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| Promozione: il Miglionico continua a pareggiare in casa |
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12/11/2009
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| Un pari, solo un pari a reti inviolate per il Miglionico nella gara casalinga contro la Santarcangiolese. Il mezzo passo falso è costato il primato in classifica ai miglionichesi che, adesso, con 19 punti, occupano il secondo posto, a due lunghezze di distanza dalla capolista Moliterno.
Non nasconde un po’ d’amarezza il dirigente Giovanni Pizzolla per il pareggio, il terzo di fila, tra le mura amiche, dopo quelli con il Varisius Matera (1-1) e il Pescopagano (2-2). «Potevamo chiudere il primo tempo con almeno due reti di vantaggio - osserva il dirigente - ma non siamo riusciti ad andare in gol quando ne abbiamo avuto l’opportunità».
In effetti, la squadra di mister Michele Paterino, nei minuti iniziali del match, che si è rivelato più difficile del previsto, per ben due volte, ha sfiorato il gol del vantaggio, colpendo la traversa in entrambe le circostanze: prima con un esplosivo colpo di testa di Fabrizio Lamacchia e poi con un siluro di Antonio Grande, che, a portiere battuto, si è visto respingere il tiro dalla traversa.
Per due volte, quindi, l’urlo del gol è rimasto strozzato in gola. Poi, la gioia si è dissolta nella ripresa, quando i miglionichesi non sono riusciti ad esprimersi al meglio dello loro possibilità tecniche, giocando sotto tono, esibendo una manovra offensiva lenta e prevedibile che non ha creato sostanziali pericoli agli avversari. Il Miglionico non sa più vincere in casa? «Nelle ultime tre gare - riconosce Pizzolla - abbiamo lasciato per strada sei punti, ma non dobbiamo demordere: la nostra classifica è comunque un fiore all’occhiello». Conclusione: il Miglionico ha perso la leadership della classifica, ma resta ancora imbattuto. Proprio da quest’ultimo dato bisognerà ripartire per migliorare la produzione del gioco e tornare alla vittoria.
di GIACOMO AMATI
Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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