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Calciopoli Lucana: I poliziotti ascoltati dal gip «Non c’entriamo nulla»

2/12/2009



Nel fascicolo sulla nuova «Calciopoli» che ha travolto il presidente del Potenza Giuseppe Postiglione sono finiti anche l’ispettore della Digos Giuseppe Botta e il vice sovrintendente Marino Ianni: per i due è stato chiesto un provvedimento di sospensione. Nel «tritacarne» c’è anche un vicequestore che avrebbe commesso una «leggerezza» nel relazionarsi con Postiglione, lasciando emergere, secondo l’accusa, alcuni particolari dei procedimenti avviati su alcuni disordini verificatisi al campo sportivo in occasione della partita Potenza-Gallipoli.
Ianni e Botta sono stati interrogati ieri dal gip Rocco Pavese e dal pm Francesco Basentini. Non sono emersi particolari di rilievo dall’interrogatorio. Il difensore di Ianni, l’avv. Michele Napoli, fa sapere che il suo assistito ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste, spiegando che il suo ruolo di dirigente accompagnatore gli è stato affidato dalla federazione. Pertanto non c’è alcun rapporto diretto con la società del Potenza. «Ianni - sottolinea Napoli - ha ribadito che la sua attività è solo il frutto della passione sportiva e che ha fatto tutto a titolo gratuito, così com’è accaduto con le dirigenze societarie che hanno preceduto Postiglione». Ianni ha anche descritto esattamente di cosa si è occupato durante questa stagione, vale a dire controllare i cartellini dei giocatori e la distinta da presentare all’arbitro. «Siamo certi - conclude l’avv. Napoli - di aver chiarito punto per punto la posizione di Ianni e abbiamo fiducia nella magistratura».
Ianni, secondo l’accusa, «si immedesimava fin troppo nel ruolo di dirigente sportivo». Nel fascicolo si fa riferimento, in particolare, a due episodi particolari: il poliziotto avrebbe «sporcato» lo spogliatoio del Gallipoli prima della partita «incriminata» e avrebbe mandato un sms a Postigione in occasione di una perquisizione a un ex dirigente della squadra.
Nell’altro caso, l’ispettore Botta, difeso dall’avv. Francesca Sassano, per i magistrati, sempre dopo i fatti col Gallipoli, «prima di depositare la comunicazione della notizia di reato sottoponeva al vaglio di Postiglione alcuni passaggi dell’informativa con lui evidentemente concordati». Anche Botta, come Ianni, ha risposto a tutte le domande del gip dicendosi completamente estraneo ai fatti contestati.

di MASSIMO BRANCATI

Mister Tosi: due le partite sospette nella mia gestione

Nella stagione più «nera» del Potenza Sport Club, quella per intenderci dei match contro Gallipoli e Salernitana finiti nel mirino dalla giustizia sportiva e ordinaria, per circa quattro mesi (da novembre 2007 a febbraio 2008) la formazione rossoblù fu affidata alle cure di mister Marco Tosi. Il tecnico toscano arrivo in una situazione di grande difficoltà, con la squadra nei bassifondi della classifica raccogliendo l’eredità di Pasquale Arleo. Quattro mesi non semplici, vissuti sempre al limite (non ci fu neanche una presentazione ufficiale) ma durante i quali la squadra diede qualche segnale forte di vitalità. Eppure non sono mancati gli episodi «particolari» che ha distanza di tempo lo stesso Tosi ha voluto ricordare. «Ci furono nella mia gestione - ha spiegato - due partite che qualche dubbio mi hanno lasciato. Parlo di dubbi, non di certezze che se fossero arrivate avrei denunciato subito. Pescara- Portenza (3 a 1) e Arezzo-Potenza (3 a 0). Nella prima non mi è stato mai chiarito perchè la nostra società abbia voluto giocare a tutti i costi nonostante le condizioni ambientali sfavorevoli con il campo quasi impraticabile, quando era naturale giocarsela in condizioni migliori. Nella seconda la squadra ha avuto un rendimento disastroso in elementi chiave. Un calo improvviso che nessuno si aspettava». Insomma L’Arezzo torna in ballo dopo che il nome della società toscana era venuto fuori per la partita con la Massese, sfida sulla quale si indaga in riferimento al giro di scommesse. Riguardo a pressioni durante la sua gestione e al divorzio improvviso con la società rossoblù Tosi conferma quanto detto a suo tempo. «Di pressioni ce ne sono state tante, sia su qualche giocatore che sul modulo con il quale affrontare talune partite. Il mio addio è dipeso anche da questo, dal fatto che io sono sempre andato avanti con la mia testa. C’è da dire che in quel periodo ho subito anche molti attacchi dalla stampa, che sembravano anche costruiti a tavolino. Si chiedeva la mia “testa” a favore di un altro allenatore e la società non è mai intervenuta a mia difesa. Ho chiesto chiarimenti che non sono mai arrivati, dunque ho preferito andare via».

di SANDRO MAIORELLA
Gazzetta del Mezzogiorno


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