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| L’ex arbitro Paolo Casarin intervistato da Antonio Massaro |
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20/12/2009
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| Nasce a Mestre nel 1940. Milanese di adozione ormai da 50 anni, ma in cuor suo ama molto anche la Basilicata.
Una terra che lui ha definito «pura, genuina dove si possono ancora assaporare emozioni vere».
Stiamo parlando di Paolo Casarin, ex dipendente dell’ Eni ed ex di lusso come arbitro internazionale prima e designatore dei «fischietti» di serie A e B poi. Adesso apprezzato e ricercato opinionista per giornali radio e Tv. Basta dire che è ospite fisso del programma «Controcampo» in onda su Rete 4. Casarin è stato nei giorni scorsi a Potenza per partecipare ad un convegno dell’Aics.
Casarin è un uomo di calcio com’è cambiato lo sport del pallone dai suoi tempi ad oggi?
«Ai miei tempi, c’era emozione, felicità, accettazione da parte di tutti gli addetti ai lavori. Arbitri compresi. Oggi quegli spazi non ci sono più. Troppe tensioni per un ambiente che ha perso la serenità di un tempo».
Calciopoli è stata una piaga?
«Quei fatti sporchi per fortuna sono avvenuti quando io ero già fuori».
Ma ancora oggi ci sono dei rigurgiti di calcioscommesse. Basta pensare alla bufera che si è abbattuta sul Potenza: presidente arrestato e quote societarie sequestrate.
«Mi auguro che le cose vengano definite in maniera certificata. Quello che fa male è il fatto che lo sport è gioia, felicità e in questo modo tutto va a monte, tramontano le illusioni, ed è un brutto esempio per le giovani generazioni».
Più difficile fare l’arbitro, il designatore o l’opinionista?
«La cosa più appassionante è indubbiamente quella di fare l’arbitro. Non è facile fare il designatore perchè gestire anche la personalità degli arbitri è un compito delicato. Quanto all’opinionista è un compito avvincente, basta solo ricordarsi di non sparare stupidaggini (abbiamo usato un eufemismo n.d.r.)».
Cambiano argomento. Perchè questo amore per la Basilicata?
«Da premettere che amo il Sud, visto che ho sposato una siciliana. La passione per la vostra regione è stata trasmessa al sottoscritto da mia nuora».
Per quale motivo?
«Lei è un’insegnante di musica. E voi in questa splendida regione avete un posto come Viggiano definita città dell’arpa e della musica. Mia nuora ha insegnato a suonare l’arpa ai piccoli allievi della Val d’Agri. Ed io con lei ho apprezzato le qualità del territorio di Viggiano e forse non tutti sanno che il centro lucano ha una tradizione secolare per la musica avendo esportato nel mondo il suono dell’arpa».
In conclusione cosa si sente di dire agli sportivi di Basilicata?
«Percorrete la strada che più vi piace. E il mio auspicio è quello di dedicare molto spazio ai giovanissimi. Tenendo a mente la base, insegnando ai bambini si può crescere e si può cogliere lo sviluppo».
Antonio Massaro
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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