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ITINERARI  CULTURALI 

Bonci b&b è situato nel territorio di  Basilicata bagnata dallo Jonio, dove otto secoli prima di Cristo i colonizzatori greci fondarono Metaponto, Siris, Heraclea; i capisaldi della Magna Grecia. Di questa storia rimangono  ancora visibili, nel parco archeologico di Metaponto, i ruderi della città antica e i resti delle imponenti Tavole Palatine del tempio dorico dedicato, nel VI secolo a. C. a Hera. Dell’antico edificio restano in piedi quindici delle trentadue colonne; una leggenda narra che la struttura venne costruita da una stirpe di semidei che erano soliti consumare, di ritorno dalle loro gesta, lauti banchetti sotto il colonnato. Fino al XIX sec. erano definite, secondo alcuni storici, anche Mensole o colonne Palatine, forse in ricordo delle lotte contro i saraceni da parte dei paladini di Francia. Una  interessante  raccolta di reperti, trovati durante gli scavi, è esposta  nel Museo Nazionale della Siritide di Metaponto, adiacente alla zona archeologica.

 Nell’entroterra, lungo la S.S. Sinnica, vale la pena di fermarsi a Tursi, la cui fondazione risale al secolo X, per  una visita al diruto borgo della  Rabatana ( forse da arabum tana,) chiamato così a ricordo dei saraceni che li si ritiravano dopo le scorrerie. Di un certo interesse è la Chiesa di Santa Maria Maggiore, edificata nell’ XI secolo su una costruzione ipogea, che  conserva, all’interno della cripta, un presepio in pietra del XVI secolo, opera di Altobello Persio. 

A pochi km di distanza, percorrendo una rotabile che si inerpica tra il paesaggio lunare degli sterili calanchi, c’è la stupenda chiesa di Santa Maria d’Anglona. Costruita in pietra tufacea tra l’XI ed il XII secolo,  insiste su un  bassopiano, dove un tempo sorgeva la città di Pandosia di Eraclea, l’antica capitale degli Enotri.  Alle pareti della pieve, si può ammirare un ciclo di affreschi di età medievale. Il magnifico portale in facciata è preceduto da un atrio aggiunto nel XIII secolo, sormontato da figure umane e dai simbolo dei quattro evangelisti.

Lungo la valle del torrente Serrapotamo, seguendo la S.S. Sinnica, si raggiunge Senise. Di un certo interesse  è la chiesa di San Francesco, che conserva intatto il portale ogivale del XIV secolo. Sull’altare è collocato un polittico di frà Simone da Firenze (1523) ottimamente conservato, recante nell’ordine superiore il Crocifisso e i Santi Girolamo, Lorenzo, Caterina,Agostino. In quello inferiore una Madonna con Bambino e i Santi Stefano, Battista, Francesco d’Assisi e Gregorio Magno. Il coro ligneo è del XVI secolo, mentre in sacrestia è possibile apprezzare l’ottima fattura di un prezioso crocifisso in legno del Trecento.

Nell’Alta val d’Agri si trova il parco archeologico di Grumentum, uno dei più antichi insediamenti romani, posizionato sulla strategica via Heculea che collegava Puglia e Calabria. Qui, nel 223 a. C. si compì la disfatta di Annibale ad opera del console Claudio Nerone. Sono visibili i resti dell’ anfiteatro costruito nel I secolo a. C. uno dei più antichi d’Italia, assieme a quello di Pompei. Poteva contenere settemila spettatori. Adiacente alla zona archeologica c’è il Museo Nazionale. Tra i reperti c’è il celebre frammento marmoreo della testa di Livia, moglie di Augusto. Suscitano curiosità le ossa di elefante erroneamente attribuite ai pachidermi di Annibale; in realtà sono  resti databili al Quaternario dell’ Elephans antiquus, che viveva in quelle terre.

Un altro incontro che è possibile fare, in questo angolo di Basilicata, è quello con i due Parchi letterari presenti nel territorio.

Uno è quello del Novecento, di Carlo Levi, che ha testimoniato con il suo Cristo si è fermato a Eboli  la vita delle genti di Lucania, e il  confine oltre il quale le condizioni di vita  delle popolazioni  diventano disumane. Levi descrive le mille sfumature del suo viaggio in un mondo al principio del tempo, dove tutto è possibile. E’ la scoperta di una civiltà matriarcale, arcaica, remotissima, anteriore a Cristo, dove sopravvivono antichi miti, streghe e  magia: [il più appassionante e crudele memoriale dei nostri paesi[…] come disse poi Rocco Scotellaro. Accanto alla scoperta delle popolazioni contadine, rassegnate, vessate dal potere, c’e la satira al vetriolo nei confronti dei medicaciucci, della piccola  borghesia reazionaria ed all’indifferenza politica; dinanzi alle  quali anche il messaggio di speranza di cui  Cristo è portatore, sembra  sia impotente. Aliano, paese nel quale Levi venne confinato dal regime fascista,  dista non più di un’ora di macchina da San Costantino Albanese.

L’altro è il Parco Letterario Isabella Morra a Valsinni , un tempo Favale, alla confluenza tra il fiume Sinni e il torrente Sarmento. Su quella rupe, nel Cinquecento, Isabella Morra, sensibile creatura uccisa dai fratelli, cantò e pianse la sua straziante solitudine, e l’amore platonico che ebbe con il feudatario spagnolo Sandoval de Castro. Un illustre  ricercatore, Benedetto Croce, ha ricostruito la struggente storia d’amore, raccogliendo le sue lettere e poesie, raccolte in Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro. Nel mese di Agosto, tutte le sere, si rivive nel borgo il dramma di Isabella attraverso i suoi dialoghi con il pedagogo e con la madre, cantati da menestrelli e cantastorie.

I riti arborei e le feste del “maggio” sono senza dubbio un altro dei motivi di interesse per chi intenda scoprire altri volti della  Basilicata. Di origine nordico-celtica, questo rituale è presente, nell’area tra il monte Alpi e il Pollino, in varie comunità, tra le quali quella di Terranova di Pollino, a pochi chilometri da San Costantino Albanese.

Ogni anno, il 13 Giugno, durante i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, un gigantesco abete, A’ Pit’ , viene tagliato alle pendici del Pollino, e trascinato in paese a forza di braccia e con l’ausilio di buoi, ed infine innalzato dopo le celebrazioni religiose. Il percorso, che dura svariate ore, è accompagnato dal suono della zampogna, (Terranova è paese custode dell’arte zampognara) della ciaramella e degli organetti. Oggidì all’abete non vengono più appesi premi, come usava un tempo, ma la tradizione dell’arrampicata sulla pianta è rimasta saldamente presente tra i giovani più ardimentosi della comunità, che vi si cimentano con una certa dose di coraggio. 


 


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