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Basilischi, siete un cancro I vostri volti li abbiamo imparati a memoria. Il vostri nomi sono sulla bocca di tutti. Il vostro linguaggio è sempre lo stesso.
Ci avete stancato! Siamo stanchi della volgare ripetitività delle vostre “trame”, della boriosa sfrontatezza dei vostri sguardi, dell’arroganza con la quale vi illudete di sottometterci, della rozza prepotenza del vostro agire, della spudorata indecenza di quei politici che prima vi camminano al fianco e poi ci sporcano le strade con le loro facce sorridenti. E siamo stanchi della vostra ottusa ostinazione nel delinquere, nonostante vi ritroviate periodicamente con le manette ai polsi.
E voi non siete stanchi? Non siete stanchi di aver fatto della vostra vita solo una breve parentesi tra un carcere e l’altro? Non siete stanchi di dover sempre dare conto al magistrato di turno? Non siete stanchi di nascondervi, di incontrarvi al buio, di vivere di sotterfugi, di tramare l’uno contro l’altro, di guardarvi sempre le spalle? Nella mafia cercate soldi e potere, ma le uniche cose certe che da essa potete avere sono carcere e morte: non è sufficiente questo perché una volta per tutte la facciate finita?
La “malavita” che per voi è un biglietto da visita, per noi gente di Basilicata – da Potenza a Policoro, da Melfi a Pignola – è solamente un cancro da estirpare. Voi Basilischi siete un cancro che non ci ha fatto mai paura, e oggi ancor meno.
GRANDI FESTEGGIAMENTI PRESSO LA CASA ALLOGGIO DI TRICARICO Mercoledì 3 febbraio 2010 nel plesso della Casa Alloggio di Tricarico, struttura residenziale per soggetti psichiatrici seguiti dal D.S.M. (Dipartimento Salute Mentale) di Matera, si è svolta la Festa di Compleanno di due ospiti, Gina e Melina, organizzata dalla Coop. “Dimensione Uomo” di Tricarico, che gestisce sia la Casa Alloggio che il Gruppo Appartamento, e dal Gruppo Musicale “Etica” di Tricarico. Continua->
di Antonio Dr. Mauro Spettabile Presidente COMUNITA’ MONTANA ALTO SINNI Senise (PZ) Senise, 18.01.2010 (spedizione mail) Oggetto: Proposte tecniche migliorative della finanza ordinaria e agevolata per le PMI del Senisese – Istituzione Fondo Di Garanzia Speciale per il Senisese Gentilissimo Presidente, come convenuto con Lei a seguito dell’incontro odierno con le PMI presso la Sala Convegni del Polifunzionale regionale nell'area industriale di Senise, sede della Comunità Montana Alto Sinni, facendo seguito a quello che è stato il mio intervento, Le trasmetto le proposte tecniche in oggetto. Il tutto nasce da una esigenza primaria del mondo impresa alla luce di quella che è la situazione congiunturale ed in particolare le problematiche dell’area sud della Basilicata. continua-> L E T T E R A A L L A B E F A N A P E R D I P I E T R O Sono un bambino che non vuole crescere che abita nel sud del sud d’Italia, alle falde del Pollino in Lucania, che ha letto la storia di Tommaso Pedio per bambini e ne ha tratto le dovute conseguenze. La storia del mio popolo è fatta di tante generosità e solidarietà (veda Legge Senise detta 120, acqua, petrolio, ecc. ecc.), che, invece di diminuire, hanno accresciuto il divario fra nord e sud della regione creando un mezzogiorno nel mezzogiorno. continua--> di FLORENZO DOINO Su un muro della città di Genova mani anonime hanno scritto una frase-appello che recita così: “Immigrati extracomunitari non lasciateci solo con gli italiani”. Questa frase, attuale come non mai, mi ha indotto a riflettere sulla nostra nazione divenuta ormai terra di razzisti. L’odio verso i poveri fratelli migranti ha permeato le istituzioni, in modo particolare nel nord, laddove la Lega di Bossi riceve consensi a due cifre, quasi bulgari. Si è diffuso ormai anche negli strati di popolazione più povera, un tempo sensibile alla sofferenza degli “altri”. Sta addirittura contaminando l' intellighentia italiota spingendola a fredde e laconiche condanne di rito se non al silenzio ed all'indifferenza ->continua BORSE ANCI BASILICATA: bando Mobilità Leonardo Da Vinci di Antonio Candela Era il 23 Dicembre del 2008 quando ricevemmo, a seguito di una domanda di partecipazione, una lettera di convocazione a sostenere la selezione per un bando “per la selezione del programma Leonardo – Progetto Competenze innovative per l’occupabilità giovanile’” promosso dall’anci Basilicata. Parteciparono alla selezioni molti ragazzi provenienti da molte parti d’Italia, addirittura dalla Sardegna, alla ricerca di un esperienza lavorativa e professionale da svolgere all’esterno. continua-> LETTERA APERTA ALLE ISTITUNI REGIONALI e AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE ANCORA SUI PAGAMENTI di Giuseppe GARGAGLIONE I lavoratori forestali di San Severino Lucano, ma anche tutti quelli che operano nel territorio della Comunità Montana ³Alto Sinni², lamentano, come ormai avviene da moltissimi anni, ritardi enormi nei pagamenti. Come tutti gli anni siamo costretti a chiedere l¹elemosina, invece di ricevere in tempi rapidi e stabiliti quanto dovuto, siamo sempre costretti a sopportare con notevoli disagi economici per noi e le nostre famiglie. Se a questo aggiungiamo che siamo in un periodo di crisi generale dove normalmente chi lavora non riesce ad arrivare a fine mese, noi il mese nemmeno riusciamo ad incominciarlo, poiché siamo al verde. Continua ->
“Arroganti e miopi”. Libera-Bocca chiusa “Chi si volta dall'altra parte, chi vede solo quello che vuole, chi fa finta di non vedere, chi vede e non parla, è complice. Anche tu vuoi esserlo?”. Un interrogativo ma anche una provocazione che il coordinamento regionale di Libera, l'associazione nazionale contro tutte le mafie, pone ai cittadini lucani e a quelli del Vulture-Melfese in particolare, attraverso una manifesto che in questi giorni sta interessando i comuni di Rionero, Melfi, Venosa, Lavello e Potenza.
CNCA :manteniamo alta l'attenzione sulla Droga
Ancora ricordiamo i loro volti e le ferite delle loro storie. A qualcuno di loro siamo stati accanto, con altri invece non ci siamo riusciti. La loro scomparsa ci ha lasciati attoniti e senza parole, ma soprattutto ci ha fatto riflettere ancora una volta sulle responsabilità e sui limiti delle nostre Associazioni e delle nostre Comunità. Ce ne saranno ancora altre di overdose e ancora tante le giovani vite bruciate nell’inferno lucano della droga: per ognuna di esse, però, non smetteremo mai di chiederci – come da sempre accade – cosa abbiamo fatto, o cosa potevamo fare e non abbiamo fatto. Sentiamo forte la responsabilità di risposte che non sempre riusciamo a dare e di strade che non sempre riusciamo a percorrere. Vorremmo fare di più. Dobbiamo fare di più. Non saremmo però onesti e trasparenti se non dicessimo con altrettanta chiarezza che i nostri limiti e i nostri sbagli nella guerra alla droga e nell’accoglienza alle sue vittime, vanno di pari passo con i limiti e gli sbagli di tanti altri soggetti del nostro territorio, compreso le Istituzioni regionali – ma non solo – dalle quali ancora attendiamo risposte dettagliate e circostanziate a cinque precise domande. Abbiamo troppo rispetto per quelle giovani vite stroncate dalla droga e per le tante altre da essa avvelenate, per commentare chi nei giorni passati ci ha accusato di volerle strumentalizzare. Il nostro è semplicemente il grido di dolore di chi non si rassegna a giovani esistenze bruciate dinanzi all’indifferenza e all’assenza dell’intero Sistema. È nel nome di quei volti e di quei nomi che continueremo a chiedere conto – anche ad alta voce – delle responsabilità di ciascuno, a partire dai nostri stessi mondi associativi, senza voler assolutamente entrare in una logica di contrapposizione con nessuno ma tracciando percorsi costruttivi che ci vedano tutti insieme protagonisti positivi e propositivi alla conferenza “Dalla strada per la strada” che stiamo organizzando per il prossimo 6 novembre.
Le associazioni lucane del CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza) APPELLO AGLI UOMINI D’ONORE Sono potenti. Condizionano la scelta dei ruoli pubblici ed istituzionali, tessono relazioni con qualunque parte politica, influenzano le inchieste giudiziarie, ispirano articoli sui giornali. Apparentemente sono puliti e cortesi, servizievoli, disponibili e anche buoni: è gente perbene, come si può pensar male di loro? In carcere non ci vanno, nessun tribunale riesce a mandarli dietro le sbarre, e se salgono sul banco degli imputati al limite si chiude sempre tutto fra una prescrizione e un’archiviazione. Loro sono il Potere. CONTINUA---> Lettera aperta del Comitato Cittadini Attivi di Bernalda e Metaponto Alcuni “politici” sono autentici showmen. Altri sanno solo organizzare festicciole, sfilate, passerelle e finti convegni. Tutti però sanno prendere appuntamenti per le future campagne elettorali… Sono i nuovi ciarlatani, autentici sciacalli della società, illusionisti abili a trasformare lucciole per lanterne. Cavalcano rigorosamente solo alcuni problemi dei loro territori con la consapevolezza evidente di scaricare su “qualcun altro di turno” le responsabilità di gestioni amministrative fallimentari, prive di idee, superficiali, spesso inadeguate o addirittura dannose alla vita economica e sociale di ogni cittadino lucano. CONTINUA -> Federata sui-generis su polemica di Barile Nelle scorse settimane si è assistito ad una vera e propria bagarre tra l’amministrazione comunale e l’associazione sisma ( federata sui-generis), in merito ad alcune dichiarazioni critiche fatte dalla stessa sisma nei confronti della maggioranza che ne amministra il comune. Ma come al solito, invece di partire dai fatti e provare a fare un analisi oggettiva sul punto, si assiste sempre a i soliti atteggiamenti da “signorotti” e via giù di lì con comunicati di “solidarietà” di cui è stato “vittima” il Sindaco di Barile, sia dal PD che Dalla DeC che dall’ANAS ( associazione Nazionale Azione Sociale). continua-> «Al Sud non servono interventi a pioggia ma strutturati» Di Carmelo Pangaro imprenditore. «Non chiediamo interventi a pioggia ma strutturali e duraturi». Così parla Carmelo Pangaro imprenditore di Senise scrivendo alla Gazzetta. «Da anni - dice - mi interesso dei problemi del mezzogiorno e da “meridionalista praticante” sono fortemente preoccupato per il disimpegno della politica dai problemi endemici che da decenni affliggono le popolazioni del sud. Mai come in questa difficile fase storica il sud è stato abbandonato a se stesso. ---> Continua Il turismo in Basilicata di Dr. Vito Mazzilli (Il presidente del WWF Basilicata) Visitare un paesino come Castelmezzano in una domenica di luglio è un vero piacere per un turista rispettoso dei valori della natura, rapito dall’armonia delle cose, stupito dell’architettura complessiva delle abitazioni profondamente inserite nel contesto naturale delle Dolomiti lucane. Le facciate sono rigorosamente in pietra locale o in toni pastello rosa ed arancio, le strade pulite e senza rifiuti per terra, le piazze ampie e spaziose permettono una visione dal basso verso l’alto e viceversa del paesaggio circostante, inoltre la cucina locale all’altezza di una situazione che vede eccellere i prodotti locali, ma anche le specialità nazionali. Salviamo le “balze” del Sarmento di Annibale Formica Prendo la parola in prestito dalle balze di Volterra e dal Vocabolario della lingua italiana per chiamare “balze” i luoghi rocciosi, scoscesi e dirupati, che mi appaiono ogni giorno da San Paolo Albanese, guardando il versante occidentale del torrente Sarmento, tra Noepoli e San Costantino Albanese, sotto il bosco Farneta, da Timpa del Calorio a Timpa dei Preti fino al fosso Sarsico. A Sefora, uccellino con le ali spezzate Un altro fiore spezzato. Avevi solo 19 anni, Sefora; pochi, ma alla droga e ai suoi mercanti questo non interessa. Ti hanno calpestata, ti hanno rubato il sorriso, i sogni di bambina, la speranza di giovane donna. Nelle vene ti hanno fatto scorrere l’inverno, il gelo di giornate troppo corte, il buio che ti entra dentro già dalla mattina. Il tuo fiore, insomma, non ha visto il sole e non ha avuto il tempo di sbocciare. Perdonami Sefora. Perdonaci. È anche colpa mia. È anche colpa nostra. Forse non abbiamo alzato abbastanza la voce per denunciare che a strappare lentamente i petali del tuo cuore non erano solo i custodi dell’inferno di Scampia, ma anche certe Istituzioni che qui in Basilicata non stanno muovendo un dito per riorganizzare il Sistema di Assistenza ai tossicodipendenti, per emanare i nuovi Requisiti minimi standard per l’autorizzazione al funzionamento e all’accreditamento dei servizi privati di assistenza, per decidere come utilizzare i soldi del Fondo Ministeriale di Lotta alla droga. Insomma, non siamo capaci di far capire loro che non c’è più tempo. Ma non siamo neanche riusciti a far comprendere a certi Dirigenti di certe Amministrazioni locali che non ti avremmo mai incontrato dinanzi ai bar alle sette di sera, e che non ti avremmo mai incrociato negli sportelli informativi sui giovani, come invece loro ci chiedevano di fare. Non siamo stati sufficientemente credibili quando dicevamo che per strada, solo per strada, ti avremmo conosciuto. Non abbiamo alzato la voce quando dicevamo che tagliarci i servizi sulla strada significava non avere più la possibilità di incontrarti. Siamo stati zitti quando in questo ultimo mese le nostre strade le abbiamo viste affollarsi da tante facce sorridenti, messe le une accanto alle altre in modo talmente asfissiante e opprimente che alla fine non ci siamo più chiesti dove avremmo potuto incrociare il tuo volto, il tuo sguardo, e magari, anche il tuo sorriso. Ed infine, io prete non sono stato abbastanza convincente a far capire alla mia Chiesa che se ora l’Eterno Padre ti sta spalancando i portoni d’oro della sua Casa, a maggior ragione avremmo dovuto fare di più per aprirti le porte spesso cigolanti delle nostre comunità. Hai un nome stupendo, Sefora; è biblico, viene dall’ebraico: significa “uccellino che porta la pace”. La terra ti ha spezzato le ali, ma ora che hai preso a volare per il più alto dei cieli, non fermarti più, inebriati di quella pace che qui hai tanto cercato, e se ti è possibile, appena hai un po’ di tempo per noi, portaci un po’ di quella Pace. Perché questa nostra regione, che sta diventando sempre più un cimitero di giovani vite, torni a diventare un giardino nel quale veder crescere i nostri fiori più belli. don Marcello Cozzi
Nel tribunale di Potenza in questi giorni si
sta celebrando
(e non senza "sorprese") il processo "Nibbio"che vede come
maggiore indagato Renato M., accusato di associazione
a delinquere di stampo mafioso. Non tacete: non vi lasciamo soli Renato Martorano è un boss mafioso. Non si tratta di una mera ipotesi investigativa o di una semplice teoria: lo ha sancito anni fa una sentenza definitiva del Tribunale di Potenza; e lui probabilmente ha continuato negli stessi affari: questo è quello che pensa la Procura del capoluogo che lo ha rinviato a giudizio, sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso, alla fine dell’inchiesta Iena 2. Festa di S Gerardo a Potenza: IO STO CON I PORTATORI DEL SANTO
A seguito del brutto episodio
avvenuto durante la festa di S Gerardo a Potenza, leggo
esterrefatto su alcuni giornali o sento commenti di semplici
cittadini sul chi o cosa abbia provocato l’ aggressione dei
cavalieri Montesi, individuando nei portatori del santo il
capro espiatorio di tale gesto. Il futuro della Basilicata: sviluppo sostenibile o terra di conquista delle multinazionali?? La Regione Basilicata sta risentendo molto della crisi mondiale dell’economia con chiusura di fabbriche, perdita di posti di lavoro, disoccupazione, abbassamento del Pil; tutto questo è cominciato dal 2006 e continua tuttora a ritmo accelerato; al di là del contesto internazionale attuale ci chiediamo se si è sbagliato il modello di sviluppo lucano, e se vi è qualcosa di specifico che riguarda solo questa Regione. Il cittadino si chiede spesso perché i piccoli e numerosi paesi della Regione si spopolano continuamente, perché i suoi abitanti diminuiscono complessivamente ad ogni indagine demografica, perché la propria Regione non riesce a trattenere i suoi giovani, i quali dopo aver terminato il ciclo di studi medi e superiori preferisce rimanere nelle grandi e medie città della propria formazione e non fare più ritorno a casa. La risposta è semplice e disarmante: i giovani rimangono laddove vi sono il lavoro, l’accoglienza, la fruizione del tempo libero, la migliore possibilità per se e per il proprio futuro. Cari amici, vivo da pochi anni, fuori dalla mia Lucania e dal mio paese, Senise. Tuttavia seguo con interesse ciò che accade nella mia terra, come d'altronde facevo quando ero presente sul territorio. Mi sono sempre avvicinata a temi e partecipato ad attività sociali di vario genere: sport, associazionismo, politica e ritengo che molti dei gruppi nei quali sono stata coinvolta, stanno sviluppando le loro iniziative in modo elogiabile. Io, voi e il mondo di Amendolara Maria Felicita
Mi presento, A Fardella come in California di Rosalia Pavia- Fardella In California, Winchester house attira un discreto flusso di curiosi e turisti, non per essere essa la casa del famoso Winchester del fucile del “selvaggio West”, ma per le sue stranezze. Cresciuta come un fungo, la casa presenta strane protuberanze corrispondenti a stanze prive di accesso, scale che salgono nel vuoto, corridoi che non portano da nessuna parte, finestre aperte sui muri e porte che non dividono alcun ambiente. Nella sua follia ossessiva, la vedova del famoso Winchester trascorse la vita a creare una casa dell’assurdo. Non male tuttavia: il flusso dei curiosi ed un lauto biglietto d’ingresso di 19 dollari nel 2000 garantiscono probabilmente una discreta rendita agli eredi.
Il 29 aprile di 12 anni fa venivano
ammazzati, sotto gli
occhi dei figli, Giuseppe Gianfredi e Patrizia Santarsiero,
39 e 32 anni. Don Marcello Cozzi
ha scritto una lettera indirizzata agli esecutori di quel
delitto. Toglietevi i passamontagna Lettera agli assassini dei coniugi Gianfredi
Quella sera di dodici anni fa avevate i volti coperti. Vi nascondevate dietro due passamontagna. Volevate farla franca, non farvi riconoscere, e quante volte in questi anni ci avete sperato e creduto; e forse ne siete ancora convinti. Ma diteci: come si vive da uomini in fuga? Cosa si prova a nascondersi continuamente pur se tra tanta gente? Che sensazione dà quel cuore in gola che avvertite ogni volta che all’improvviso qualcuno bussa alla vostra porta, e voi in quel secondo sperate che dall’altra parte non ci sia la Giustizia? Qual è il vostro stato d’animo quando incrociate anche per un solo attimo gli uomini in divisa? UNA NUOVA STAGIONE POLITICA PER IL FUTURO DI CHIAROMONTE di Domenico Donadio Alla vigilia di ogni consultazione elettorale amministrativa, si risveglia, in ogni piccolo Comune della nostra Regione, un fermento ideologico e passionale che accompagna e anima i cittadini fino al giorno dopo le elezioni. Purtroppo…. solo fino al giorno dopo le elezioni! Anche Chiaromonte è fra questi ed è prossimo al rinnovo del Consiglio Comunale. Sono d’accordo con Gianluca Percoco sul fatto che i giovani stanno riscoprendo il gusto e l’interesse per il nostro caro e amato borgo. E’ anche vero però che, in virtù di quanto detto prima, questo avviene solo in prossimità delle consultazioni elettorali. Sono altresì sicuramente convinto che i giovani, spinti dall’entusiasmo, possano dare un contributo di qualità che possa rilanciare la macchina amministrativa comunale. Ciò che non mi appassiona è che tutto questo avviene in maniera istintiva e senza un vero progetto politico. La politica è passione, dedizione e io vedo che oggi Chiaromonte ha bisogno sì di giovani e di rinnovamento, ma, secondo me, di giovani che seguano un percorso politico, che abbiano ideali e che adottino una linea coerente e corretta. Io credo che, oggi, Chiaromonte, per essere laboratorio politico tra i paesi limitrofi, non abbia più bisogno di liste civiche e/o di schieramenti improvvisati, ma di veri e reali gruppi politici che fanno capo alla politica nazionale e regionale, guidati da una leadership forte e carismatica. Per fare un esempio, il neonato Popolo della Libertà e il Partito Democratico potrebbero essere le stelle polari degli elettori con uomini e donne di fede che possano portare avanti un progetto di sviluppo credibile per il nostro paese. In quest’ottica il rinnovamento delle liste e dei candidati sindaci sia totale, ma nell’ambito precedentemente descritto. Si abbia finalmente il coraggio di manifestare le proprie idee senza indugi e ambiguità con un quadro politico ben definito. Saremo tutti consapevoli che vinceranno le idee nuove e non quelle dei rancori remoti. Mi permetto di lanciare un appello a tutte le forze politiche riconosciute: presentatevi agli elettori con i simboli dei partiti, con un progetto innovativo e moderno, con liste rinnovate e con candidati rappresentativi e fate, soprattutto, una sana competizione elettorale all’insegna degli ideali e dei programmi. Forse così il nostro caro e amato Chiaromonte risorgerà e potrà vivere una nuova stagione politica che stia al passo con la storia moderna e non con i fantasmi del passato.
dott. Domenico Donadio Cittadini per Chiaromonte Ognuno è chiamato per non far morire un paese. Mi rivolgo a tutti coloro che amano Chiaromonte, sono Gianluca Percoco, vivo a Roma, ma non riesco a stare lontano dal mio paese più di quindici giorni. Negli ultimi tempi, sono stato piacevolmente sorpreso dall'interesse, che ha coinvolto soprattutto molti giovani, al futuro di Chiaromonte. Sarebbe necessario che l'interesse ad un futuro migliore per Chiaromonte si manifestasse non solo in prossimità delle elezioni amministrative, ma diventasse una condizione fisiologica del vivere quotidiano del nostro paese. E' evidente che l'occasione delle elezioni risvegli passioni sopite, ma non del tutto venute meno. Tuttavia, è altrettanto evidente che l'interesse per il futuro dovrebbe andare oltre le passioni politiche, chiamando tutti ad impegnarsi insieme per non diventarne concausa di una lenta agonia. Chi è di Chiaromonte sa bene come il paese, nel corso degli anni, sia stato spesso defraudato di servizi, istituzioni, etc., etc. E' stata sempre colpa degli altri? Non è che in qualche caso abbiamo contribuito anche noi con le nostre divisioni, con la difesa del proprio "particulare"? Forse è il caso di superare il vecchio sistema dei guelfi e dei ghibellini e di rimboccarsi le maniche. Il mio personale auspicio è che chiunque vinca la competizione elettorale, tutti, ognuno secondo le proprie possibilità, dovrebbero contribuire a migliorare la situazione socio-economica di Chiaromonte. La ricchezza di una collettività è data anche dal patrimonio intellettuale dei cittadini e dall'impegno che gli stessi profondono nel raggiungimento degli obiettivi. Peraltro, non esistono ricette precostituite per salvare il paese dai gravi problemi che lo affliggono di natura economica, sociale e prima ancora demografica. Tuttavia, si potrebbe iniziare da ciò che agli occhi di chiunque appare più evidente e di più semplice realizzazione, come ad esempio il miglioramento dei servizi accessori e riabilitativi del polo ospedaliero; ma i settori dove si può intervenire per migliorare la situazione di Chiaromonte sono svariati. Il mio sogno è quello di veder diventare Chiaromonte il primo villaggio sociale dell' Europa meridionale, la prima "care farms", un paese a impatto zero dove l'ambiente, il sociale e la cura della salute e del proprio stigma la facciano da padrone. Concludendo, sento di affermare , visto il contesto generale di crisi, che il periodo 2007-2013 potrebbe rivelarsi cruciale per il futuro di Chiaromonte. Gianluca Percoco
PERSONALE ATA Ufficio Segreteria ISTITUTO COMPRENSIVO STATALE NOEPOLI Dimensionamento Istituzioni Scolastiche per l’anno scolastico 2009/2010Il PERSONALE DI SEGRETERIA dell' Istituto Comprensivo Statale di NOEPOLI: CONTESTA il piano di Dimensionamento per la scelta della Sede Amministrativa dell'Istituto Comprensivo della Val Sarmento collocata a Terranova di Pollino EVIDENZIA la presenza di illegittimità formali e sostanziali negli atti Regionali venuti a conoscenza:
-1--Il Consiglio Provinciale di Potenza in data 19 dicembre 2008 ha richiesto deroga speciale per il mantenimento di una sola Istituzione Scolastica nella Val Sarmento, che comprende 5 Comuni, pur non essendoci 300 alunni, senza indicare la sede amministrativa unica per la fusione dei 2 Istituti attualmente funzionanti. -2--Il Piano predisposto, a termine scaduto, dalla Giunta Regionale attribuiva a Noepoli la sede di Presidenza come unico Istituto Comprensivo a decorrere dal 1° settembre 2009 per le valide ragioni espresse nel deliberato; -3 -NOEPOLI- sede dell' Istituto unico è stato richiesto con atto deliberativo dalle Amministrazioni Comunali di Noepoli, Cersosimo, San Paolo Albanese, (San Costantino Albanese non si è pronunciato) quindi dalla maggioranza della popolazione della Val Sarmento, - per la centralità , - per la viabilità, - per il clima, - per la posizione geografica, - per i mezzi pubblici di trasporto della SITA che ben collegano NOEPOLI con i Comuni della Valle, in orario compatibile con quelli dell'Ufficio.
“L’IMMOBILISMO DEI COMUNI” ATTUAZIONE DEI FONDI STRUTTURALI di Antonio MAURO I fondi strutturali rappresentano uno strumento finanziario utilizzato dall’Unione europea per migliorare la situazione economica generale nelle regioni meno sviluppate o meno favorite in campi quali l’infrastruttura, la formazione e la promozione dello sviluppo. Si tratta di considerevoli somme di denaro per il miglioramento dell’economia europea, del settore pubblico e dei cittadini. Le piccole e medie imprese, le organizzazioni intermediarie/rappresentative, nonché gli enti pubblici locali e regionali in Italia possono beneficiare di un sostegno finanziario per una vasta gamma di progetti e di iniziative nei settori del turismo e del commercio. I fondi strutturali non mirano unicamente a migliorare servizi, infrastrutture e standard, ma perseguono altresì obiettivi umani più generali. Ad esempio, essi cercano di contribuire a migliorare le opportunità di lavoro, la qualità della vita in generale, la sicurezza dei cittadini, la sostenibilità della società nonché la ripresa commerciale e turistica di aree con ritardi nello sviluppo. L’interesse si accentra su zone con alti livelli di disoccupazione e in corso di riconversione industriale, regioni che registrano un marcato spopolamento, zone problematiche in ambienti urbani, nonché regioni frontaliere. Beninteso, l’aiuto riguarda anche i giovani, i disoccupati di lunga durata, gli emarginati sociali e i lavoratori non qualificati. La necessità di accedere ai Fondi Strutturali per innescare processi di sviluppo più rapidi e concentrati ai finanziamenti comunitari suggerisce ai Comuni di organizzarsi, istituendo un apposito Ufficio di coordinamento del settore “Sviluppo Turistico e Marketing Territoriale”.
