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| Parco del Vulture: tutela dell'ambiente e sviluppo per preservare l'identità |
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13/04/2018 | Ripartire dal “cuore” del Vulture, da quel vulcano che domina silenzioso la zona nord della Basilicata: questo il monito del convegno “Il Parco del Vulture: tutela dell’Ambiente e fattore di Sviluppo”, tenutosi giovedì 12 aprile presso la sala consiliare del Comune di Melfi. Organizzato dall’Associazione “Compagnia de la Terra Nova” insieme al Comune di Melfi, oltre al presidente dell’associazione dr. Goffredo Pizza e al sindaco della città federiciana Livio Valvano, ha visto la presenza del presidente/commissario del Parco del Vulture dr. Franco Ricciardi; del presidente regionale di Confagricoltura Basilicata dr. Francesco Battifarano; del prof. Renato Spicciarelli, docente dell’Università degli Studi della Basilicata, e dell’Assessore all’Ambiente Francesco Pietrantuono.
Un progetto che parte da lontano, lungo almeno 25 anni, quello del Parco del Vulture; ma che oggi vuole fare della cura dell’ambiente un elemento di sviluppo di una parte importante della Basilicata. Istituito con L.R. n. 28 del 20 novembre 2017, il Parco si estende per 6518 ettari e comprende 9 comuni (Atella, Barile, Ginestra, Melfi, Rapolla, Rionero in Vulture, Ripacandida, Ruvo del Monte, San Fele); in tale perimetro è inclusa la zona ZSC/ZPS “Monte Vulture” e la zona SIC/ZPS “Lago del Rendina”. “Un progetto – come ha sottolineato Franco Ricciardi – accettato da buona parte dei comuni del Vulture, i quali hanno ripreso quella che era la vecchia perimetrazione decisa diversi anni fa, ragionando in una logica di comunità”; a dimostrazione che la valorizzazione di quest’area non può che fare bene anche all’intera regione. L’area del Parco Naturale Regionale del Vulture si compone di tre livelli di tutela: il livello 1 riguarda quei “territori di elevato interesse naturalistico e paesaggistico, con inesistente o limitato grado di antropizzazione” (in questo livello ricadono gli habitat delle aree ZPS/ZSC rientranti nel perimetro del Parco); il livello 2 interessa quei “territori di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con limitato grado di antropizzazione”; mentre il livello 3 riguarda quei “territori di rilevante valore paesaggistico, storico e culturale con elevato grado di antropizzazione” (gli ambiti urbani, periurbani ed extraurbani produttivi) [cfr. L.R. n.28/2017].
Una zona naturale protetta che vuole essere motivo e veicolo di sviluppo dell’intero territorio, comprendendo anche la tutela e la valorizzazione delle identità del posto; “uno scrigno di biodiversità – ha rimarcato Ricciardi – che va tutelato”. Di fatti, al centro di questa importante decisione vi è il recupero della zona di Monticchio Laghi, dove le competenze – prima dell’istituzione del Parco – erano ripartite tra troppi enti amministrativi. In quanto unico organismo sovracomunale, il Parco ha la finalità di “tutelare e conservare le specie e gli habitat naturali nonché valorizzare le caratteristiche geologiche, paesaggistiche, storico-archeologiche e paleontologiche del territorio del Parco, con particolare riferimento alla emergenza ambientale, geomorfologica ed idrogeologica costituita dai laghi vulcanici di Monticchio e del Monte Vulture”; di “proteggere le specie animali e vegetali autoctone nell’area naturale, con particolare riferimento alla farfalla Acanthobrahmaea europaea”, diffusa quasi esclusivamente in Basilicata e in Indonesia; di incrementare lo sviluppo economico e sostenibile della zona, guardando alla crescita turistica, nonché il recupero naturale e culturale dell’intera area. Non meno importante la finalità di “agevolare, anche in forma di cooperativa, le attività produttive compatibili, con particolare riferimento alla produzione artigianale tradizionale e agro-silvo-pastorale”, con un’attenzione generazionale (a lungo termine) della terra e dei suoi frutti. In quest’ottica, il Parco rivelerebbe una potenzialità importante dal punto di vista agricolo, con prodotti (vino, cereali, olive, castagne) ancor più eccellenti.
L’area del Vulture va protetta; il vulcano rappresenta un ambiente con caratteristiche uniche: con questo punto di riferimento, il Parco diventa strumento (e non soluzione) di tutela. Importante – come sottolineato dal prof. Spicciarelli – è la costruzione di una comunità consapevole del Vulture e del Parco: sentirsi parte attiva di una comunità, combinando le scelte presenti con quelle future, potrà permettere un grosso salto di qualità. “È la biodiversità l’attrazione di quest’area”: conclude così l’Assessore all’Ambiente Pietrantuono, che sottolinea come la Regione ha provato a dare importanza a ciò che la Basilicata possiede per natura; un pezzo geografico e naturalistico importante che mancava nella cartina della Lucania. “C’è un’attività robusta e coraggiosa da fare – ha detto – ma l’obiettivo resta quello di recuperare l’identità di questa zona per dare dignità a tutto il territorio lucano”.
Marialaura Garripoli
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