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Serie D, G/H: intervista ad Antonio Mele, team manager del Picerno

11/03/2019



Il Picerno, capolista del girone H, che posticiperà il match contro la Gelbison al prossimo 20 marzo per i giocatori “dati” alla rappresentativa impegnata nel torneo di Viareggio, dopo la sosta si avvia ad affrontare le ultime 8 giornate di campionato che la potrebbero proiettare nell’Olimpo del calcio lucano attraverso una promozione che sarebbe storica. Ne abbiamo parlato con Antonio Mele, team manager dei melandrini

Il Picerno ormai fa davvero sul serio.
Ormai non possiamo più nasconderci. D’altronde, come ha detto anche il mister, arrivati a questo punto, finire ai play – off significherebbe fallire le ultime 8 partite.

Pensi che ormai sia una lotta a due con l’Audace, o credi che il Taranto possa ancora dire la sua?
Ti dico che per me la lotta è ancora a tre. È normale che per il Taranto ormai sia diventata una missione quasi impossibile poiché 8 punti su di noi sono tanti, e in quanto dovrebbe recuperarne 4 sull’Audace. Insomma, dovrebbe sperare nel crollo di due squadre e non è semplice. Anche perché il Cerignola è un rullo compressore e noi, che abbiamo il miglior attacco e la seconda difesa del girone, stiamo facendo ancora meglio.

In tanti considerano decisivi gli scontri diretti della terzultima e penultima giornata. Quale dei due ti preoccupa di più?
Onestamente mi preoccupa più il Cerignola, perché 4 punti in 8 partite sono recuperabili e in più sono una squadra davvero forte, che gioca e che ha giocatori forti che non sbagliano le partite importanti. Il Taranto ha sbagliato qualche partita all’inizio e adesso, dopo la sconfitta col Gravina, si è un po’ allontanato. I numeri al momento dicono questo. Tuttavia, Audace e Taranto sulla carta si equivalgono e sono due squadre davvero forti.

Le vostre avversarie dirette sono partite per vincere, mentre voi no.
Durante le riunioni per fare la squadra, con il mister e con il direttore (Mitro, ndr) ci siamo sempre posti l’obiettivo di migliorare rispetto alla scorsa stagione. Ma il presidente (Curcio, ndr) il primo, giorno lasciandoci anche un po’ sbigottiti, ci ha detto che avrebbe voluto che la squadra facesse 80 punti. Facendo un rapido calcolo, significherebbe vincerne 6 delle prossime 8 e, ad oggi, nemmeno è detto bastino per vincere il campionato. Non a caso Giacomarro ha detto alla squadra che dobbiamo vincerle tutte e stiamo lavorando per questo. Per questo siamo tutti sul pezzo e non vogliamo mollare nulla: arrivati fin qua, un semplice dettaglio potrebbe fare la differenza.

Se facessimo un parallelo tra il Picerno attuale e il Potenza dell’anno scorso, che differenze credi ci siano?
Il Potenza mi parve subito una corazzata, mentre per noi non vale lo stesso discorso. Il Picerno ha un grandissimo gruppo che sta dando il 120 per cento grazie al direttore, al mister, al team manager, al segretario, a Nicola Tramutola, al preparatore atletico Renato Claps e, ovviamente, alla squadra. Ma la meticolosità del mister è incredibile.

Giacomarro è probabilmente il miglior allenatore del girone, sei d’accordo?
Sì. Per lui i dettagli sono fondamentali: segnala immediatamente anche se vede una sola bottiglia d’acqua in meno.

Giacomarro batte sempre su un tasto: l’aspetto mentale. La squadra pare averlo recepito.
Io ci vivo a contatto ogni giorno, e ti dico che sono diventati consapevoli delle loro forze e soprattutto hanno voglia di rimanere nella storia perché vincere un campionato a Picerno non è come farlo a Taranto o Cerignola. Se vincesse il Picerno sarebbe come se il Chievo Verona si aggiudicasse lo scudetto. Ci dicono tutti che siamo piccoli, ma la nostra spensieratezza gli altri non ce l’hanno. Inoltre, il direttore è stato davvero bravissimo a creare una macchina perfetta. Per me, lui è il numero uno delle trattative con i calciatori: non ho mai visto qualcuno che sappia gestirle e portarle avanti così bene come lui.