22 MARZO 1958 di Federico Valicenti Quando nacqui era il 21 Marzo 1958, asserisce mia madre. Ed io nacqui, diceva Totò, a Cersosimo, (Pz) ridente paesino della Val Sarmento. Valle che qualcuno già allora definitiva impudicamente Valle del Tormento. Una bella valle che accoglie popoli di provenienza diversa. Diversità non solo geografica ma anche etnica. Paesini che non hanno mai fatto della loro diversità un punto di forza e unione, alimentati ad arte a pane e litigi. Le rivalità di campanile hanno segnato, per centinaia di anni, l’isolamento atavico di questi piccoli paesini, rivalità foraggiate dai piccoli notabili “feudatari” locali, magari con il placet di politici che hanno fatto della Val Sarmento un feudo, un piccolo serbatoio di voti. Sicuramente supportati dal referente/vassallo di turno che, accontentandosi del piccolo potere concessogli, non ha mai guardato più lontano del naso, alimentando divisioni ora campanilistiche ora politiche. Una valle d’accoglienza, con tutti i suoi limiti geografici, dove popoli e culture diverse hanno convissuto per centinaia di anni mantenendo intatte le proprie diversità e tradizioni, rispettandosi ma non omologandosi, confondendosi. I profughi albanesi che nel ‘400 scapparono dalle loro terre, vittime di persecuzioni, hanno trovato nella Val sarmento una seconda terra che li ha protetti, custoditi e rispettati. Qui i profughi albanesi hanno fondato due piccole comunità: San Costantino e San Paolo Albanese. Continua ->
Al Presidente della Giunta Regionale POTENZA
All’Assessore alla Salute, Sicurezza e Solidarietà Sociale POTENZA
Al Direttore Generale dell’ASP POTENZA
Agli Organi di stampa
LETTERA APERTA Come dipendenti del Centro Terapeutico Riabilitativo di Senise (PZ) esprimiamo indignazione nei confronti delle istituzioni poiché, nonostante le sollecitazioni, continuiamo a non ricevere risposte concrete e definitive rispetto al disagio economico che ormai viviamo da sei mesi. E' da Ottobre 2008, infatti, che noi dipendenti CTR, nonostante eroghiamo con puntualità e professionalità prestazioni riabilitative, non riceviamo la dovuta retribuzione per il lavoro svolto. Questo comporta gravi disagi economici che non ci consentono più di andare avanti; è frustrante ed umiliante trovarsi nella condizione di dover chiedere denaro a genitori e parenti per riuscire a far fronte alle esigenze basilari delle nostre famiglie (bollette, mutui, spesa alimentare, ecc.) e per garantire il servizio di prestazioni domiciliari che diventa particolarmente oneroso in termini di costi carburante. Nonostante tutto, l'impegno lavorativo quotidiano in questi mesi non è mai cambiato; questo disagio non può non condizionare il prosieguo della nostra attività lavorativa che non trova più garanzie certe. Le risposte finora pervenute sono parziali e mortificanti poiché hanno il solo scopo di tamponare uno stato di emergenza assumendo un carattere di occasionalità; non è pensabile infatti, che ogni mese ci si debba recare nei vari uffici ASL o regionali di competenza per elemosinare ciò che di diritto ci spetta e di essere rimbalzati da un ufficio all'altro in assenza di una chiarezza sulle rispettive competenze e responsabilità dei diversi funzionari. La nostra richiesta è che vengano liquidate le spettanze del trimestre Ottobre-Dicembre 2008 con urgenza e che si provveda a garantire regolarità nell'erogazione dei pagamenti dell'anno corrente. A grande voce chiediamo che ci venga restituita dignità come persone e come professionisti della riabilitazione. Senise, 19/03/2009 I Dipendenti CTR
Email su nomina direttore Parco del Pollino DOMANDE NOMINA DIRETTORE PARCO DEL POLLINO 1) BUCCOMINO GIOVANNI - DA ROMA 2) TEDESCO TOMMASO - DA CROTONE 3) MELFI GIUSEPPE - DA CASTROVILLARI (EX DIRETTORE CTA CFS PARCO DEL POLLINO) 4) MUSITELLI ADRIANO - DA BERGAMO 5) PIGNATELLI CIRO - DA ROMA 6) NICOLETTI DOMENICO - DA VALLO LUCANIA ( EX DIRETTORE PARCO NAZ. DEL CILENTO) 7) FORMICA ANNIBALE - DA S.PAOLO ALB. ( EX DIRETTORE PARCO NAZ. DEL POLLINO) 8) ALIQUO’ FILIPPO Maria - DA REGGIO CALABRIA ( ATTUALEDIRETTORE PARCO DEL POLLINO ) 9) PULVIRENTI GIOVANNI - DA TRIESTE 10 ) DI GIUSEPPE PIERO - DA PRAIA A MARE
Considerazioni su e-mail direzione parco Pollino di Annibale Formica
San Paolo Albanese, 16 marzo 2009
Per la nomina del nuovo direttore, nel dicembre scorso, l’Ente Parco Nazionale del Pollino sembrava si stesse accingendo a deliberare la terna da proporre al Ministero dell’ambiente. In attesa di una terna che, dopo tre mesi, ancora tarda ad essere indicata, nei primi giorni di gennaio di quest’anno, invece, mi è toccato di leggere di un "sondaggio di opinioni" su coloro, anch’io tra questi, che hanno presentato domanda. Riguarda una iniziativa alquanto “sui generis”, sviluppata in forma di conversazione amichevole, via e-mail, per avere uno scambio di pareri sulle qualità degli aspiranti alla direzione del parco. Per amara ironia, io, venerdì 27 febbraio u.s., a Noepoli, di questa iniziativa sono stato chiamato a rendere conto, in una pubblica riunione. Mi auguro che il "sondaggio di opinioni", dopo aver consentito di inventariare i punti di vista cercati, permetta informazioni utili sugli obiettivi perseguiti e sui risultati raggiunti, in modo che il mio polemico interlocutore possa acquietarsi e l’Ente Parco possa avere migliori chance per prendere una decisione, per la quale l’apposito avviso è stato pubblicato quattro mesi fa. Tra i destinatari della e-mail io ho scelto, fin qui, di resistere alla provocazione e di tacere, perché direttamente coinvolto.
Non è, oltretutto, un bel periodo, questo, per me. Sono, infatti, reduce dalla recente definitiva sconfitta nel ricorso presentato al Giudice del Lavoro, dopo la scadenza, il 20 ottobre 2002, del mio incarico di direttore del Parco, nella speranza di vedermi riconosciuti alcuni diritti, che ritenevo mi fossero stati lesi. Non ho avuto ragione; anzi ho avuto torto su tutti i motivi di doglianza e in tutti i gradi di giudizio; sono stato, inoltre, condannato a pagare le spese di giudizio, con un inaspettato pesante aggravio della mia condizione economica, oltre che umana.........continua ->
Forum Regionale Giovani : Soddisfazione dal segretario nazionale federazione Sui – Generis “Siamo felici e soddisfatti di aver raggiunto questo obiettivo: riattivare il Forum Regionale Giovanile. Al nuovo presidente D'imperio va tutto il nostro vivo entusiasmo e un grosso in bocca al lupo”. E' quanto afferma, in un comunicato stampa, Antonio Candela, segretario nazionale federazione Sui – Generis. “Siamo orgogliosi di aver raggiunto, come membri del coordinamento , un obiettivo che da molti era visto come un miraggio. Questo strumento, il forum regionale, finalmente animato e radicato nei forum Comunali, può diventare il vero strumento di rappresentanza e portatrice delle istanze dei giovani lucani. Siamo Lusingati di avere l'appoggio dell'intera assemblea con la nomina del Sig. Caterino Giuseppe, Presidente della Sede Potentina di Sui-generis all'interno della giunta Esecutiva del Forum. In questa ottica, anche la rappresentanza dell'Ateneo lucano sarà al fianco dei giovani lucani, con l'obiettivo di costruire sempre più quel collegamento tra università e territorio. Questa Assemblea, i forum comunali, il forum regionale e il suo esecutivo con annesse tutte le commissioni istituite dovranno dimostrare, adesso, di saper incarnare bene il senso e l'anima stessa del Forum: i giovani e il loro presente”.
Totalgate: memoriale della posizione dell'Arch Schiavello di Corleto perticara sulla vicenda dei terreni venduti alla Total " ... La presente relazione prende le mosse dalla esigenza di trasformare la destinazione urbanistica di una modesta porzione del territorio del Comune di Corleto Perticara attualmente ad uso agricolo, in uso di area per insediamenti Produtivi tanto in dipendenza della necessità di a!locarvi strutture necessarie per un corretto sfruttamento della risorsa Petrolifera presente nell’area, con particolare riferimento ad un centro olio. Per non gravare economicamente sulla collettività, la presente variante, come da accordi Intercorsi con Il Comune di Corleto Perticara, è stata redatta a cura e spese de/'Eni AGIP .. ". Queste sarebbero le premesse del grande "accordo capestro" che ha suscitato scandalo in tutto il Paese sotto il nome dell'inchiesta "totalgate" condotta dal PM . Woodkock e dal GIP Pavese del Tribunale di Potenza. Invero, molti sarebbero gli scandali ancora da scoprire relativi ai veri protagonisti della vicenda incriminata, false vittime e reali carnefici che hanno curato nei minimi dettagli il "disegno criminoso" dipingendo un'intera amministrazione (quale quella del Comune di Corleto P. con a capo il macchiavellico Architetto Schiavello) come il complice dell'accordo capestro diretto ad "estorcere" ai proprietari terrieri (tra i quali figurerebbe la vittima principale: Antonio De Lorenzo) l propri possedimenti a costi irrisori. Ma è bene scoprire una volta per tutte gli "altarini nascosti per far uscire, finalmente, i c.d. "scheletri" dall'armadio dei veri estorsori di questa vicenda. Intanto, è opportuno sottolineare che all'indomani della proposta formulata dall'ENI-AGIP (alla quale oggi è subentrata la Total a seguito di alcuni Decreti Ministeriali) circa l'opportunità di realizzare In località "Tempa Rossa" un Centro Oli - richiesto, si badi bene, per la prima volta, in un convegno pubblico - al servizio delle risorse petrolifere della Valle del Sauro, il Comune di Corleto Perticara non poteva far altro che accettare, e questo per due motivi: 1) la realizzazione del Centro Oli rappresentava, e rappresenta tuttora, motivo di grande soddisfazione per l'Amministrazione interessata in quanto lo scopo perseguito dalla stessa è sempre stato quello riguardante l'Insediamento a sostegno dell’occupazione e dello sviluppo dell'intera collettività;
2) il Comune di Corleto Perticara esercita funzioni meramente esecutive in quanto è solo la Regione Basilicata ad avere poteri decisori circa l'approvazione definitiva del progetto p.Lp .• vedi Infatti il D.P.G.R. n. 262 del 05 novembre 2001, a firma del Presidente p.t. F. Bubbico, con Il quale, su conforme deliberazione della Giunta Regionale, è stata decretata l'approvazione definitiva del plano Insediamentl produttivi (P. I. P.) in variante al P.R.G. del Comune, di Corleto P., In località Tempa Rossa, incaricando per ciò stesso all'esecuzione dell’accennato progetto il Sindaco p.t. del Comune citato. Orbene, quanto al punto sub l), il Comune di Corleto Perticara ha più volte affermato che per la realizzazione del progetto in questione non avrebbe mal sacrificato la salute pubblica e il rispetto della legislazione ambientale vigente, le sole a poter rappresentare un ostacolo all'Insediamento produttivo del Centro Oli. E difatti, tale problema non si è mai posto.“Terrorismo” mediatico. Ad ascoltare i mezzi di comunicazione in questi giorni sembra che in Basilicata sia successo il finimondo. Protezione civile allertata, scuole chiuse, 118 in posizione, polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili urbani, guardie forestali, guardie carcerarie, guardie ecologiche, operai dei cantieri forestali in tuta (da combattimento?) personale Anas, personale delle Province e chi più ne ha più ne metta, tutti in allerta! La televisione, con visi ansiosi, sforna notizie piene di interrogativi. Oddio! che sta succedendo nella nostra Regione? Gli agriturismi ed i ristoranti di montagna si svuotano, la gente scappa, fugge, rifugge, riscappa, in un tourbillon di ansie, paure che affiorano, tragedie greche alla porta. Oddio, quanto durerà? Sapremo far fronte a questa evenienza? Città svuotate. I paesini si richiudono dietro gli usci, tutti ad attendere la “ catastrofe” annunciata dalla televisione. Telefoni bollenti che suonano, squillano, gracidano, se succede, cosa succede? Possiamo arrivare? Possiamo tornare? Cosa dice la vostra amministrazione? In quante ore è previsto il ritorno alla normalità? Ci sono alberghi vicini da raggiungere in caso di bisogno? Non è che va via la luce? Oddio! Senza luce io impazzisco, a proposito quanto durano le batterie dei telefoni? E se restiamo senza luce, quante ore possiamo sopravvivere? Interrogativi senza risposte, cosa può succedere, cosa accadrà. Bisogna solo rimanere incollati ai mezzi di informazione, mantenere la calma e pregare di uscirne indenni. Ma cosa sta succedendo di così grave in Basilicata? Oltre ai colpi di cannone che ogni tanto sparano dalle Procure del capoluogo, per “fortuna” senza fare morti, solo qualche ferito e a dir la verità anche lieve, anzi spesso sembra che sparano a salve. Cosa adombra l’azzurro cielo della Basilicata? (azzurro come il colore/stemma della Regione) Cos’ è che fa stare così male, in ansia, cos’ è che provoca malori ed insonnia? Oddio, nevica. Sta nevicando!!!!!!!! Quello che dovrebbe essere un evento naturale in una stagione tutto considerato anche normale, in Basilicata diventa quasi catastrofico. Invece di giocare a palle di neve, se davvero ne facesse tanta, di arrostire salsicce, peperoni cruschi, cucinare fagioli e cotica in pignata. Bere un buon bicchiere di vino in cantina, per festeggiare Madre Terra che si ricopre di neve salutistica e salutare, che riempie di acqua i fiumi, i laghi, le dighe e rubinetti. Dico, invece di raccogliere benevolmente quello che la natura con le sue stagioni ci offre, diventiamo insolenti, arroganti. La neve crea disagi, la neve non permette di muoverci, la neve ci rinchiude nelle case. Pochi centimetri di neve creano scompiglio e panico nel quotidiano, nella normalità concessa e non rivendicata. Forse è giusto fermarsi un attimo, riflettere e chiedersi, ma ne vale la pena? Dove stiamo andando? Quale imbarbarimento stiamo attuando? Se pochi centimetri di neve fanno chiudere le scuole per giorni, vuol dire che non siamo disposti ad accettare i sani problemi quotidiani, rifuggiamo dalle responsabilità. E diventa sempre più comodo chiudere l’albergo d’inverno che andare alla ricerca di clienti da portare. Certo signori, il problema è che nel ricco Triveneto ogni fiocco di neve è un Euro, nella nostra Basilicata un fiocco di neve diventa una tragedia, un dramma, una bestemmia. Ci rinchiudiamo nelle case, sempre più tele idioti! VALE DAVVERO LA PENA RESTARE?
Federico Valicenti OGGI ANNIVERSARIO DEL PROTOCOLLO DI KYOTOIL WWF LANCIA ‘L’ORA DELLA TERRA’ - EARTH HOUR IL 28 MARZO ARRIVA UNA ‘OLA’ PLANETARIA PER IL CLIMA A sei settimane dall’evento si è a un passo dalle 500 città nel mondo Un’ora a luci spente dagli antipodi della terra nell’Oceano Pacifico al Cristo Redentore di Rio, passando per l’edificio più alto del mondo, il Taipei 101 di Taiwan, alla Tour Eiffel. Cresce il numero delle città italiane tra cui Venezia, Agrigento, Torino e Roma con il Quirinale Anche il premio Nobel Desmond Tutu a fianco del WWF per un’azione concreta contro i cambiamenti climatici Shepard Fairey, autore dell’icona-Obama che ha conquistato la copertina del Time, all’opera per la campagna In occasione dell’anniversario del Protocollo di Kyoto, il WWF lancia la prossima mobilitazione planetaria per agire contro i cambiamenti climatici. Mancano infatti 40 giorni, ma per l’Earth Hour – l’Ora della Terra, il 28 marzo ore 20.30 - è già certo che si spegneranno 488 città di 74 paesi in tutto il mondo. L’obiettivo di quest’anno è coinvolgere nell’evento almeno 1 miliardo di persone e 1.000 città. Il numero delle adesioni cresce di ora in ora insieme alla certezza che il semplice gesto di spegnere le luci accomunerà singoli cittadini, comunità, città grandi e piccole, aziende, istituzioni in una gigantesca ola planetaria. Un evento che quest’anno potrà essere documentato visivamente anche dallo spazio, grazie alla partnership con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e al coinvolgimento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Telespazio (società Finemeccanica/Thales). La ‘ola’ globale verrà osservata e ripresa dai satelliti per tutta la durata dell’evento. Le prime a spegnersi saranno le isole Chatham neozelandesi, 717 anime in tutto, un arcipelago di pochi isolotti agli antipodi del nostro paese. Una di queste, South East Island, è infatti la terra emersa più lontana dall'Italia: dista circa 19.250 Km dal centro di Roma. L’Ora della Terra farà un vero e proprio giro del mondo dove le città compiranno una ‘staffetta’ di 24 ore: insieme alle grandi metropoli mondiali, si spegneranno gli edifici più rappresentativi del pianeta, come la statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro, Table Mountain a Città del Capo, Merlion a Singapore, l’Opera House di Sidney, la Torre CN a Toronto, lo Stadio del Millennium a Cardiff e l’edificio più alto al mondo Taipei 101 di Taiwan. I Premi Nobel Desmond Tutu e Rita Levi Montalcini sostengono l’Earth Hour insieme al Premio Oscar Cate Blanchett, all’astronauta Roberto Vittori, al re di Svezia e ad altre decine di volti noti e personalità sparse in ogni paese. Shepard Fairey, esponente dell’art street americana e autore dell’icona-Obama che ha conquistato la copertina del Time e fatto il giro del mondo, curerà la campagna di lancio dell’evento. Partito da Sidney nel 2007, come evento di sensibilizzazione al risparmio energetico, l’Earth Hour ha conquistato l’anno successivo 50 milioni di persone di 370 città, comprese Roma e Venezia dove simbolicamente sono rimasti al buio per un’ora il Colosseo e Cà Farsetti.
James Leape, direttore generale del WWF internazionale, ha detto di essere ottimista circa il potenziale di questa campagna perché si prendano decisioni drastiche sul problema del surriscaldamento globale: “La campagna del 2009 è un’opportunità, per i cittadini del pianeta, di dare il loro voto a questo importante problema mondiale. Ci aspettiamo che in questi prossimi giorni centinaia di altre città aderiscano all’iniziativa: Earth Hour 2009 sta strutturando la piattaforma per un mandato globale senza precedenti ad agire”.
L’elenco delle città che hanno confermato la loro partecipazione a Earth Hour 2009 include 37 capitali e alcune delle più grandi città del mondo, tra cui Londra, Parigi, Pechino, Mosca, Los Angeles, Rio de Janeiro, Hong Kong, Dubai, Singapore, Atene, Buenos Aires, Toronto, Sidney, Città del Messico, Istanbul, Copenhagen, Manila, Las Vegas, Città del Capo ed Helsinki. In Italia hanno già aderito Presidenza della Repubblica Quirinale ,Venezia, Milano, Genova, Torino, Regione Piemonte, Verona, Arezzo, Napoli, Regione Siciliana, Parco Archeologico Valle dei Templi, Palermo, Taranto, Caltanisetta, Capaci, Macerata, La Maddalena.
In Basilicata le città che hanno aderito sono Potenza, Moliterno e Paterno, ma si sono avviati i contatti con molti altri comuni della Regione ed è stata ufficialmente chiesta la partecipazione alla Regione Basilicata ed alle Provincia di Potenza e Matera.
“Earth Hour, per la sua stessa natura, è l’essenza di un’azione popolare. Rappresenta la possibilità, per tutti gli individui del pianeta, di unirsi in una sola voce e chiedere di agire per fermare i cambiamenti climatici” ha ricordato Michele Candotti, direttore generale del WWF Italia –“Earth Hour costituisce per l’Italia l’evento centrale della nostra Campagna ANNO DEL CLIMA attivata per fare pressione sulle istituzioni affinché agiscano concretamente per combattere il riscaldamento globale” Quest’anno tra i media-partner per il lancio di Earth Hour a fianco del WWF Italia ci saranno il sito del Tg1, Repubblica.it, e l’emittente RTL 102,5 che attiveranno azioni specifiche di coinvolgimento dei cittadini sull’evento.
Il 2009 è l’ANNO DEL CLIMA, 12 mesi cruciali per intraprendere un’azione per il surriscaldamento globale che vede i leader mondiali coinvolti nella Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell’ONU che si terrà a Copenhagen nel dicembre prossimo: dovranno firmare un nuovo accordo al termine del primo periodo di azione del Protocollo di Kyoto.
PROTOCOLLO DI KYOTO: BUONE NOTIZIE DA TURCHIA E GRECIA, ITALIA IMMOBILEProprio in questi giorni sono giunte buone notizie dall’area del Mediterraneo, ma non si tratta dell’Italia, drammaticamente immobile e priva di una strategia nell’attuazione del protocollo di Kyoto che ha ratificato il 31 maggio 2002 (sotto il precedente governo presieduto dal premier Berlusconi). La settimana scorsa la Turchia ha ratificato il protocollo di Kyoto, dopo un voto a larghissima maggioranza del parlamento turco. La decisione mantiene una promessa fatta la presidente turco Abdullah Gül nel corso della conferenza annuale del WWF svoltasi nel maggio scorso a Bodrum, in Turchia. Il mese dopo, la Turchia aveva firmato il protocollo, ma era necessaria la ratifica perché l’adesione diventasse effettiva. Quasi contemporaneamente, il 9 febbraio, il ministro dello Sviluppo greco Kostis Hatzidakis (appartenente al partito di centro-destra Nuova Democrazia) ha annunciato il blocco degli investimenti in nuove centrali a carbone e nucleari, dichiarando di voler perseguire un futuro energetico basato su un forte appoggio allo sviluppo delle energie rinnovabili. Il WWF Grecia aveva fondato la coalizione “No al carbone”, che ha trovato anche l’appoggio convinto dei Comuni coinvolti nei nuovi progetti. Roma, 16 febbraio 2008 Ufficio stampa – tel. 06-84497377, 265, 463, 213 – 02-83133233 Tutte le informazioni sul sito: www.wwf.it/oradellaterra A disposizione della stampa foto e video dell’evento 2008 e promozionali del 2009
Piano turistico basato solo su 4 M? Errata corrige, c'è anche una P
Nessuno ha dimenticato il Pollino. Anzi.
RACCOLTA DI FIRME PER IL CAMBIO DI NOME DA PARCO NAZIONALE DEL POLLINO IN PARCO NAZIONALE DEL MOLLINO.Vi invito ad una raccolta di firme per poter effettuare una consultazione referendaria sul cambio di nome del Parco del Pollino in Parco del Mollino, cosi da poter rientrare a pieno regime nelle logiche di sviluppo della Regione Basilicata che, con un sol colpo di bisturi, ha deciso che lo sviluppo turistico in Regione si attua solo dove è presente l’ iniziale M, vedi Matera, Metaponto, Melfi, Maratea. In origine pensavo che il problema del mancato sviluppo del Parco del Pollino fosse dovuto ad una mancanza di progettualità del territorio, ad una mancanza di sinergie propositive tra istituzioni e imprenditoria privata. Pensavo che ci fosse volontà politica di non far emergere questo territorio troppo vicino ai due mari e quindi di facile sviluppo raccordando il turismo balneare a quello ambientale della montagna, a discapito delle aree fortemente depresse(sigh!), dell'entroterra, vedi il Vulture, il Parco Gallipoli Cognato, la Val d'Agri, Matera dove hanno solo l'aglianico, le acqua minerali, i laghi di Monticchio, la Sellata, il gas, il petrolio,la Fiat, le dighe, il salottificio, i castelli, i Sassi, e qualche altra piccola cosa. Stupidamente pensavo che fosse più difficile far parte di un progetto di sviluppo sostenibile di una Regione come la Basilicata che si spende tanto per promuovere Francis Ford Coppola che ha avuto la grazia di nascere in Basilicata, ma che poi come tutte le persone ingrate è scappato via, sputando nel piatto in cui mangiava per fare la fame in California e diventare il sign. Nessuno. Mentre se fosse rimasto in Basilicata probabilmente avrebbe avuto la possibilità di entrare nel mondo della celluloide e quindi nella Storia. Invece no! devono vivere da pezzenti, forse perché non possiedono un nome o cognome che inizi per M. Ma pensandoci bene , che la colpa fosse anche del nostro presidente del Parco? E se invece di chiamarsi Pappaterra si fosse chiamato Mappaterra, avremmo avuto uguale trattamento? O forse lo stanno trombando? Magari vogliono metterci a presidente qualcuno che inizia con la M ed hanno iniziato le grandi manovre? –tu come ti chiami!gli chiede l’assessore bisturaio – Pappaterra- risponde il presidente- mi dispiace, so che è una scelta straziosa(!) ma devi andare via, noi finanziamo solo i territori che iniziano con la M, quindi tu non servi più! Ecco svelato l’arcano! A pensare che era tutto più difficile, ma la classe politica lucana non si scompone mai. A tutto c’e’ un rimedio. Raccogliamo le firme, cambiamo il nome da Pollino in Mollino, da subito, prima che cambi di nuovo il governo regionale, altrimenti qualcun altro cambia l’iniziale e ci troveremmo di nuovo solo con la M, a dire il vero un iniziale che ci calza a pennello nel Parco, perché siamo davvero nella Merda.!
