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Comunicazione Visuale

IL MONDO DI MARINO

servizio Rai TgR Basilicata

di Angelo Oliveto

 

 
 
 

PERCHE'  INTERNET E' MEGLIO DELLA TELEVISIONE

   

Enzo Biagi intervista Roberto Saviano

PRIMA PARTE

SECONDA PARTE

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DISCORSO ORIGINALE DI BARACK OBAMA

ALLA CONVENTION DI DENVER

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ANNOZERO

Puntata del 6 Marzo 2008

Petrolio in Val d'Agri

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Spazzatour

un giro turistico per i rifiuti campani

video realizzato da Ambiente Italia Rai tre

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Comunicazione Visuale

Attraverso quali meccanismi, con quali tecniche, con che segni le forme narrative della comunicazione visuale riescono a catturare la nostra attenzione e a ottenere il loro scopo, veicolando efficacemente e infallibilmente il loro messaggio? Spaziando dalla politica all’arredo urbano, dal cyberspazio ai videoclip, dall’arte alla pubblicità, dalle merci al corpo, cercheremo di sviluppare  una riflessione sulla comunicazione visuale soprattutto da un punto di vista antropologico, indagando le nuove merci visuali con le stesse modalità generalmente riservate all’uomo e focalizzando una dimensione strategica in cui si concentrano potere e conflitto, tradizione e mutamento, omologazione e sincretismo. Faremo questo attraverso l'arte pittorica, la fotografia, il cinema...oggi tutto è immagine, anzi, l'immagine ha da sempre giocato un ruolo fondamentale nella vita e nei bisogni di ogni uomo. Buona visione.

 


La limpida bellezza della morte

"In un breve ma illuminante saggio il critico inglese John Berger paragona le foto di Ernesto Guevara morto a due dipinti classici, La lezione di anatomia del dottor Tulp, di Rembrandt e il Cristo morto di Holbein il giovane. "Talvolta la morte tragica di un uomo completa e esemplifica il senso della sua vita. Per Guevara, sono sicuro, come alcuni pittori lo erano dell'immagine di Cristo. Vi è lo stesso grado di corrispondenza emotiva". Tuttavia, se la famosa foto si ripropone di risprodurre la sua morte, se cerca di relegare il Che al passato, l'arte fotografica, grazie alle sue enormi capacità evocative, ottiene l'effetto opposto".  da "Immagini di un uomo nella storia".

La fotografia "immortala" le immagini. Roland Barthes diceva che essa era l'arte della morte, perchè nel momento stesso in cui riusciamo a catturare un istante in uno scatto, quell'istante non esiste più. O esisterà per sempre impresso nella pellicola.

Mp

 


Il panorama testuale della comunicazione contemporanea è sempre più denso e multiforme, difficile da inquadrare in schemi e secondo strategie unitarie. In un ambiente del genere i formati brevi, soprattutto quelli promozionali, assumono sempre più un ruolo caratteristico. Immagini ripetute e ripetitive solo apparentemente assumono il significato che ipocritamente lasciano intravedere in superficie. Per il modo in cui essi vengono trasmessi riescono a rendere comunicativa un’idea, un desiderio, un’emozione. Tutto, in quest’ottica diventa merce, e la prima merce è colui che guarda, che si sente attratto e che compra. Ormai siamo lontani anni luce dal genere di spot diretto prodotto-consumatore, vale a dire: la casalinga X con il detersivo Y riesce a sbiancare meglio i capi per cui…comprate Y e garantirete il pulito! Ora siamo noi, con le nostre emozioni, le nostre mancanze, con l’inquietudine di non poter mai essere nel luogo meraviglioso con l’uomo/la donna dei nostri sogni, di non piacere, di non sedurre, di non fare mai sesso, siamo noi i veri ispiratori delle più importanti pubblicità contemporanee. Un esempio? Non so se conoscete uno slogan ridondante come il vodafoniano “Tutto intorno a Te”. Proviamo a scomporre il “jingle gestuale”. Chiunque nello spot ripeta lo slogan fa il gesto di disegnare un cerchio con il dito indice. È il nuovo gesto di comando del XXI secolo: un dito per cambiare i canali con il telecomando; un dito per digitare sulla tastiera di un computer; soprattutto, un dito per video-foto-chatta-faxa-chiamare con un telefonino. Avete presente l’ultima pubblicità? Un affascinante manager all’aereoporto, iperimpegnato, non si ferma un attimo…ops, il suo volo è stato cancellato e lui è disperato..arriva la bellona con il contratto pluriennale con la vodafone che, come chi la sa lunga gli dice: “Il tempo è tuo, vivilo!”. Fin qui tutto bene. “Il tempo è tuo..non c’è solo il lavoro, c’è anche la tua vita privata, fatta di emozioni vere, di rapporti, di sentimenti, di riflessioni..goditi questi momenti, che diamine, vivi!!!” Il giovane manager segue il consiglio. Si sbraga nella sala di aspetto come fosse a casa propria e chiama…. Sua moglie con i suoi bambini? I genitori, lontani? I suoi amici, che stanno festeggiando insieme mentre lui non può essere con loro? No. Chiama una donna (forse la sua ragazza) della quale la prima inquadratura fa vedere le natiche. Lei è in piscina, sola (?), prende il telefono e parte la videochiamata. E lei cosa fa? Anzi, cosa fa la Vodafone? Fa vedere la ragazza che improvvisa uno spogliarello, si toglie il reggiseno, che arriva fin dall’altra parte dell’etere, in faccia al ragazzo. Un messaggio che arriva diritto al cuore (…?) degli adolescenti che, nella maggiorparte dei casi se la sognano una così. Ma il prodotto che lo spot vende rende fighi, è uno status. “Tutto intorno a te”.

Siamo circondati.

 

Mp


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