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| "Un medico per i calciatori lucani" |
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6/12/2008
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| C'è un esercito di sportivi, migliaia di calciatori delle squadre dilettantistiche lucane, da quelli di Terza categoria a quelli di Eccellenza, che ogni domenica scendono in campo senza alcuna assistenza. Né medica, né infermieristica, né, tanto meno, con una ambulanza a bordo campo o con un defibrillatore a portata di mano. Ogni domenica sui campi di calcio della Basilicata si rischia, e non sembri allarmismo o sensazionalismo, la vita. E lo sanno bene tutti gli addetti ai lavori, dai dirigenti del Comitato regionale lucano della Federazione italiana gioco calcio (Figc), ai presidenti di società, ai dirigenti, agli allenatori, agli stessi giocatori, spesso anziani o senza o con scarso allenamento. Gli esempi che provengono dalla cronaca degli eventi sportivi, la testimonianza raccolta da Ludovico Iannotti nel suo letto d’ospedale di Policoro, le dichiarazioni del medico sociale delle squadre rappresentative del Comitato regionale e della Santarcangiolese, Giu - seppe Vollaro, quelle di un dirigente del Trecchina, Daniele Iannotti, la dicono lunga sulla realtà domenicale sportiva di Basilicata. Almeno, per quel che attiene allo sport più amato dai tifosi, il calcio. Da qui la proposta della Gazzetta: non si giochi più la domenica nessuna partita in regione se nella panchina, per lo meno della società di casa, non siede un medico. Un professionista che, all’oc - correnza, potrà essere di aiuto non solo ai calciatori della sua squadra, ma anche a quelli della squadra avversaria e della stessa terna arbitrale. Se poi, anche la squadra ospite avrà un medico tra i suoi tesserati in panchina, tanto di guadagnato. Di più: se la società di casa è in grado di avere una autoambulanza a bordo campo meglio ancora. Meglio ancora se ci sarà a disposizione, magari negli spogliatoi, un defibrillatore. La presenza del medico sociale nella panchina di casa, però, è essenziale. Emani una direttiva ad hoc il presidente della Figc di Basilicata, Piero Rinaldi, che non può restare insensibile al richiamo alla sicurezza dei calciatori che viene dai campi della regione. E non si accampino motivi economici per lasciare le cose come stanno, nell’assoluta indifferenza. Si, la presenza domenicale di un sanitario può avvenire anche solo per pura passione, ma anche se dovesse trattarsi di una prestazione professionale retribuita le società non cerchino scusanti. Sin dalla Terza categoria, senza parlare delle serie superiori per finire alla Promozione ed alla Eccellenza, si pagano gettoni di presenza e premi partita ai giocatori che arrivano, magari, da fuori regione. Si pagano, allo stesso modo, ed anche con fissi mensili, allenatori e preparatori atletici. In qualche caso si pagano anche i direttori sportivi. Perché non pagare anche un medico sociale? Daniele Iannotti è un dirigente del Trecchina. Era segnalinee, domenica scorsa, a Sanseverino, quando il fratello Ludovico, giocatore della sua squadra, cadde, esanime, a terra dopo un duro contrasto. La sua è una testimonianza shock ed un appello allo stesso tempo: «È stato un dramma. Per due interminabili minuti Ludovico era diventato cianotico, non respirava più, completamente incosciente. Gli abbiamo aperto la bocca con le dita. Né un massaggio cardiaco né la respirazione bocca a bocca. Nient'altro che aprirgli la bocca ed alzargli le gambe. Nessuno di noi era in grado di fare un massaggio cardiaco. Abbiamo già chiesto interventi urgenti al presidente Rinaldi. Sì, la proposta che lancia la Gazzetta è giusta. Noi non giocheremo mai più, almeno nelle partite in casa, senza un medico a disposizione. Abbiamo già preso contatto con la Croce rossa di Lauria. Da domani noi avremo un medico in panchina ed una ambulanza a disposizione dei giocatori e della terna arbitrale. Noi appoggiamo incondizionatamente la proposta del vostro giornale: non giocheremo più senza assistenza medica a bordo campo».
