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Ciclismo: Cancellara, una storia d’oro nata sulle montagne di San Fele

14/08/2008



POTENZA - Fabiano, da piccolo, scendeva con i genitori in Basilicata per le vacanze estive. Fabiano pedalava con papà Donato, emigrato in Svizzera, sulle strade di Monticchio, San Fele, Atella. Fabiano è diventato grande, ha scelto la bici come mestiere, e da noi non è tornato più. Fabiano, che poi sarebbe Fabian Cancellara, ha vinto ieri la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Pechino, nella prova a cronometro di ciclismo su strada. Dopo il terzo posto nella prova in linea, il 27enne rossocrociato si è messo al collo il trofeo più agognato, quello che si sogna da ragazzino, quando ancora non sono spuntati i baffi. Primo, davanti allo svedese Larsson e all'americano Leipheimer. «Dedicata ai miei parenti, svizzeri e lucani, e a tutti quelli che mi vogliono bene e tifano per me». Parola di Fabian. Lo assicura il padre, un altro che ha dovuto tenere fisso il cellulare in ricarica per tutta la giornata di ieri, per salvaguardare una batteria stremata dalle decine di telefonate. «Lui è andato a scuola qui ed è normale che sia svizzero a tutti gli effetti - ha spiegato Donato Cancellara - ma vi assicuro che il suo cuore è per metà italiano, anzi lucano». E a questo punto, come diceva Lubrano, la domanda nasce spontanea: quando verrà in Basilicata? «È difficile, Fabiano vorrebbe tanto scendere, ma da quando ha cominciato a correre a certi livelli ha davvero pochissimo tempo » lo giustifica l'emigrante sanfelese. Lui, papà Donato, nella terra d'origine è tornato quest'anno. Ha due fratelli ad Atella e una sorella a San Fele. E, ovviamente, dei nipoti. Una di questi, Immacolata, atellana, figlia di Antonio, è la voce dei Cancellara lucani, che ieri mattina hanno seguito con trepidazione l'ennesima impresa del cugino di Berna. «Siamo felicissimi - esulta attraverso la cornetta - per lui e per tutta la famiglia. Già da piccolo dimostrava di avere doti da campione. Noi l'abbiamo sempre seguito e pensiamo che i risultati siano tutti frutto del suo lavoro. Ricordo che arrivavano dalla Svizzera con le bici sul portapacchi e, lui e il padre, andavano a farsi lunghe gite a Monticchio e dintorni. Se vuole tornare? Ogni volta che ci sentiamo - conclude Immacolata - ci confessa che ha una gran voglia di trovare qualche giorno per venirci a salutare, poi però gli impegni glielo impediscono sempre. Noi lo aspettiamo». Sul suo sito Internet, www.fabiancancellara. ch (a proposito, Fabian, a quando la versione in lingua italiana?), ieri sono arrivati tantissimi messaggi, dalla Svizzera germanofona e dal canton Ticino («Ola Spartaco, ti ho seguito stamattina bigiando sul lavoro»), dall'Austria, dalla Repubblica Ceca e dalla Norvegia. Vagonate d'affetto per la «Locomotiva di Berna». Il mappamondo di Fabiano, che una volta sembrava grande e inesplorabile, ora ha tante bandierine che indicano località, affetti e ricordi vincenti. L'oro olimpico non sarà il punto d'arrivo della sua carriera, ma è di certo il punto d'arrivo di un altro cammino. Quello cominciato da San Fele, con malinconia da emigrante, da papà Donato, tanti e tanti anni fa.

Antonino Palumbo
La Gazzetta del Mezzogiuorno


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