FEDERICO VALICENTI Chef e gastronomo del parco del Pollino Prossimo I° imprenditore del Parco Nazionale del Mollino
in risposta all'articolo pubblicato in cronaca dal titolo "Commercianti nei piccoli comuni: tra difficoltà e sacrifici" del 3-2-2009 “NO EROI MA SCHIAVI DELLA PAURA” Le cause principali dei guai finanziari che molti commercianti e imprese stanno vivendo sono frutto della paura e dell’ignoranza e non dello Stato, delle Banche, della Concorrenza, dei Ricchi. Paura che li porta a non resistere alle emozioni e a non riflettere. Condizionati e guidati dai soldi. E’ proprio l’ignoranza finanziaria a causare tanti timori e ingordigie, l’esempio che segue ne chiarirà i contenuti. Volendo più soldi per la loro famiglia, un commerciante rincara i prezzi, si predispongono a farlo tutti i sui colleghi. Poiché lo fanno i commercianti, i dipendenti chiedono un aumento, il che porta a tasse maggiori per tutti e così via all’infinito. In poco tempo si è creato tra ricchi e poveri un divario talmente ampio che porta al caos (vedi oggi) e il crollo di un sistema economico. I prezzi dovrebbero scendere e non aumentare a causa della paura (+ fatturato = + tasse, posizionarsi su scaglioni di reddito dove quasi tutto viene incamerato dallo Stato). La domanda che i piccoli commercianti così come tutti gli imprenditori dovrebbero porsi è : “c’e qualcosa che mi sfugge”? Le Banche, lo Stato, i veri ricchi, fanno il loro mestiere “creano i soldi” o meglio non lavorano per i soldi, ma sono i soldi a lavorare per loro, però sanno che la moneta è una illusione come la carota per l’asino. Manca la “Cultura Finanziaria”, saper riconoscere gli Attivi (tutto ciò che mi mette denaro in tasca), dai Passivi (tutto ciò che mi toglie denaro dalle tasche) e cercare di ridurre al minimo questi ultimi; il problema è, che è facile confonderli. Le aziende vanno governate con professionalità, intuito, saperle rimodulare e adeguare agli eventi; dopo 10 anni solo il 9% di esse rimane in vita, di queste dopo 5 anni il 60% non riesce ad ottenere utili; solo quelle intelligenti resistono grazie al fatto di aver imparato e capito di essere in grado di determinare a monte quanto dare alla stato, quanto farsi tassare. Sono sempre più sconvolto dal numero di persone che paga più tasse, o effettua minori detrazioni fiscali solo perché hanno paura dello stato, dei famosi esattori. Oggi ancor di più occorre conoscere le leggi e capire come funziona il sistema. Chi è ignorante viene facilmente manipolato. Chi sa il fatto suo, ha possibilità di combattere . Ecco perché gli Imprenditori audaci retribuiscono bene i loro brillanti avvocati e commercialisti “costa meno pagare loro che lo stato” . A differenza di una persona singola, una azienda può fare tante cose. Per esempio pagare le spese prima delle tasse. Un dipendente guadagna, viene tassato e cerca di vivere con ciò che gli resta. Un’azienda al contrario guadagna, spende tutto ciò che può e viene tassata su quello che resta. Questa è una delle scappatoie fiscali del tutto legali, che utilizzano i ricchi e gli imprenditori audaci. E’ facile servirsene e costa anche poco se si è in grado di capire quali sono i veri attivi. Per esempio, chi possiede un’azienda fa le vacanze durante le settimane del Consiglio di Amministrazione fatto riunire alle Hawaii; i costi per l’acquisto, l’assicurazione e le riparazioni dell’auto sono a carico dell’azienda; l’iscrizione a un circolo salutistico è un costo aziendale; I pasti al ristorante sono parzialmente scaricabili; le esposizioni debitorie verso le banche o finanziarie sono oneri e costi aziendali (l’ignoranza porta a stipulare specialmente da parte dei piccoli, operazioni personali quali “prestiti” non imputabili all’azienda e quindi non scaricabili). E così via (farlo legalmente con soldi non ancora tassati). I veri Ricchi, i veri Imprenditori controllano tutto, ma non possiedono niente (hanno le società, spesso fatte di solo carte, in chissà quale faldone e in quale studio). I poveri, le classi medie cercano di possedere tutto, ma se lo fanno portare via (anche gli Indennizzi perché equiparati ai ricavi e quindi tassati) dallo stato e dai concittadini cui piace intentare causa contro chi ha soldi. “ Le cose cadute dal cielo se colpiscono in pieno possono fare molto male”
Senise, 03.02.2009 Antonio MAURO Dottore commercialista – Revisore dei Conti
Un paese e una regione che furono…Una regione nella morsa delle malattie tumorali. Tra dolore e indifferenza
L’appello è rivolto alle nostre istituzioni, dal nostro Comune, alla Regione agli Enti regionali e nazionali preposti alla tutela del territorio: si può sapere a cosa sia dovuta l’alta incidenza di malattie tumorali nel nostro comune e nella nostra regione, una volta forse isola felice? Lo spunto mi è stato fornito dalla lettura dell’articolo “In Basilicata è record per malattie tumorali” (Marisa Ingrosso) sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 24/01/2009, ripreso a sua volta e pubblicato sul sito WWW.LASIRITIDE.IT/ART.PHP?ARTICOLO=2065. Pur essendo l’articolo ben fatto e di facile comprensione, tuttavia mi limiterò a fornire una personale considerazione: i nostri governanti l’hanno letto? L’hanno metabolizzato? L’hanno fatto proprio? Avvertono la gravità del pericolo tumore in Basilicata? Ne sono a conoscenza? Stanno prendendo provvedimenti adeguati? Sottostimano l’entità del fenomeno? Ci sono responsabilità? È un problema prettamente di Castronuovo di Sant’Andrea o riguarda l’intera Regione? Etc.etc. Mi ricordo che nel lontano 30 novembre del 2001 con un articolo che si può consultare su http://www.castronuovosantandrea.it/redazione/Morire%20di%20Tumore.pdf già misi in evidenza l’alta incidenza di casi tumorali in Basilicata, ma come spesso accade il problema si risolve non affrontandolo. Non sono un giornalista di professione, forse non lo sarò mai, ciò nonostante non posso non manifestare, mio malgrado, l’indifferenza di chi, invece di garantirci il sacro diritto alla salute ed alla vita, ci sta conducendo silenziosamente alla morte. Parlando con gli abitanti dei paesi limitrofi e non solo, mi accorgo come Castronuovo rispecchi, in percentuale al numero dei suoi abitanti, una “situazione tumorale” comune all’intera regione. Un rimprovero a me stesso lo riservo quando non riesco a far comprendere come sia pericoloso “abituarsi” alla morte tanto da non farci più caso! Ognuno, ahimè, nel proprio silenzio e nel proprio dolore, confida che il tumore possa riguardare sempre gli altri; purtroppo non è così: infatti non vi è famiglia in Castronuovo che non abbia pianto un proprio congiunto morto di tumore! I casi stanno divenendo numerosissimi nella più totale indifferenza: questo sì che è un altro letale problema. Il rischio più grande che mi auguro di vero cuore non accada, è di rimanere talmente presi da questa assuefazione che una madre non riesca ad avere lacrime, precedentemente versate per altri, per un figlio perduto. Con questo trend di numero di morti Castronuovo chiuderà l’ultimo capitolo della propria storia e come Castronuovo così sarà di altre piccole e medie comunità. Si può sollecitare un incontro a livello locale, zonale, regionale, per discutere di questa che senza retorica può definirsi una piaga d’Egitto di biblica memoria, ma se quella rimane nell’alone leggendario questa trova la sua cruda realizzazione sulla nostra pelle. Dilaga il timore tra la popolazione su chi sia il prossimo che vedrà il proprio capo reciso dall’indifferente falce della morte. Su chi cerca di capire il senso di questo succinto articolo, la spiegazione non può che essere questa: un doveroso atto di accusa verso chi non si accorge che il paese, e di qui a breve la regione, possa entrare tra il novero dei paesi e delle regioni che furono.
Mario Di Sario - Castronuovo di Sant’Andrea Comunità Montana “Val Sarmento” NOEPOLI (PZ) VERBALE DI ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI Il giorno 23 gennaio 2009, nella sede della Comunità Montana Val Sarmento in Noepoli, si sono riuniti in assemblea straordinaria i dipendenti dell’Ente per analizzare ed affrontare la difficile situazione lavorativa e di funzionamento. I tagli dei trasferimenti statali e l’impossibilità ad approvare il bilancio di previsione, per mancanza di risorse, mettono in pericolo il pagamento degli stipendi nonché lo svolgimento delle attività fino ad oggi operate dall’Ente. L’attività di forestazione, necessaria per il governo del territorio e fonte di reddito per centinaia di addetti, non potrà essere attuata nei tempi e nei modi degli anni precedenti, almeno fino all’individuazione dell’Ente gestore. Vogliamo certezze, fatti e non parole, sui fondi di sponda da trasferire alle CC.MM. per compensare i tagli dei contributi ordinari, più volte citati nei vari incontri, ma non concretizzati con atti formali. I 2 mln di € inseriti nella Legge Finanziaria Regionale e destinati alle costituenti Comunità Locali, risultano a nostro avviso insufficienti per garantire la sopravvivenza degli Enti. All’interno dell’Ente vige un clima di incertezza; il senso di precarietà crea uno stato di malessere che si potrebbe ripercuotere sulle normali attività lavorative. Lo stesso clima di incertezza aleggia tra gli operai forestali che più di un’occasione hanno manifestato le loro preoccupazioni per il regolare andamento della loro attività. Oltre alla preoccupazione per il presente, i dipendenti chiedono certezze anche per il futuro. Si dovrà definire con celerità la sede del nuovo Ente (demandata ai Sindaci) e l’organizzazione di esso sul territorio. Si sente parlare di sede politica e di presidi, la L.R. 11/2008 non riporta niente di tutto questo; parole, chiacchiere ed ancora incertezze. Speriamo solo che non si consumi ai danni delle aree più deboli l’ennesima espropriazione a favore di altre aree più forti numericamente e meglio rappresentate politicamente. La sede o le sedi dovranno essere il risultato di una scelta ragionata che tenga presente le esigenze dell’intero territorio coinvolto. All’Ente Regione si chiede di adottare i provvedimenti necessari a garantire il funzionamento delle CC.MM. e ad attivarsi affinché vengano costitute con celerità le Comunità Locali. Al Consiglio Comunitario si chiede di affrontare il problema e di intervenire verso gli altri interlocutori, forte della sua autorevolezza, affinché si possa garantire un normale svolgimento delle funzioni della Comunità Montana fino alla nascita delle nuove CC.LL. Alle Organizzazioni Sindacali di categoria si chiede di attuare ogni iniziativa a tutela dei lavoratori delle Comunità Montane. A tutela dei legittimi interessi, i dipendenti della Comunità Montana Val Sarmento proclamano lo stato di agitazione e intendono informare e coinvolgere la popolazione della situazione venutasi a creare. Il presente documento verrà inviato al Presidente e al Consiglio Comunitario, al Presidente della Regione e ai Consiglieri Regionali, ai Sindaci, alle OO.SS. di categoria, ai colleghi dipendenti delle altre Comunità Montane e alla stampa per la sua diffusione.
F.to I Dipendenti
DOCUMENTO DEL COMITATO "BIOMASSE: VEDIAMOCI CHIARO" Gennaio 2009
Ringrazio “la nostra terra” che ci ospita e, come comitato torniamo a parlarvi della centrale o termovalorizzatore a Biomasse di Teana. Noi del Comitato “contro” speravamo in un incontro pubblico con gli amministratori ed imprenditori responsabili del progetto ( da qui in avanti indicati come coloro “a favore” ). L’incontro fino ad ora ci è stato negato, ci fa piacere comunque notare che risposta è arrivata nella forma di un volantino a colori in bella carta patinata e ci congratuliamo per la fotogenicità degli autori “a favore” ivi rappresentati.
Continua con il documento foglio1, foglio2, foglio3
DISCO D' ORO 2009 LETTERA APERTA al Sig. PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE DI BASILICATA dott. Vito De Filippo . Di Gino Volpe – Raffaele Dalessandri Presidente De Filippo , abbiamo ritenuto esprimerci con questo mezzo affinchè Lei e tutti i politici e cittadini della Basilicata possano comprendere l' importanza dell' evento che ci accingiamo a realizzare e le tante difficoltà che stiamo incontrando per la realizzazione dello stesso . Il Festival Nazionale della Musica dello Spettacolo e del Varietà in Basilicata “ Disco d' Oro “ , è un evento non esclusivamente settoriale , esso vuole costituire una vetrina artistica in cui vengono convogliate tutte le forme e le espressioni artistico/musicali esistenti nella letteratura del Varietà . Il progetto “ Disco d' Oro” è nato nel 1999 con l' intendo di creare in Basilicata , e precisamente in Val d' Agri , un polo artistico musicale che potesse dare la possibilità a tutti coloro dotati di un minimo di talento di esprimersi al meglio e di trovare possibilità di confronto e dialogo con altri artisti provenienti da altre Regioni. Il progetto certamente è strettamente coniugato alle risorse artistico-culturali, paesaggistiche ed enogastronomiche della Basilicata ; esso è motivo di attrazione turistica che favorisce altrove la visibilità della nostra regione attraverso le visite degli artisti e dei loro amici e famigliari che giungono in Basilicata , sostenendo in qualche modo anche l' economia ( nella scorsa edizione abbiamo registrato un passaggio di circa 3000 presenze in val d' Agri ). Nell' autunno 2008 , l' associazione culturale musicale ed artistica Sapienza ( che organizza il Festival “Disco d' Oro “', ha inoltrato alla Regione Basilicata e all' APT sia la richiesta di un congruo contributo da destinarsi alla realizzazione del Festival edizione 2009 , sia quella di collocazione del festival citato tra i grandi eventi sostenuti dalla Regione stessa. Al Momento giunti ormai alla vigilia delle selezioni Nazionaliche si terranno a fine Gennaio ,( il festival si svolgerà nel teatro Eden di Villa d' Agri nelle giornate del 12/13/14 Marzo 2009), nessuna risposta abbiamo ricevuto in merito , né alcuna possibilità di colloquio diretto con gli interlocutori regionali ci è stata data, abbiamo avuto informazioni e notizie molto evanescenti . Vogliamo ricordare, che nella scorsa edizione del festival, durante la trasmissione televisiva trasmessa dalla Nuova TV in eurovisione sul canale sky 942,nel corso di un' intervista sul palco, tutti i rappresentanti delle varie istituzioni ,Ella compreso , hanno riconosciuto l' importanza della manifestazione considerandola un “ fiore all' occhiello” per la Basilicata , dichiarando che la manifestazione meritava tutte le attenzioni e il sostegno morale ed economico delle istituzioni . Sicuri della Sua sensibilità come politico e come uomo all' arte alla cultura e allo spettacolo ,ci dia risposte certe e subito , abbiamo bisogno di conoscere il budget economico del festival per assumere scelte e decisioni . Faccia in modo che gli artisti abbiano strutture e personale adeguati al grande livello che li caratterizza , faccia in modo che gli stessi quando torneranno alle regioni lontane di provenienza parlino bene della Basilicata , faccia in modo che questa grande vetrina di varietà , ritenuta la più grande del Sud Italia , non finisca come tutte le cose belle create con il cuore e con tanti sacrifici .
Succede a Taranto, ma tutta Italia ne parla.
E’ una cosa normale? E, soprattutto, è possibile che
simili situazioni siano tollerate?
Il 10 febbraio del 2006, Sebai Ezzedine – un 33enne
immigrato tunisino - rilascia una confessione al dott. Nobile della Procura di
Milano, successivamente confermata dinanzi al P.M. di Taranto Dott.ssa
Montanaro, nell'ambito della quale ammette la propria responsabilità in merito
all'omicidio di 15 anziane signore. Si tratta di donne sole, sgozzate nelle loro
abitazioni, che ricordavano al reo confesso le donne che da bambino lo
picchiavano e seviziavano. Sulla decisione del Sebai di confessare la verità e
di scagionare persone che egli sapeva con sicurezza essere innocenti ha, senza
alcun dubbio, influito il suicidio di Vincenzo Donvito il quale, dopo aver
proclamato per anni la sua innocenza, non ha retto al regime carcerario ed al
tormento di essere recluso ingiustamente e si è tolto la vita impiccandosi in
carcere.
13
agosto del 1995, omicidio di Celestina Commessatti – Condannati: Giuseppe
Tinelli, Davide Nardelli, Vincenzo Donvito.
La confessione del Sebai è supportata da una
perquisizione locale effettuata presso un pregiudicato della zona nell'ambito
della quale venivano rinvenuti gioielli di sicura appartenenza della Commessatti
e che il ricettatore afferma essergli stati venduti da un tunisino rispondente
al nome di Fathi Said, pseudonimo di Sebai Ezzedine.
17
maggio del 1997, omicidio di Pasqua Rosa Ludovico – Condannati: Vincenzo Faiuolo,
Francesco Orlandi. Il Sebai nella
dichiarazione rilasciata all'autorità giudiziaria afferma la completa estraneità
di Faiuolo ed Orlandi ai fatti di sangue per cui sono stati condannati. Uno dei
punti fondamentali di questa confessione, e dalla quale si desume l'innocenza
degli stessi, è l'individuazione dell'ora esatta della morte della vittima che è
avvenuta in un'ora in cui i due fratellastri si recavano nei campi a lavorare e
vi rimanevano per tutto il pomeriggio. Alla luce delle dichiarazioni del Sebai
veniva emesso decreto di perquisizione locale dell'appartamento di cui il
tunisino aveva la disponibilità fino al momento del suo arresto. In data
15.05.2006 il reparto operativo dei Carabinieri di Taranto procedeva ad
ispezionare la cantina dove, all'interno di una buca, rinvenivano oggetti che le
nipoti della vittima riconoscevano essere appartenuti alla loro zia. In tutti
questi casi, il Sebai afferma la completa estraneità dei condannati ai delitti
da lui commessi.
E, soprattutto, riferisce circostanze precise e
pienamente concordanti, relative sia alle modalità che ad i tempi di esecuzione
degli omicidi. Le modalità di uccisione delle vittime sono state definite dai
periti incaricati del “caso Totaro” come una sorta di “firma dell'autore”. Il
Sebai, inoltre, descrive la scena dei crimini con dovizia di particolari
dimostrando di essere a conoscenza dello stato dei luoghi in cui i delitti sono
stati commessi.
29
luglio del 1997, omicidio di Maria Valente – Condannati: Giuseppe e Arcangela
Tinelli, Carmina Palmisano. Il Sebai,
già condannato per questo omicidio, confessa di non aver mai conosciuto i
coimputati e di aver sempre agito da solo. Anche in questo caso a carico dei
condannati non c'è nessuna prova. Infatti in casa della Valente venne rinvenuta
solo un'impronta digitale appartenente al Sebai. L'innocenza dei condannati è ulteriormente suffragata dalla sentenza emessa dal
Gup di Lucera in data 15.02.2008 il quale ha rilevato che nessun dubbio è
scaturito dalle emergenze processuali “in ordine alla ricostruzione del fatto ed
alla sua ascrivibilità ad un'azione cosciente e volontaria del Sebai”. L’uomo è
già stato condannato con sentenza definitiva a quattro ergastoli per altrettanti
omicidi (all’epoca non ancora confessati) e, in primo grado, a 18 anni per un
altro delitto compiuto nel foggiano per il quale il gup del tribunale di Lucera
(Foggia) Carlo Chiriaco ha ritenuto la sua confessione «pienamente attendibile».
A questo punto la “logica” e i precedenti
giurisprudenziali vorrebbero che – di fronte all’ammissione di colpa da parte di
Sebai Ezzedine ed in base ai riscontri oggettivi – i condannati innocenti
venissero scarcerati, almeno coloro che non sono già fuori dopo aver scontato
una pena ingiustificata. E invece nulla, perché la giustizia (e la “g” è
minuscola non a caso) prima di tirarli fuori dalle patrie galere attende che il
tunisino venga condannato in via definitiva di fronte alla Cassazione per i
quindici delitti commessi in terra pugliese. Si noti bene, l’attesa secondo i tempi biblici italici. Invece a Taranto, dove il 19 dicembre 2008 e l’8 gennaio 2009 si è tenuta
l’udienza contro Sebai, questo non è credibile, perché si è autoaccusato dei
delitti solo per scagionare i veri responsabili, che ha conosciuto in carcere.
La richiesta di assoluzione per il Sebai è giunta da
parte del Pm Antonella Montanaro al termine del processo con rito abbreviato per
l’uccisione di Grazia Montemurro, di 75 anni (Massafra, 4 aprile 1997), e di
Pasqua Rosa Ludovico, di 86, (Castellaneta 14 maggio 1997). La stessa richiesta
ha fatto il Pm Vincenzo Petrocelli per l’omicidio di Celeste Commessatti, di 73,
(Palagiano, 13 agosto 1995). A
sorpresa, però, vi è stata una richiesta di condanna, formulata nel corso dello
stesso processo con rito abbreviato, riguardante l’omicidio di Rosa Lucia
Lapiscopia, di 90 anni, uccisa a Laterza (Taranto) il 21 agosto del 1997. La
richiesta di condanna è stata presentata dal Pm Maurizio Carbone. A Taranto per due magistrati su tre, dunque, Sebai non è credibile. Il tunisino
è stato etichettato dalla pubblica accusa come un «mitomane» che vuole
scagionare detenuti che ha conosciuto in carcere. Solo l’omicidio Lapiscopia,
per il quale è stata chiesta la condanna, era ancora insoluto, quindi senza
alcun condannato a scontare la pena. Il gup Valeria Ingenito nel corso dell’udienza ha respinto la richiesta di
sospensione del processo e l’eccezione di legittimità costituzionale dell’art.
52 del Codice di procedura penale nella parte in cui prevede la facoltà e non
obbligo di astensione del pubblico ministero. L'eccezione era stata sollevata
dal legale di Sebai, Luciano Faraon. Secondo il difensore, i pm Montanaro e
Petrocelli, che hanno chiesto l’assoluzione del tunisino per tre dei quattro
omicidi confessati dall’imputato, "avrebbero dovuto astenersi per gravi ragioni
di convenienza per evidenti situazioni di incompatibilità, esistente un grave
conflitto d’interesse, visto che hanno sostenuto l’accusa di persone,
ottenendone poi la condanna, che alla luce delle confessioni di Sebai risultano
invece essere innocenti e quindi forieri di responsabilità per errore
giudiziario". Non solo i pm erano
incompatibili, ma incompatibile era anche il foro del giudizio, in quanto da
quei procedimenti addivenivano responsabilità delle parti giudiziarie, che per
competenza erano di fatto delegate al foro di Potenza. L’ingiustizia si evidenzia nel fatto che a decidere sulle eventuali
responsabilità dei magistrati requirenti sia un collega dello stesso foro. Si
palesa, altresì, dal fatto che la procura di
Taranto è spaccata sull'attendibilità del serial killer delle vecchiette
pugliesi, Ben Mohamed Ezzedine Sebai. Per due pm il tunisino non è credibile e
va assolto dall’accusa di aver compiuto tre omicidi; per un altro pm è invece
credibile e va condannato a 30 anni di reclusione. Strano che proprio in
quel caso la credibilità non dia seguito ad alcuna conseguenza per i magistrati
che hanno sbagliato, non essendoci innocenti in carcere da risarcire. Da tener
conto che il pm Vincenzo Petrocelli è stato
coinvolto in un altro caso di grave errore giudiziario, in quanto già accusatore
di Domenico Morrone, 15 anni di carcere da innocente, risarcito con 4,5 milioni
di euro. Per questi motivi l'avv. Luciano Faraon di Venezia, difensore di Sebai, si è rivolto al Premier, al Guardasigilli, al Procuratore generale presso la Cassazione, al CSM e al Procuratore generale di Lecce. Mentre il difensore di alcuni dei condannati «per orrore», Claudio Defilippi, avvocato di Modena, legale di 6 delle otto persone (una si è suicidata in carcere dopo la condanna), ha chiesto al Guardasigilli di inviare gli ispettori per verificare l’operato della procura di Taranto. Tutto lettera morta. Così come è per tutte le interrogazioni parlamentari che hanno sollevato problemi di etica giudiziaria e forense di quel foro. Si nota l’astensione alla lotta della classe forense tarantina contro i magistrati di quel foro per procedimenti di declaratoria di errori giudiziari. Presidente – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE Dr Antonio Giangrande
Difendere la libertà di associazione, rilanciare il valore sociale dei circoli
I Circoli Arci? Per Il Giornale non sono altro che esercizi privati dediti al più volgare consumismo, che issano con ipocrisia la bandiera della solidarietà e della cultura solo per lucrare sulle esenzioni fiscali e fare concorrenza sleale ai commercianti. Un attacco talmente pretestuoso, infarcito di offese e falsità che non merita altra risposta se non quella dei nostri legali, già da ieri incaricati di tutelare l'Arci nelle opportune sedi giudiziarie. Non possiamo tollerare che venga infangata l'immagine della più grande realtà dell'associazionismo democratico italiano. Cosa sia realmente il mondo Arci lo dice l'evidenza dei fatti: un milione di soci e cinquemila circoli diffusi in ogni angolo del Paese, decine di migliaia di volontari impegnati ogni giorno per l'aggregazione sociale, la cultura, la solidarietà, i diritti. E lo sanno bene le centinaia di Enti locali con cui collaboriamo per costruire legami sociali, stimolare partecipazione e cittadinanza consapevole, rafforzare la cultura della convivenza e del bene comune. La Legge 383 è nata proprio per riconoscere e promuovere il valore pubblico di un associazionismo popolare che da sempre contribuisce alla ricchezza e al pluralismo della democrazia italiana. E fra le associazioni di promozione sociale l'Arci è universalmente riconosciuta come uno dei soggetti più seri e autorevoli, apprezzata per la trasparenza, la coerenza e la qualità della propria iniziativa. Se fra le maglie della legislazione sul non profit - di cui da tempo denunciamo carenze e contraddizioni - si celano sacche di abusivismo e di affarismo, noi siamo i primi a volerle seriamente perseguire e, pur in assenza di adeguati vincoli normativi, adottiamo puntuali strumenti interni di verifica e di controllo sui circoli affiliati. Da anni chiediamo al Governo e al Parlamento regole chiare per smascherare gli immancabili furbi e tutelare la qualità sociale del vero associazionismo. Ma non saranno certo le misure previste dal governo con l'articolo 30 del Decreto 185 a risolvere questi problemi. Prevedere per le associazioni obblighi fiscali assolutamente insostenibili, soprattutto per le realtà più piccole e polverizzate, non serve a scovare e perseguire l'abusivismo, ma a fare di tutta l'erba un fascio accomunando l'intero mondo dei circoli in una presunzione di illegalità che non possiamo accettare. Verrebbe da pensare che sia proprio la cittadinanza attiva, la partecipazione e la capacità critica dei cittadini ciò che si vuole indebolire. È difficile non vedere nell'attacco de Il Giornale all'Arci un preciso e premeditato disegno politico. Quello di ieri non è un episodio isolato: pochi giorni fa Libero, con grande risalto in prima pagina, accusava l'Arci di 'aiutare' i clandestini ad aggirare le leggi; operazioni simili sono sempre più frequenti sulle cronache locali. Come al solito, il lavoro sporco dei giornali più spudoratamente asserviti al premier serve da copertura mediatica per preparare il terreno a decreti e normative con cui colpire il bersaglio. Si attacca con particolare violenza l'Arci non solo per screditare la più importante organizzazione di sinistra del Terzo settore italiano e delegittimare una voce libera dell'opposizione sociale al Governo, ma anche per incrinare il fronte unitario positivamente ricostruito solo pochi giorni fa (anche grazie alla nostra iniziativa) nell'Assemblea nazionale del forum. Per questo, oltre a respingere con forza gli attacchi strumentali alla nostra associazione, dobbiamo chiamare tutto l'associazionismo democratico a far sentire la propria voce su un problema che non ha niente di corporativo, perché in gioco c'è la stessa libertà di associazione, e con essa un diritto fondamentale garantito dalla nostra Costituzione. L'Italia non merita di veder mortificato un patrimonio così ricco di energie civili, è una questione fondamentale che attiene ai diritti di cittadinanza e alla qualità della nostra democrazia.
