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| Serie D: Stiamo calmi e giù le mani da Chisena |
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15/10/2008
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| RESTARE uniti mentre si corre ai ripari e Tonio Chisena è l'emblema del momento vissuto in casa biancazzurra. E' stato l'oggetto del desiderio della tifoseria materana da anni, corteggiato più volte in passato e finalmente ingaggiato a inizio stagione. Un matrimonio fortemente voluto e per Tonio Chisena vestire la maglia del Matera è un orgoglio particolare, perché questo ragazzo ha lati umani notevoli e profondi. Andare in panchina non gli ha fatto bene, meglio giocare fuori ruolo ma esserci perché se si dà il tempo agli altri di entrare in forma lo stesso va fatto per Chisena. Toccare certe corde in maniera grave può arrecare danni al gruppo e allora spostiamoci su altri concetti, ma non evitando di assumere una posizione in favore di Chisena. Ripartire da lui, ma anche da un centrocampo da registrare, vero problema da risolvere e in fretta. Serve un cervello in mezzo al campo che giochi a fianco di Giroletti e che faccia partire la manovra. Finora la verve di Naglieri ha coperto in parte il problema e quando si vince tutto è meno grave. La sua assenza a Pomigliano doveva essere sopperita da Ancora che nei primi venti minuti ha avuto l'opportunità di far male ai campani, poi gli hanno preso le misure e con i lanci lunghi non si va lontano. Cambiare modulo, cambiare uomini o altro in questo momento è il desiderio di tutti. La gente attende novità, ma la società opera e si muove d’istinto ed è presente. Una garanzia. Facile stravolgere e buttare all’aria tutto alla prima sconfitta. Bisogna andarci cauti. Tutelare Chisena e metterlo in condizione di entrare in forma. Il dato di fatto è che la squadra è arrivata nella ripresa sempre seconda sul pallone. L’arbitro al V anno ha colpito e non è vero che non ha danneggiato i biancazzurri, perchè ha dato il rosso a Chisena per condizionamento ambientale. Il danno è a Chisena, quindi al Matera del quale Tonio ne è l'anima e l'emblema: un materano ferito, amareggiato, ma non rassegnato e fino a maggio è lunga.
Renato Carpentieri
da www.ilquotidianodellabasilicata.it |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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