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| Ricompare Postiglione interrogato in Questura |
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1/11/2009
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| Da una «località segreta» dove si sarebbe ritirato per mettersi al sicuro con la famiglia, ieri il patron del Potenza Calcio, Giuseppe Postiglione è tornato a Potenza. Appuntamento alle 12 esatte in Questura, negli uffici della Digos del vicequestore Guglielmo Santimone, per dare chiarimenti sulle minacce che ha denunciato di aver ricevuto, in particolare su una lettera che lo stesso Postiglione ha consegnato agli agenti alla vigilia della partita Potenza-Real Marcianise (che contiene pesanti minacce nei confronti dei figli del patron e dello stesso presidente rossoblù) e sui motivi che hanno portato il massimo dirigente del sodalizio di Prima divisione a decidere di allontanarsi da Potenza.
La questione è più complicata di quel che possa sembrare. Perchè, a questo punto, appare chiaro che intorno al Potenza calcio non ci sarebbe una sola indagine, ma una serie di attività di accertamento condotte in modo parallelo da Carabinieri (quelli del reparto investigativo del capitano Antonio Milone che hanno la titolarità dell’inchiesta su ipotesi di combine e scommesse) e Polizia (per quel che riguarda le varie denunce di minacce ricevute da Postiglione) che trovano un momento di congiunzione dell’inchiesta condotta dal Pm della distrettuale antimafia Francesco Basentini.
Un’inchiesta che, a quanto filtra, avrebbe ritardato le sue conclusioni perchè nel corso delle indagini avrebbe visto i «confini» estendersi anche ad altre gare oltre a quelle del Potenza Calcio, andando a delineare un sistema che potrebbe essere ben più sporco ed esteso rispetto a quanto era emerso solo intorno ai colori rossoblù e che partirebbe già dal torneo 2007/2008. E anche il fatto che l’indagine sia nelle mani della Distrettuale antimafia la dice lunga sugli scenari che si stanno profilando.
In tutto questo le minacce a Postiglione. Il patron del Potenza calcio, sulla fine della scorsa settimana, aveva visto le misure di sicurezza a suo carico aumentare. Dalla iniziale intensificazione dei passaggi delle volanti sotto casa, si era passati ad un servizio che può essere definito di scorta, con un’auto della polizia che lo seguiva negli spostamenti. Poi venerdì della settimana scorsa, il dirigente ha fatto perdere a tutti le sue tracce: telefonino spento, via da potenza sia lui che i suoi più stretti familiari, collaboratori all’oscuro su dove potesse essere e costretti all’imbarazzo con chi chiedeva lumi. E ieri infine il ritorno a Potenza per quell’appuntamento in Questura.
Ma cosa ha portato questa accelerazione? Perchè un’accelerazione c’è stata, in ogni senso. Sia perchè l’attività degli investigatori si fa più stringente, sia perchè la lettera con le minacce Postiglione l’aveva già portata in Questura prima della discussa gara con il Real Marcianise, disputata lo scorso 20 settembre. E, comunque, non poteva trattarsi di un episodio «isolato», se è vero, come è vero, che lo stesso Postiglione già all’alba del 26 agosto dello scorso anno aveva chiamato in Questura per denunciare di aver trovato attaccato al finestrino della sua auto un sacchetto grondante sangue con all’interno una testa di maiale mozzata. Un macabro messaggio che non poteva essere sottovalutato qualora ritenuto «attendibile» e che giungeva in un momento «caldo» in cui già si erano avute notizie di inchieste (ordinarie e sportive) in corso sulla società. E un macabro messaggio che non poteva non tornare di attualità all’ar rivo di quella lettera, anche per la «macabra coincidenza» del fatto che anche nel testo si parlerebbe di «teste mozzate». Dietro quei gesti «anonimi» c’è la stessa firma? E quale è? E quali sono gli obiettivi di chi manda quei messaggi a ridosso di «snodi importanti» e che sicuramente deve mettere in conto che la vicenda non può restare nell’anonimato?
Ovviamente «bocche cucite» da parte di chi segue il caso. Un caso, comunque, che chiaramente ipotizza tentativi più o meno riusciti di condizionamento sull’esito delle gare del campionato di Prima Divisione e non da quest’anno, mettendo a nudo un sistema che si intreccia con affari e scommesse, che punta i fari anche su giri strettamente legati alla criminalità organizzata, risentendo anche di alcune possibili «contrapposizioni» tra ambienti ostili. E le ipotesi di condizionamento e le minacce sarebbero stati anche uno degli argomenti al centro dell’interrogatorio fatto da Procura e Carabinieri lo scorso 29 settembre all’allenatore Eziolino Capuano (all’epoca «dimissionato» dal patron Postiglione) proprio in relazione alla discussa partita col Real Marcianise, alla lettera portata in Questura da Postiglione qualche giorno prima, e ai dissapori tra tecnico e società sull’esclusione dalla rosa di Langella.
L’impressione è che, contrariamente alla confusione dovuta a un intreccio di fatti, tempi e circostanze apparentemente diverse, tutto converga in un unico quadro nella ricostruzione degli inquirenti. E che i tempi «allungati» siano solo il frutto di scenari che si allargano sempre andando oltre le sole vicende del Potenza.
GIOVANNI RIVELLI
Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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