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| Potenza, ora è veramente finita si torna in Seconda Divisione |
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18/05/2009
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| Ora è davvero finita. Il sogno sportivo di un’intera città è diventato un vero e proprio incubo. Il «miracolo» tanto atteso non c’è stato. Del resto si sapeva che incastrare una serie di risultati positivi sarebbe stato difficile se non impossibile. Il Potenza perde anche contro il Benevento e dopo due stagioni torna mestamente in Seconda Divisione. Troppo forte la formazione sannita, troppo «molle» la formazione rossoblù, scontato dunque, il risultato finale. Pronostico della vigilia pienamente rispettato (la classifica era chiara a tutti ) anche in riferimento ai risultati delle dirette avversarie nella corsa salvezza. Pistoiese e Juve Stabia (entrambe ai playout) non hanno fallito, il Potenza si.
Grande l’amarezza nel capoluogo lucano con l’intero stadio che per tutti i novanta minuti ha contestato società (patron Postiglione in primis ma anche il presidente Pellegrino) e giocatori, salvando pochi elementi (Lolaico, Di Bella, Groppioni e Nolè). Insomma cala il sipario su questo campionato iniziato male e finito peggio con i rossoblù lucani costretti ad inseguire (si partiva da - 3) ma mai veramente convincenti. Non è questo il momento dei processi (la retrocessione va prima di tutto metabolizzata) ma questo fallimento ha una spiegazione gestionale e una sportiva. Sono evidenti gli errori commessi dalla società nella fase di costruzione dell’organico (mercato estivo) nella scelta del tecnico (quattro allenatori nella stagione), nella strategia di mercato invernale e nella gestione di un gruppo difficile. Se a questo dato di fatto affianchiamo anche una squadra che si è dimostrata, alla resa dei conti, povera sotto il profili tecnico e caratteriale, si può ben capire il perché di questa retrocessione.
Il Potenza non è «caduto» in Seconda Divisione per la sconfitta di ieri contro il Benevento (non sarebbe servita nemmeno la vittoria). I rossoblù hanno perso il loro campionato lontani dal Viviani dove in diciassette partite hanno conquistato la miseria di soli sei punti. Un bottino troppo «povero» per poter sperare nei playout, men che meno nella salvezza diretta. Contro il Benevento sono emersi i limiti di sempre di questo gruppo che ha dimostrato, tranne in qualche elemento (Lolaico su tutti), di avere scarsa personalità. Una qualità che non è emersa nelle partite che contavano (Pistoia, Foligno, Taranto) e non solo. L’epilogo amaro di ieri è la risultante di tutto quanto è accaduto in questa stagione dove la confusione, l’improvvisazione l’hanno fatta da padrone. Anche ieri dalla panchina erano in quattro (Postiglione, Pellegrino, De Stefano e Catalano) a dare suggerimenti tattici alla squadra. il presidente Pellegrino addirittura ha preparato l’ingresso di Mangiapane, andando sul campo sintetico per parlare con il giocatore. Insomma di tututo di più. Ma quello che ora fa paura è il futuro. Da una parte c’è una piazza delusa che non vuole saperne dell’attuale società. Dall’altra una proprietà che, pur aprendo a possibili compratori, sembra intenzionata a proseguire sulla sua strada incurante dell’ostilità. Non è che sia la condizione ideale per ripartire, per programmare un veloce ritorno nella categoria. Per la Potenza calcistica si prepara un’estate non proprio serena.
Sandro Maiorella
La Gazzetta del Mezzogiorno |
CRONACA
SPORT
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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