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| Inchiesta Potenza Mister Capuano sentito in Procura |
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3/10/2009
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| L’ex allenatore del Potenza Calcio, Eziolino Capuano, convocato dalla Procura di Potenza, senza avvocato e quindi come persona informata sui fatti, per essere sentito nell’ambito dell’inchiesta che ruota intorno al Potenza calcio che sembra ora avviarsi ad una svolta definitiva.
Il tecnico campano è stato convocato per le 12 di martedì scorso e, giunto in Procura, è stato sentito dal Pm antimafia Francesco Basentini e dal comandante del reparto investigativo dei Carabinieri, Antonio Milone, presso i locali del nucleo di Pg dei carabinieri. Il colloquio sarebbe durato circa un paio di ore e avrebbe riguardato in particolare le circostanze che hanno preceduto il «divorzio» con la società rossoblù. Si sarebbe parlato di tentativi di «condizionamento» della vita del Potenza esterni alle logiche puramente sportive e che avrebbero mirato (o mirerebbero) a diversi aspetti della vita della società.
Domande sono state fatte anche sulla gara casalinga contro il Real Marcianise che la compagine potentina perse per 0-2 contro ogni pronostico, basti pensare che i bookmakers pagavano una vittoria campana con 6,5 euro per ogni euro scommesso. L’interesse delle indagini, ovviamente, non è di natura sportiva, ma mira a capire se, anche in questo caso, ci possano essere stati fattori estranei a quelli puramente sportivi ad aver condizionato lo svolgimento di quella partita. Insomma qualcosa di molto simile a quanto già in passato ricercato da Pm e carabinieri su altre gare nell’ambito della stessa inchiesta.
Quella partita, già prima della convocazione della Procura, ha fatto molto discutere in particolare in relazione alla indisponibilità di una forte pedina, il difensore Giovanni Langella, e alla sua esclusione dalla rosa. E su questo c’è stato un rimpallo di responsabilità tra i tecnico e altri esponenti della società su chi avesse deciso l’esclusione dell’atle - ta». Un esclusione «per motivi precauzionali» fu subito detto, senza fornire ulteriori spiegazioni, ed è possibile che ora che al tecnico sia stato chiesto di spiegare quali potessero essere quei «motivi precauzionali». E ancora che gli sia stato chiesto come mai, dopo la sconfitta, abbia affermato che «era scritto che sarebbe finita così» e cosa intendesse quando, sempre a risultato fissato, parlando del «caso Langella» affermò che «ci sarebbe troppo da dire».
Cosa abbia detto o non detto in quella stanza al pian terreno di via Nazario Sauro, ovviamente, non è dato saperlo. Ma più che «radio tribunale» a deporre per l’importanza del momento è il «muro del silenzio» alzato intorno al caso.
Caso che, a questo punto, sarebbe in una fase di valutazione insieme a tutto il resto del materiale raccolto (dalle deposizioni alle minacce) per giungere a una definizione. O, dal racconto del mister e dagli altri elementi raccolti (riguardo a sportivi, personaggi che gravitano intorno a questo mondo, politici e anche qualche «controllore») emergerà qualcosa di rilevante ai fini della Giustizia, o tutto dovrà essere considerato nell’eterno e travagliato dibattito che accompagna da anni il mondo del calcio.
GIOVANNI RIVELLI
Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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