Paolo Beni, Presidente nazionale Arci Da ArciReport del 16 dicembre 2008
Fardella (PZ) 16 Dicembre 2008
Caro Direttore, a seguito dell'articolo sulla Lucania di Giampaolo Visetti pubblicato su Repubblica il 25 Novembre 2008 ho voluto con la presente lettera aperta entrare nel merito di alcuni aspetti della Questione Lucana che considero di grande novita' ed importanza. Sono un lucano tornato a casa dopo molti anni passati a svolgere attività professionale in California. Incredibile è stata per me la sorpresa di verificare che la mia regione, per la prima volta nella sua storia, si trova nelle condizioni potenziali di essere la regione d'Italia più ricca pro capite. Tre delle quattro più importanti risorse necessarie allo sviluppo di una società moderna sono concentrate in grandissima quantità in questa terra: petrolio, acqua, ambiente. Manca solo la quarta: l'economia della conoscenza: nove laureati su dieci sono costretti ad emigrare. Per questo mi sono domandato come fosse possibile che la Lucania rimanesse una delle regioni economicamente più depresse d'Italia. Lo studio di come vengono gestite queste risorse porta ad una conclusione sconcertante: è in atto un'azione di Rapina (purtroppo non trovo termine più gentile per descriverla) delle stesse. Il solo petrolio estratto in Lucania, se assegnato secondo i criteri degli accordi internazionali (30% alle Compagnie Petrolifere e 70% al Paese produttore) porterebbe nelle casse di questa regione più di 2 miliardi di euro all'anno per i prossimi trenta e più anni. Dove va questa risorsa? La risposta è semplice: l'ENI e le sue Consociate investono quasi nulla in Lucania; molte delle commesse di lavoro esterne sono assegnate a Compagnie non lucane; nulla viene fatto per aggiungere valore a catene produttive legate ad attività energetiche che possano stimolare la qualificazione e l'impiego dei giovani laureati locali; gran parte di questo flusso di denaro se ne va al Nord d'Italia. E, cosa ancora più grave, lo Stato Italiano, responsabile della nostra sicurezza energetica, lascia il controllo di piu' del 10% del fabbisogno petrolifero nazionale (tanto è il contributo del petrolio lucano) in maniera quasi totale alle Multinazionali del Petrolio. Se si guarda alle altre due risorse lucane (di valore economico equivalente se non superiore a quella del petrolio) si scopre uno scenario analogo. L'acqua della Lucania, utilizzata per lo sviluppo agricolo di estese regioni del Mezzogiorno, non produce che briciole in termini di ricaduta economica sul territorio di questa regione. La stessa logica di Rapina comincia ad intravvedersi per la risorsa ambiente. Il non aver posto al centro della Questione Lucana questo aspetto limita l'analisi di Visetti e gli impedisce di rilevare il grande elemento di novità: mai era successo prima a questa regione di trovarsi nelle condizioni di poter attuare uno sviluppo di grandi dimensioni senza dover ricorrere all'aiuto degli altri. Da questo punto di vista la Lucania rappresenta un laboratorio interessantissimo per attuare un esperimento di sviluppo umano duraturo e sostenibile che possa poi essere esteso ad altre parti del Paese. Per i lucani non si tratta più di aspettare con rassegnazione che qualcuno venga ad installare una industria qui ed una là. C'e' bisogno di prendere coscienza della Rapina in atto, trasformare la rassegnazione in rabbia e costruire un movimento di popolo che rivendichi cio' che ai lucani e' dovuto. Da questo punto di vista la Questione Lucana, se non affrontata correttamente e tempestivamente, rischia di diventare una mina vagante nello scenario nazionale vista l'importanza strategica che le risorse di questa regione hanno per lo sviluppo del Paese. Giuseppe Guarino
Lettera aperta agli organizzatori del Convegno del 118 su Contaminazione NBC. "Perche' il 30 Convegno Regionale NBC organizzato dal 118 e tenutosi a Viggiano il 29 Novembre 2008 e' stato un clamoroso flop." La giornata del Convegno si apre su una sala gremita all'inverosimile. Piu' di 500 Volontari di Protezione Civile, su invito degli organizzatori, sono arrivati da tutta la regione a spese loro, molti rinunciando alla giornata di lavoro o a passare la giornata in famiglia. Sono venuti non solo per ascoltare i relatori, ma soprattutto perche' in tarda mattinata e' previsto dal programma ufficiale che i partecipanti assisteranno ad un'esercitazione pratica tenuta dai Vigili del Fuoco al Centro Oli dell'ENI, una simulazione di incidente chimico. Le telecamere del telegiornale possono finalmente inquadrare a campo lungo la sala invece di dover riprendere solo il relatore di turno e le prime file. Per gli organizzatori un grande successo di partecipazione. I primi segni che qualcosa non fila dritto nell'organizzazione si hanno quando si nota che nella sala i Volontari in divisa sono tenuti nei posti a sedere dietro o in piedi. Mi domando perche' separali e assegnare a loro un ruolo secondario. Non sono proprio i Volontari quelli a cui si chiede di intervenire in caso di calamita'? Non sono proprio loro che dovrebbero ascoltare meglio cio' che gli "esperti" hanno da dire? Le cose peggiorano quando si viene a sapere che l'esercitazione e' stata annullata a causa del cattivo tempo (un po' di pioggia). Per i Volontari e' difficile comprendere come si possa sospendere un'esercitazione a causa della pioggia. Loro, quando devono intervenire in caso di emergenza, il problema della pioggia, o della neve o del fuoco non se lo pongono. Forse il messaggio che si vuole mandare e' che se c'e' un'emergenza e il tempo e' cattivo e' meglio starsene a casa? La risposta e' probabilmente piu' semplice. Gli organizzatori non avevano pensato che ci fosse bisogno di pulman per spostare i partecipanti dalla sala conferenze al Centro Oli, quindi la scusa della pioggia e' sembrata un modo elegante per risolvere il problema. Ma le sviste organizzative non sono finite. All'ora di pranzo si scopre che le autorita' mangeranno in una sala separata e i Volontari in un'altra. Nella mia pluriennale esperienza di congressi internazionali a cui ho partecipato non mi era mai capitato di vedere una separazione dei partecipanti in categoria A e in categoria B. La cosa non sarebbe stata poi cosi' grave se non si scoprisse che l'organizzazione si e' trovata impreparata di fronte al numero dei partecipanti e il cibo per i Volontari (proprio loro che avevano fatto pervenire l'adesione numerica molto in anticipo) e' insufficiente. E allora a molti di loro non e' rimasto altro che andare a comprarsi un panino fuori (nel maltempo) e poi prendere le loro macchine (non quelle di servizio) e tornarsene a casa pensando "perche' gli organizzatori hanno insistito per farci partecipare in gran numero? Servivamo solo a riempire la sala davanti alle telecamere?". Il Convegno riprende nel pomeriggio. La sala e' pressoche' vuota, ma poco importa perche' non ci sono piu' le telecamere. Gli interventi continuano stancamente, il rappresentante dell'ENI ogni tanto sbadiglia (forse il troppo cibo mangiato nella sala per i partecipanti di categoria A). Tocca al Dott. Figueredo, ex ministro degli esteri del Venezuela, presente in sala, intervenire nel dibattito, fare l'elogio del Volontariato (una struttura che molti ci invidiano in Europa e oltreoceano), chiedere perche' l'esercitazione prevista non si e' fatta e perche' i Volontari intervenuti in massa non siano stati tenuti nella giusta considerazione. Si', a lui, abituato a ben altro livello organizzativo, queste cose non sono sfuggite, come non sono sfuggite ai Volontari. Chissa' se gli organizzatori se ne sono accorti. Da parte mia non posso che ringraziare i Volontari per la loro dedizione e per l'eccezionale esempio di senso civico che danno alle popolazioni di questa terra. Non ci demoralizziamo e non dimentichiamo mai che la ragione e' dalla parte di chi, come noi, mette il suo tempo e le sue energie, gratuitamente, a disposizione per la difesa del territorio e delle persone. La nostra forza e' proprio nella consapevolezza di star facendo qualcosa di positivo. Giuseppe Guarino Responsabile dell'Associazione Protezione Civile Gruppo Lucano sede di Fardella
La Segreteria Sui-generiS Potenza vuole, con questa e-mail,comunicare quanto segue : "La Federazione Sui-generiS, leggendo l'articolo "Benito e Rachele da 1500 euro" del Quotidiano di Martedì 25 Novembre 2008, rimane sconcertata riguardo certi tipi di iniziative che, indubbiamente, partono da ottimi presupposti, quali limitare lo spopolamento nei piccoli comuni lucani, ma rimangono ancorati a forme di ignoranza, e permangono in una situazione di incapacità a distaccarsi da ideologie ormai anacronistiche e per certi versi emblematiche di una cultura fascista.
Da
quanto riportato nella nota, il contributo, che verrà versato alle famiglie che
nel 2009 metteranno alla luce una nuova vita, a patto che però questa porti il
nome di "Benito" o di "Rachele", esprime non una politica che, in qualche modo,
possa aiutare quelle famiglie per le quali i 1500 euro effettivamente diventino
un significativo aiuto, bensì esplica una mal celata volontà di ricostituire,
nei piccoli territori, nei quali il controllo del potere è facilmente gestibile,
una tipica architettura sociale conservatrice che si scontra con quelle che
devono essere le politiche vere, per incentivare questi luoghi a Pertanto, la federazione Sui-generiS propone di utilizzare il contributo per tutti i nascituri, indipendentemente dal nome che essi porteranno, usufruendo, ad esempio, dai fondi stanziati per i rimborsi elettorali, senza attendere i probabili finanziamenti delle Royalties. In questo modo, la Fiamma Tricolore si fregerebbe di un'iniziativa pregevole, ed eviterebbe all'intera Regione di essere ridicolizzata per tali proposte, per mezzo stampa a livello nazionale e internazionale (La Repubblica on-line riporta che un quotidiano britannico fa notare che il nome "Benito" sia quasi scomparso perché chiaramente evocativo). La Federazione conclude sostenendo che ciò che occorrerebbe alla Basilicata sia un forte rinnovamento delle classi politiche e rappresentative. Così si costituirebbe il vero senso di responsabilità che ormai la classe dirigente, da più di un trentennio, ha smarrito. La Federazione Sui-generiS Chiudono le fabbriche? Ritorna alla Madre Terra! “La madre terra, privata dei suoi diritti di concimazione, è in rivolta: la terra scende in sciopero; la fertilità del suolo decresce e aumentano le malattie” questo è quello che scriveva Sir Albert Howard ( agronomo (1873-1947) nel suo libro - Diritti della terra – alle radici dell’agricoltura naturale –Slow Food editore. Howard con questo saggio scritto cento anni fa riafferma la necessità di ripartire dalla terra per riannodare il legame fra ambiente, alimentazione e salute. Convinzioni assunte nel lontano 1905 dopo che, giunto in India per conto della Casa Reale britannica, impose ai sudditi orientali, quindi gli indigeni, a mettere da parte le ataviche coltivazioni per inserire nelle loro strumentazioni l’aratro e i fertilizzanti chimici ed entrare, cosi, nell’epoca dell’agricoltura industriale. La passione per l’agricoltura lo portò a verificare da subito che i veri selvaggi erano quelli che cercavano di “civilizzare” l’agricoltura, quindi gli occidentali e non le pratiche orientali che permettevano di vivere in simbiosi con la natura, concimando naturalmente, evitando mono colture e cercando di fare raccolti misti per poter mantenere fertile il suolo. Niente aratro, niente concimi chimici e grande equilibrio tra allevamenti e concimazioni di terreni con materiale organico. Riconosce da subito il fallimento dell’agricoltura forzata, dell’agricoltura industriale che omologa ogni tipo di vegetazione e di coltivazioni. Quanti di noi ricordano le varie tipologie di frutta, ad esempio le pere, che “popolavano” i nostri appezzamenti di terreno, le pere stipo, pere cavazze, pere sabbelle, pere campanare, pera muscarella, pera sangiovanna, la pumicella, mela cotogna, mela agreste, mela zinna, il sorbo ormai introvabile e centinaia di altri frutti che variegavano i terreni dell’intera Basilicata. Oggi sulle nostre tavole troviamo tre quattro o cinque tipi di mele, tre, quattro, cinque tipi di pere, un paio di varietà di uva che nel sapore, alla fin fine, è tutta uguale. Varietà di frutti ben difficile anche da distinguere. Quanta ricchezza dispersa negli ultimi decenni! La globalizzazione ha imposto modelli di coltivazione industriale con l’unico scopo di ottenere un’omogeneizzazione e standardizzazione dei prodotti che non hanno nessuna identità, nessun gusto ma che soprattutto impoverisce la terra, arricchendo però le multinazionali, la grande distribuzione, ottenendo solo omologazione. Il recupero dei prodotti locali e la creazione di una nuova cultura delle comunità agricole può davvero fare la differenza economica in una Regione come la Basilicata. Regione vocata per natura all’agricoltura di nicchia e al conseguente turismo che essa produce. La crisi dell’industria in Basilicata è fisiologica, la nostra regione non si presta, sia da un punto di vista orografico che culturale, ad una logica di industrializzazione forzata. I grandi attrattori della Lucania sono l’ambiente, la natura, nella maggior parte incontaminata, i suggestivi paesaggi, i piccoli paesi custodi di gastronomie e tradizioni, l’eccellenza dei prodotti ricavati da una terra ricca di sapori e profumi. Facendo attenzione che le produzioni locali non diventino produzioni globali. Sarebbe un paradosso ma purtroppo è un solco già tracciato da parecchie regioni del centro e del nord Italia, dove usano il nome di piccoli appezzamenti, circoscritti, e di piccole produzioni per invadere il mercato internazionale. Mentre per il prodotto buono, quello con i sapori bisogna attendere la sua giusta stagione e andarselo a cercare nel luogo di origine, sperando che si abbandoni l’idea che il Natale ha più sapore con le ciliegie cilene! Ma questo è più difficile da far capire.
Federico Valicenti chef e gastronomo
I MODELLI DI ORGANIZZAZIONE IN BASILICATA Quando si parla di modelli organizzativi, viene subito in mente un qualcosa che funziona, che è migliore di altri e che, come tale, è invidiato e suscita interesse. Trovarne in Italia è molto difficile, penso all’Ospedale San Raffaele di Milano, alla Normale di Pisa, alla Ferrari, per citarne qualcuno. In Basilicata, diventa quasi impossibile, ma, scrutando nelle piccole realtà emergenti della nostra Regione, qualcosa si muove e credo che, sicuramente, gli esempi che citerò, possono essere definiti “modelli organizzativi”. Parlo, per iniziare, di Monticchio Gaudianello Spa. Un’azienda leader in Italia e in Europa, partner di numerose iniziative commerciali, sponsor della Federazione Italiana Nuoto, l’Acqua Gaudianello è entrata a pieno titolo ai primissimi posti delle classifiche di vendita in Italia. E’ disponibile da Nord a Sud in tutta la Grande Distribuzione, è presente nei migliori ristoranti e alberghi d’Italia, sta diventando la bevanda ideale e di riferimento degli sportivi. Tutto questo è reso possibile da una fonte naturale unica e da un’ Azienda che funziona, con un modello organizzativo di alta qualità. Rimanendo nell’area Nord, oggi in ambito turistico viene fuori un qualcosa di cui si parla nelle fiere di settore e soprattutto nel popolo dei viaggiatori di internet: “il Volo dell’Angelo”. Un prodotto che sta facendo il giro del mondo e che, credo, sia unico nel suo genere. Il turismo si fa anche così e credo sia la maniera migliore per attrarre visitatori nella nostra Regione. Il “Volo dell’Angelo” è un’esperienza che suscita emozioni indimenticabili: e’ un qualcosa che funziona e, come tale, va pubblicizzato per farlo diventare “icona” della Basilicata Turistica, sul modello di Eurodisney in Francia o del Big Ben di Londra. Per passare in area Sud, mi viene in mente una Società di calcio, la FC Francavilla, militante nel Campionato Nazionale Dilettanti. Oggi la Società del Patron Franco Cupparo è punto di attrazione per tanti giovani che vogliono avviarsi alla pratica sportiva. Infatti, è stata avviata una scuola calcio per bambini dai 6 anni in poi, addestrati da tecnici altamente qualificati. Puntare sui giovani è la strada giusta per alimentare il ricambio in prima squadra e per sperare di trovare il campione del domani. Sulla S.S. Jonica verso il mare arriviamo a Metaponto dove sorge un meraviglioso Golf Club, green di assoluto valore , ricavato in un meraviglioso agrumeto. La proprietà ha investito in Basilicata su un brand di nicchia che sta prendendo piede e che funge anche da volano per lo sviluppo turistico della nostra Regione. Anche in Basilicata esistono, come abbiamo visto, dei piccoli ma significativi modelli organizzativi. Pochi esempi, ma ricchi di qualità e di professionalità. Dobbiamo contribuire tutti a moltiplicarli e credo che ce la possiamo fare!
dott. Domenico Donadio
Grande perché in mezzo secolo ha saputo stravolgere se stessa e i suoi modelli di vita. Solo 53 anni fa l’1 dicembre del 1955, a Montgomery, Rosa Parks si rifiutò di obbedire all'ordine del conducente dell'autobus James Blake che le intimava a lasciare il posto a sedere e spostarsi nella parte posteriore del pullman per fare spazio ai bianchi. Rosa era stanca di essere trattata come una cittadina di seconda classe e rimase al suo posto. Per questo fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine. Quella notte, cinquanta leaders della comunità afro-americana si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all'accaduto. Il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery che durò per 381 giorni dove dozzine di pullman rimasero fermi per mesi finché non fu rimossa la legge che legalizzava la segregazione. Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. Il 28 agosto del 1963 davanti al Lincoln Museum un altro negro urlò al mondo intero il suo sogno, I have a dream , ho un sogno. E’ la frase con cui viene identificato il discorso tenuto da Martin Luther King,” I have dream” , quello di poter sognare che un uomo nero abbracci un uomo bianco e che insieme lavorino per l’America. Sono passati solo 45 anni e il sogno si è avverato. Lo stesso Martin Luther King scrisse sull' episodio di Rosa Parks descrivendolo come " l'espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà, rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future". Il sogno si è avverato solo dopo mezzo secolo. Un uomo di colore, un nero è diventato Presidente degli Stati Uniti . Ancora una volta l’America ha tracciato un solco/guida su cui l’Europa, ma soprattutto l’Italia, dovrebbe riflettere. Come ci racconta Alice Waters , in America la scuola pubblica è in declino, diventa sempre di più un ghetto per le minoranze ispaniche, nere e per i poveri. E questo gli americani l’hanno capito. In America il cibo che si mangia non è salutistico e i suoi modelli sono il fast food e gli hot dog, dove vige la filosofia del veloce, del facile, dell’ economico. E questo gli americani lo stanno capendo. Il presidente degli Stati Uniti può avere un impatto sul futuro del mondo. Nei suoi grandi comizi il presidente Obama ha parlato spesso e molto dell’istruzione, della scuola. Cibo e istruzione sono elementi fondamentali per la formazione e la cultura di un popolo. Mangiare non è una cosa privata, che interessa solo se stessi o la propria sfera familiare. E’ un atto pubblico, quasi politico. Anzi è politico. La politica può decidere molto. Occuparsi di istruzione vuol dire fare cultura. La cultura è anche educazione al cibo. Tutto quello che noi mangiamo, che quindi produciamo, coltiviamo, trasformiamo si ripercuote sull’ambiente. Pertanto riguarda tutti, dal più piccolo paesello lucano alla più grande città del mondo. Ed è importante che tutti abbiano conoscenza e coscienza di quello che si mette in bocca. Bisogna educare. E chi educa se non la scuola? La scuola pubblica è un passaggio fondamentale, dove tutti i ceti sono costretti a passare, dove si costruiscono le fondamenta su cui poggeranno i pilastri della sapienza e della civiltà, della nazione. E’ nella scuola che si possono educare i bambini al consumo responsabile, al rispetto dell’ambiente, ad affondare le mani nella terra, tornare alle radici dei nonni, comprendere il valore delle produzioni locali. Tutto parte da lì. Noi abbiamo solidi radici nella terra. Ma anche da noi sta prendendo piede il concetto di facile, veloce, economico .Bisogna stare attenti a non perdere questi valori, ci vuole poco. La cultura slow deve partire dalle scuole, cercando di far capire e di insegnare che mangiare bene e locale significa anche stare insieme, socializzare, conoscere. E può stravolgere il modo in cui si programma la scuola che si riflette sugli stili di vita, sulla cultura. Da noi non si intravede un Obama all’orizzonte, per questo bisogna educare dal basso, parlare alle nostre piccole comunità e insegnare il valore del cibo che significa valore di identità locale, regionale, nazionale, universale!Comprendere che il globalismo non è antitesi del localismo, ma conoscenza universale di quest’ultimo. Federico Valicenti.
La federazione Sui-generiS, inaccettabili le critiche del
consigliere regionale Sergio Lapenna (Fi-Pdl) È falso dire che verso le università non è stato preso alcun provvedimento. A riguardo, si rimanda agli articoli 16 e 66, e al quinto comma dell’articolo 69 della legge 133/2008. La protesta non è strumentalizzata, ma del tutto apartitica, contro non solo una legge basata sulla politica dei tagli, ma anche un intero sistema che da almeno un decennio toglie all’università e alla ricerca fondi vitali. Sarebbe gradita una vera e propria linea di azione da parte delle Istituzioni Comunali, Provinciali, Regionali, dal momento che, come ha dichiarato testualmente il consigliere Lapenna “è fondamentale concentrarsi su una politica di rilancio per poter garantire la sopravvivenza dell’Ateneo di Basilicata, per fermare il flusso migratorio degli studenti lucani negli altri Atenei e per evitare l’inutile spreco di risorse pubbliche”. La Federazione Sui-generiS sugli attacchi profusi al Magnifico Rettore esprime un senso di vergogna, dato il silenzio che, invece, tali rappresentanze politiche e ad altre stanno mostrando in questo scenario dove tutta l’Italia sta rispondendo. Ancora una volta i politici lucani, riflettono sulla forma delle azioni e non sull’obiettivo che si vuole raggiungere. La verità e che un Rettore che si espone per la difesa di un diritto pubblico, quale quello del diritto allo studio e alla libera ricerca, deve essere preso come esempio, in questa società che massifica tutto e crea condizioni di forte ignoranza. La Federazione Sui-generis
Lettera al RETTORE e al SENATO ACCADEMICO dell'UNIBAS
Magnifico Rettore,
Riflessioni sul Salone del Gusto. Io c’ero.
C’ero non in rappresentanza di qualche Ente o Provincia o della Regione Basilicata , ma in quando cuoco scelto da Slow Food. C’ero perché ho fatto del mio lavoro un riferimento per chi crede che il cibo non sia solo quello che si mangia, ma spinto da passione, professionalità, territorio. C’ero perché credo che nel cibo e nella sua somministrazione ci sia una universalità che poche persone con molto potere, vorrebbero distruggere, omogeneizzare, globalizzare. Ho incontrato a Torino, alla grande kermesse del Salone del Gusto, l’associazione Amici del Sambuco di Chiaromonte ( PZ).Giovani professionisti che fanno altro nella loro vita, prestati al cibo con tanta voglia di fare. Ci siamo incontrati nella grande piazza dei popoli, di fronte Terra Madre, abbandonati a se stessi ma caparbi nel portare alla gran vetrina del Gusto il loro prodotto di nicchia, il sambuco. Si sono fatti 1200 km in un furgone pur di far conoscere un prodotto della nostra terra, del territorio che racconta storie e desiderio di crescere. Li ho visti smarriti, senza accoglienza, buttati in mezzo all’arena dove hanno combattuto come leoni per farsi spazio, farsi conoscere. Per farsi apprezzare. Un plauso enorme a chi si prodiga, a chi si lancia senza paracadute ( istituzionale) nel gran cielo della conoscenza. Ho visto la provincia di Matera che si è data un gran da fare, ha portato le sue eccellenze, i prodotti in degustazione, assemblando cose apprezzate e meno apprezzate. Probabilmente con un tocco di professionalità in più avrebbe avuto maggior successo. A volte essere produttori non significa saper presentare o vendere i propri prodotti. E’ stato meno nobile vedere nello stand della Provincia di Matera, assemblati in pochi metri quadrati, splendide proposte di panettone artigianale alla frutta di bosco accanto a formaggi straordinari per mancanza di spazio. Oppure varie proposte di salumi, artigianali e non artigianali, messe accanto a gustosissime martellatine di albicocca alla buona birra di luppolo lucano. Birra prodotta in provincia di Potenza ma prestatasi, per l'occasione alla Provincia di Matera. Che dire dell’ormai introvabile, raro, ma prezioso cotto di fichi presentato in un angolino in fiera, il ficotto? L’ottimo olio sparso un pò qua e un pò là, in spazi risicatissimi dove ad una persona di corporatura robusta non sarebbe stato possibile poter entrare. E l’angolo del vino? Accanto alle brochure, magari versato con la mano sinistra a rovescio perché la destra era impegnata a reggere un panino e quindi a parlare con la bocca piena. Una brutta scena che ho avuto modo di apprezzare assieme al mio carissimo amico Emanuele, presidente AIS. Bisogna, comunque, solo applaudire la Provincia di MATERA che avuto il coraggio di presentarsi ad un pubblico adulto nelle conoscenze, farsi apprezzare, farsi gustare , farsi visitare. Più di 600 mila persone hanno visitato il salone del Gusto, una vetrina internazionale dove il cibo diventa mezzo di comunione e di comunicazione tra popoli, nazioni, regioni, villaggi. Grande Regioni. grandi ristoratori, centinai di migliaia di pasti sono stati portati in degustazione da chef regionali con accanto alla propria Regione che illustrava le eccellenze. Centinaia di istituti alberghieri con i propri chef docenti hanno visitato le comunità del cibo, sicuramente apprezzandone il significato, territoriali di un Italia che si snoda dal Trentino alla Sicila. Magari nessuno di questi si è accorto che la Regione Basilicata non c'era, che ha perso una grande occasione di farsi conoscere e di far conoscere le sue eccellenze, forse una Regione troppo impegnata a scrutare orizzonti lontani, quando, a volte, ai lucani basterebbero orizzonti più vicini magari impegnandosi in manifestazioni non autoreferenziali o camperiste.. Magari offrendosi alla grande massa che si muove alla ricerca di un cibo sano, giusto e pulito, che l’ orizzonte lucano, fatto di trattorie, ristoranti, contadini, casari, macellai, mastri oleari, artigiani del gusto, allevatori sa e può offrire. Dietro il Salone, dietro Terra Madre c’e’ una filosofia del cibo, usato come vetrina e comunicazione, che non tutti riescono ad afferrare.
Federico Valicenti chef e gastronomo
Proposta politica della federazione Sui-generiS di Salerno, Potenza e Matera (Associazioni Universitarie) in merito alla riforma scolastica.La Federazione Sui-GeneriS, consapevole della necessità di una riforma organica del sistema scolastico italiano e della uguale necessità di revisionare il sistema universitario, prende le distanze dalle forme di modifica scelte dal Governo in carica e propone a tutte le voci interessate da tali cambiamenti (associazioni, sindacati, partiti e gruppi parlamentari) le seguenti linee di azione: Chiediamo innanzitutto a gran voce che vengano ritirate da parte del Governo Italiano la legge 137 e gli articoli: art. 16, art. 17, art. 49, art.60, art.64, art. 66, della legge 133, valutando le stesse non in linea con i reali problemi che affliggono il sistema universitario oggi; esse non rappresentano uno strumento di revisione del sistema scuola, ma una REVISIONE DEL BILANCIO ITALIANO. Sono dunque uno strumento per riequilibrare le casse del sistema ITALIA, visti gli esborsi che lo stesso dovrà sostenere nel breve periodo (casse dei comuni italiani in seguito ai tagli dell’ICI, questione ALITALIA e garanzie alle Banche Italiane per far fronte alla Crisi della Finanza Mondiale)… VOGLIAMO FARE CASSA? NON CON LA CULTURA ! Come abbiamo sopra enunciato, siamo decisi ad affrontare una revisione del sistema universitario. Per far ciò, chiediamo al Governo Italiano che si inizi un serio processo di riforma, che includa al suo interno non solo le voci delle forze parlamentari ma anche e soprattutto degli operatori della scuola, a partire dalle associazioni che rappresentano la totalità delle componenti scolastiche e che metta al centro il futuro della nostra società e dunque lo STUDENTE… RIFONDIAMO INSIEME LA CULTURA! Proponiamo che tale revisione prenda spunto da una reale valutazione del sistema e, per l’Università, la Revisione dei Nuclei di Valutazione del sistema universitario. Allo stesso tempo cogliamo con chiarezza la possibilità che oggi si prospetta: il superamento del BARONATO in Italia. Chiediamo da subito che venga riformato il sistema dei concorsi, ritornando ad una procedura di selezione a carattere Nazionale e non Regionale, con conseguente riduzione dei costi e della possibilità che gli stessi possano essere pilotati dai cosiddetti BARONI… MERITOCRAZIA SEMPRE! Visto l’incontrollato proliferare dei corsi di studio e dunque delle cattedre, chiediamo che vengano revisionati e, dove necessario, ridotti i Corsi di laurea. Per fare questo proponiamo una seria riforma del sistema di valutazione dei suddetti, che avvenga per singolo insegnamento e non per corso di laurea, evidenziando immediatamente i punti critici del sistema formativo, nel tentativo di equilibrare le classi di laurea rispetto al numero dei docenti. Tale valutazione dovrebbe essere delegata ai rappresentanti degli studenti che, in quanto parti in causa, assicurerebbero una maggiore trasparenza. 2 STUDENTI à 1 PROFESSORE? NO, GRAZIE! Pur riconoscendo l’attuale stato di crisi, riteniamo che questa non possa ricadere sulla SCUOLA E SULL’ UNIVERSITA’ ITALIANA, già ripetutamente e indiscriminatamente colpita nel corso degli ultimi anni da tagli e riforme. Riteniamo bensì che i tagli debbano essere distribuiti su tutti o sulla gran parte dei CAPITOLI DI SPESA DEL BILANCIO DELLO STATO, atto dovuto da parte di chi è al governo che non dovrebbe fare null’altro che rispettare il programma politico con cui ha vinto le elezioni. Per far questo, chiediamo che vengano riviste le modalità di finanziamento ai partiti, che venga rimodulato il finanziamento pubblico all’editoria, che vengano ridotte a ZERO le MULTE EUROPEE, spese che noi cittadini ITALIANI paghiamo perché i NOSTRI POLITICI NON RISPETTANO GLI IMPEGNI CON L’EUROPA, non legiferando sulle direttive che arrivano dalla Commissione Europea di cui facciamo parte… RISPETTATE LE PROMESSE!
