporare, in un lavoro che non è solo una ricerca musicale che analizza le proprie origini in chiave mai retorica, ma diventa una testimonianza sincera ed appassionata dell’esperienza di un mondo primitivo che ancora pulsa nelle vene ed irrora la memoria.
I “cubba cubba” o “cupa-cupa” rappresentano la sonorità tipica di una terra arcaica, il cui suono, cupo e profondo, è provocato dallo strofinio della mano bagnata su una cannuccia cava, legata inferiormente ad una membrana fatta con pelle di animale o tela. Un movimento continuo in cui è l’arto che percorre la cannuccia a generare le vibrazioni della membrana, amplificate dal recipiente, che determinano scansioni ripetitive assimilabili al ciclo biologico “nascita – vita – morte”.
Un tamtam che scandisce ritmi agro-pastorali e processionali, legati alla tradizionale raccolta delle olive o ad altre attività rurali, riconducibile persino a taluni rituali pagani che si ripetevano anche all’aperto per propiziare un buon raccolto nonché durante le tradizionali fiere e feste agricole. I cupa cupa e le casse venivano suonati soprattutto il giorno di sant’Antonio abate, il 17 gennaio, data che segna tradizionalmente l’inizio del Carnevale che rappresenta un periodo di passaggio e come tale rientra nella diffusa concezione ciclica del tempo che ogni cultura possiede. Durante questo periodo, la tradizione vuole che alcuni gruppi di persone, girando per le strade del paese, intonino ancora oggi a Tricarico e dintorni, canti e balli accompagnati dal suono dei “cupa – cupa” e da suoni stridenti di campanacci, tamburi e campanelli, in rituali concepiti con il preciso scopo di abolire il ciclo del tempo trascorso, ricreando il caos primordiale e preparando il terreno per un altro ciclo temporale. Sono i cosiddetti “riti di passaggio”, tra ciò che è vecchio e ciò che è nuovo, comprendono canti di questua, purificazioni e mascheramenti.
Reperti sacri di un’etnomusicologia che è sempre più ricerca dei luoghi e dei tempi, che Pietro Cirillo e l’accoppiata Officine Popolari Lucane e Tamburi di Tricarico sapranno svelare come perle preziose agli appassionati di questo genere musicale del tutto nostrano, fatto di storia e ricco di emozioni.
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