Forse il momento più delicato, superato alla grande, lo avete attraversato verso la fine del 2018 quando vi siete trovati pieni di infortunati. Come ci siete riusciti?
Noi a Fasano abbiamo vissuto la massima espressione di cosa possa essere la sfortuna. In quell’occasione abbiamo chiuso la partita con 6 under, che per me sono la nostra forza. Sambou, Langone, Fusco, Vanacore o D’Alessandro vogliono dire tanto. Sono tutti ragazzi che ti hanno dato qualcosa. E poi ci sono gli over e a gennaio con il direttore avevamo deciso di tenerli tutti: e avere 29 giocatori in rosa significa averne tanti. Ma se si pensa, ad esempio, a due come Lordi o Conte, che giocano meno, ci si rende conto che ogni volta che vengono chiamati in causa contribuiscono in modo ugualmente fondamentale.

Avete qualità e quantità.
Quando ci siamo confrontati col mister abbiamo pensato di allestire una squadra che non puntasse solo sul 3-5-2, ma che fosse duttile. L’esempio migliore in tal senso è offerto da Kosovan, che è una punta esterna che Giacomarro ha impiegato come mezzala: ruolo in cui ha già messo a segno 7 reti. Corso, che è stato preso a dicembre, può sembrare un acquisto in più ma in realtà se ti manca un difensore o un centrocampista puoi schierarlo tranquillamente anche per gestire la partita. Gli acquisti sono tutti pensati e non messi lì a caso.

Percepite ancora che di voi si parli in termini scettici, del tipo: questo paesello di 5 mila abitanti cosa fa in testa alla classifica? O le cose sono cambiate e siete considerati da tutti una realtà ormai consolidata?
All’inizio la cosa ci faceva anche sorridere, ma chi lo diceva non pensava che la differenza la fa l’organizzazione che non dipende dai tifosi, bensì dalla società e dall’allenatore. Ma adesso quando andiamo fuori diciamo che non ci lasciano più giocare in campo aperto e contro di noi hanno paura. D’altronde, gente come Esposito, Pitarresi, Santaniello o Kosovan non è che ce li hanno proprio tutti. Ma non solo: di Fontana, ad esempio, si dubitava perché qualcuno diceva fosse uno che ha sempre e solo fatto l’Eccellenza, mentre adesso lo vorrebbero addirittura in Serie C.

Gianfranco Aurilio
lasiritide.it



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25/05/2019 Comunicazione di sospensione idrica oggi 25 Maggio in Basilicata

Rapolla: a causa di un guasto improvviso l'erogazione idrica reVia Biagio Guarnaccio, Via Caprini, Via Ventiquattro Maggio e zone limitrofe
Rapolla: a causa di un guasto improvviso l'erogazione resterà sospesa fino al termine dei lavori di riparazione nelle seguenti zone: via Biagio Guarnaccio, via Caprini, via Ventiquattro Maggio e strade limitrofe.

24/05/2019 Comunicazione di sospensione idrica oggi 24 Maggio in Basilicata

Acerenza: per consentire l'esecuzione di lavori di riparazione, l'erogazione dell'acqua potabile nelle contrade San Germano e Macchione e nelle zone limitrofe sarà sospesa dalle ore 16:30 alle ore 19:30, salvo imprevisti.
Maschito: per consentire l'esecuzione di lavori di riparazione, l'erogazione dell'acqua potabile sarà sospesa in via Parini, via U. Foscolo, Via Calvario, via A. Moro, via Nitti, via IV° Novembre e via XXIV Maggio dalle ore 08:00 di domani mattina fino al termine dei lavori.
Muro Lucano: per consentire il ripristino del livello dei serbatoi, l'erogazione dell'acqua potabile sarà sospesa dalle ore 18:30 di oggi alle ore 07:00 di domani mattina, salvo imprevisti, nelle seguenti zone : contrada Cappuccini, contrada Belvedere, contrada Sant'Antuono, via Maddalena, via Conserva.

23/05/2019 Comunicazione di sospensione idrica oggi 23 Maggio in Basilicata

Rionero in Vulture: a causa del protrarsi dei tempi necessari all'esecuzione dei lavori di riparazione, l'erogazione idrica in via E. Alessandrini, via G. Rossa, via M. Rigillo e sue traverse, via M. Miradio della Provvidenza, via Padre Pio e contrada Fontana Maruggia, resterà sospesa fino alle ore 16:00 circa di oggi, salvo imprevisti.

EDITORIALE

La pesante leggerezza dell'ipocrisia. Dedicato ai fatti di Manduria
di Giovanni Paolo Ferrari

Incubi riaffiorano alla memoria e con loro alcune delle molte vittime del bullismo e dell’omertà nei nostri paesini... Tra tutti due donne povere e anziane che non avevano mai fatto del male a nessuno: Lucia detta “a Vertel” a Nemoli e un’altra “povera crista” che viveva in Piazza Plebiscito a Sapri e della quale pur sforzandomi non ricordo il soprannome (il nome non l’ho mai saputo...). Unica colpa delle due poverette? Aver perso un po’ il senno durante la ...-->continua





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