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Quarantuno aspiranti allenatori al corso dell’Aiac

7/06/2009



POTENZA - Professione allenatore: quando la passione e l’adrenalina da hobby diventano lavoro. È questa la molla che spinge molti dei partecipanti al corso Aiac (Associazione italiana allenatori di calcio), che si sta tenendo in queste settimane tra Potenza e Rifreddo. Anche se, naturalmente, non mancano quelli che vogliono prendere il patentino per hobby, e quelli che, dopo una vita in giacca e cravatta, vogliono tornare a calcare l’erba (o la polvere) dei campi sportivi. Una volta ottenuto il brevetto, i neo allenatori che usciranno da questo corso potranno aspirare, al massimo, ad una panchina nel campionato di serie D. I massimali previsti per gli stipendi dei mister in questa categoria sono di circa 15mila euro a stagione. Insomma, uno stipendiuccio. Ma chi vorrà salire gli altri gradini della formazione professionali in questo settore potrà aspirare, naturalmente, a cifre molto più alte. In Basilicata ci sono circa 480 allenatori «patentati», di cui 250 iscritti all’Aiac. Di questi, secondo una stima della stessa associazione di categoria, circa il 30 per cento vive di questa professione. Ma quali sono le motivazioni che spingono giovani (e meno giovani) ad indirizzarsi verso questa professione? C’è chi, come il potentino Domenico Uva, Mimmo per gli amici, si è accostato al corso per allenatori con un misto di speranza e scetticismo: «Più che altro il mio è un hobby, ma, certo, se dovessi trovare qualche occasione di lavorare in maniera più seria nel mondo del calcio non la disdegnerei affatto». Allenatore per hobby anche Tommaso Sgovia, di Pignola, che lavora nelle Fal e che vorrebbe valorizzare i giovani talenti del pallone nella sua cittadina. Molto più agguerrito Luigi Florio, di Pisticci. È il più giovane del gruppo, essendo nato nel 1983, e fino a qualche mese fa ha giocato nella squadra del Borussia Pleiade di Policoro. Le sue ambizioni riguardano una panchina in serie A. Dunque è ben deciso a percorrere tutte le tappe della carriera di allenatore, fino al master di Coverciano. Francesco Giordano, il «veterano» della comitiva, invece, ha altre speranze. «Allenare una squadra di calcio - dice - è sempre stato un mio pallino, ma il lavoro bancario mi ha sempre sottratto il tempo necessario. Ora che mi accingo a lasciare il mondo del lavoro si è riaccesa l’antica passione. Vorrei allenare nel settore giovanile, dove abbiamo tanti piccoli Maradona». Anche Francesco Sansone, pure lui del settore bancario, ha ritrovato un’antica passione in età non più verdissima: «Sono sempre stato uno sportivo - spiega - è fare questo corso mi sta dando una grossa soddisfazione, oltre ad arricchire il mio bagaglio culturale». Diverso il percorso di Alessio Spataro, nativo di Carrara ma residente a Potenza: ieri calciatore professionista, oggi coach motivazionale, domani allenatore a tutto tondo, con aspirazioni non troppo nascoste per la massima serie del calcio italiano.

Giovanna Laguardia
La Gazzetta del Mezzogiorno


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