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| Lega Pro: Capuano scatenato: «Scippati» |
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10/11/2009
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| Il Potenza ripiomba nell'incubo della crisi e a fine gara la voglia di parlare è davvero poca. L'ennesima sconfitta di questa prima parte di campionato non viene digerita dalla squadra, che tiene la bocca rigorosamente cucita. Non solo sfortuna però: l'atteggiamento troppo prudente mostrato in una fase della gara dove era invece lecito attendersi qualcosa in più ha compromesso irrimediabilmente il cammino degli ospiti, che al 90' hanno incassato la beffa anche per merito di una Reggiana brava a crederci fino alla fine. Il gol subito nelle ultime battute ha però mandato su tutte le furie mister Ezio Capuano, l'unico dei lucani a parlare, che in sala stampa non le manda certo a dire e si scaglia contro tutto e tutti. Tre gli episodi, tutti concentrati nella ripresa, che lo fanno esplodere: prima il calcio di rigore generosamente concesso alla Reggiana dall'arbitro Stefanini per una trattenuta su Saverino, poi l'espulsione di Giannusa per un intervento duro ma non cattivo ancora su Saverino e infine – a tempo scaduto - il gol realizzato da Anderson «in evidente fuorigioco ». A rendere la miscela ancora più esplosiva ha contribuito proprio Anderson, che è andato a festeggiare proprio davanti alla panchina di Capuano. «Qualcuno ha già scritto la retrocessione del Potenza – tuona – ma noi siamo duri a morire». Non ha nulla da rimproverare ai suoi giocatori, anzi: «Abbiamo interpretato benissimo la partita, non cerco alibi per la sconfitta ma ci sono state tre decisioni arbitrali devastanti per la mia squadra». Primo fra tutti, il rigore concesso ai padroni di casa: «Non si dà nemmeno all'oratorio dei Salesiani». Poi l’espulsione di Giannusa a dieci minuti dal termine: «Non esiste - commenta Capuano riguardando l’azione alla moviola -, era sicuramente un fallo da ammonizione ma non da espulsione. Scusatemi, ma è la seconda volta che perdiamo al 92'. Quei tre episodi hanno stravolto la partita. Tre nefandezze». Nemmeno il tempo di finire la frase, che le immagini si soffermano sul gol che ha deciso la partita. «Come si fa a dire che non è fuorigioco? Ho subito con grande educazione l'esultanza di Anderson, che è corso davanti alla mia panchina. Ci vuole rispetto per chi perde al 92'. E' un maleducato. Ogni domenica giochiamo in undici contro quattordici. Non è possibile lavorare una intera settimana e poi essere derubati così». In realtà Robert Anderson ha spiegato di aver esultato in quella zona di campo perché proprio dietro alla panchina riservata agli ospiti siedono le fidanzate dei giocatori, compresa la sua. Nessuna volontà di prendere in giro gli avversari, anzi. Il giocatore è tornato negli spogliatoi per spiegarsi con Capuano.
Davide Bianchini
Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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