Questi sono solo gli spunti da cui parte l’analisi della Federazione Sui-GeneriS, Federazione che oggi assume l’impegno di portare avanti nei prossimi giorni uno studio organico sulle problematiche della SCUOLA ITALIANA, per arrivare a proporre entro 10 giorni una proposta da presentare ai capo gruppi parlamentari italiani. La costruzioni di tale proposta sarà fin da oggi votata all’inclusione di tutte le parti che vorranno affiancarci, soprattutto della componente studentesca, per questo siamo a disposizione per raccogliere proposte e spunti in forma scritta e non anonima che ci verranno avanzate, per questo da oggi le nostre sedi universitarie Matera Potenza e Salerno sono a disposizione per raccogliere le proposte come il nostro sito www.sui-generis.it
Firmato Federazione SUI-GENERIS
Contro-Riforma Gelmini- Dall’Isis di Sant’Arcangelo: “Non saremo spettatori passivi della distruzione della nostra libertà”
Da domani, 28-10-2008, noi dell'ISIS "Carlo Levi" di Sant'Arcangelo (PZ) organizzeremo sit-in permanenti nel campetto di calcio del Liceo. Siamo stati obbligati in questo. Nessun membro del Governo ci ha ascoltato. Ci dicono che useranno la forza per fermarci. È così che funziona quando non c'è libertà di opinione, quando qualcuno è certo di aver fatto la scelta giusta. Studenti, maestri, professori, ricercatori, tutti incapaci di capire la legge. Quando viene preclusa ogni possibilità di dialogo, bisogna ribellarsi. Nessuno può permettersi di giocare col nostro diritto allo studio, con la nostra libertà. Nessuno. Ci rendiamo conto del fatto che la scuola e l'Università debbano cambiare, ma imporre non è il giusto modo per farlo. Bisogna dialogare con chi vive la scuola. Non si risolve alcun problema togliendo soldi alla ricerca o ritornando al "maestro unico". In questo modo si distrugge quel mondo dell'istruzione che ha reso l'Italia "grande" nel mondo. Si dà una grossa mano alla fuga dei cervelli e si preclude la possibilità per i meno abbienti di conoscere. Se volete un mondo non meritocratico, in cui vince il più ricco, bene, ma io non ci sto. Protesteremo fino alla fine. Non saremo spettatori passivi della distruzione della nostra libertà.
Francesco Laruina III C Liceo Scientifico
Gent.mo Direttore, alcune considerazioni sull’editoriale di Paride Laporace (Un movimento facebook, ndr). Non credo che il Presidente Silvio Berlusconi volesse accendere “la pacifica rivolta studentesca”, ma è chiaro che quando un governo si assume la responsabilità di provvedimenti coraggiosi, questo genera reazioni. Non credo che il movimento Facebook, che pure va seguito con attenzione, possa essere minimamente paragonato al ’68, perché quest’ultimo era intellettualmente più politicizzato. Credo piuttosto che la mediocrità dilagante sia frutto della precarietà dilagante, quasi di rassegnazione, in una società che ormai non genera più stimoli culturali, ma solo comunicazioni virtuali. Non credo che il Talento non abbia spazi, il vero Talento esce fuori sempre, e non è il 110 e lode che determina l’essere talentuosi, se guardiamo a come sono ridotte le Università italiane. Credo purtroppo che nella nostra società dilaghi sempre di più il nepotismo con un sistema ormai malato che oggi più che mai è rafforzato proprio dalla precarietà dilagante. Credo anche che Di Pietro non rappresenterà mai una svolta perché non fa sognare. Credo che la Basilicata ha tutte le potenzialità per essere Riformista ma oggi , mio malgrado, non lo è perché non genera nuova classe dirigente, basti vedere la governance regionale. Il decreto Gelmini, che non è una Riforma della Scuola, per questo decretato, rappresenta il tentativo di smuovere i privilegi di gestione in un settore, sicuramente, sindacalizzato e corporativista. E’ un provvedimento estremamente semplice che in 5 punti determina una nuova gestione della scuola secondaria di 1° grado e della scuola primaria. Pochi e chiari principi: il maestro unico che riporta l’allievo ad una educazione one-to-one; il voto in condotta che ripristina il principio di autorità per combattere anche il fenomeno del bullismo; l’educazione allo stare insieme, quindi l’introduzione di corsi in “Cittadinanza” e “Costituzione”; il voto in decimali, che semplifica il giudizio dei docenti a beneficio della chiarezza; la possibilità di scelta delle famiglie di moduli alternativi. Da qui la contestazione anche nelle Università! Possibile che cinque punti meritano tale dissacrazione? Perché tutto questo? Cosa spinge anche i giovani lucani a scendere in piazza? E’ una domanda a cui si potrebbe rispondere con innumerevoli interpretazioni , ma forse nessuna sarebbe quella corretta. L’obiezione che lo scopo del decreto sia “uccidere la scuola”, “togliere il tempo pieno” o “licenziare i maestri” è povera e demagogica. Perché allora opporsi senza una reale proposta alternativa? Io credo che questo Paese non voglia innovazione e non voglia rischiare. Spero che i giovani lucani se ne rendano conto!
dott. Domenico Donadio
Lettera aperta di Italia Nostra al presidente del Parco del Pollino sulla riattivazione della centrale del Mercure Egregio Presidente Italia Nostra le chiede nuovamente di comprendere in profondità le problematiche derivanti riattivazione della Centrale del Mercure che ha ricevuto di recente parere positivo di Valutazione d'Incidenza anche dalla Regione Basilicata. Una questione, questa, che rischia di incidere negativamente sull'immagine del parco ma che è destinata ad innescare un processo irreversibile di distruzione del patrimonio forestale del Pollino ancora oggi, nonostante il parco, non governato, data l'assenza del Piano, del Regolamento e di un inventario forestale. Italia Nostra l'ha pertanto sollecitata in passato ad una maggiore attenzione per gli ambienti naturali forestali, prioritari per la salvaguardia della biodiversità del parco, con petizioni, prese di posizione e denunce con il solo scopo di evidenziare e prevenirne i rischi per il loro degrado. E' infatti evidente l'insostenibilità di una centrale da 35 MW funzionante a biomasse vegetali che richiede oltre 370.000 tonnellate annue di combustibile e cippato vergine da reperire all'interno dell'area protetta e per il cui funzionamento sono necessari quantità rilevantissime d'acqua da prelevare dal fiume Lao che rappresenta il più importante corso d'acqua del Pollino. Un habitat prioritario assieme ai boschi per numerose specie floro-faunistiche. L'ingombrante presenza della centrale del Mercure, da sola, ha quindi già innescato un processo speculativo. Non le sarà sfuggito infatti come alcune società , prevalentemente del nord, stiano proponendo ed ottenendo dai comuni del Pollino la gestione il patrimonio forestale del parco per poter fornire all'ENEL il combustibile necessario per il funzionamento della centrale del Mercure. affinché il Pollino non diventi "parco ombra" e lei il "presidente ombra" di un parco divenuto di carta gestito dalle multinazionali dell'energia, le chiediamo di sospendere le autorizzazioni già rilasciate e quelle che è in procinto di rilasciare per i tagli forestali, in attesa che venga discusso ed adottato il Piano del Parco entro la cui programmazione far confluire le eventuali richieste di utilizzazioni boschive provenienti dai comuni o dalle società con essi convenzionate, per i quali ella potrà , nel frattempo, prospettare la possibilità di avvalersi dell'articolo 15 della legge 394/91 relativo agli indennizzi ai Comuni per il mancato taglio boschivo. Non ci resta che auspicarle di passare alla storia delle aree protette italiane come il presidente che si è reso promotore della salvaguardia dei boschi e degli ambienti naturali del parco del Pollino dall'assalto delle onnipresenti società energetiche. Le auguriamo pertanto sinceramente buona fortuna, offrendole, se riterrà , il nostro sostegno per questa battaglia di civiltà che non le richiede solo Italia Nostra, i cittadini e le comunità del Pollino ma l'intera società civile italiana ed europea consapevole di quanto sta accadendo. il 23/10/08 ItaliaNostra ONLUS, Gruppo Interregionale Pollino
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Non lasciamo che svendano il nostro futuro PER DIFENDERE L’UNIVERSITA’ PUBBLICA Cercherò di essere il più breve e comprensivo possibile, ben sapendo che in ogni caso vi saranno molte cose di cui scrivere, sperando che tutti abbiano il tempo e la pazienza di leggere quanto riportato sotto, e trovino la spinta per informarsi ed informare quanta più gente possibile intorno a se, perché si tratta di salvare l’università, una cultura di qualità per tutti coloro che desiderano riceverla. Più che una legge, è un enorme calderone all’interno del quale è stato gettato di tutto, ogni argomento con una qualche valenza di tipo economico. Il testo della legge potete trovarla a questo indirizzo
[http://web.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm], pubblicata sul sito web
della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano. - Commissione V BILANCIO E TESORO e VI FINANZE - COMITATO PER LA LEGISLAZIONE - Commissione I AFFARI COSTITUZIONALI - Commissione II GIUSTIZIA - Commissione III AFFARI ESTERI - Commissione IV DIFESA - Commissione VII CULTURA - Commissione VIII AMBIENTE - Commissione IX TRASPORTI - Commissione X ATTIVITA’ PRODUTTIVE - Commissione XI LAVORO - Commissione XII AFFARI SOCIALI - Commissione XIIIAGRICOLTURA - Commissione XIV POLITICHE UNIONE EUROPEA - COMMISSIONE PARLAMENTARE PER LE QUESTIONI REGIONALI L’iter parlamentare di questa maxi legge ha avuto inizio con la prima lettura alla Camera dei Deputati il 2 LUGLIO, per concludersi con l’approvazione il 6 AGOSTO 2008, e passare al Senato. Un mese di discussione, due o tre giorni per settimana, nel completo silenzio dei media nel periodo di minima attenzione dell’opinione pubblica, in vacanza, ferie… Arriviamo a discutere cosa questa legge decreta al riguardo dell’università pubblica. TAGLIO DELLE RISORSE ECONOMICHE DESTINATE ALL’UNIVERSITA’PUBBLICA E’ stata decisa da questa legge il taglio dei fondi destinati all’università pubblica (FFO - fondo per il finanziamento ordinario delle università )nella seguente maniera. Riduzione di: - 63.5 milioni di euro per l’anno 2009 - 190 milioni di euro per l’anno 2010 -316 milioni di euro per l’anno 2011 -417 milioni di euro per l’anno 2012 - 455 milioni di euro a decorrere dell’anno 2013 per un totale di 1441.5 milioni di euro almeno fino al 2013. TRASFORMAZIONE DELLE UNIVERSITA’ PUBBLICHE IN “FONDAZIONI DI DIRITTO PRIVATO” Per sopperire all’improvviso ammanco dei finanziamenti pubblici, lo stato consente alle università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. Questo passo sancirebbe la morte di un’istruzione pubblica per tutti , consentendo alle fondazioni universitarie di decidere l’entità delle tasse per gli studenti, ed andando a ledere il fondamentale diritto allo studio univesitario, tutelato dalla Costituzione Italiana attraverso l’articolo 33, che recita: Art. 33. L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Attualmente la legge difatti sancisce che nell’anno solare, il gettito delle tasse degli studenti non deve superare il 20% dell’importo del finanziamento ordinario dello Stato (FFO), cosa che di fatto pone un tetto massimo alle tasse che si possono far pagare ad uno studente. Con il passaggio a fondazione l’università potrà ( e vista la mancanza di fondi, dovrà)chiedere qualunque cifra agli studenti, senza dover rispondere a nessun tetto prefissato Una retta universitaria da 10000 euro potrebbe essere uno standard per il prossimo anno accademico. Raggiungeremmo uno standard tipo college americano, dove o si vince una borsa di studio per meriti sportivi, o si è abbastanza ricchi da poter far fronte ad una richiesta economica di tale portata. Con l'entrata in vigore della legge 133/2008 si è andati a ledere questo principio costituzionali, garantendo il diritto allo studio ed ad una formazione di qualità solamente a chi può far affidamento su una grande capacità economica, andando a ledere il principio costituzionale di eguaglianza e pari dignità tra i cittadini decretata dall’articolo 3 Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Al contempo assisteremo alla definitiva violazione dell’articolo 9, che recita Art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica […] vista la sostanziale impossibilità delle università di mantenere una gestione pubblica a seguito dei tagli economici e di personale docente, di ricerca e tecnico – amministrativo subiti. Oltre a questo vi sono implicazioni riguardanti i poteri economici. Le università potranno “trovarsi uno sponsor” che li finanzi. Inutile dire gli effetti devastanti che avrebbe un controllo economico di questo tipo sulla ricerca in tutti i vari settori universitari. La ricerca verrebbe condotta secondo le direttive impartite dalle società finanziatrici, in base alla redditività a livello economico! TURN OVER (articolo 66) La stessa legge ha imposto una drastica riduzione del personale universitario alle facoltà stesse, che si trovano costrette improvvisamente a mandare obbligatoriamente in pensione chi ha maturato i requisiti necessari, o altrimenti licenziare parte del proprio organico. Logica vorrebbe una sostituzione nelle posizioni didattiche per mantenere l’offerta d’insegnamento. La legge 133 impone invece un turn over bloccato al 20%, ovvero un nuovo assunto ogni cinque pensionamenti o licenziamenti Come pensiamo di mantenere una didattica di buon livello in questa maniera? Riassumendo: - Le facoltà devono ridurre gli organici entro i termini imposti dalla legge, licenziando o pensionando forzatamente - Si può procedere all’assunzione ogni 5 pensionamenti e/o licenziamenti Matematicamente qualcosa non torna. Si rinuncia a personale docente, chiedendo ai ricercatori di mantenere il ruolo di insegnanti, mantenendo la stessa retribuzione e lavorando fuori dai compiti stabiliti dal loro contratto (che prevede 60 ore di ricerca, e nessun obbligo all’insegnamento). Con questa situazione, l’unica soluzione sarebbe sopprimere corsi d’insegnamento, fino a giungere addirittura alla cancellazione dei corsi di laurea meno frequentati o considerati di minor interesse. In questo rapido excursus informativo sono stati citati solamente i problemi più grossi a cui questa legge condurrebbe, ma basta leggere con attenzione il testo della legge, o informarsi con chi già lo ha fatto prima di noi perché vi si dischiudano gli abissi entro cui verrà gettata l’università se tutto questo viene approvato in parlamento. L’università da pubblica diventerebbe un privilegio per i pochi che potrebbero permettersi rette universitarie altissime, mentre il livello qualitativo dell’insegnamento pubblico crollerebbe a picco per la mancanza di docenti e la soppressione di esami, nonché probabilmente anche di corsi di laurea meno frequentati o considerati “di minore rilievo” Si sta cercando di distruggere la nostra cultura ed obbligando le università a svendersi a privati per sopravvivere, senza poi garantire un livello di istruzione accettabile. DIFENDIAMO L’UNIVERSITA’ PUBBLICA DALLA LEGGE 133/2008 DOMANI MARTEDì 21 OTTOBRE 2008, ALLE ORE 10 IN AULA MAGNA AL FRANCIOSO IL RETTORE HA CONVOCATO UN ASSEMBLEA DI ATENEO. PARTECIPATE TUTTI. CORDIALMENTE. ANTONIO CANDELA Seg. Nazionale Fed. Sui-generis
Si chiuda al più presto “la stagione dell’odio”. Da 5 anni il Paese attende risposte non Comizi elettorali fuori stagione! Circolo Cittadino e Gruppo Consiliare Partito Democratico di Miglionico Miglionico: Nota sul Consiglio Comunale del 13 ottobre 2008 Come opposizione politica siamo lieti di sapere che il Sindaco Borelli ha deciso di ricandidarsi alle prossime elezioni comunali. In tutta sincerità non ci crediamo, ma prendiamo atto delle sue dichiarazioni. Come Partito d’opposizione non possiamo che rallegrarci al solo pensiero che Miglionico avrà l’occasione di giudicare direttamente un amministratore, che dopo aver così male amministrato per 5 anni, si ripresenta a chiedere il conto ai suoi cittadini. Questa è un’occasione più unica che rara per gli elettori miglionichesi per scegliere nettamente tra chi si candidata ad amministrare veramente, con programmi nuovi e volti nuovi, e chi ha già fallito alla prova dei fatti. Dopo il disastro di questa legislatura il primo cittadino ha ancora intenzione di ripresentarsi? Probabilmente non ha ancora finito di regolare i conti con i suoi avversari politici e vorrebbe dal Paese altri 5 anni di tempo per concludere l’opera di avvelenamento della comunità. Ci sono ancora cittadini da punire? Attività commerciali da chiudere? Avversari da rovinare?.....5 anni non bastano per completare la tanto desiderata vendetta? Il Paese è avvertito: “questa vecchia e rancorosa classe dirigente non si ritirerà ancora”. Ma resta lo strappo alle più elementari regole del buonsenso e dell’eleganza istituzionale. Il Consiglio non è il luogo adatto per un COMIZIO ELETTORALE. Un Comizio, come se non bastasse, senza possibilità di replica da parte dell’opposizione. E questo per un liberale è il massimo dell’arroganza. Ma quello che accadrà tra qualche mese ci interessa relativamente. Quello che ci premeva era capire realmente le ragioni del tracollo finanziario dell’Ente. Ma risposte su questo non ne sono ancora arrivate. Se non una serie di banali frasi prese dalla Televisione e la solita tiritera della responsabilità altrui. Negare l’evidenza è un gioco che dopo 5 anni di amministrazione non regge più agli occhi dei cittadini. Il problema è che in un Consiglio Comunale in cui si discuteva di rischio di Dissesto Finanziario, il Sindaco non ha saputo annunciare altro che la sua ricandidatura. “Noi chiediamo che la stagione dell’odio si chiuda qui. Questo clima insopportabile di scontro allontana tanti cittadini che avrebbero voglia di impegnarsi per il proprio Comune, da una e dall’altra parte”! In questa fase il Partito Democratico invita l’Amministrazione Borelli a concentrarsi su questi ultimi mesi di legislatura, tralasciando prematuri ragionamenti elettorali ed impegnandosi seriamente a: - risanare il Bilancio del Comune; - verificare la correttezza del Piano di alienazione del Patrimonio comunale; - e soprattutto a portare in Consiglio Comunale, il prima possibile, il Regolamento Urbanistico. Su questo ultimo impegno chiediamo al Sindaco un atto di eleganza finale. L’opposizione ha il diritto di conoscere le scelte di programmazione urbanistica che l’Amministrazione si è data. Per questo riteniamo indispensabile che la Maggioranza porti a conoscenza di tutti i Consiglieri Comunali il contenuto del Regolamento Urbanistico, prima che questo venga sottoposto all’approvazione da parte dell’Ente. P.D. Miglionico Lettera ai Politici Locali e Regionali "ComitatoBiomasse-Vediamoci Chiaro-"
Mi presento: Sono Ada Di Sario, faccio l'insegnante, vengo da Teana, e sono presidente del comitato "Biomasse Vediamoci Chiaro". Voglio salutare tutti i rappresentati della politica e delle istituzioni, anche se, molti dei quali, non conosco personalmente. Per fugare ogni speculazione sulle mie affermazioni dichiaro la mia appartenenza e militanza nella sinistra moderata. Voglio innanzitutto ringraziare il presidente De Filippo, che, lo scorso anno, nel comune di Carbone, venne a presentare il piano regionale di sviluppo. In quella circostanza ci disse che avrebbe scommesso sull'avvenire di tutta la zona del Serrapotamo indicando quale unica prospettiva di sviluppo possibile, il turismo. Ci disse inoltre che per realizzare questa prospettiva avrebbe creato tutte le attrattive possibili. Abbiamo oggi capito che il presidente aveva in serbo per noi un regalo già pronto: mi riferisco alla delibera della giunta regionale da lui presieduta con cui variava il piano energetico regionale consentendo alle centrali cosiddette "a biomasse" di bruciare Cdr ed Rsu. Sto parlando della delibera n.2008 del 04/11/2005, e, più specificatamente della delibera n.1427 del 22/l012007 con la quale di fatto ha autorizzato la costruzione di una centrale cosiddetta "a biomassa" con potenzialità di 5 Mw nel comune di Teana. Faccio presente che la zona in cui la centrale sarà ubicata si trova a pochi metri dal torrente Serrapotamo, rientra nelle zone cosiddette ZPS ed è a ridosso del Parco Nazionale del Pollino. L'impresa costruttrice è la ENERGAIA di Matera. Noi sappiamo benissimo che una centrale a biomassa può essere utilizzata come un normale inceneritore di CDR ed RSU. Ciò, solo in Basilicata, caso unico in Italia, è consentito dalla delibera a cui ho appena fatto riferimento. Vorrei ricordare che queste centrali devastano i territori circostanti, sono di grave impatto sull'ambiente e presentano un serio problema per lo smaltimento delle ceneri. Basta fare una ricerca su Internet e si faranno delle scoperte interessanti : Argenta, un piccolo comune a pochi chilometri da Ferrara si fece allettare dalle promesse della ditta costruttrice che realizzò una centrale di 5Mw, la quale ha poi prodotto un inquinamento gravissimo. Vi riporto le parole di un assessore dello stesso comune (Filippo Mozzanti): "nessun posto di lavoro in più e 100 Tir al giorno che portano allo stabilimento tutta la materia causando un inquinamento di notevole entità" . II professor Montanari, direttore scientifico del Laboratorio "nanodiagnositca" di Modena, scopritore delle "nanopolveri", definisce le centrali a biomassa, una vera idiozia. Nello specifico, analizzando il progetto di Teana, si capisce immediatamente che quella centrale è costruita per bruciare immondizia. Non c'è alcuna spiegazione razionale infatti che giustifichi la costruzione di un impianto che per 1'85% della sua potenzialità produce calore senza che questo possa poi essere sfruttato. Per chi non lo sapesse, la centrale in questione si troverebbe al confine con i territori di Calvera e Carbone, ben lontano dal centro urbano che potrebbe sfruttare il teleriscaldamento. Il comune di Teana non ha boschi, e quelli dei comuni di Carbone e Calvera si trovano in zone protette. La centrale ha bisogno di 200 t di biomassa al giorno e questo significa che, a meno che il Parco del Pollino non intenda procedere ad un piano di disboscamento generale, il materiale verrà portato da fuori. Questo nel caso migliore, e cioè nel caso in cui si bruci effettivamente Biomassa. L'altra possibilità è che la centrale in questione bruci Cdr (immondizia raccolta in "Ecoballe") in questo, invece, modo i gestori potranno ottenere l) I certificati verdi 2) Le laute "elargizioni" delle imprese che "trattano" l'immondizia. 3) I contributi per l'energia elettrica ceduta all' ENEL. Un signore molto famoso diceva "a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina". Ciò che a noi più preoccupa sono, come è prevedibile, le conseguenze sull'ambiente e sulla salute dei nostri figli. Vorrei ricordare che una centrale a Biomassa alimentata a Cdr produce enormi quantità di polveri sottili, diossina, ed altre sostanze cancerose. Costituisce, in definitiva, un impianto che offre molte meno garanzie dei moderni termovalorizzatori i cui effetti negativi, peraltro, sono già oggetto di studio. Personalmente non posso non manifestare una profonda delusione per l'operato dei politici regionali, provinciali, e di altri enti presenti sul territorio. Non ci aspettavamo soluzioni definitive ai problemi del sottosviluppo della zona, ma non avremmo mai immaginato di essere considerati come una discarica. Con questi politici, continuo a pensare, che non andremo mai da nessuna parte. Per tornare al discorso per il quale ho preso la parola, vorrei ricordare infine, le prevedibili conseguenze negative sulle nascenti produzioni locali come il "Grottino" di Roccanova, Castronuovo, Sant' Arcangelo, e il "Peperone" di Senise. Noi siamo ogni giorno di più, e vi posso assicurare che stiamo ricevendo sostegno e solidarietà di ogni tipo di organizzazioni compresi i sindaci della valle del Serrapotamo e del Basso Sinni che ci invitano a tenere duro nella lotta che stiamo conducendo. In ogni caso voglio fare un appello al buon senso dei politici qui presenti: a questi piccoli paesi non avete dato nulla, abbiamo pagato puntualmente le tasse e ci siamo accorti che forse non siete nemmeno in grado di rappresentarci, per questo lasciateci morire nella nostra povertà ma, per carità, non ci uccidete! Non vi assumete la responsabilità di devastare una delle zone più belle ed incontaminate dove ancora si trova il tartufo bianco. "ComitatoBiomasse-Vediamoci Chiaro-" Dichiarazioni dettagliate sulla questione “centrale biomasse di Teana” di Cupparo Forza Italia – PDL Bloccare al più presto la costruzione della centrale a biomasse di Teana. E’ il messaggio che emergerebbe dalle dichiarazioni espresse dal Consigliere Provinciale di F.I. PDL Potenza, Romano Cupparo nei confronti della Giunta regionale della Basilicata, responsabile a suo dire, di inadempienze per quanto concerne la parte autorizzativa, per la costruzione della centrale di Teana (vedi Deliberazione 1427/). Cupparo nello specifico chiama in causa direttamente l’aspetto procedurale e normativo della questione. A tale proposito - Cupparo manifesta - perplessità sull’iter autorizzativo in merito al quale pare esserci incompatibilità con le leggi prescrittive dettate dal decreto Legislativo 152/06 che regolamenta, appunto, la materia in esame, in particolare, analizza il concetto di Autorizzazione Ambientale Integrata e di Verifica Compatibilità Ambientale. Per Cupparo, la deliberazione 1427, è da ritenersi nulla perché non in linea col su citato decreto, che tra l’altro, non è nemmeno citato nella stessa deliberazione. Altresì, la Conferenza di Servizi del 27/11/2006, citata nella deliberazione, - fa sapere Cupparo - si conclude in maniera diversa da quanto esposto dalla Giunta regionale e tutt’altro che positiva. L’Avvocato Rocco Fortunato, funzionario regionale, in quel momento responsabile del procedimento, infatti, - continua Cupparo - concludeva tale Conferenza di Servizi con un rinvio e addirittura spedendo tutta la documentazione in proprio possesso presso l’Ufficio legale della Regione Basilicata per essere fornito di un parere conforme alla legge. Quindi tale Conferenza -aggiunge Cupparo - non solo è da considerarsi non esaustiva ma neppure positiva. Viceversa – sottolinea – la deliberazione autorizzativi 1427 per la costruzione della centrale di biomasse in agro di Teana da per positivo l’esito della Conferenza di servizio. E quindi, continua Cupparo, la deliberazione in questione è assolutamente viziata. Altro aspetto da considerare assolutamente negativo è quello legato alla materia da bruciare per la trasformazione in energia che non è affatto solo legna. Infatti il Rifiuto Solido Urbano trattato ( RSU ), quello industriale trattato ( RSI), quello ospedaliero trattato e soprattutto il CDR ( Combustibile da rifiuto ) è per gli effetti di legge considerata biomassa. Lo dice la sentenza del Consiglio di Stato sezione V del 29.07.2004 , la n. 5333, che è LEGGE ! IL CDR è BIOMASSA !! Quindi quando il Sindaco di Teana - rimarca Cupparo - dichiara pubblicamente che nella centrale sarà bruciata solo legna, delle due una, o dice il falso o non conosce la norma. Anche se –evidenzia Cupparo - in una recente intervista sul Quotidiano della Basilicata precisamente l’11 settembre scorso, Trupa si ricrede non escludendo in futuro anche l’impiego del CDR (combustibile da rifiuto) tra le sostanze da bruciare. Quindi di fatto ammetterebbe la veridicità di quanto precedentemente dichiarato a mezzo stampa a tal riguardo. Un altro ma non secondario aspetto negativo è quello economico e legato alla ricaduta occupazionale sul territorio. Da calcoli fatti e riconosciuti validi, risulta conveniente realizzare e gestire questa tipologia di centrale ( 5 MW) soltanto se si verificano due condizioni: a) bruciare materia con indice di efficienza maggiore di 1,b) incassare i soldi pubblici attraverso i certificati verdi. La prima condizione esclude legna e similari e si traduce in CDR, tanto più che tale materia non è pagata al fornitore, anzi, è il fornitore che paga per lo smaltimento ! I posti di lavori previsti in progetto sono 14 ma 9 di estrema specializzazione e 5 per operai semplici. Le royalty al Comune di Teana sono dello 0.5 % pari a 9,2 euro al giorno sull’energia elettrica prodotta in una centrale con rendimento elettrico che va dal 15 al 22 per cento. Ridicolo.Cupparo infine chiama in causa più di ogni altra cosa l’aspetto ambientale. Tra le dichiarazioni del progettista emergerebbe un altro dato negativo e cioè che serviranno 70 mila tonnellate di materiale da bruciare, quindi, più di cento tir al giorno ! e quindi che le ceneri saranno dello 0.7 %, ossia 490 tonnellate. Nelle ceneri, che vanno regolarmente in discarica, quindi, c’è di tutto e di più. A tal proposito c’è uno studio dei danni sulla salute pubblicato dal prof. Federico Valerio dell’Istituto Nazionale Ricerca sul Cancro che é alquanto allarmante. Per di più lo stesso progettista – fa sapere altresì Cupparo - dichiara senza alcun problema, che nel contenuto dei fumi, c’è di tutto e di più ( vedere progetto ). Risultato – conclude Cupparo: la Basilicata resta la pattumiera d’Italia.
