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| Eccellenza: Avigliano, una valanga. Sette Gol al Policoro |
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12/01/2009
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| AVIGLIANO – Basta il risultato. E forse nemmeno quello. Che, già largo di per sé, fotografa solo in parte la differenza mostrata dal campo. Bello, elegante, concreto l’Avigliano. Evanescente, spento, quasi impalpabile il Policoro. Che può accampare, come piccola, parzialissima scusante l’assenza di Cicchelli e Malucchi, ma che in partita non c’è stato mai, colpito subito al cuore dall’ 1-2-3 dell’Avigliano. Un Avigliano spigliato e determinato, capace di costruire una vera marea di palle gol, spesso non sfruttate davvero per un’inezia. Avigliano che si presentava senza Vaccaro e con più d’una novità. Negli uomini, con l’esordio di Magliarella, esterno di difesa classe 1988, ex Sapri e Castrovillari, che Filadelfia ha schierato sulla corsia destra nel settore completato da Fiorino sull’altro versante e dai centrali Muzzillo e De Mita; e con il ritorno di Damiano, bagnato con gol e con una prestazione più che positiva in un tandem d’attacco, quello formato con Petilli, in cui l’intesa, già rodata in passato, si è già mostrata in fase più che avanzata. Nell’assetto tattico, con la scelta di Filadelfia di spostare, nel centrocampo completato dal duo centrale Santopietro- Camelia e da Verrastro sul settore di destra, Di Pietro sulla corsia sinistra. Gli incroci e i tagli del trio Damiano- Di Pietro-Petilli hanno creato imbarazzi enormi ad una difesa del Policoro (Achillea, Todaro, Nuzzi e Digno, da destra a sinistra, gli uomini del quartetto arretrato) lenta e disattenta, che ha capitolato dopo appena 6 minuti, quando Di Pietro è stato pronto a girare a rete di testa il primo corner della gara. Inizio di una mezz’ora pirotecnica, con Petilli che ha trovato spazi enormi inserendosi a sinistra nei varchi aperti dai movimenti di Di Pietro, da un suo cross il colpo di testa di Damiano finito a lato, prima del gol del raddoppio, un calcio di punizione sulla cui parabola Maida nulla ha potuto. Quanto l’avvio veemente dell’Avigliano lo avesse frastornato, il Policoro lo ha dimostrato appena tre minuti dopo, De Mita batte una punizione dalla sua tre quarti, la palla spiove al limite dell’area biancoazzurra, Maida ed un difensore si ostacolano a vicenda e Petilli, facile facile, fa 3-0. E non basta, perché prima De Mita di testa sfiora il poker, poi è Verrastro, sulla magnifica apertura di Damiano e sul pallone servitogli al millimetro da Petilli a sprecare, a tu per tu con Maida, due facilissime occasioni. Solo quando l’Aviglianoallenta un po’ la presa, si vede il Policoro, Russo riesce a evitare il fuorigioco e davanti a Chianese lo supera con un pallonetto. Ma basta riprendere dopo il riposo e Damiano ristabilisce le distanze, spingendo in rete il pallone rasoterra servitogli da Petilli. E ancora, prima Damiano, poi Petilli si vedono negare il gol dalle uscite alla disperata di Maida. Un flash ionico (diagonale di Miraglia che attraversa lo specchio della porta), poi la perla di Di Pietro, dal vertice sinistro controllo e tiro piazzato nel “sette” dall’alto lato. A questo punto, un minimo di rilassamento può starci. Ne approfittano Russo e Zizzania per rendere, temporaneamente, meno pesante il passivo.
Ma il finale è ancora tutto e solo di marca granata: Fiorino vede il bolide dal limite deviato in corner; Petilli, il suo, colpire la traversa; ancora Petilli costringe Todaro al fallo da rigore, a trasformare è Santopietro. Si è già nel recupero, ma non è ancora finita: Fiorino ci riprova dal limite, a dirgli di no è la traversa, Grieco è nei paraggi è mette dentro. E quando Asquino fischia la fine, l’Avigliano è ancora dalle parti dell’area: per il Policoro, gli incubi durano proprio fino in fondo.
Giancarlo Tedeschi
da Il Quotidiano della Basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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