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| Niente interrogatorio per Postiglione |
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9/09/2008
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| Ce l'ha con i giornalisti cattivi, con gli avvocati di chi ha testimoniato contro di lui, e forse da oggi sarà arrabbiato anche con la procura antimafia. Il sostituto procuratore Francesco Basentini, titolare dell'indagine sul Potenza sport club, ha deciso di non interrogare Giuseppe Postiglione. Lui, il presidente del Potenza dimissionario ma con in mano il cento per cento delle quote societarie, quando ha saputo che la procura aveva in mano le dichiarazioni di due persone che fino a quel momento erano state al suo fianco, ha presentato alla segreteria del magistrato una richiesta d'interrogatorio. Troppo tardi. Al presidente non resta altro da fare che aspettare la chiusura delle indagini preliminari. Solo in quella fase potrà chiedere di essere sentito. Oppure potrà optare per la presentazione di una memoria difensiva. In questo momento, a quanto sembra, al magistrato non interessa quello che Postiglione ha da dire. Forse ritiene di avere un quadro già abbastanza chiaro. Dal totonero alle minacce con metodo mafioso. I carabinieri del reparto operativo, coordinati dal capitano Antonio Milone, lavorano da oltre un anno sugli assetti societari e sul calcio scommesse. Perché, a quanto sembra, a Postiglione piaceva puntare sulle partite. E, con il sostegno di una persona che al momento non è ancora stata identificata, sospettano gli investigatori, in più di un'occasione è riuscito a vincere. «Capa di bomba», lo chiamano Postiglione e soci. Era lui a “suggerire” su quali partite puntare. Gli investigatori sono sulle sue tracce. L'altro aspetto che interessa alla procura è quello che riguarda i rapporti tra Postiglione e Antonio Cossidente, 43 anni, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, indicato dagli investigatori come uno dei boss della famiglia dei basilischi. Parlava a telefono con gli altri indagati, dava ordini ai suoi sottoposti e disposizioni ai gregari. Disposizioni come quella di «intimidire» i tifosi che contestavano il presidente del Potenza calcio. «Minacce», secondo gli investigatori. «Aggravate dal metodo mafioso».
Lettera di Antonio Cossidente al Quotidiano:
"Ancora una volta sono sconcertato nel leggere l'accanimento e le aggressioni nei miei confronti. Solo bugie e ipocrisie. Leggo in questi giorni di indagini che accostano il mio nome a quello di altre persone: è assurdo. Non ho mai preso soldi da nessuno. Sono semplici amicizie in un paesone in cui tutti si conoscono. Sono stanco dei soliti investigatori e delle solite indagini. Sono state pubblicate telefonate e foto che risalgono agli anni del Potenza Asc (2002-2003), anni in cui Postiglione non esisteva proprio nel mondo del calcio. Non ho mai minacciato nessuno, né tifosi, né dirigenti,né presidente. Ebbene sì, sono amico di tutti e tifoso del Potenza.E ho sempre pagato il biglietto per entrare allo stadio. Sono reati questi? Da quando non ho più la patente, perché mi è stata ritirata 17 anni fa, non posso chiedere a nessuno di essere accompagnato. Altrimenti viene classificato come mio autista e subito dopo lo indagano per reati inesistenti. Ho pagato abbastanza nella mia vita e ancora lo faccio, da sei anni sono sottoposto a sorveglianza speciale con soggiorno obbligato e ho sempre rispettato le regole e continuerò a farlo. Ho le mie conoscenze a Potenza, perché sono potentino e questo non autorizza gli investigatori a rovinare l'immagine e l'onestà delle persone a me vicine. Non posso frequentare pregiudicati perché la legge non lo permette, non posso frequentare persone di rilievo perché le accusano di accordi illeciti, non posso frequentare persone oneste perché le indagano. Di quale riabilitazione e reinserimento sociale si parla per una persona che come me ha avuto problemi con la giustizia? Non mi farò mettere nell'angolo per fatti inesistenti. In questa società di clientelismo quale padre non si rivolge a un politico o a un imprenditore per cercare di inserire il proprio figlio? Basta. Ma basta davvero. Non facciamo girare più tutto intorno al nome di Antonio Cossidente. Tutti abbiamo gli scheletri nell'armadio e Potenza è piccola. Sono andato via da Potenza a maggio, per motivi di famiglia e affettivi e, perché no, per rifarmi una vita. Ma la richiesta era stata inoltrata mesi prima e solo dopo indagini e udienze varie mi è stato concesso il trasferimento. Ma anche qui c'è bisogno di un capro espiatorio, associando il mio trasferimento alla fine del campionato del Potenza, per indagare su un giovane imprenditore che ha creduto nel mondo del calcio e ha peccato nel donarmi la sua amicizia. La legge terrena ci insegna come riabilitarci sulla retta via. Non dovrebbe costringerci a percorrere quella della delinquenza. Parola di Antonio Cossidente".
Fabio Amendolare
Il Quotidiano della Basilicata |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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