“ UNA ‘VERA’ COMUNICAZIONE…..!” dott. Domenico Donadio Direttore Tecnico e Manager Turistico Gent.mo Direttore, in riferimento al Suo Editoriale “ I 400.000 del nostro piccolo, grande miracolo “, volevo, prima di dare un contributo al dibattito aperto dalle Sue interessantissime considerazioni, congratularmi per l’azione coraggiosa del contenitore “La Siritide”, ‘atomo impercettibile’, ma , secondo me, ancora per poco, in una comunità e in una Regione poco attenta alle ‘vere’ novità e povera di ‘vera’ innovazione, dove la comunicazione è quasi sempre distorta e difforme dalla realtà e dagli obiettivi che in tanti anni l’azione politica ci ha proiettato in un film di illusioni e di sogni quasi mai realizzati. Un esempio di cattiva comunicazione lo ritrovo nel leggere e cercare di comprendere, con molte difficoltà, l’articolo dell’ing. Annibale Formica sull’eterno problema del Parco Nazionale del Pollino e del mancato sviluppo turistico del territorio e di anni e anni di dibattito che, finora, ha generato pochi risultati realmente concreti e solo aspettative per i tanti giovani che hanno collaborato con l’Ente Parco. Ebbene, l’ing. Formica dovrebbe spiegare in un linguaggio più comprensibile per l’intera comunità lucana, dove è stato negli ultimi vent’anni, in che maniera ha contribuito al non – sviluppo del Parco, prendendosi anche le proprie responsabilità, anziché lanciare messaggi incomprensibili o comprensibili solo da pochi addetti ai lavori , facendo capire quasi che la colpa è solo degli altri. Questo, senza ombra di dubbio, è un esempio di cattiva comunicazione, sicuramente non “…la comunicazione come anima della crescita culturale della Basilicata…”, auspicata dal Presidente De Franchi. Ancora un episodio. Quest’estate nell’ambito del programma di appuntamenti culturali del mio paese, è stata presentata la prima “GUIDA TURISTICA” di Chiaromonte, promossa e realizzata dalla Pro Loco e dall’Amministrazione Comunale. Idea geniale e originale soprattutto per il lavoro storico elaborato, ricco di aneddoti e curiosità, forse poco conosciute anche dalla stessa comunità. Peccato, idea poco turistica! Quindi, secondo me, un’occasione persa, ma sicuramente ripetibile e migliorabile. Il sindaco Luigi Viola nella Sua prefazione scrive: “ …se non vogliamo sentirci offesi quando chi viene da fuori ci fa notare cose che non riusciamo a vedere , apprezziamo ciò che abbiamo…”. Sicuramente corretto, ma comunichiamo ‘bene’, diciamo turisticamente cosa offre realmente tutto il territorio , prepariamo un’offerta ‘globale’, creiamo delle innovazioni, dei poli di attrazione e, non solo sagre, giochi amatoriali e serate canore; ma, piuttosto, un Concorso Nazionale di Cucina, una Mostra Internazionale di prodotti tipici, oppure un Memorial Calcistico per giovani promesse, e, poi, facciamo promozione ‘vera’ attraverso i canali di settore, …. per lasciare il segno! Bravi tutti, ma si poteva fare sicuramente meglio! Potrei citare mille altri esempi, ma spero di aver fatto delle considerazioni che possano contribuire ad essere più aperti, a guardare oltre gli orizzonti e a trovare le soluzioni migliori per una progettualità di spessore.
Oggi in Basilicata credo che qualcosa possa smuoversi, spero che ‘La Siritide’ possa essere da supporto a questo processo di trasformismo che deve coinvolgere tutti , realizzando, con un grande gioco di squadra e senza solismi e solisti, un grande progetto di comunicazione turistica per una Basilicata ricca di talenti ma poco talentuosa, piena di risorse, ma poco sfruttata. E’ il sogno di chi è pronto a collaborare per il futuro della nostra comunità! Ancora complimenti Direttore!
16/09/2008
Centrale del Mercure una minaccia sempre incombente sulle popolazioni calabresi e lucane
La minaccia rappresentata dalla Centrale del Mercure è sempre incombente sulle popolazioni calabresi e lucane e sul futuro del Parco del Pollino. L’ENEL si muove con il consueto atteggiamento padronale di chi non deve chiedere, mai, continuando a decidere se, quando e a chi sollecitare autorizzazioni varie, magari le stesse dichiarate inutili o non necessarie fino a poco tempo prima. Spesso con l’avallo di amministrazioni e amministratori troppo ossequiosi
e poco attenti. Attualmente sono in corso almeno quattro diversi
procedimenti: Conferenza dei Servizi alla Provincia di Cosenza,
Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) alla regione Calabria,
Valutazione di Incidenza alla Regione Basilicata e la valutazione
dell’Ente Parco del Pollino. Quest’ultimo ha già da tempo effettuato
audizioni con l’ENEL e il Forum Ambientalista e proprio dall’Ente Parco ci
si attende una risposta chiara, ma anche tempestiva, a tutela del
territorio e delle iniziative intraprese (progetto ministeriale di tutela della
lontra, protocollo per la produzione di energia “fossil-free” con il Parco
delle Alpi Bellunesi, ecc.).
Alcune riflessioni su "Il Pollino e il piano per il parco che non c’è" e "Gli strumenti di pianificazione, programmazione e gestione del Parco Nazionale del Pollino. Criteri per la redazione."
Eggr. Sigg.ri nei mesi scorsi l'Ente Parco Nazionale del Pollino ha promosso nelle Istituzioni locali l'esame di una bozza degli elaborati tecnici relativi al Piano per il Parco (PpP), al Regolamento del Parco (RP) e al Piano Pluriennale Economico Sociale (PPES). L'intento, da più parti espresso, è di pervenire al più presto all'approvazione di tali strumenti indispensabili per la vita dell'area protetta. Il materiale in esame è , per sua natura, articolato e complesso; risulta, perciò, estremamente difficile, anche se necessario ed irrinunciabile, entrare nel merito di una corposa documentazione, oltretutto datata "giugno 2005". Non si conosce, inoltre, se e quali siano stati gli atti istruttori effettuati; non si conosce, quindi , l'esito della valutazione tecnica e scientifica e della verifica di congruità e coerenza dei contenuti e delle modalità del processo di pianificazione posto, a suo tempo, in essere. L'Ente Parco Nazionale del Pollino, dalla sua istituzione, nel 1993, ad oggi, è stato commissariato, in pochi anni, ben due volte e la ragione di fondo del commissariamento in entrambi i casi si può ricondurre alla mancata redazione, adozione e approvazione degli strumenti di pianificazione. Può servire, allo scopo, rilevare che tali strumenti di pianificazione, ai sensi degli articoli 12 e 14 della legge quadro sulle aree protette n. 394 del 6 dicembre 1991, sono predisposti e fatti propri (con appositi atti deliberativi ?) dall'Ente Parco e, poi, adottati, sentiti gli enti locali, dalle Regioni interessate. Tale procedimento non può, ovviamente, prescindere dalla preliminare istruttoria e valutazione (dal collaudo amministrativo, tecnico e scientifico) degli elaborati in esame, al fine di procedere ad un utile, oltre che corretto, confronto con le Istituzioni locali e con le istanze delle popolazioni. La questione è rilevante e richiede molto impegno e attenzione, tenuto conto anche del lungo tempo trascorso e delle controverse e compromettenti vicende che l'hanno segnato. Nella convinzione di poter collaborare per sollecitare attenzione sull'argomento e per animare la conseguente discussione, si segnalano: 1) l'articolo "Il Pollino e il piano per il parco che non c’è", pubblicato su il QUOTIDIANO della Basilicata del 1 luglio 2005 e presente sulla pagina web: 2) il documento "Gli strumenti di pianificazione, programmazione e gestione del Parco Nazionale del Pollino. Criteri per la redazione.", presente sulla pagina web:
Distinti saluti, Annibale Formica.
Di Primiana Roseti- Senise 3^ classificato alla 3^ edizione Concorso di Poesia del Comune di Sant’Arcangelo
BASILICATA
Terra emersa dal mare, il mito di Atlandide finisce qui. Tra i boschi, l’argilla da plasmare, le strade di sassi ed i fiumi, ormai antica leggenda, la Natura danza con le streghe, si nasconde con i briganti di chi si sofferma a pensare. Per Mariapaola. Ho appena letto il tuo articolo: "il mestiere di dimenticare" e vorrei fare alcune riflessioni. Non è vero che le giovani generazioni non sono al corrente di quello che è successo quella notte; nelle loro menti rimane indelebile il racconto di chi tra noi, anzi da chi prima di noi lo ha vissuto e lo racconta. Ma come tutti i racconti, i giovani possono solo immaginare e guardando quella montagna e quella madonnina... una preghiera la rivolgono a coloro che non ci sono più (o almeno lo spero). Poi, non credo che per i senisesi non è importante ricordare l'anniversario... credo che il nostro popolo abbia semplicemente pensato di... come si dice in queste occasioni? Lasciare i familiari nel loro dolore e magari negli altri 364 giorni dell'anno dimostrano loro l’ affetto, la comprensione, tutto il calore che il nostro popolo sa donare, alle famiglie Gallo, Formica e ai genitori dei 3 bambini. Hai citato la strage di Bologna. Bhè, ok le manifestazioni, i minuti di silenzio, il presidente, l'assessore, i telegiornali etc ...ma quelle famiglie... non hanno mai "preso pace" e ogni giorno si chiedono “perchè,chi è stato?” Vogliono ancora sapere la verità...(o sbaglio?). In conclusione: qualsiasi manifestazione non eviterà quello che non doveva accadere... e ogni senisese, chi in un modo, chi in un altro il 26 luglio pensa sempre a quello che è successo e non lo dimenticherà mai. Scusa se mi sono permessa di scriverti questa riflessione.... Lucia Maria Graziano
nota indirizzata al Presidente del Consiglio comunale di San Severino Lucano
La lettera di dimissioni presentata dal consigliere Luciano Ciminelli ci obbliga a delle doverose riflessioni in merito. Nel ribadire la piena condivisione delle scelte operate dall’Amministrazione comunale in tutti questi anni, ci sembra a dir poco strana l’affermazione dell’impossibilità di instaurare un confronto costruttivo con i consiglieri della maggioranza, tenuto conto della estrema disponibilità al dialogo che tutti hanno sempre dimostrato nei confronti dei colleghi, dei dipendenti e di tutta la cittadinanza. Il riferimento a singoli episodi nasconde, probabilmente, la non condivisione di un progetto politico che questa amministrazione ha l’obiettivo di portare avanti. Un progetto politico che ha come punti di riferimento lo sviluppo e la crescita della nostra comunità, che si concretizza attraverso la miriade di interventi a favore del turismo, dei servizi alla persona, della protezione dei più deboli, dell’ammodernamento dei servizi primari nel centro e nelle frazioni. Un’attività continua ed incessante che cerca di rimuovere le difficoltà di una società poco incline ad intraprendere attività imprenditoriali e di crescita sociale. Ognuno di noi ha dato e darà il proprio contributo affinché si possano realizzare quei percorsi e quei processi di crescita e di sviluppo del territorio. Porre l’accento sulle singole scelte è sicuramente fuorviante se non si ha chiara l’idea del progetto complessivo che si intende realizzare. Non sappiamo quale sarà il risultato, ma abbiamo l’obbligo morale di dare una speranza alla nostra gente, quella speranza che si affaccia pian piano all’orizzonte e che tanti nostri concittadini cominciano a percepire. Questo consiglio comunale(per alcuni versi dell’est europeo e per altri africano, ma solo per le caratteristiche somatiche dei suoi componenti) non si sente in nessun modo prigioniero di fantomatici capi, ma è parte integrante di un disegno politico che condivide e vuole realizzare per il bene della propria comunità. Sicuramente non è semplice lavorare con un sindaco iperattivo e dalla forte personalità ma siamo convinti che il dialogo e molte volte lo scontro, sono elementi di crescita per un gruppo che ha amministrato e crediamo che abbia le carte in regola per continuare il lavoro intrapreso. Ogni consigliere, in un normale rapporto dialettico, ha dato il proprio contributo di idee cercando di far prevalere le proprie ma accettando anche quelle degli altri, siano esse del sindaco o di qualsiasi altro amministratore. Il consigliere Ciminelli ha invece preferito abbandonare i compagni di viaggio perché questi ultimi si sarebbero sottomessi alla legge del “capo”. Allora bisogna chiedersi: per maturare questa decisone ci sono voluti 9 anni? L’Amministrazione del “Grande Fratello”non è la stessa dei cinque anni in cui egli rivestiva la carica di Assessore in una Giunta esecutiva formata da soli tre componenti? Non crediamo ci siano state, nel corso degli anni, metamorfosi eclatanti nella gestione amministrativa, probabilmente, si sono commessi degli errori, ma l’accusa di aver portato il cervello all’ammasso la restituiamo volentieri al mittente. Il consigliere Ciminelli non deve rispondere a noi, ma agli elettori che si pongono questi interrogativi, a quella gente che gli ha affidato il compito di rappresentarla ed è stata tradita da una decisione opinabile nei tempi e nelle motivazioni. Bisognava, forse, avere il coraggio e assumersi le proprie responsabilità, ma sicuramente è stato più facile, a pochi mesi dalla scadenza del mandato elettorale, scaricarle sugli altri. Ognuno è artefice del proprio destino, noi continueremo a lavorare per il bene della nostra collettività e auguriamo al consigliere Ciminelli un buon riposo amministrativo…
Gruppo consiliare del Partito Democratico
Lettera di dimissioni di Luciano Ciminelli
Alla cortese attenzione del sindaco della Giunta e dei Consiglieri del Comune di SAN SEVERINO LUCANO
Con la presente vi comunico la mia intenzione di dimettermi da consigliere del comune di SAN SEVERINO LUCANO
Tale decisione è dovuta al fatto che non credo ci siano più i presupposti politici per la mia permanenza nel Gruppo di maggioranza, per il quale ero stato eletto.
Infatti, ho concluso che non mi sento parte integrante della squadra di Governo locale in quanto, per la mia formazione e concezione della politica non posso accettare che la “cosa pubblica” possa essere minimamente trattata come “ cosa privata”, non è stato possibile instaurare un confronto costruttivo con gli altri consiglieri al fine di correggere questa aberrazione politica.
Il motivo che ha fatto scattare questa decisione può sembrare banale, il Sindaco no ha gradito che il sottoscritto ha chiesto a un cittadino di San Severino Lucano, tale Vincenzo Lo Duca di mettersi a disposizione con il proprio fuoristrada e a spese proprie per la manifestazione “8^ marathon del Pollino”; un aiuto di semplice manovalanza che ha dato anche in altre edizioni, lo stesso però poteva rappresentare San Severino L. ai Giochi del Sinni di Senise.
Questa banalità ha in essa “ l’essenza” del potere distorto mostrare sempre chi è “il capo” come se il nostro consiglio comunale sia simile a tante ex realtà della democrazia popolare dell’est Europeo o come tanti stati africani dove pensarla diversamente equivale ad essere il nemico da abbattere e d eliminare. Inoltre per coerenza non reputo corretto rimanere all’interno di una maggioranza della quale non condivido molte scelte di governo territoriale e di gestione del personale, come ad esempio: la scelta dell’Ecomuseo , l’assenza dell’equità fiscale, una politica scoordinata sul turismo, la decisione di asfaltare tratti di strada sterrata di grande valenza ambientale, turistica e sportiva, il voler far credere che ottenere finanziamenti per opere pubbliche rappresenti lo sviluppo, il regolamento edilizio, ecc…
Lascio dunque il consiglio comunale per coerenza e disillusione, esprimendo il rammarico per lo sfumare di quel progetto al quale avevo aderito poiché ritenevo e continuo a reputare che il lavoro di squadra, il servizio che la politica (liberamente scelta) deve ai cittadini, il rispetto degli avversari, l’impegno per il territorio, accettare il confronto sulle idee proposte, la valorizzazione di tutte le energie associative, l’attenzione ai giovani, siano il volano per la crescita della nostra comunità.
La decisione formalizzata con la presente mi rattrista perché nella mia esperienza di consigliere credo di aver profuso impegno a favore della collettività di San Severino Lucano.
Auspico che le mie dimissioni siano da stimolo ad un maggior coinvolgimento dei consiglieri in futuro.
Faccio i miei migliori auguri a chi mi sostituirà, scusandomi infine con gli elettori che mi avevano accordato la loro preferenza, ad essi assicuro che il mio impegno continuerà come cittadino, come promotore della costituente Unione di Centro, come persona impegnata nel mondo sindacale e dell’associazionismo. Cordiali saluti
SAN SEVERINO LUCANO 14- 07 -08 Luciano Ciminelli
Al sign. Direttore Gazzetta del Mezzogiorno POTENZA All’assessore Formazione dott. Autilio Al dirigente regionale Dipartimento Formazione Regione Basilicata REGIONE BASILICATA Al Presidente ente di formazione Corfor NOVA SIRI
In riferimento all’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 5 luglio 2008 a firma di Massimo Brancati, “Formazione per fannulloni”, i corsisti del progetto “Turismo di qualità nella Costa d’Oro del Metapontino” , oggetto dell’infamante esposizione mediatica a cui sono stati sottoposti con l’articolo su citato fanno rilevare : 1) il corso di formazione non ha subito nessun blocco perché si è svolto e si stà svolgendo regolarmente anche con stage in azienda dal mese di Gennaio.2) che nessuno di noi ha mai firmato e andato via come si vuol far sembrare dall’articolo scritto in data su citata3) che nessuno di noi ha ricevuto un avviso o una denuncia da parte degli organi giudiziari, abbiamo appreso dall’articolo del giornale su citato dell’indagine in corso.4) Durante il corso abbiamo avuto visita sia di funzionari della Regione Basilicata che di funzionari dell’ente Formativo di Nova Siri non costatando nulla di irregolare o di illecito5) che il corso di formazione “ turismo di qualità nella Costa d’Oro” prosegue regolarmente supportato da professionisti e da personale qualificato6) che i corsisti dal mese di Gennaio, cioè, da quando è iniziato il corso, non hanno percepito nemmeno un euro per la formazione7) che in aula e fuori i corsisti non sono mai stati fermati o interrogati da organi di polizia8) che , se qualcuno si è allontanato dall’aula è stato diligentemente annotato sui fogli di presenza, come si può facilmente riscontrare9) se poi qualche zelante tutore dell’ordine avrà visto qualche sporadica uscita fuori dall’aula, per andare a farsi un panino o altro, regolarmente previsto come pausa da regolamenti d’aula, non può assolutamente imputare a 10 corsisti un atteggiamento di “falsità ideologica o presenta truffa”.10) Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, ma non si può accusare di essere ladri e fannulloni un intero corso solo per fare articoli ad effetto mediatico, o altro!Naturalmente ci sentiamo offesi e umiliati da una esposizione e da una condanna senza diritto di difesa che il giornale nel suo articolo ha messo in evidenza. Resta il fatto che cercheremo di tutelare se ne esistono i requisiti, la nostra onorabilità, di ogni singolo persona per vie legali. Sappiamo che a volte è più difficile andare a stanare i veri fannulloni e truffatori, che a volte possono essere conoscenti o parenti o padrini , ma anche noi, dell’entroterra lucano, fuori dalle stanze del potere e in procinto di essere sempre con la valigia di cartone davanti l’uscio, abbiamo un onorabilità, un etica e una voglia di lavorare, di apprendere che altri nemmeno pensano che esista, abituati ad avere fannulloni magari come vicini di stanza o di porta.
Cupparo e Schettino (PDL): LE RISORSE AMBIENTALI PER IL RISCATTO E LO SVILUPPO DELL’AREA SUD DELLA REGIONE Potenza – Il ritardo con cui ci si interroga sul futuro sconta la inadeguatezza e la incapacità delle classi dirigenti di Governo Locale a misurarsi in maniera seria con i problemi che affliggono la Nostra Regione. I ritardi economico-occupazionale ed infrastrutturale sono ormai storici. La debolezza della Nostra economia ha sì carattere strutturale ma anche e soprattutto culturale e politica. Riteniamo che una regione piccola come la Nostra ma ricca di risorse naturali ed ambientali di ogni genere avrebbe potuto trovare al suo interno risposte reali di crescita e sviluppo. La mancata chiarezza nelle scelte, la scarsa volontà programmatoria, il legame stretto e distorto tra economia e politica ha penalizzato, da sempre il territorio. In particolare proprio l’Area Sud, ha visto sprecare e sacrificare le tante occasioni di sviluppo in funzione di rapporti clientelari che hanno favorito pochi a discapito dei più. Il Petrolio, l’Energia Alternativa (eolico – solare) l’acqua, la montagna, il mare, i centri urbani, l’ambiente in generale, rappresentano risorse reali, vere ancora purtroppo da valorizzare. Potevano rappresentare occasioni per migliorare la qualità della vita delle nostre popolazioni, hanno, di fatto, rappresentato occasioni di scempio e di rapina per interessi spesso esterni non solo all’area ma anche alla regione. Il Parco Nazionale del Pollino; il Parco della Val d’Agri, il Sirino, i piccoli Centri abitati, Maratea, la Costa Ionica, sono il punto di partenza per una politica seria di sviluppo autopropulsivo in grado di dare speranza per il futuro della Nostra gente. Uno sviluppo integrato che possa attrarre risorse, investimenti pubblici e privati. La via della programmazione negoziata può rappresentare uno strumento utile se sottratto alle vecchie logiche di gestione che rischiano di concludersi nel solito spreco di denaro pubblico. Ritengo che possano essere gli Enti Locali ad assicurare la propria presenza, a svolgere un ruolo di protagonisti del cambiamento. Dall’Ente Parco, ai comuni, alle Comunità Montane, in cui bisogna incidere maggiormente, devono, superando logiche di campanile saper diventare protagonisti del proprio destino e rappresentare al meglio le istanze delle popolazioni dell’Area, dando finalmente risposta alle attese ormai ancestrali. Il miglioramento della rete infrastrutturale, a partire dalla viabilità, deve rappresentare uno strumento ma non essere esaustivo delle problematiche aperte . Una riorganizzazione dei servizi idrici sulla base di criteri di modernità, efficienza ed economicità, per favorire l’approvvigionamento idrico nella nostra regione e nell’intero Sud, obiettivi, questi, finalizzati al cambiamento ed alla ottimizzazione delle risorse idriche nella nostra penisola, con particolare riferimento alla nostra Regione.- Il miglioramento dei servizi, e prima fra tutti quelli sanitari, attraverso una corretta e non penalizzante ristrutturazione, possono far guardare con fiducia al futuro di un Area che vive ancora tutta intera la contraddizione tra ricchezza di risorse e debolezza economica. A rappresentanti Istituzionali e politici il compito di recuperare il primato della politica, quella capacità cioè di elaborare prima ed attuare poi scelte in grado di invertire la rotta e dare risposte definitive alle attese delle popolazioni.
Romano Cupparo Giuseppe Schettino
di Antonio Mauro DOTTORE COMMERCIALISTA -Revisore Contabile Progetto di sviluppo territoriale del Senisese (Documento di Orientamento Programmatico)
Il carattere innovativo dei piani di sviluppo ed il forte coinvolgimento di soggetti ed istituzioni locali nella promozione, nella programmazione, nell’attuazione e nella sorveglianza dei progetti di sviluppo locale mettono in primo piano l’esigenza di disporre di adeguate risorse di assistenza tecnica alla progettazione ed alla gestione di tali iniziative. Agire localmente, in attività di promozione e sostegno di operatori ed istituzioni territoriali, di ricognizione della domanda sociale, di analisi sociale ed economica del territorio, di promozione e pubblicità del progetto nelle fasi di impostazione ed avvio della programmazione locale, implica la formazione di uno strumento utile per favorire in primo luogo la condivisione dei metodi di progettazione territoriale e poi per diffonderne l’applicazione attraverso la redazione di un Documento di Orientamenti. continua-->Lettera in risposta all'editoriale "La bellezza del deserto è che nasconde un pozzo in qualche luogo" Anche io ho sempre creduto che nel deserto ci dovesse essere un pozzo in qualche luogo. Mi riferisco alla nostra amata terra in cui sono nato e vissuto, una terra che ha saputo raccontarmi la genuinità e la semplicità della vita, le cose belle e vere per le quali bisogna vivere e spendere al meglio la propria vita. Ma ho anche visto nel volto della gente lo spegnersi dell'ottimismo, la delusione delle proprie aspettative, una terra ormai stanca di sognare, rassegnata al proprio destino. E come tanti sono andato via perchè purtroppo la mia terra non ha potuto offrirmi qualcosa che in altre parti magari ho trovato. Tutto quello che sta accadendo, mi riferisco al sit-in e alle iniziative
per far cambiare il pessimismo imperante in nuovi spiragli di luce, sono
cose fatte e rifatte negli anni, cose dette e ridette soprattutto dai
tanti politici che hanno promesso e non hanno mai mantenuto. Mi chiedo
se veramente qualcosa cambierà mai, se ci sarà qualcuno che veramente
spenderà la propria vita per far rinascere il senisese e non permettere
che muoia. Tu (Mariapaola Vergallito) dicevi che il senisese non deve
chiedere ma proporre. Una cosa giustissima e vera. Ma c'è bisogno che
chi propone prima di tutto creda veramente in quello che propone e
spenda il suo impegno a far diventare realtà quello che propone,
altrimenti sarà un altro capitolo che farà parte di quella storia che
hai menzionato.
Ci vuole concretezza e passione vera. Credo che il popolo, i ragazzi che
stanno lottando, possano proporre qualcosa e devono spendersi affinchè un
giorno non dovranno partire per andare altrove a coltivare i propri
sogni.
