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22 MARZO 1958 di Federico Valicenti |
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Quando nacqui era il 21 Marzo 1958, asserisce mia madre. Ed io nacqui, diceva Totò, a Cersosimo, (Pz) ridente paesino della Val Sarmento. Valle che qualcuno già allora definitiva impudicamente Valle del Tormento. Una bella valle che accoglie popoli di provenienza diversa. Diversità non solo geografica ma anche etnica. Paesini che non hanno mai fatto della loro diversità un punto di forza e unione, alimentati ad arte a pane e litigi. Le rivalità di campanile hanno segnato, per centinaia di anni, l’isolamento atavico di questi piccoli paesini, rivalità foraggiate dai piccoli notabili “feudatari” locali, magari con il placet di politici che hanno fatto della Val Sarmento un feudo, un piccolo serbatoio di voti. Sicuramente supportati dal referente/vassallo di turno che, accontentandosi del piccolo potere concessogli, non ha mai guardato più lontano del naso, alimentando divisioni ora campanilistiche ora politiche. Una valle d’accoglienza, con tutti i suoi limiti geografici, dove popoli e culture diverse hanno convissuto per centinaia di anni mantenendo intatte le proprie diversità e tradizioni, rispettandosi ma non omologandosi, confondendosi. I profughi albanesi che nel ‘400 scapparono dalle loro terre, vittime di persecuzioni, hanno trovato nella Val sarmento una seconda terra che li ha protetti, custoditi e rispettati. Qui i profughi albanesi hanno fondato due piccole comunità: San Costantino e San Paolo Albanese. Cersosimo, il mio paese natìo è ancora più antico. Probabilmente fondato da monaci basiliani, orientali bizantini, guidati dal monaco Kir Zosimi. I cersosimesi dei bizantini conservano ancora alcune caratteristiche, il viso allungato, il taglio degli occhi più ”orientale” rispetto agli altri abitanti vicini, un tono di voce più squillante, più acuto. Ma soprattutto, quello che differenzia Cersosimo, dagli altri paesi limitrofi è la ricercatezza dei nomi che si portano dietro da centinaia di anni. E’ difficile, se non impossibile trovare in altri paesi persone che hanno nomi come Magaldo, Velia, Spiridione, Ottorino, Libero, Marzio, Cesare, Abbifè, Clelia, Manlio, Lattanzio, Elio, Italia, Italo Lucio, Federico, Decio, Elda, e chissà quanti altri nomi che nel tempo si sono persi per lasciare il posto ai nomi cosiddetti moderni. Come a ricordarne le origini, sicuramente di alto spessore culturale, la toponomastica del paese è ricca di nomi suggestivi e antichi: largo Diogene, via Epicuro, via Costantinopoli, via Paragiano, via Fratellanza, via Agesilao, via Federico Cerano. Anche la Pro Loco locale ha un nome curioso, Filadelphia. Scavi archeologici hanno ritrovato nel territorio di Cersosimo la prima moneta italica, che è custodita nel museo della Siritide a Policoro. Scavi archeologici, mai posti a valido finanziamento, hanno portato alla luce reperti di importanza storica. Probabilmente i miei genitori, stanchi di essere considerati “reperti archeologici”, ad un anno esatto dalla mia nascita, decisero di trasferirsi a Terranova di Pollino ed io andai con loro portandomi dietro i miei importanti nomi, Federico Libero. Come mio nonno, d’altronde, Valicenti Federico Libero. Mentre pensavo a come avrei dovuto rispondere alla vita, proprietario e custode di nomi così “pesanti”, mia madre montava in groppa ad un mulo che mio padre teneva per la “cavezza” e senza essere consultato iniziai il mio primo percorso di vita verso Terranova di Pollino. Mentre risalivo il torrente Sarmento, cinto dalle braccia di mia madre, vedevo scomparire all’orizzonte