Due gravi incidenti di gioco nell’arco di tre domeniche. Il 19 ottobre l'arbitro aveva appena fischiato il riposo di Atletico Scanzano- Santarcangiolese. Il portiere della squadra ospite, Alessio Di Gioia, 18 anni, di Bitetto, raggiunto il centro del campo, si accasciò sul prato. Furono le urla di quanti erano a lui vicini a richiamare l’attenzione del medico sociale della Santarcangiolese, Giuseppe Vollaro, che intervenne prestando immediati soccorso al suo giocatore. Furono attimi di autentica paura. Di Gioia aveva perso i sensi. Fu portato a braccia, tuttavia, negli spogliatoi e fu rianimato. Sino all’arrivo dell’autoambulanza del 118 che monitorò le condizioni fisiche del ragazzo. Fu necessario il suo accompagnamento, però, al Pronto soccorso dell’ospedale di Policoro dove il portiere della Santarcangiolese rimase in osservazione per circa due ore prima delle sue dimissioni. Calo di zuccheri, fu la diagnosi per lui. Due domeniche dopo, sempre a Scanzano Jonico, la storia di un giocatore che caduto in campo e svenuto si è ripetè. La partita era quella clou della giornata, Atletico Scanzano contro la capolista Real Tolve, il 2 novembre. Era il 43' del primo tempo quando l’ala sinistra del Tolve, Antonello Gerardi, si accasciò al suolo. Furono i giocatori e l’arbitro, Rubino di Moliterno, a richiamare l’attenzione delle panchine e sugli spalti dove c'era il presidente della società ospite, Antonio Grignetti, medico. Grignetti scese in campo ed assistette il suo calciatore sino all’arrivo, ancora una volta, dell’autoambulanza del 118. Anche per Gerardi fu necessario il ricovero per alcune ore in osservazione presso il Pronto soccorso dell’ospedale di Policoro. Trauma toracico, fu la diagnosi per lui.
«Non c'è obbligo per le società di calcio dilettantistiche della Basilicata di indicare il nome di un medico sociale nei loro organici. Molte lo fanno, in modo autonomo, ma non è obbligatorio. Non è previsto in nessun regolamento». A precisarlo è un dirigente, interpellato in materia, che preferisce l’anonimato. «Se il medico viene indicato nella lista presentata la domenica all’arbitro, allora deve sedersi in panchina. E dev’essere quello inserito nella compagine sociale a inizio campionato. Altrimenti, non c'è obbligo. Né si hanno punti di penalizzazione, né multe».
Uno dei pochi “medici sociali” della Basilicata è Giuseppe Vollaro. Segue le rappresentative del Comitato regionale della Figc e la Santarcangiolese, la squadra del suo paese. Una squadra che, spesso, accompagna anche fuori casa. «Sì - dichiara alla Gazzetta -. Gli incidenti, anche gravi, sui campi di calcio, accadono spesso, non sono rari. Soprattutto da trauma. Un medico, sono d’accordo, su ogni campo, mentre si gioca, sarebbe utile. Anzi, sarebbe importante ». Ma il dr. Vollaro sui campi della Basilicata incontra molti suoi colleghi? La risposta è desolante: «No. Le squadre che vengono a Santarcangelo non ne hanno». E se incalziamo il nostro interlocutore vien fuori una verità ancora più amara. Vollaro non incontra nessun medico: «Sì, purtroppo. Serve la passione. Io lo faccio gratuitamente... ». Eppure le società pagano allenatori, giocatori, massaggiatori. Perché non possono pagare un medico? «Lo so... Solo che se si offre una prestazione, allora l’impe gno diventa importante e non si può non andare a seguire le partite. Se si viene pagati, allora si è obbligati a seguire la squadra». E non serve che, ogni anno, quasi tutte le società indichino negli organici anche il medico sociale... È una indicazione pro forma? Vollaro conferma: «Debbo dire di sì. In realtà, la presenza di questo medico non c'è. Spesso si tratta di medici di famiglia o di guardia medica che danno solo la firma. In campo non viene nessuno ». Al nostro medico sociale, però, piacerebbe trovare un suo collega sulla panchina dell’altra squadra... «Certo. Sarebbe una forma collaborazione. Domenica scorsa, a Santarcangelo, un dirigente ospite non ha visto un tombino e si è infortunato. Ho dovuto assisterlo io...».
Filippo Mele
La Gazzetta del Mezzogiorno
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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