Sognare, credere e appassionarsi secondo me sono le condizioni interiori
per un cambiamento serio.
La Basilicata è la mia terra e il suo sangue scorre nelle mie vene anche
se si vive altrove.
Rocco Amorosi originario di Francavilla sul Sinni
Francavilla, 6 giugno 2008 Al COMITATO DI LOTTA PER IL SENISESE - SENISE Al PRESIDENTE DELLA GIUNTA - REGIONE BASILICATA – POTENZA Ai SINDACI DEL SENISESE – LAGONEGRESE E VAL SARMENTO
La recente sollevazione di una parte della popolazione dell’area Sud della Basilicata relativamente alla mancata attuazione del programma per il Senisese, che prevede l’erogazione di 35 milioni di Euro, ha messo allo scoperto una condizione di estremo disagio socio-economico che stanno vivendo le comunità dell’area, anche se ritengo che la lotta per un vero sviluppo delle aree più svantaggiate debba andare al di là della semplice rivendicazione dell’erogazione di fondi che, in realtà, prima o poi avrebbero dovuto essere erogati dall’Ente regionale. Comprendo tutti i problemi che attanagliano coloro che vivono una situazione di estrema precarietà lavorativa (che impedisce di costruire un futuro sicuro per gli stessi lavoratori e le loro famiglie) e condivido appieno le rivendicazioni che sottendono a tale tipo di battaglia civile, per cui al Comitato di lotta ed a tutti coloro che sono impegnati in tal senso manifesto la mia piena ed incondizionata solidarietà. Nello stesso tempo, pur lamentando i tempi fin troppo lungo della burocrazia regionale per l’attuazione del Programma per il Senisese, devo riconoscere il meritevole impegno che la classe dirigente regionale profuse, a suo tempo, per la stesura di detto documento programmatico, interpretando quelli che erano i reali bisogni della gente del Sud della Basilicata (rimasta per troppo tempo a guardare lo sviluppo delle altre aree regionali, mentre i propri figli erano costretti a conoscere l’amaro calice dell’emigrazione). A ben vedere, però, le ragioni che animano i manifestanti di questi giorni lasciano intravedere un nervo scoperto della società del Senisese e delle altre aree depresse della nostra regione, che è quello di non voler più restare inermi di fronte ai ritardi, alle inefficienze ed alle ingiustizie di una classe dirigente che assomiglia sempre più a quei dottori, i quali, mentre il malato sta morendo, si azzuffano con inutili ed accademiche disquisizioni sulla medicina da somministrare. Non me ne vogliano gli amici del Centro-sinistra, ma penso che la vicenda dei 35 milioni di Euro assomigli sempre di più a quella della distribuzione del famoso Tesoretto del governo Prodi, quando i governanti dell’epoca si azzuffavano in estenuanti trattative circa il modo in cui doveva essere speso il suddetto Tesoretto, senza accorgersi, però, che nel frattempo i salari dei lavoratori e le pensioni dei cittadini stavano sempre più diminuendo il loro potere di acquisto. Tutti sappiamo come è andata a finire…………… Spero che i politici del Centro-sinistra traggano una lezione da tale esperienza e diano, una volta per tutte, una vera svolta nelle politiche di sviluppo, tale da attuare una più equa distribuzione delle risorse regionali al fine di consentire in modo repentino ed immediato un riequilibrio tra le varie realtà territoriali. Ecco perché ritengo che la lotta che si sta facendo non si debba fermare alla semplicistica rivendicazione dell’erogazione dei 35 milioni di Euro (che, non va dimenticato, rappresentano solo una parte delle Royalties dell’acqua per gli anni 2000 – 2005 e che, a detta degli addetti ai lavori, saranno erogati UNA TANTUM ) perché tali fondi non saranno sufficienti a risolvere gli annosi ed atavici problemi della nostra zona, e chiedo al Comitato di lotta per il Senisese che, di concerto con le amministrazioni comunali del Senisese, della Val Sarmento e del Lagonegrese, si faccia promotore di un’iniziativa ancora più incisiva a favore delle popolazioni non solo del Sud (che rappresenta un’area economicamente in grande affanno) ma anche delle altre aree della Basilicata che scontano ancora un grado di arretratezza socio-economica. Mi riferisco alle Royalties sul petrolio che la Regione Basilicata sta elargendo solo ed esclusivamente ai comuni ed alle categorie imprenditoriali della Val d’Agri, quale compensazione ambientale alle estrazioni petrolifere. Ora ( lungi da me innescare una guerra tra comunità viciniori che si sono sempre rispettate), considerato che le utilità derivanti dall’utilizzo delle varie risorse energetiche, acquifere ed ambientali della nostra regione non possono, in generale, ricadere in maniera esclusiva sui soli territori in cui si trovano, chiedo se non sia arrivato il tempo per meditare su una diversa distribuzione di tutte le Royalties in modo da spalmare i relativi proventi a favore di quelle aree più svantaggiate del territorio regionale, con un criterio di tipo più solidale e più equo, degno di una Regione civile. In verità, non ho mai compreso i motivi in base ai quali una ricchezza regionale, quale il petrolio, debba essere solo appannaggio della Val d’Agri, come se tale tipo di estrazione non possa interessare anche il sottosuolo degli altri comuni limitrofi a detta area o come se l’aria inquinata dalle estrazioni non possa essere respirata anche dalle altre popolazioni contigue alla Val d’Agri. Mi rendo conto che, in una prima fase, le comunità interessate dall’estrazione del petrolio e dallo sfruttamento delle risorse acquifere debbano giustamente beneficiare delle ricadute evenienti dall’utilizzo di dette risorse proprio per compensare, sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico, lo sfruttamento delle stesse, ma credo che ora sia giunto il momento di cominciare a distribuire i proventi de quibus anche a quelle aree della Basilicata, economicamente e produttivamente più depresse, perché, per fare un esempio, non è pensabile che nell’ambito di una stessa famiglia si possa vedere un figlio che veste sempre "l’abito della domenica" ed un altro figlio con le pezze ai pantaloni. Praticamente è proprio il caso non solo delle popolazioni, ma anche delle amministrazioni comunali del Sud di Basilicata che sono costrette a verificare quotidianamente che nei vicini comuni della Val d’Agri non esistono più (buon per loro) bilanci comunali in passivo e gli amministratori, grazie agli introiti delle Royalties, hanno potuto rimpinguare i loro bilanci, oltre a spendere milioni di euro per una miriade di opere pubbliche ed a fornire servizi turistici, culturali, sportivi e ricreativi di ottima qualità alle loro popolazioni, mentre da noi i nostri bilanci ingessati ed asfittici ci consentono, a mala pena, di affrontare le spese correnti, mentre, a volte, non si è in grado di fornire ai nostri concittadini le condizioni per una qualità della vita degna dei tempi che viviamo ed al passo con gli standards nazionali, visto che, salvo qualche rara eccezione, con le ristrettezze economiche di bilancio in cui ogni nostro comune si trova, si riesce appena a fornire i soli servizi essenziali. Mi si potrà dire che in Val d’Agri le Royalties, comunque, non hanno risolto il problema dell’occupazione, ma lì almeno le amministrazioni sono state messe in grado di avviare ed attuare seri programmi di sviluppo qualificato per le popolazioni locali i cui segni si vedranno a breve, mentre in molte realtà territoriali della nostra regione si è costretti a "tirare la cinghia"e ad assistere impotenti al declino della nostra società, per cui non è più possibile che si veda lo sviluppo economico e territoriale della Basilicata andare a due velocità, come se non fossimo figli della stessa terra. Il mio invito a tutti i destinatari della presente è quello di prendere coscienza di tale problematica e di fare in modo, ognuno per la propria parte di competenza, che vi sia un immediato cambio di rotta per far sì che nella nostra regione si attui concretamente quel riequilibrio territoriale prima che sia troppo tardi…………….. ed il moribondo muoia.
Avv. Vincenzo Viceconte Assessore Comune FRANCAVILLA SUL SINNI
Senisese: la rivolta dei berretti arancione Due giugno a Roma: festa della Repubblica. Due giugno a Senise si fa la “festa”… a chi ci ha abbandonati. Come non dar ragione a Vico se ricordiamo il tappo o quel 25 aprile del 1991 quando al grido di “Italia liberata, Senise incatenata” si scese in piazza. Il bilancio è magro ma la gente non perde la speranza. Prima che i nostri comuni diventino dei grandi ospizi, i giovani dai berretti arancione che non sono ancora emigrati, chiedono risposte immediate alla loro sete di lavoro. Della Costituzione si riempiono tutti la bocca e poi non applicano il primo articolo che è il pilastro per una convivenza civile. Ci vuole un grande coraggio vedere il nostro paese in tutta la sua miseria che lo porterà a morte certa ed amarlo. Ci vuole coraggio per questi ultimi Mohicani restare qui in questa terra che ha dato tanto e non ha avuto niente (vedi acqua e legge 120);ci vuole un grande sostegno culturale fare della felicità il desiderare le cose che si hanno; ma a nessuno si può chiedere di desiderare la miseria. Quando un paese muore, muoiono le sue tradizioni, la sua cultura, il suo popolo con la sua civiltà, le sue speranze, i sogni sognati e mai realizzati; muore il suo passato, il suo presente, il suo futuro. Ecco il senso della lotta. È per noi surreale, anche se contingente, sentire che la sicurezza dei cittadini è anche libertà; per noi il lavoro è la Libertà. È per noi altrettanto surreale sentire lamentele sulle ASL o sulle CM; ma che volete che importi alla gente comune. Lì il lavoro c’è e non si perde, per la stragrande maggioranza il lavoro non c’è e non si trova. Non chiedetelo ai pochi (che già lavorano) ma chiedetelo ai tanti (che non lavorano). Già, ma il manovratore non si disturba. Non approfittate però dell’omologazione politica. Né tanto meno usate pompieri per spegnere o delegittimare. Qui non si rinnega nessuna appartenenza politica si rivendica solo l’orgoglio di appartenere ad una terra che non si vuole lasciare. Siamo stanchi di elemosinare il diritto; vogliamo essere considerati solo una zona franca: franca dalle vostre decisioni che mai arrivano, dalle vostre burocrazie, dai vostri studi che non studiano niente, dalle vostre programmazioni che non programmano mai visto che, in tanti anni, non siete riusciti a riequilibrare il territorio creando un mezzogiorno nella Basilicata. Visto che non riuscite col petrolio a far pagare di meno la benzina. Visto che l’acqua addirittura viene pagata di più che in Puglia. Visto come con la 219 e la 120 (legge Senise) avete degradato ad area artigianale la nostra area industriale. Ecco perché, se non avremo la zona franca, qui faremo la zona di Franco. Forza sindaco fai il De Luca della situazione. Fai vedere che qui si è capaci di protestare ma anche di proporre. Crea con gli altri sindaci della zona, una città comprensorio. Impegnati presso la magistratura per chiudere le situazioni di crisi nell’area “industriale”. Non è la causa di un confine, è la partenza per una occupazione consistente. Aiuta le imprese locali che hanno voglia di fare, creando un asse industriale con Francavilla. Chiama “Peccioli” e se trovi ostacoli chiama Bertolaso, prima che lo chiami qualcuno che nella regione può ciò che si vuole e vedrai che dal letame non nascono solo i fiori ma tanti posti di lavoro con annessi e connessi (raccolta differenziata). E non si preoccupino i benpensanti che sono poi benestanti: è tutto eco compatibile. Organizza una grande iniziativa agricola come la produzione a livello industriale del nostro peperone e fanne il simbolo della zona. Vedrai quanti giovani potranno trarre lavoro e benessere da esso. Chiedi che la regione faccia almeno una cosa di sinistra e dia via libera a impianti energetici alternativi e vedrai che la bolletta elettrica sarà meno salata (alla faccia del petrolio). Non pensare solo al turismo; non è che con una tabella che si fa turismo. La qualità della vita presuppone la vita. Quando si lavora lo sviluppo del settore è naturale. E poi ricordati che con i fondi straordinari si fanno cose straordinarie non cose che si possono fare con fondi ordinari (cà nisciuno è fess). Se proprio si deve chiedere qualcosa si chieda un consorzio che sia come uno sportello unico per le nostre iniziative senza altri visti e comprenda anche quello delle acque; qui da noi dove c’è la diga più grande d’Europa e si pretenda una quota per i bilanci comunali sugli oltre 20 milioni all’anno che la Puglia versa, di cui i comuni possano disporre senza alcun permesso dall’alto. E ricordati che i 35 milioni sono solo una tantum. Il popolo di Senise si è alzato, non rialzato, perché è stato sempre in ginocchio. Che la lotta non sia precaria ma a tempo indeterminato. Diamo ai giovani il futuro ed ai vecchi il passato e partecipiamo tutti alla lotta dei berretti arancione; cosi nel futuro ognuno di noi potrà dire: io c’ero.
Senise, 2 giugno 2008 Francesco Ponzio Cittadino del Mezzogiorno della Basilicata Via Madonna D’Anglona, 112 85038 Senise (PZ) Il paradosso della giuntaUna manifestazione di protesta a tempo indeterminato con sit-in si preannuncia in questi giorni da parte della nostra amministrazione comunale allo scopo di promuovere iniziative tali da poter spingere regione, imprenditori, enti vari a raggiungere un obiettivo comune: il lavoro. Uno scopo nobilissimo, se non fosse altro che in questi giorni si parla della chiusura della piscina dove attualmente lavorano sei o sette unità. Questo deve far pensare che i nostri amministratori da una parte predicano buone intenzioni, dall'altra si comportano esattamente al contrario. Vi ricordate la faccenda dell'Arit? A prescindere dalle motivazioni e, senza entrare nel merito del caso, non ci si preoccupa minimamente del futuro delle persone che vi lavorano. Lo stesso si potrà dire nell'eventualità che la piscina venga chiusa, che fine faranno le persone che vi lavorano? Il nostro pensiero, che presto si trasformerà in realtà, è che verrano sradicate dal posto di lavoro tutte le persone che non sono assimilati o assimilabili al loro potere, che non li votano e/o non li hanno votati. Ci sarebbe piaciuto se in queste situazioni ci fossero state persone vicine a loro politicamente, avremmo voluto vedere come gli amministratori si sarebbero comportati. Questo tipo di comportamento rappresenta un modo esecrabile di fare politica, ingiusto, che non si addice a dei buoni amministratori, siano essi di destra o di sinistra, ma consono a uomini legati a vecchie ideologie, inclini ad epurazioni, a purghe... Cari amministratori, quello che auguriamo a voi e soprattutto alla popolazione è di cambiare atteggiamento e se non ne avete la forza o le capacità abbiate almeno il buon senso di non rendervi ridicoli con manifestazioni del genere. Un minimo di coerenza potrebbe controbilanciare (almeno in parte !) la vostra (quella si, ostentata !) incapacità di amministrare la cosa pubblica. Il
segretario di Forza Nuova di Senise Vincenzo Cicchelli lì. 31/05/08 CSAIL: LA SEL ISTITUISCA ADESSO UN COMITATO UTENTI L’istituzione da parte della Sel (Società Energetica Lucana) di un Comitato degli utenti lucani (con rappresentanti dei comitati popolari e di associazioni dei consumatori): è la proposta che il Csail (Comitato per lo Sviluppo delle Aree Interne Lucane) rivolge al neo presidente della Sel Rocco Colangelo al quale esprime gli auguri di buon lavoro.. “Se si vuole cominciare bene, vale a dire nell’interesse delle popolazioni lucane e delle comunità locali che convivono con il petrolio – sostiene il presidente del Csail Filippo Massaro – ci aspettiamo un primo segnale concreto in direzione dell’allargamento della partecipazione popolare alle delicatissime scelte che spettano al neo presidente della Sel e al neo Consiglio d’Amministrazione. Il Comitato degli Utenti Lucani sarebbe dunque un elemento concreto di svolta”. A Colangelo inoltre il Csail ricorda le questioni prioritarie da affrontare: l’installazione dei “contatori” per conoscere l’esatta quantità di barili di greggio estratti; la definizione di misure (sia pure sperimentali) per abbattere i costi energetici sulla scia del provvedimento della Giunta Regionale di risparmio sulla bolletta del gas che è inadeguata perché si risolve a poche decine di euro l’anno; l’utilizzo delle royalties ai fini reali di sviluppo e occupazione prima di tutto in Val d’Agri e nel Sauro. Con la quotazione del barile oltre i 120 dollari diventa ancora più urgente quantificare i barili estratti dai pozzi della Val d’Agri e predisporre gli strumenti di misurazione anche in previsione dell’attività estrattiva nel Sauro” “Siamo di fronte – aggiunge Massaro – ad una situazione del tutto inedita sul fronte dei prezzi petroliferi che intanto merita un aggiornamento dell’Accordo Regione-compagnie petrolifere sulle royalties e rafforza l’esigenza espressa anche nei giorni scorsi di stoppare ogni ricerca di nuovi giacimenti questa volta nell’interesse generale dell’economia nazionale ed internazionale in modo da riservare le risorse petrolifere della Val d’Agri e del Sauro come “risorse strategiche”. Noi del Csail abbiamo indicato da tempo una strada: si possono introdurre meccanismi semplicissimi per agevolare le famiglie dei comprensori petroliferi rinunciando da parte della Regione alla propria quota fiscale e introducendo negli Accordi di Programma con le compagnie petrolifere un sistema di tariffe agevolate per le utenze domestiche. C’è poi tutta la “partita” del gas che gratuitamente Eni e Total hanno ceduto alla Regione e che pur non essendo sufficiente al fabbisogno complessivo (si tratterebbe di 1 milione -1,5 milioni di metri cubi complessivi) può contribuire a calmierare i costi delle bollette se ceduto ad una società di distribuzione del gas con la clausola specifica di introdurre tariffe agevolate ai lucani. Con queste semplici proposte invece di un aggravio di 10-26 euro l’anno, si può risparmiare tra i 200 e 350 euro l’anno. Ma il primo sforzo da compiere – dice Massaro – è quello di imporre alle compagnie petrolifere in attività in Val d’Agri e nel Sauro una verifica rigorosa dei dati relativi alle estrazioni di greggio per sfruttare al massimo l’opportunità dell’aumento della quotazione del barile. Ciò può avvenire solo con l’installazione di strumenti di precisione e tecnologicamente avanzati, i contatori di ultima generazione appunto Il neo Presidente Colangelo – coclude Massaro – deve sapere che il “popolo del petrolio” sarà vigile e attento su ogni passo che la Sel compirà per giudicare se realmente non siamo in presenza di un nuovo “carrozzone politico mangiasoldi”. Anche per questo ci aspettiamo un UFFICIO della SEL a Villa d’Agri oppure a CORLETO PERTICARA con l’assunzione di giovani diplomati e laureati, tecnici dei comprensori, in grado di controllare l’operato delle compagnie petrolifere e di dare una prima risposta alla disoccupazione intellettuale dei nostri comuni. Massaro Filippo 333.6266426s.santoro@luedi.it Associazione Guide Ufficialic/o Ente Parco Nazionale del Pollino - 85048 Rotonda (Pz) Sede operativa - Località Campotenese - 87016 Morano Calabro(Cs) Tel./fax 0973.859128 cell. 340/6786865 C.F. 92002030762 e-mail: presidente@guidepollino.com AGLI ORGANI DI STAMPA Comunicato del 13 maggio 2008 CON PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE
L’ Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino, in riferimento allo spiacevole episodio accaduto in data 12 maggio 2008 al gruppo di escursionistici che stavano percorrendo il sentiero Colle Impiso – Serra Dolcedorme, che sono stati recuperarti dal Gruppo del Soccorso Alpino Lucano del Pollino ai Piani di Pollino alle ore 19.30 circa, tiene a precisare la propria estraneità ai fatti, ed a smentire ciò che è stato diffuso dagli organi di stampa in data 13 maggio 2008. La guida che accompagnava il gruppo non fa parte dell’Associazione Guide Ufficiali ed Esclusive del Parco Nazionale del Pollino e non è una Guida Ufficiale ed Esclusiva del Parco Nazionale del Pollino.
L’Associazione ribadisce, come già fatto nel passato sia attraverso gli organi di stampa che attraverso incontri nelle sedi opportune, che il sempre maggior numero di guide abusive, che opera sul territorio del Parco, mette in cattiva luce la professionalità e il duro lavoro svolto dalla Associazione Guide e dalle Guide Ufficiali ed Esclusive del Parco Nazionale del Pollino in tutti questi anni e mette a serio rischio la vita delle persone accompagnate.
L’Associazione chiede agli organi di vigilanza preposti che sia attuato sul territorio un maggior controllo su coloro che accompagnano gruppi non rispettando quelle che sono le normative nazionali e regionali vigenti in materia di accompagnamento.
Latronico 13 maggio 2008
Il Presidente Gaetano Antonio Lofrano
“ ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ”
Associazione di Promozione Sociale (ONLUS)
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE PUGLIA AL PRESIDENTE DELLA GIUNTA DELLA REGIONE PUGLIA AGLI ASSESSORI E CONSIGLIERI DELLA REGIONE PUGLIA P.C. AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE
Signori Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali,
con grande enfasi, il 3 aprile 2006, si
promulgò
L’ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE,
ONLUS, sodalizio nazionale riconosciuto dal Ministero dell’Interno, a cui
hanno aderito magistrati, avvocati, professori universitari, direttori di
testate di informazione e giornalisti, conosciuta e stimata in tutta Italia,
prontamente ha colto l’occasione per iscriversi all’albo delle associazioni
regionali della Puglia, essendo l’associazione tematica regionale più
rappresentativa e importante. Il 4 dicembre del 2007, presso l’ufficio di Presidenza della Regione Puglia è stata ricevuta domanda di iscrizione all’Albo tenuto dallo stesso Ufficio, ai sensi dell’art. 9. Alla regolare domanda con i requisiti di legge erano allegati: Atto Costitutivo, comprendente il nominativo degli amministratori; Statuto dell’Associazione; Decreto di iscrizione all’albo prefettizio delle associazioni antimafia di Taranto; Disposizione di iscrizione nell’anagrafe regionale delle associazioni ONLUS; Bilancio consuntivo degli anni 2005 e 2006; elenco degli associati.
Da allora tutto è rimasto lettera morta,
né riscontro di iscrizione, né diniego dell’istanza.
Vero è che, localmente, si è sottoposti
a indifferenza mediatica e ostracismo e censura istituzionale forense e
giudiziaria, per la peculiarità delle battaglie contro atti illegali e cultura
socio-mafiosa.
Di contro, però, c’è da evidenziare come
il Commissario Straordinario del Governo per le iniziative antiracket ed
antiusura invita il dr Antonio Giangrande, quale Presidente dell’Associazione
Contro Tutte le Mafie, a partecipare alla conferenza interregionale dei
Prefetti del Sud, per parlare di mafie e sicurezza, oltre ad encomiare lo
stesso Dr Giangrande per la proficua collaborazione svolta con il Commissario
antimafia a favore delle vittima della mafia e dell’usura di tutta Italia.
Ancora, di contro,
c’è da segnalare l’interrogazione
parlamentare del senatore Russo Spena per la censura subita dall’associazione
e l’interrogazione parlamentare del Senatore Euprepio Curto per la
malagiustizia che vige negli uffici giudiziari territoriali.
Di contro ci sono da leggere le
inchieste e gli articoli dell’associazione pubblicati sul proprio sito e su
decine di testate di informazione locali, nazionali ed internazionali.
A questo punto si chiede alle SS.VV. di
attivarsi affinché l’iscrizione avvenga quanto prima, in quanto le vittime
della mafia non possono aspettare i tempi della politica “parlata” e perché
non si può chiedere la raccomandazione al politicante di turno anche per farsi
ammazzare dalla mafia per le proprie lotte di civiltà.
Con ossequi. Avetrana lì 13 aprile 2008 Dr Antonio Giangrande UNO "STRANO" BANDO DI GARA PUBBLICATO DALLA TOTAL ITALIA
di Francesco Antonazzo, legale rappresentante della CO.E.ST. Costruzioni e Strade srl di Moliterno
E’ uscito in questi giorni un Bando di Gara della TOTAL ITALIA, riguardante lavori di ristrutturazione dei piazzali dei pozzi di perforazione a Tempa Rossa per un importo complessivo di circa 457mila euro comprensivi di 7mila euro per oneri di sicurezza, ricadenti nella Categoria OG3 classifica II. Premetto che per tale tipo di gara di appalto la legislazione nazionale prevede oltre alle solite dichiarazioni di rito per quanto concerne le cause di esclusione degli Appalti (procedimenti giudiziari, antimafia, regolarità contributiva etc.), solo la dimostrazione di essere in possesso di un attestato (SOA, documento necessario per poter partecipare a questo tipo di gara, che è previsto dal Codice degli Appalti, per il quale le aziende spendono fior di quattrini e che legittima la possibilità di concorrere alle gare su tutto il territorio nazionale), rilasciato da Organismi Certificatori, che dimostra la capacità di eseguire lavori di una determinata categoria ed entro un certo importo. La TOTAL ITALIA chiede invece una serie di requisiti secondo me discriminanti e pretestuosi che lasciano intravedere la volontà di concedere solo a pochissimi concorrenti la possibilità di partecipare alla gara. Per il rilascio di tale attestazione, vengono richiesti alle aziende una serie di documenti, atti a dimostrare la loro capacità tecnica, economica e finanziaria (referenze bancarie, dimostrazione di aver eseguito lavori similari, certificati di attestazione della regolarità contributiva e così via).,L’esame di questa mole di documentazione, se ritenuta valida, porta al rilascio del documento denominato “Attestazione di qualificazione all’esecuzione dei lavori pubblici, dietro versamento di una somma tra gli 8mila ed i 15mila euro. Una volta in possesso di detta certificazione gli Enti Appaltanti, per importi sotto la soglia comunitaria non dovrebbero chiedere nient’altro. La TOTAL ITALIA, però, oltre a richiedere l’identica certificazione già presentata, richiede il possesso di altri requisiti chiaramente discriminatori ed in qualche caso anche illegali. Per esempio in detto bando si richiede di “dimostrare che l’impianto di fornitura di calcestruzzo che si intende utilizzare per i lavori è ubicato a non più di un ora di distanza dal luogo dei lavori”. Penso che una tale richiesta limiti qualsiasi partecipante, considerando che, in un raggio di circa 30 Km, che è la distanza massima percorribile in un ora da un mezzo che trasporta calcestruzzo, si collocano al massimo non più di tre impianti, appartenenti oltretutto ad aziende sicuramente interessate ai lavori in questione. Un’ultima precisazione: la legge prevede che per appalti al di sotto della classifica III (fino ad un importo di 516mila 457euro) non debba essere richiesto il requisito del possesso dell’attestazione ISO 900-2000, nè il possesso della certificazione HSE; in verità la TOTAL ITALIA, non ne richiede il possesso ma chiede di dimostrare il proprio approccio sui suddetti temi nel merito della procedura adottata e cioè l’offerta economicamente più vantaggiosa, i cui criteri di valutazione non vengono in questa sede elencati. Cosa significa? Invito le organizzazioni di categoria e i nostri politici ad intervenire presso la TOTAL, per l’annullamento della gara di appalto, con la ripubblicazione di un bando di gara conforme ai requisiti di legge, per dare modo a tutti di poter liberamente concorrere.