un paese che si ergeva a guardianìa dell’intera valle, come una sentinella difendeva la mia risalita del Sarmento. Era l’antica Noja, Stato mandamentale fino all’Unità d’Italia, oggi Noepoli. Era il mandamento che promulgava sentenze e assoluzioni degli abitanti della zona. Anche qui un bel centro di documentazione dell’antico Stato di Noja non sarebbe male, chissà che ricchezza culturale porterebbe all’intera valle, pensai tra me e me. Risalendo il fiume sulla sinistra sfioravo una delle più antiche civiltà harbereshe, San Paolo Albanese. Rimasi colpito dalla bellezza e dalla eleganza dei vestiti delle donne, sgargianti e colorati come i loro volti chiari e luminosi. Dall’altra parte del Sarmento, alla sinistra del torrente, si affacciava un altro paese di cultura harbereshe, San Costantino Albanese, anch’esso costruito da profughi albanesi, secondo la leggenda, guidati dal condottiero Scanderberg. Sicuramente arrivati da zone differenti dell’Albania, anche se sembra che parlino la stessa lingua. I vestiti hanno sfumature diverse, sono meno raffinati, probabilmente appartengono a clan differenti che hanno preso possesso dell’altra parte del Sarmento, per non confondersi, per mantenere intatte le loro identità. Lasciamo il torrente Sarmento e risaliamo la costa fino a 950 mt s.l.m. Dal costone entriamo in un piccolo villaggio che sembra quasi una culla scavata nella montagna, Terranova di Pollino. Ecce home! Ecco la casa. Questa sarà la mia nuova culla, qui hanno deciso di vivere mia madre Ida e mio padre Domenico. Non male, anzi direi bello, Terranova si presenta ai miei occhi come un grande balcone, si affaccia su una bella e verde valle con le montagne a nascondere l’orizzonte.. Montagne che ti sono di fronte, a pari altezza. Montagne con cui puoi discutere, parlare. Montagne che si riempiono di cangianti colori di ora in ora Montagne che non offrono una vegetazione scontata, ferma ,immobile uguale. Montagne che non ti sovrastano, che non costringono ad alzare la testa e gli occhi per ammirarne le vette. Montagne che non ti soccombono, fanno parte di te, dei tuoi orizzonti, della tua vista e ti abitui subito a vivere in simbiosi con Madre natura e noti subito che non è stata avara. Il giorno dopo il mio arrivo, papà mi va a registrare al nuovo comune di residenza. . Il solerte funzionario mi fa nascere il 22 marzo 1958. Ma non ero nato il 21 secondo mia madre? Non è che la cosa mi infastidisca, forse non potrò mai conoscere davvero il mio oroscopo, forse non saprò mai il mio ascendente! Ma d’altronde è possibile anche che inganni il mio destino, nascere in due giorni diversi non è da tutti, saperlo ancora di più. Chissà, non conoscendo il giorno della mia nascita il destino potrebbe anche imbrogliarsi e far finta che non sia mai nato e cosi da lasciarmi vivere a lungo, senza che mi richiami. Ecco i pro e i contro della vita. Di sicuro ho iniziato festeggiare tutte e due i miei giorni dividendo per gli amici il 21 marzo e per i parenti il 22 marzo. Il 21 festeggio Libero, il 22 Federico, altrimenti perché mi avrebbero affibbiato due nomi? Sarà che sono nato a Cersosimo e per arrivare a Terranova dopo un anno è stato conteggiato un giorno? Allora vuol dire che sono nel regno della vita slow. Lo prendo come segno divino. La mission della mia vita sarà l’arte dello slow. E cosa c’e’ di più lento se non la vita dei paesi, dove la lentezza è cultura, comunione, fratellanza, solidarietà. E cosa offre di meglio un paese slow se non il cibo e la sua arte nella manipolazione? Ecce homo! Ecco l’uomo, divento chef.
Affettuosamente Federico
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