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Finanza nella sede del Potenza Calcio

26/11/2009



Guardia di Finanza nella sede del Potenza calcio e accertamenti patrimoniali. Nelle indagini, ai carabinieri del capitano Antonio Milone si sono affiancate le fiamme gialle del capitano Roberto Maniscalco per provare a fare chiarezza sulla situazione societaria del Potenza, che, come emerso qualche tempo fa, sarebbe intestata al signor Giacomo Minici.
Un «filone di attività» questo, che non compare nell’ordinanza firmata dal gip Rocco Pavese su richiesta del Pm Francesco Basentini che ha portato ai nove arresti di lunedì (tra cui quello del presidente Giuseppe Postiglione, del boss Antonio Cossidente, del commercialista Aldo Fanizzi e dell’ex consulente di Taranto e Martina Franca Luca Evangelisti, l’unico ai domiciliari) ma che sarebbe stato già al centro dell’attenzione degli investigatori nei mesi scorsi. Gli accertamenti, in particolare avrebbero fatto emergere delle incompatibilità delle situazioni patrimoniali personali con la gestione della società, ossia redditi tutto sommato modesti per chi gestisce una società con spese e fatturati da milioni di euro, anche se, spesso, in base a quanto accertato dagli investigatori, con situazioni di insoluti, in qualche caso anche in modo fraudolento.
Gli accertamenti finanziari avrebbero passato al vaglio anche i vari «passaggi di mano» della società, per verificare come si siano alternate le compagini societarie alla guida del club calcistico, e si sarebbe risaliti indietro negli anni.
Ma non è l’unico filone ancora da «esplorare» dell’inchiesta con «epicentro» sul Potenza. Gli investigatori sarebbero anche sulle tracce di un giro di sostanze stupefacenti, e segnatamente cocaina, che si intreccerebbe con gli ambienti sportivi.
Uno scenario inquietante, che, va detto, riguarda solo alcune delle persone indagate nell’inchiesta, ma che per certi aspetti poteva essere previsto. L’inchiesta, infatti nasce come costola di quella inchiesta «Arma Letale» che ha già portato ad alcune condanne di primo grado con rito abbreviato per traffico di sostanze stupefacenti e pende davanti al Tribunale per altri indagati con richieste di oltre un secolo di carcere. Il cerchio partito da quell’inchiesta si sarebbe in un certo modo chiuso giungendo ad alcune persone che gravitavano intorno al calcio professionistico che, in relazione con ambienti campani (già in Arma letale compare il clan Aquino di Bosco tre case) avrebbero trafficato in stupefacenti.
Tra i sospetti al centro degli approfondimenti c’è anche quello che tra i destinatari della cocaina ci possano essere stati alcuni calciatori, cosa che aprirebbe in automatico la strada ad altre ipotesi di reato, e segnatamente il doping. Ma sono cose ancora da approfondire, mentre i problemi «più attuali» di cui preoccuparsi sono comunque tanti.

Giovanni Rivelli
la gazzetta del mezzogiorno


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