Archeoclub d'Italia "Siritide"movimento di opinione pubblica al servizio dei beni culturali e ambientaliLettera aperta Ai Sig.ri candidati Sindaci e componenti le liste elettoraliPOLICORO Carissimi, premesso che l'Archeoclub d'Italia Siritide è un'associazione aderente all' Archeoclub d'Italia , movimento di opinione pubblica al servizio dei beni culturali divenuta con decreto del Presidente della Repubblica del 24 luglio 1986 n.565, ente morale, iscritta nella Anagrafe Unica delle ONLUS e che, la Sede Comprensoriale “Siritide” di Policoro è composta prevalentemente da soci, professionisti del settore, studiosi, studenti e quanti hanno a cuore la salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali, tutti provenienti da comuni ricadenti nell'area storico-geografica della Siritide (Policoro, Pisticci, Colobraro, Montalbano Jonico, Nova Siri, Rotondella, San Giorgio Lucano, Scanzano Jonico, Tursi e Valsinni). L'Archeoclub d'Italia Siritide, nell'imminenza della presentazione dei programmi elettorali e del conseguente dibattito che avrà luogo tra le forze politiche in campo per le elezioni amministrative 2008 al Comune di Policoro, affida alla Vs. cortese attenzione le seguenti valutazioni volte a migliorare la proposta culturale della Città di Policoro: l'auspicato sviluppo del territorio e della qualità della vita a Policoro passa necessariamente da una seria e mirata politica diretta al coinvolgimento del variegato mondo dell'associazionismo che nasce come spontaneo momento di promozione culturale; l'associazionismo rappresenta un collante necessario tra domanda dei cittadini e programmazione delle attività culturali; tramite il coinvolgimento delle Associazioni, la programmazione in ambito culturale dovrebbe avvenire attraverso una trasparente e mirata pianificazione delle attività e delle relative risorse finanziarie; nell'ambito di una programmazione annuale occorre puntare alla qualità e alla ricaduta in termini socio-culturali degli eventi proposti. Prevedere un bando e/o una selezione pubblica che risponda a oggettivi criteri di valutazione che prendano in considerazione, in relazione alle attività socio-culturali proposte, sia la risonanza a livello comprensoriale, regionale ed extraregionale, sia il ritorno in termini culturali e sociali verso l'intera comunità policorese; nella programmazione culturale e nei rapporti con il mondo dell'associazionismo, occorre nominare professionalità di comprovata competenza, anche esterne al consiglio comunale, capaci di creare seri momenti di ascolto e confronto con le risorse intellettuali, morali e materiali che la città dispone. In questi anni di proficua attività sociale, l'Archeoclub d'Italia Siritide si è occupata della organizzazione di eventi in differenti comuni della Siritide, fra cui Policoro, dove sono state realizzate manifestazioni che hanno posto il territorio lucano nei circuiti culturali nazionali. Tra queste iniziative, le cui informazioni si ricavano dal sito dell'Associazione www.archeoclubsiritide.it , vi è l'appuntamento annuale di fine settembre denominato “Mostra del Libro Archeologico – arte, etnografia, archeologia sperimentale” che ha luogo presso gli spazi del Museo Archeologico Nazionale della Siritide e che nell'edizione 2007 ha visto la presenza di circa 2000 visitatori provenienti non solo dalla Basilicata ma anche dalla Puglia, Calabria e Campania. La manifestazione che rappresenta uno dei capisaldi dell'offerta culturale regionale, con grande risonanza anche in ambiti specialistici e che vede fortemente impegnati tutti i soci e il Comitato tecnico-scientifico, può rappresentare esempio in cui a tanta rilevanza non corrisponde altrettanto attivo sostegno e partecipazione da parte del Comune di Policoro, che proprio con questo atteggiamento di chiusura, manifesta in tutta evidenza la mancanza di una attenta politica culturale. Poi altre questioni, che riguardano le istituzioni universitarie che operano nel settore dei beni culturali, l'eredità culturale lasciata dal cittadino onorario di Policoro prof. Dinu Ademesteanu, il Parco e il Museo Archeologico, tra i più importanti della Magna Grecia, ed altro ancora, potranno meglio essere esplicitate in altra sede. In questa occasione ci limitiamo a ribadire, nel pieno rispetto dell'autonomia democratica delle Vs. compagini elettorali, che le nostre valutazioni vogliono essere un modesto e sincero invito a non sprecare questa occasione, offerta dal rinnovo del Consiglio Comunale, per dare una svolta a improvvisate politiche culturali che in qualche occasione, sono state fatte passare per richieste volute e condivise dalla maggioranza dei cittadini. Policoro sorge nella culla della Magna Grecia, non merita tutto questo. Cordiali Saluti. Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollinoal Presidente dell'Ente Parco Nazionale del Pollino Gentile Presidente, in seguito ai colloqui intercorsi con Lei e alle reciproche dichiarazioni di impegno assunti, l'Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino ritiene necessario che il rapporto tra Ente Parco Nazionale del Pollino e Associazione si avvii ad una chiara e condivisa definizione di ruoli, funzioni nonché progetti e programmi. Purtroppo ad oggi, nonostante la nostra più completa disponibilità, non siamo risusciti a condividere quella necessaria sinergia che ci sembrava un obiettivo comune. A solo titolo di promemoria Le indico di seguito documenti, date ed incontri che valorizzano quanto detto sopra: la comunicazione inviata a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno in data 25 giugno 2007; l'incontro tra Lei e il Coordinamento dell'Associazione, avvenuto presso la sede dell'Ente in data 21 dicembre 2007, in cui ci si impegnava a siglare (nel breve periodo), la convenzione per la gestione della rete sentieristica e a coinvolgere l'Associazione nelle manifestazioni fieristiche e nelle progettualità in itinere dell'Ente; la presentazione, in data 27 dicembre 2007, da parte dell'Associazione Guide della rendicontazione per le Attività svolte nei Centri Visita nell'Agosto 2007 che secondo quanto espresso e concordato doveva essere liquidata entro dicembre 2007. Ci preme evidenziare come: in occasione della BIT di Milano 2008, alla quale l'Ente Parco ha preso parte per ben 4 giorni nello stand della Regione Basilicata, l'Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino non è stata né informata né coinvolta ed ha appreso la notizia dai media. Inoltre nel programma di incentivazione del turismo scolastico e sociale nel Parco, le istituzioni scolastiche ed i gruppi sono agevolati verso il servizio di trasporto ma non è contemplata l'agevolazione ed il coinvolgimento dei servizi propri delle guide. Questo ci interroga sul nostro ruolo nei confronti del territorio del Parco. Dopo queste premesse l'Associazione Guide, al fine di tutelare i propri associati e di perseguire quelli che sono gli scopi propri della compagine sociale in termini di professionalità e supporto alla valorizzazione del territorio si chiede quali possano essere le reali sinergie attivabili con l'Ente Parco anche in considerazione della convenzione stipulata tra l'Ente e l'Associazione in data 30 gennaio 2001. Ci attendiamo una fattiva collaborazione, sempre dichiarata nei nostri colloqui, che deve essere sottoscritta e condivisa tra le parti, e a tal proposito ci permettiamo di sottolineare ed evidenziare alcuni punti di collaborazione/accordo in cui possiamo attivare azioni concrete e significative: definizione attraverso un protocollo d'intesa del ruolo speciale svolto dall'Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino, rispetto alle altre realtà associative, ai fini della promozione, gestione, valorizzazione del territorio del Parco Nazionale del Pollino; rivalutazione del fondo di € 30.000 destinato esplicitamente all'Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino (come già previsto nei primi anni di collaborazione) sulla base di una progettualità e a sostegno dell'ordinaria gestione associativa; consulenza per progetti di affidamento, gestione e controllo pluriennale dei Centri Visita, Centri di Educazione Ambientale, Info Parco, Case Parco ed eventuali altre strutture dell'Ente Parco che hanno un ruolo di relazione e comunicazione con i fruitori del Parco; coinvolgimento dell'Associazione nei progetti di Conservazione, Educazione, Promozione ecc. portati avanti dall'Ente (es. Life) al fine soprattutto di favorirne la diffusione di informazioni e la condivisione con le popolazioni locali; aggiornamento professionale delle Guide dell'Associazione sia attraverso dei corsi interni a cura dei funzionari dell'Ente sia prevedendo dei periodi di formazione con Enti esterni; affidamento dell'attività di monitoraggio turistico all'Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino; partecipazione dell'Associazione Guide agli stand istituzionali dell'Ente Parco presso fiere, mostre, workshop, convegni ed altre attività pubbliche; collaborazione nelle attività di manutenzione, di controllo e la gestione dei sentieri e delle sorgenti di alta quota all'Associazione; fornitura d'ufficio di materiale scientifico, informativo e di divulgazione, di promozione e pubblicità. In quantità adeguate in considerazione del grande numero di utenze che ciascuna guida intercetta; Si sollecita altresì il saldo delle spettanze dovute per il servizio di apertura ed animazione dei Centri Visita realizzato nell'estate del 2007, per cui era stato concordato e rendicontato il saldo di quanto previsto. Nel ribadire la più completa collaborazione, si conferma che tale comunicazione è frutto della deliberazione assembleare del 6 febbraio 2008. Si resta pertanto in attesa di un sollecito e cortese cenno formale per avviare la revisione degli accordi e delle sinergie tra l'Associazione e l'Ente.
La legge (dell'offerta) non è uguale per tutti.. di Pino Di Sario (Castronuovo di Sant'Andrea) da una lettera inviata alla Codacons Vorrei chiedere la situazione circa "Illegittimità del Canone dal 1998" (letto in un vostro articolo del 2006 affermata da un Giudice di Pace di Napoli), vorrei segnalare il menefreghismo della stessa Telecom Italia nel fornire a tutti gli utenti la Banda Larga e segnalare inoltre l'indecente - a mio parere è ovvio - pubblicità di Abatantuono che sponsorizza la TV via Computer a tutti, prendendo per i fondelli gli Utenti che pagano il Canone senza avere il servizio presentato in pubblicità... la pubblicità è arrogante, offensiva e forse anche ingannevole... la dovrebbero bloccare o dare a tutti la possibilità di avere il servizio propagandato... inoltre ribadisco la necessità di un risarcimento per tutti gli anni di mancato utilizzo della linea ADSL in base all'articolo della costituzione che tutti i cittadini dovrebbero essere uguali: non siamo tutti uguali... prima pagavamo tutti il canone, ora lo pagano solo alcuni "fessi" per altri più fortunati e anche per pubblicizzare un prodotto che ai finanziatori (utenti che pagano il canone) non è data la possibilità di accedere... da qui la richiesta di sospensione della pubblicità in oggetto o lo storno dalla bolletta dell'onorario del simpatico "Abatantuono, signora e figli della pubblicità"... _____________________________ La “par condicio” secondo me (e forse qualcun altro…) di Angelomauro Calza Nelle ore immediatamente precedenti la caduta del Governo Prodi e i passaggi conseguenti di scioglimento delle Camere e indizione di nuove elezioni sono entrato nel panico: “no, non è possibile! Di nuovo!” ho pensato. Ha iniziato a prendermi un senso d'angoscia e di malessere diffuso commisto a rabbia, a impotenza a poter fare qualcosa: non per il presente, ma per l'immediato futuro. Le mie preoccupazioni erano serie, e non riguardavano né le sorti del Governo Prodi, né quelle di Berlusconi né degli altri leader politici né tantomeno i dubbi su per chi avrei votato ad aprile. La preoccupazione mi derivava da quell'espressione strana da qualche tempo entrata nel gergo comune della politica e delle comunicazioni: “par condicio”. Dovrebbe significare pari dignità e soprattutto pari spazi assegnato ai partiti e ai politici negli interventi a loro dedicati nei giornali radiotelevisivi. Da una parte la nobiltà dell'intento di praticare l'imparzialità in pieno clima democratico, dall'altra la realtà. Ed è proprio la realtà che mi ha preoccupato e mi preoccupa. Se fino all'inizio della campagna elettorale, tra alti e bassi, i telegiornali davano notizia di avvenimenti politici più o meno degni di nota, mettendo in risalto ora un partito ora l'altro, ora un politico ora un altro, privilegiando comunque (ma non sempre) “la notizia”, da qualche settimana i telegiornali sono diventati inguardabili: gran parte del tempo a disposizione è occupato da una pletora di notizie e dichiarazioni politiche che devono per legge riguardare tutte le parti in gioco con il risultato di rendere inguardabili i Tg. Allora mi chiedo: Ma è giusto che in nome della “par condicio” si debbano violentare psicologicamente milioni di italiani? Può mai essere che io, divoratore di Tg, insieme a chissà quanti italiani debba quotidianamente pranzare e cenare con Berlusconi, Casini, Mastella, Bertinotti e Veltroni? Ma qualcuno di questi non aveva dichiarato di pranzare “da solo” ogni giorno in “una sola famiglia comune”? Io litigo con mia moglie se mi presenta in tavola la stessa minestra per più di due volte, figuratevi come mi sento in questo periodo quando mi siedo a tavola per mangiare in compagnia di un Tg a pranzo e a cena! Del resto, se i programmi degli schieramenti in campo sono (come dicono) scopiazzati e quindi pressoché identici, se la destra oltre agli imprenditori candida gli operai e la sinistra oltre agli operai gli imprenditori, se entrambi sono alla disperata ricerca di “belle fighette” da candidare e far eleggere, se entrambi gli schieramenti dicono di voler soltanto “dare soldi” agli italiani senza spiegare da dove li prenderanno, se entrambi sono (unica forse intenzione nobile) per una dura lotta agli infortuni e alle morti sul lavoro, che senso ha tanta presenza in televisione? Dov'è la contrapposizione? Ma la legge è legge e va rispettata. Bisogna attuare la “par condicio”. Allora – dico io – perché la “par condicio” durante la campagna elettorale non può attuarsi mettendo realmente tutti sullo stesso piano, nel senso che per due mesi di politica in tv non si parla proprio? O – per un atto di democrazia verso quei pochi che vogliono sorbirsi tante chiacchiere – perché non si attiva un canale monotematico e dedicato alle elezioni? Questo sarebbe un servizio pubblico reale, che eviterebbe l'irrompere violento nelle case di facce e nomi che tanto hanno fatto per distruggere l'Italia e gli italiani e che tanto hanno ancora intenzione di fare per continuare nell'opera intrapresa con buon successo da quindici anni? Ormai ho perso ogni speranza di mangiare in santa pace. Non bastava Giovanni Rana ad arrivare all'improvviso costringendoti a mangiare tortellini e mettere un'altra pentola sul fuoco proprio il giorno in cui già pregustavi la tua bella porzione di lagane e ceci? Beati quelli che hanno ricevuto la sua visita: io, “ telegiornaledipendente ” continuo a pranzare e cenare in compagnia non di un solo candidato, ma di tutti contemporaneamente: anche questa è “par condicio”... e così arrivo perfino a dispiacermi del fatto che Giovanni Rana non è ancora arrivato a casa mia… così, giusto per pranzare con una faccia diversa. Ma di questo non ho perso la speranza.
Lettera aperta dipendenti sede A.Ri.T. Senise. Siamo i dipendenti di San Giorgio Spa, socio privato di A.RIT Srl, la tanto “chiacchierata” società, che a Senise “riscuoteva e gestiva” i tributi comunali : bistrattati dall'attuale amministrazione che solo in data 21/02 ha concesso dopo ripetute sollecitazioni un incontro, che aveva lo scopo di capire la considerazione che hanno dei livelli occupazionali di sei persone, se tali ci vogliono considerare, visto che, fino alla data suddetta non hanno speso alcuna parola se non un chiaro scritto sulla delibera che scaricava sull'Azienda le responsabilità dei dipendenti monoreddito per la quasi totalità. L' incontro del 21/02 non ci ha dato nessuna speranza concreta nonostante il nostro sindacato, presente alla riunione, sottolineasse che essendo ARIT società mista pubblico/privata, inglobando di nuovo la gestione e riscossione dei tributi, il Comune fosse costretto ad interessarsi anche dei livelli occupazionali, che per quattro anni hanno messo ordine ad una realtà dove da €. 500.000 circa di incassi certi si giunge a fine 2007 ad €. 1.700.000 circa. Bei risultati, frutto di tanto lavoro, onesto pulito ed egualitario . La scelta a dir poco scellerata per tutti, non solo per i sottoscritti, quale grande riscontro economico avrà? …..resteranno nelle casse Comunali circa 350.000 euro che è l'aggio intascato da San Giorgio risponde il sindaco nella delibera, che non solo non ha fatto i conti con i costi di gestione (acquisto software, formazione personale ecc………) ma l'assurdo è considerare per certo che l'ente riuscirà ad incassare le stesse somme del 2007 frutto del lavoro di uno staff che non è solo quello presente in Agenzia : legali, ufficiali di riscossione, programmatori di altissimo livello………( non presenti ad oggi nell'ente) in collaborazione con tutti noi portano i maggiori risultati
I dipendenti sede A.Ri.T. S.r.l. Senise
IMMONDIZIA E BUCHE : L’ALTRA FACCIA DI SENISE.
Rallegratevi Senisesi, rifiuti e strade dissestate non sono prerogativa di Napoli o di qualsiasi altro sventurato paese meridionale, dove il malgoverno e uno scarso senso di civiltà hanno contribuito a peggiorare indecentemente la situazione già critica di queste zone e l'immagine già misera dell'Italia intera agli occhi del mondo.
Già, perché le immagini allegate a questo volantino mostrano senza scrupoli una Senise periferica, sconosciuta ai più (ma sempre del nostro caro paese si tratta !). Ecco i nostri rifiuti, le nostre piccole discariche a cielo aperto, la nostra Pianura…..con la piccola differenza che da noi non si tratta di un Comune delle dimensioni di Napoli, ma ben più piccolo e quindi più facilmente controllabile. Nonostante tutto zone come “Sant'Acqua” e lo “Stretto di Ruscino” versano in queste condizioni….e badate bene: qui vi sono abitazioni, un fiume che porta acqua alla diga e irriga i campi, terreni coltivati.
O girano solo tra San Biagio e San Pietro dove tutto è illuminato, pulito, splendido ? Dove c'è addirittura uno zampillo magnificente ,un'oasi pedonale e tante altre belle cose (?). D'altra parte in questi giorni si sta provvedendo al rifacimento della segnaletica stradale. Iniziativa lodevole se non fosse che le nostre strade sono piene di buche, dannose e pericolose ! Al Comune non penseranno mica che ci sono zone del paese di serie A e altre di serie B ?!! No, perché cosi pare : perché, ad esempio, è stato asfaltato solo il tratto stradale che va dall'incrocio di Via Mad.D'Anglona all'inizio di corso Vittorio Emanuele? E il resto ? Il Sig, Sindaco non faccia le orecchie da mercante ! Faccia pulire queste zone ! Renda praticabili le strade! Si renda utile alla comunità senza fare spocchioso, ma con umiltà ! Queste sono piccole cose che però fanno bene alla crescita di Senise.
Noi di Forza Nuova aspettiamo con fiducia e con…gli occhi ben aperti. Il segretario di Forza Nuova - Senise
Pollino, ambientalismo…..ed elezioni
ItaliaNostra onlus, intende sottolineare come alquanto tardive, ma pur
sempre benvenute, arrivano da più parti le prime testimonianze di una
qualche attenzione ai problemi del Parco Nazionale del Pollino e dei suoi
ecosistemi minacciati, guardacaso proprio ora che siamo in piena atmosfera
di campagna elettorale.
Si
ricomincia quindi a sentir parlare con una certa frequenza della Centrale
ENEL del Mercure che ItaliaNostra ha sempre guardato con preoccupazione per
l’aggressione prevista al patrimonio vegetale che comporta
l’approvvigionamento di biomasse nella Valle del Lao e nell’Orsomarso, tanto
da istituire una apposita petizione per la difesa dai tagli boschivi nel
Parco e da chiedere esplicitamente ragguagli al presidente Domenico
Pappaterra nell’incontro di Luglio 2007 su questa preoccupante megacentrale
a biomasse del Pollino.
Solo ora
apprendiamo di interrogazioni parlamentari su questo tema, nonostante i
ricorsi al Tar di Catanzaro da parte di diverse sigle ambientaliste siano
stati respinti negli scorsi mesi da questo tribunale con grande meraviglia e
dispiacere della gente preoccupata nel Mercure e Nord Calabria. Apprendiamo
inoltre di interventi sui giornali da parte di persone vicine al Ministero
dell’Ambiente che appaiono un richiamo diretto all’Ente Parco Nazionale del
Pollino, provincia di Cosenza e Comune di Laino Borgo per non aver detto da
subito un esplicito NO alla centrale ENEL del Mercure, che pure esperti di
fama nazionale come Rabitti e Casson avevano dimostrato con uno studio
scientifico essere opera quantomeno sospetta, per non dire minacciosa,
all’interno del contesto ambientale e geografico in cui viene a collocarsi.
Dopo un
estate in cui è andato in fumo mezzo parco del Pollino, sia in Lucania che
Calabria, dopo le severe bacchettate da parte della Corte dei Conti alla
Regione Calabria in tema incendi appunto, dopo aver appreso esterrefatti
della mancata assegnazione da parte della Commissione Europea dei sussidi
economici previsti per le aree devastate dagli incendi alle Regioni
Calabria e Basilicata per non essere state in grado di preparare
correttamente la domanda relativa (!), apprendiamo finalmente che il Parco
del Pollino si è dotato di un positivo piano antincendio che ItaliaNostra
accoglie con fiducia e speranza, in cui però la maggiore preoccupazione è
data all’educazione antincendio della gente calabro-lucana che in verità,
tranne in rari casi di pastori e piromani, non è assolutamente portata a
causare incendi, opera come più volte evidenziato imputabile ad
un’organizzazione malavitosa complessa che non sappiamo fino a che punto
potrebbe essere educata dalle future campagne di sensibilizzazione. Sarebbe
opportuno smantellare le piste di penetrazione che vengono realizzate molte
volte illegalmente per disboscare e che si trovano oramai da per tutto,
anche nei luoghi più impervi del Parco e che facilitano il compito agli
incendiari che diversamente sarebbero costretti a spostarsi unicamente a
piedi.
Ci tocca
comunque essere ottimisti, sperare che piova ad Agosto, che la gente per
bene di Lucania e Calabria prenda possesso attivamente dell’ambiente, delle
proprie montagne e dei fiumi e li protegga con determinazione così come
ognuno protegge con forza i beni preziosi di proprio possesso.
Auspichiamo quindi che si capisca una buona volta che le priorità nel
Pollino non sono i panieri di prodotti tipici da pubblicizzare in occasioni
mondane, ma che la più grande emergenza sul Pollino, più che quella dei
cinghiali, è la mancanza di un turismo solido direttamente collegato ad un
discorso di tutela ambientale seria e di servizi all’altezza dei parhi
naturali europei; il vero problema del Pollino è poi il fuoco, l’illegalità
di scarichi nei fiumi, centrali a biomasse, eoliche, dighe, opere ed
infrastrutture che minacciano gli habitat e devastano col paesaggio il
turismo pagante di qualità anche straniero; auspichiamo quindi che la gente
prenda coscienza di ciò e pretenda veramente protezione a chi è pagato
profumatamente con denaro pubblico per questo, con la speranza che i
politici di ogni colore si ricordino del Pollino non solo in clima
elettorale.
Lì, 17/02/2008 Italia Nostra Onlus,
Gruppo Interregionale Pollino
LETTERA APERTA AL DOTT. DE GENNARO: “O’COMMISSARIO” (Un termovalorizzatore per non morire)
Esimio Dott. De Gennaro Le scrivo da un’area, quella del Senisese, centro del sud della Basilicata che umilmente potrebbe contribuire a darLe una mano. Premetto che ho ammirato in Lei il senso dello Stato e il suo sacrificio a passare da capo della Polizia a capo della Pulizia. Non condivido il lasso di tempo da Lei richiesto (i famosi cento giorni), storicamente infausto. Ma Le auguro di smentire la storia e le teorie vichiane. Intanto per Lei il tempo scorre inesorabilmente e a nuttata pare non cedere all’alba. Ecco allora la nostra idea. Le premetto che nel tempo abbiamo richiesto centrali nucleari, centrali termiche, rigassificatori, depositi di scorie, ecc., insomma di tutto e di più, ma nessuna risposta è arrivata. Ora ci rivolgiamo a Lei in veste di Commissario sperando che ci presti attenzione e non ci costringa a rivolgerci a chi in Campania, si dice: basta na mossa, na voce, pi luvà a stu Crist sta croce (come cantava De Andrè). La nostra idea è di realizzare nel Senisese, visto che tutti lo rifiutano, un termovalorizzatore. Certo le sue competenze sono campane ma questo è un dettaglio superabile perché anche qui da noi c’è tanta monnezza, non visibile come in Campania, da spazzare via, il che risolverebbe non tanto i problemi sanitari quanto quelli sociali. Come Lei ben sa in Basilicata di termovalorizzatore, già ce né uno, la Fenice, che fa però gli interessi esclusivi della FIAT e che fu una precondizione per allocare una sua fabbrica nel Melfese. Ora noi vorremmo che il nostro termovalorizzatore facesse gli interessi delle nostre popolazioni alle cui modalità potrebbe lavorare la miriade di esperti di cui il mondo della monnezza è pieno; magari con qualche nostro modesto suggerimento per evitare incursioni pestilenziali. Per attuare ciò deve invertire, però, il suo metodo di lavoro. Ciò L’avrebbe dovuto fare già a Napoli; sorridendo un po’ di più, cambiando look, magari mostrandosi con qualche giacca a vento, come l’ex Presidente del Consiglio Prodi e andando a mangiare qualche pizza nei posti popolari. Insomma dovrebbe essere un po’ più scapigliato per discontinuità, nell’estetica, col più illustre dei suoi predecessori. E se decide di procedere, da noi parli direttamente con le popolazioni (ciò che avrebbe dovuto fare anche lì) e non con “autorità” di vario livello altrimenti come dicono a Napoli o’pisc sin và pa friitura. La scelta che Le può sembrare strana, ha un suo fondamento. Preferiamo un’occupazione di m…. a una disoccupazione perenne; Troverà anche quì qualche contestazione ma non ascolti i “benpensanti” con il loro puttanaio di puttanate sull’ecologia perché essi stanno in stretta correlazione con i “benestanti”. Noi, centro del sud della Basilicata, da troppo tempo subiamo ingiustizie; vedi la Diga, la 219, la 120, queste ultime leggi valide per noi solo per la ricostruzione e non per lo sviluppo come in tutte le altre aree della regione e non ultima e fresca fresca, anche la fregatura sulla nostra acqua propinateci, in questi giorni, dalla potente regione potentina con la solita una tantum e con il solito sistema a pioggia che in tempi di magra potrà solo far aumentare il livello dell’acqua nella Diga, utilizzando i 35 milioni erogati dal governo e nascondendo i 22 milioni annui che dal 2003 la regione Puglia versa alla Basilicata e con cui non pagano neppure gli stipendi agli addetti alla manutenzione. Deve sapere che la nostra regione, scientemente ha perseguito negli anni un arretramento di P.I.L. nella nostra zona per far rientrare la regione, vista la sua crescita al nord (vedi FIAT), nei parametri che garantivano sovvenzioni europee. Siccome negli anni non abbiamo avuto un Antonio Albanese che ci avrebbe garantito: P.I.L.. p’ tutt’ vogliamo almeno aumentare il nostro P.I.M. (prodotto interno monnezza) che alla fine è il vero termometro del benessere evitanto così che i nostri comuni si continuino a svuotare sia per l’emigrazione dei giovani sia per quella dei vecchi nel loro posto naturale. A tal proposito colgo l’occasione, nel momento in cui tutti fanno appello per le morti sul lavoro per chiedere che si tenga conto anche delle morti (civili) per il non lavoro. E siccome pensiamo che lavoro e libertà sono in stretta correlazione, vorremmo rompere anche le catene del bisogno utilizzate per cinici fini elettorali. Solo così la dignità dell’uomo potrà tornare ad essere un valore. E al grido risorgimentale: o si fa un termovalorizzatore o si muore, Le chiediamo di intervenire al più presto. Una sola condizione però poniamo: prima che il termovalorizzatore inizi a funzionare, si faccia un monitoraggio del territorio per avere poi dati relativi sull’inquinamento in quando nel nostro territorio già c’è un aumento esponenziale di morte “oscura” solo attestata e non certificata dovuta, si dice, ad una miscela di legalità (vedi ENEA) e di illegali scorribande notturne. Confidiamo nella Sua attenzione e chissà che dal letame non nascano i fiori. Senise, li 05.02.2008Via Madonna D’Anglona, 112 Francesco PONZIO 85038 SENISE (PZ) Cittadino del Senisese, Sud nel Sud d’Italia Tel. 0973/686138
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