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Lettera di una sangiorgese che vive a Sydney, in Australia. Rispondo all’articolo di Luigi Drogo “San Giorgio, resoconto nostalgici in ferie per cambiare il paese.” Luigi Drogo è un ragazzo serio. L’ho visto crescere. A lui mi lega un affetto sincero, consolidato da un lungo rapporto di stima e amicizia tra le nostre famiglie. A Luigi faccio i complimenti per un articolo giornalisticamente ben fatto: non è da tutti sintetizzare un incontro di quattro ore che si è avvalso del contributo di numerosi relatori. Gli riconosco il merito di alimentare, con il suo articolo, la discussione sul futuro di San Giorgio Lucano, esprimendo il punto di vista di chi a San Giorgio ci vive e con le cui problematiche si confronta quotidianamente. C’è la chiarezza ma anche il pessimismo di chi per troppo tempo, e inutilmente, ha sperato che le cose cambiassero. Lo scoramento di chi ha tenuto duro. Lui non è fuggito, ma probabilmente vedrà sua figlia fuggire, un giorno. Per questa ragione il suo articolo va letto con attenzione e rispetto. Apprezzo la sua franchezza nel riportare con i piedi per terra coloro che ‘sognano’ di cambiare il destino del nostro paese. Non sono in grado di commentare l’articolo nel merito: non ho le informazioni necessarie nè esperienza nell’amministrazione della cosa pubblica. Le mie riflessioni riguardano la reazione ‘emotiva’ alle dieci proposte per il futuro di San Giorgio Lucano elaborate da un gruppo di ‘ nostalgici in ferie’. Impossibile non condividere lo sconforto di chi si scontra con il sistema e ne paga in prima persona le sue debolezze. E ha ragione quando dice: “cosa ne sapete voi…ve ne siete andati via a curare i vostri interessi altrove.” Essendo andati via noi ci prendiamo il meglio che San Giorgio possa offrire: il mese di agosto. La ‘morte civile’, durante il resto dell’anno, la possiamo immaginare, ma non capire fino in fondo. Da sempre la nostra terra soffre di problemi strutturali: carenza di visione, dispersione delle scarse risorse, la trappola dell’assistenzialismo, il vizio atavico di aspettarsi che 'qualcosa succeda', di considerare un favore quello che è un diritto. Non ultimo, una carenza di focalizzazione sui punti di forza o di differenza del nostro territorio. Fino a quando il sistema, che investe non solo San Giorgio ma l’intera regione e altre parti del Sud, sarà dominato da questi ‘modelli’, qualsiasi iniziativa è destinata a morire sul nascere. E la questione meridionale continuerà a essere una ‘questione’. È questa amara consapevolezza che induce Luigi a considerare le dieci proposte visionarie e persino ‘ingenue’. Questo lo si legge tra le righe. Così come è evidente la sua ironia nei confronti dei vecchi (grazie per il….non anagraficamente) nostalgici. Ma su questo devo contraddirlo. Ritorniamo a San Giorgio per gli affetti, le amicizie, e perché, come dice Albino Pierro in una sua poesia, "Coloro che non hanno radici si avviano alla morte della passione e dell’umano…. Occorre possedere un villaggio vivente nella memoria a cui l’immagine e il cuore tornano sempre di nuovo…” Per quanto mi riguarda, queste sono le ragioni per cui vi ritorno almeno due volte all’anno e… non vivo dietro l’angolo. A San Giorgio Lucano vengo a ‘riappropriarmi’ del mio passato, magari nostalgicamente... perchè no! La nostalgia è in tutto ciò che ci riporta agli anni giovanili. Il resto dell’anno lo vivo in una realtà che guarda al presente ed è costantemente proiettata verso il futuro. Una realtà che mi ha insegnato che un ostacolo non rappresenta un problema, bensì un’opportunità. Per non rimanere indietro, bisogna affrontare sfide quotidiane, il cui superamento è certamente gratificante, ma non sempre facile e indolore. Ed è questo che vorrei che succedesse nel mio paese. Vorrei vedere vitalità negli occhi dei giovani, amor proprio, desiderio di riscatto da un passato poco generoso, l’ambizione di diventare protagonisti e non spettatori. Di ribellarsi alla politica della pagnotta, alla miopia dei governanti, di essere propositivi, di agire e non di ‘aspettare’ qualcosa che non succederà mai se non si agisce! Non possiamo aspettarci risultati diversi se continuiamo a fare le stesse cose! Il mio sentimento nei confronti di San Giorgio è un misto di amore e rabbia. Non posso non amarlo: ogni pietra, ogni angolo, ogni albero mi parla del mio amato padre e della mia famiglia, dei loro sacrifici per difendere la loro dignità e per garantirmi dignità. Rappresenta l'unico legame con le mie origini. Per questa stessa ragione provo rabbia per il senso di rassegnazione che vedo, estremamente pericoloso perchè è l’anticamera all’immobilismo e quindi al regresso. Il resto del mondo viaggia a una velocità diversa. A parte il numero di case nuove, immense e lussuose (ma chi ci abiterà mai?) che trovo ogni volta che ritorno, con uno scempio spaventoso del territorio (una delle vere risorse di cui disponiamo), tutto il resto è esattamente uguale, anno dopo anno. Le stesse lamentele della serie “piove, governo ladro!”, pessimismo, rancori personali, critiche distruttive. Mai una proposta costruttiva. Ma perchè le belle 'teste', e ce ne sono tante - Luigi Drogo ne è un esempio - non possono essere messe a frutto? Sarà mica che soffriamo della sindrome: ”purchè non stia meglio qualcuno, è meglio stare male tutti?” E allora, coraggio! Forse delle dieci proposte ne è valida una sola, concentriamoci su quella. Forse nessuna ha fondamento, però può stimolarne delle altre. Ogni viaggio difficile inizia con un piccolo passo. Facciamo in modo che l’ottimismo della volontà vinca sul pessimismo della ragione. Chi è rimasto non abbia pregiudizi o paura di ascoltare chi è andato via e che, confrontandosi con altre realtà, ha esperienze e conoscenze potenzialmente trasferibili alla nostra realtà! Chi è rimasto non si chieda se chi è andato via sia nostalgico o a quale colore politico appartenga. Non è importante! Lo ascolti, magari con un pizzico di umiltà. Poi è libero di tirare le proprie conclusioni. Concetta Cirigliano Perna
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