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| Wwf: alt alle estrazioni petrolifere nel mar Jonio |
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14/08/2009
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| Dopo la Val d’Agri e la Val Camastra è la costa Jonica a essere presa d’assalto dalle compagnie petrolifere, suscitando legittime preoccupazioni da parte di semplici cittadini, imprenditori ed amministratori. Negli ultimi giorni infatti si è appreso più volte da fonti di stampa di vecchi e/o nuovi pozzi di gas (pozzo Rivolta 01, Morano Dir 1 nella concessione Policoro), e di nuove richieste di permessi di ricerca di idrocarburi (Total e Appenine Energy) sia sulla terraferma che nel mare prospiciente la costa lucana, notizie che hanno già portato alla nascita di un forte movimento di opinione e della campagna “ No alle Trivelle nel Mar Jonio” promosso dall’Associazione No Scorie a cui il WWF intende aderire.
Il WWF infatti ha più volte richiesto una moratoria regionale sulle nuove richieste di ricerche ed attività di estrazioni di idrocarburi, rilevando come l’industria petrolifera sia un’industria inquinante in tutti i suoi cicli in grado di compromettere o danneggiare le altre opportunità economiche del territorio che, nel caso della costa Jonica, significherebbe gravi danni al turismo, alla pesca, all’agricoltura, oltre che la compromissione dei delicati equilibri ambientali con certi danni alla biodiversità. Giova infatti ricordare che l’area è interessata da una riserva regionale (Bosco Pantano di Policoro ) e ben 5 aree SIC e ZPS (le aree tutelate in base alla direttive europee) in corrispondenza delle foci fluviali del Bradano, Basento, Agri, Sinni e Cavone.
“Per la nostra regione è il tempo delle scelte “ ha dichiarato Vito Mazzilli, presidente regionale del WWF “ Non è più possibile dopo l’esperienza della Val d’Agri, continuare a pensare che sia tutto compatibile, petrolio, turismo ambiente, agricoltura di qualità: purtroppo una cosa esclude l’altra. O i nostri amministratori decideranno di salvare l’integrità del territorio e continuare a sviluppare un’ economia realmente sostenibile, o lo consegneranno definitivamente alle multinazionali petrolifere ipotecando per decenni, forse per secoli, il suo destino.”
Non è possibile infatti che la Giunta Regionale da una parte dichiari nel suo nuovo piano di sviluppo energetico che le finalità del piano medesimo sono quelle di “razionalizzare l’intero comparto energetico ed una gestione sostenibile delle risorse territoriali, individuando come priorità di intervento il risparmio energetico ed il settore delle energie rinnovabili”, e poi consenta un’attività industriale come quella dell’estrazioni di idrocarburi; non è possibile che approvi progetti di conservazione sulla rete Natura 2000 e poi autorizzi attività petrolifere all’interno o nelle immediate vicinanze delle aree protette; non è possibile che continui a promuovere progetti relativi al turismo ed all’agricoltura di qualità, convogliando anche ingenti risorse comunitarie, e poi lasci che il territorio sia reso disponibile per bel altri obiettivi.
Per tutte queste ragioni il WWF chiede:
- alle amministrazioni locali, ad iniziare dai Comuni di Rotondella, Policoro, Nova Siri, Bernalda e Scazano ed alla Provincia di Matera, sulla scia di quanto fatto dal Comune di Montalbano, di prendere formalmente posizione contraria a tutte le attività relative allo sfruttamento di idrocarburi liquidi e gassosi nell’area.
- alla Regione Basilicata di insediare quanto prima, come più volte dichiarato dall’Assessore all’Ambiente, il tavolo sulla trasparenza relativo alle attività petrolifere, che democraticamente consenta in modo reale la partecipazione dei cittadini alle scelte settoriali che influiranno pesantemente sulla vita di tutti e, fino ad allora, a non rilasciare nuove richieste di ricerca o estrazione di idrocarburi.
Tutto ciò è ancora più necessario oggi che ai sensi della nuova normativa la competenza al rilascio dei permessi di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi è dello Stato, esercitata attraverso l’ufficio territoriale minerario per gli idrocarburi e la geotermia, mentre la Regione conserva solo la prerogativa, almeno per le richieste relative alla terraferma, di partecipare al procedimento unico previsto in quella sede. Ciò significa che solo scelte politiche chiare e non ambigue, condivise e sostenute dalle comunità locali e dai territori, possono far si che il destino di questa regione non sia consegnato a soggetti estranei portatori di ben altri interessi.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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