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| Lazic: "un regalo al presidente" |
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6/10/2009
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| | Il Francavilla, dopo l'avventuroso viaggio di sabato pomeriggio per raggiungere l'isola (il pullman si rompe durante il tragitto, si giunge a Napoli con alcune auto di cui una coinvolta in un incidente per lo scoppio di un pneumatico), vince in trasferta e fa un bel regalo al presidente Francesco Cupparo, a cui il tecnico Ranko Lazic a fine gara ha dedicato la vittoria. «Domenica era l'onomastico del presidente che ha avuto una settimana tribolata, meritava questa soddisfazione. A nome di tutta lasquadra, dedicoquesto successo a lui che è molto devoto a San Francesco d'Assisi ». Il tecnico serbo discute in lingua madre con Zoran Draca, attaccante croato dell'Ischia non ancora tesserato. Gli stessi concetti, stavolta nella nostra lingua, li esprime davanti ai taccuini. «Non era facile vincere qui. Si è visto subito che la partita era equilibrata, ma noi abbiamo saputo ben interpretarla - spiega l'allenatore rossoblù - Abbiamo cercato di giocare al calcio, di macinare gioco, mentre gli avversari arrivavano in ritardo sulla palla commettendo alcuni falli. L'arbitro ha estratto due volte il cartellino rosso? Secondo me le espulsioni ci stanno tutte, forse ce ne stava anche qualche altra. Ho visto alcune scorrettezze, dei colpi proibiti come ad esempio pugni. L'arbitro non ce l'ha fatta più ed ha dovuto per forza espellere. Mi dispiace perché volevo giocarmi la partita contro il mio amico Impagliazzo in undici contro undici. Purtroppo queste sono le regole, a differenza del passato stavolta è andata bene a me. Sinceramente- prosegue Lazic - avrei voluto vedere Ischia e Francavilla in undici contro undici, poiché sono convinto che sarebbe venuta fuori una sfida molto interessante». Con la doppia superiorità numerica il Francavilla ha cercato di far girare palla senza rendersi pericoloso. La vittoria è giunta grazie ad una prodezza personale di Manzillo. |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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