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Sulla Memoria dei Caduti. Guardando le foto dell’inaugurazione del Monumento ai Caduti, mi è tornato alla mente quando alle Elementari, tutti gli alunni dell’Istituto si recavano al Monumento per commemorare i nostri soldati morti per la pace. Ci avevano spiegato che la pace è come una bambina , fragile, che va sempre amata e protetta, perché chi ama la pace attribuisce grande valore alla vita umana e inizia a denunciare a voce alta i regimi dispotici che invece non gliene attribuiscono affatto. E’ quanto hanno fatto i nostri padri durante e dopo le guerre mondiali per proteggere la Patria: rinunciare alla propria vita per il Giusto in netto contrasto con gli invasori che prendono la vita degli altri per il Male. Fortunatamente queste virtù quali la pace, l’amore, la giustizia, appartengono a tutto il genere umano, sono presenti in tutte le menti e i cuori; oggi, il risveglio di queste virtù in tutto il mondo potrebbe essere sollecitato dalla filosofia dell’Occidente (Aristotele) piuttosto che dal buddismo. In realtà ciò sta già accadendo. Sia l’Occidente sia l’Oriente stanno iniziando a levare la propria voce contro il Male del terrorismo. Del Monumento ai caduti di Chiaromonte ci sono stati restituiti di recente la bronzea integrità e la lucente bellezza. Spetta a ciascuno di noi dargli il Giusto valore, perché la sua apertura al pubblico è legata solo ad un civile comportamento. Tutte le guerre sono sempre un tragico cataclisma fatto di morte e distruzione anche se tuttavia rappresentano una difesa ad esempio contro il nazismo. La guerra consegna sempre la Patria ferita e la famiglia disgregata; il nostro monumento ricorda proprio questo: una madre disperata, accanto al suo bambino che simboleggia il futuro, perché la fine della guerra apre sempre la via alla speranza. Dunque l’assenza del soldato nel monumentale, non deve turbare le nostre menti, né invalidare la memoria che è al tempo stesso individuale e collettiva iscritta nelle storie delle famiglie dei caduti e consegnata all’identità di un Paese cambiato nel profondo; piuttosto deve servire a risvegliare la capacità di ciascuno di noi di percepire le cose nella loro globalità e universalità. Ognuno di noi ha una percezione delle cose che va oltre i sensi e non solo. Se riusciamo a “vedere “ più in profondità la figura di una moglie che piange il proprio soldato - marito e padre – anche in assenza della fisicità del corpo rappresentato, verrà naturale percepire che la vita è piena di dolori: l’assenza del soldato rimasto ignoto oltre confine aiuta a capire come “ricordare” vuol dire non disperdere l’unicità della vita e quindi i nomi, tracce di un itinerario spezzato. Questa interpretazione ci prepara alla fase successiva: la comprensione delle cause del dolore e delle cure del dolore: Siamo noi che attraverso la ragione e l’educazione alla pace delle coscienze future possiamo eliminare le cause del dolore, ovvero sperare che il nostro soldato oscurato per volontà del regime fascista , possa essere letto dalle generazioni future come la speranza che collega tutti i luoghi e li sottopone al cambiamento, promuovendo la liberazione. Di una cosa sono certa: sono i nomi scalfiti nel monumentale che fanno la Memoria. E se ciascuno di noi, in armonia con gli altri, custodisce nella mente l’ “Idea “di quel soldato rimosso, inevitabilmente sarà anche rispettoso del restauro monumentale e contribuirà ad attuare parte di quella giustizia di cui si sta parlando. Rosa Anna Roseti - Torino
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